C'è una spiaggia leggendaria nell'estremo Levante Ligure. Il mito che la circonda è anche un po' malato, perché riguarda storie inenarrabili da svelare solo ad amici fidati. È la spiaggia libera di Guvano, nascosta tra Vernazza e Corniglia, nelle Cinque Terre. La raggiungi scendendo tra i rovi dal sentiero costiero o senza fatica attraverso il pianeggiante tunnel delle ferrovie dalla stazione di Corniglia. Una porta in metallo sconquassata e un improbabile citofono da suonare che magicamente la apre, poi 15 minuti in galleria con accompagnamento sonoro del boato improvviso di un treno in transito e cinque euro da pagare ai gestori quando finalmente si esce dal tunnel. Negli anni Settanta questa spiaggia naturista cosmopolita era una "taz", una zona autonoma, e sembra esserlo ancora, anche se sono cambiati modalità e riti. Il mare se l'è mangiata in parte e non si può più campeggiare liberamente come prima.
L'impatto è comunque forte e le storie di folklore militante più o meno fantasiose continuano a circolare. Ancora si racconta di romantiche iniziazioni sentimentali in una baia segreta raggiungibile solo a nuoto, di fuochi nella notte ed eccessi di sostanze psicoattive, di battaglie fra locali e "foresti" (così viene chiamato chiunque non sia nato qui), o meglio delle botte che i primi diedero ai secondi quando una notte arrivarono dal mare armati di remi e un hippie tedesco strafatto di lsd impazzì credendo fosse scoppiata una nuova guerra. Intorno a tanto delirio le bellissime Cinque Terre, dichiarate dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità.
Un paesaggio modellato da uomini che per sopravvivere hanno coltivato la vite in punti impensabili, a cui si sono aggiunte ora orde di giovani americani in estasi da scoperta del Mediterraneo. Prima della costruzione della ferrovia che taglia le rocce, i cinque borghi costruiti in verticale, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, erano raggiungibili solo via mare o a piedi. Oggi grazie a una massiccia operazione di marketing i sentieri sono attrazione turistica globale. Per scoprirla in un weekend cominciate da Levanto, con La Spezia porta delle Terre. La lunga spiaggia di sabbia è una rarità da queste parti e, se c'è la mareggiata, ci sono surfisti in acqua. Come Gabo, spettacolare sulla tavola, che con la scuola di surf e lo shop Area 51 è il punto di riferimento della scena dei "wave riders" che giungono da tutta Europa a cavalcare queste onde.
«Sembra di essere sull'oceano», racconta, «il surf ormai è lo sport dominante praticato dai ragazzi dagli 11 anni in su». Rispetto alle Terre, Levanto è un altro mondo perché è più ampia, ordinata, dal passato aristocratico e con un grande centro storico, anche se poco vissuto. Fatta una sosta bagno alla spiaggetta dopo la galleria verso Bonassola e assaggiata l'imperdibile focaccia al formaggio di 7 Oblò, prendete il sentiero per Monterosso, uno dei più spettacolari e meno battuti, che sale dal castello e attraversa il monte Mesco.
Punta Mesco è visibile da tutte le Terre e per questo nel Cinquecento fu presidio d'avvistamento delle navi corsare, coi frati agostiniani a fare la guardia. Il codice era semplice: il pericolo veniva segnalato la notte con un fuoco acceso e poi subito spento, o più fuochi tanti quanti le imbarcazioni degli "infedeli". Di giorno erano utilizzati segnali di fumo. Dopo due ore e mezzo di cammino e 568 scalini in discesa dal Telegrafo verso Monterosso, sosta bagno nella spiaggia libera di sassi di fronte la stazione, o in quella sabbiosa nella parte vecchia.
La tappa successiva è Vernazza, un porticciolo naturale che stupisce con la sua piazzetta-salotto sovrastata dal castello. Perfetto arrivare nel tardo pomeriggio, quando se ne vanno i turisti da tour organizzato che a volte la intasano. Ci si stende sul molo mentre i ragazzi del luogo si tuffano, e si contempla l'orizzonte bevendo un bianco locale al tramonto per celebrare in gloria la prima giornata. Il viaggio riprende destinazione Corniglia, con le terrazze a strapiombo sul mare, la più faticosa da raggiungere ma la meno contaminata.
Qui c'è Guvano: è arrivato il momento di confrontarsi con la leggenda, e magari parteciparvi un po'. O semplicemente fare un bagno senza costume. Tappa successiva: Manarola, dove c'è ciò che resta dello "spiaggione", altro posto che era mitico per le nuotate e le cascate d'acqua dolce, ora senza accesso al mare nella parte più bella. Si può però arrivare lo stesso in acqua dal sottopasso sotto il muraglione della ferrovia nei pressi dell'ex Villaggio Europa, oggi baracche al centro di un discusso progetto di "recupero paesistico-ambientale". Nel cimitero di Manarola sono conservate le ceneri di Scotty Lee Moore, nativo Cherokee ucciso con un'iniezione letale in Oklahoma, che chiese di essere sepolto qui, nel paese che aveva lottato per salvargli la vita.
La celebre Via dell'Amore scavata nella roccia unisce Manarola a Riomaggiore, l'ultima Terra, e non è paragonabile agli altri sentieri perché è piastrellata: una passeggiata tra graffiti e promesse d'amore eterno, con scalette per tuffi dagli scogli. È aperta anche la notte e d'estate dalle 20 in poi l'accesso è gratis: un aperitivo al Bar dell'Amore farà disprezzare per l'eternità qualsiasi happy hour urbano. Dal porticciolo di Riomaggiore si può andare alla spiaggia o salire verso il Centro di Osservazioni Naturalistiche di Torre Guardiola.
Se qualcuno vi suggerisce di cercare la spiaggia del Canneto, non dategli retta. Non fate come abbiamo fatto noi. Nonostante un divieto d'accesso al sentiero franato e un cancello chiuso che abbiamo scavalcato, ci siamo improvvisati equilibristi su rupi e passaggi troppo arditi in uno scenario senza tempo. Dopo 40 minuti di cammino siamo tornati indietro senza aver anche solo intravisto la meta.
L'impatto è comunque forte e le storie di folklore militante più o meno fantasiose continuano a circolare. Ancora si racconta di romantiche iniziazioni sentimentali in una baia segreta raggiungibile solo a nuoto, di fuochi nella notte ed eccessi di sostanze psicoattive, di battaglie fra locali e "foresti" (così viene chiamato chiunque non sia nato qui), o meglio delle botte che i primi diedero ai secondi quando una notte arrivarono dal mare armati di remi e un hippie tedesco strafatto di lsd impazzì credendo fosse scoppiata una nuova guerra. Intorno a tanto delirio le bellissime Cinque Terre, dichiarate dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità.
Un paesaggio modellato da uomini che per sopravvivere hanno coltivato la vite in punti impensabili, a cui si sono aggiunte ora orde di giovani americani in estasi da scoperta del Mediterraneo. Prima della costruzione della ferrovia che taglia le rocce, i cinque borghi costruiti in verticale, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, erano raggiungibili solo via mare o a piedi. Oggi grazie a una massiccia operazione di marketing i sentieri sono attrazione turistica globale. Per scoprirla in un weekend cominciate da Levanto, con La Spezia porta delle Terre. La lunga spiaggia di sabbia è una rarità da queste parti e, se c'è la mareggiata, ci sono surfisti in acqua. Come Gabo, spettacolare sulla tavola, che con la scuola di surf e lo shop Area 51 è il punto di riferimento della scena dei "wave riders" che giungono da tutta Europa a cavalcare queste onde.
«Sembra di essere sull'oceano», racconta, «il surf ormai è lo sport dominante praticato dai ragazzi dagli 11 anni in su». Rispetto alle Terre, Levanto è un altro mondo perché è più ampia, ordinata, dal passato aristocratico e con un grande centro storico, anche se poco vissuto. Fatta una sosta bagno alla spiaggetta dopo la galleria verso Bonassola e assaggiata l'imperdibile focaccia al formaggio di 7 Oblò, prendete il sentiero per Monterosso, uno dei più spettacolari e meno battuti, che sale dal castello e attraversa il monte Mesco.
Punta Mesco è visibile da tutte le Terre e per questo nel Cinquecento fu presidio d'avvistamento delle navi corsare, coi frati agostiniani a fare la guardia. Il codice era semplice: il pericolo veniva segnalato la notte con un fuoco acceso e poi subito spento, o più fuochi tanti quanti le imbarcazioni degli "infedeli". Di giorno erano utilizzati segnali di fumo. Dopo due ore e mezzo di cammino e 568 scalini in discesa dal Telegrafo verso Monterosso, sosta bagno nella spiaggia libera di sassi di fronte la stazione, o in quella sabbiosa nella parte vecchia.
La tappa successiva è Vernazza, un porticciolo naturale che stupisce con la sua piazzetta-salotto sovrastata dal castello. Perfetto arrivare nel tardo pomeriggio, quando se ne vanno i turisti da tour organizzato che a volte la intasano. Ci si stende sul molo mentre i ragazzi del luogo si tuffano, e si contempla l'orizzonte bevendo un bianco locale al tramonto per celebrare in gloria la prima giornata. Il viaggio riprende destinazione Corniglia, con le terrazze a strapiombo sul mare, la più faticosa da raggiungere ma la meno contaminata.
Qui c'è Guvano: è arrivato il momento di confrontarsi con la leggenda, e magari parteciparvi un po'. O semplicemente fare un bagno senza costume. Tappa successiva: Manarola, dove c'è ciò che resta dello "spiaggione", altro posto che era mitico per le nuotate e le cascate d'acqua dolce, ora senza accesso al mare nella parte più bella. Si può però arrivare lo stesso in acqua dal sottopasso sotto il muraglione della ferrovia nei pressi dell'ex Villaggio Europa, oggi baracche al centro di un discusso progetto di "recupero paesistico-ambientale". Nel cimitero di Manarola sono conservate le ceneri di Scotty Lee Moore, nativo Cherokee ucciso con un'iniezione letale in Oklahoma, che chiese di essere sepolto qui, nel paese che aveva lottato per salvargli la vita.
La celebre Via dell'Amore scavata nella roccia unisce Manarola a Riomaggiore, l'ultima Terra, e non è paragonabile agli altri sentieri perché è piastrellata: una passeggiata tra graffiti e promesse d'amore eterno, con scalette per tuffi dagli scogli. È aperta anche la notte e d'estate dalle 20 in poi l'accesso è gratis: un aperitivo al Bar dell'Amore farà disprezzare per l'eternità qualsiasi happy hour urbano. Dal porticciolo di Riomaggiore si può andare alla spiaggia o salire verso il Centro di Osservazioni Naturalistiche di Torre Guardiola.
Se qualcuno vi suggerisce di cercare la spiaggia del Canneto, non dategli retta. Non fate come abbiamo fatto noi. Nonostante un divieto d'accesso al sentiero franato e un cancello chiuso che abbiamo scavalcato, ci siamo improvvisati equilibristi su rupi e passaggi troppo arditi in uno scenario senza tempo. Dopo 40 minuti di cammino siamo tornati indietro senza aver anche solo intravisto la meta.