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Proteggiamo le isole verdi

Le bellezze da sogno dell'arcipelago siciliano. Un paradiso a rischio, preso d'assalto d'estate e abbandonato d'inverno. Così è pronto un piano di conservazione ambientale.
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Vulcano - Che sa di zolfo e di gelso. Non a caso per i greci era il "laboratorio" del dio del fuoco Efesto, Vulcano per i romani. Lipari la normanna. Ma anche l'isola del dio del vento, Eolo, di fronte alla cui costa Ulisse si sentì come in un sogno.

Salina - Dove è stato girato il Postino: una casa affacciata sul mare era quella del poeta, una spiaggetta il luogo tra le cui acque Troisi registrava il rumore del mare, le stradine che finiscono su una scogliera a strampiombo gli sterrati dove Massimo andava in bicicletta. È anche la patria dei capperi e della Malvasia, ma per chi ha amato Troisi resta la sua isola.

Panarea - Dove si incontravano stilisti e mannequine, giornaliste di moda tutte firmate (chissà perché) e bambolini dalla muscolatura perfetta. Oggi forse un po' meno modaiola, ma l'imprinting resta quello.

Stromboli - che solo a dire il nome viene subito in mente un vulcano che erutta, grazie alle (almeno) due eruzioni annuali. O forse per via di quei bagliori rossi che a intervalli regolari rompono il buio della notte.

Filicudi - E, subito, ecco dei versi, una ballata di Stefano Benni: Tutti nudi a Filicudi a mangiare pesci crudi. Tutta grandi muraglie, piccoli muretti, sentieri, mulattiere, rupi a strapiombo, baie rocciose, terrazzamenti. E sei centri vulcanici.

Alicudi - Che a metterci piede ti sembra di sognare come Ulisse, mentre ti domandi se ce lo stai davvero mettendo, il piede, o se quella mattina non ti sei ancora svegliato e quell'isola lì te la stai inventando, così triste e così vera, così arida, sperduta e bellissima.

[[ge:rep-locali:repubblica:117034173]]Eccole le Eolie: un concentrato di storia e di bellezza sotto la tutela Unesco (nel 2000 sono diventate Patrimonio Mondiale dell'Umanità). E anche parte di un progetto pilota dell'Enel: si chiama "Isole verdi" ed ha già interessato Capraia, in Toscana. Il calcolo dell'Enel è stato semplice: il consumo annuo delle isole Eolie, con esclusione di Lipari, è di 25 mila megawattora, di cui 8 mila e 500 nel periodo invernale e 16 mila e 500 in quello estivo. Un esubero di consumo che pone a rischio il delicato equilibrio di questo arcipelago. La popolazione aumenta paurosamente durante i mesi estivi e così il consumo di carburanti, per automobili e imbarcazioni, e i consumi di alberghi, appartamenti e altro.

Il progetto prevede lo sviluppo di sistemi che impieghino fonti rinnovabili con generatori eolici, pannelli termici e fotovoltaici, impiego di biomasse e biodiesel, accumulo energetico con l'idrogeno. Ma per ora si consuma allegramente, e si continua a prendere d'assalto quelle coste laviche che continuano a creare adepti. E mentre salti da un'isola a un'altra cercando di vedere il più possibile, di incontrare il più possibile, di immaginare il più possibile - com'era qui la vita prima che tutti scappassero, prima che il turismo riscoprisse questi grumi di lava che sembrano gettati in acqua da uno dei Ciclopi che lavorava nella fucina di Vulcano, e com'è, ancora, d'inverno aggirarsi per questa strade che finiscono sempre nel nulla - eccolo, di nuovo.

Un uccello che volteggia elegante e leggero sullo sfondo del tramonto infuocato e d'improvviso pare inabissarsi. Si resta lì, incantati, a cercare ancora e poi ancora dove possa essere finito, lui, il falco della regina, l'uccello che è proprio il simbolo delle Eolie, niente di più niente di meno di questo animale fiero orgoglioso e libero. Così come sono state fiere orgogliose e libere loro, le isole dell'arcipelago, dove si lavorava l'ossidiana, dove sono passati normanni, greci, romani, spagnoli.

Tutti hanno lasciato qualcosa, come la chiesa barocca di Lipari; tutti hanno cercato di portare via qualcos'altro, come i pirati che cercavano di rubare, oltre a tutto quello di cui potevano fare razzia, anche l'anima degli abitanti, senza mai veramente riuscirci. In tempi borbonici i carcerati venivano "rinchiusi" qui; e così i confinati durante il fascismo. Erano convivenze spesso toccanti e profonde, trasformate dall'aria e dal mare. Quel mare che ora è calmo, mentre l'aria è immobile, e laggiù, in lontananza, si ode un richiamo, un urlo indefinito che sembra levarsi dalle acque. E poi appare di nuovo: lui, il falco della regina ad ali spiegate, veloce, la silhouette che tremola all'orizzonte e, con il sole, scompare, lasciando negli occhi, per un attimo ancora, la sua immagine.