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E' qui l'Hotel California?

In molti arrivano a Todos Santos inseguendo il mito della canzone degli Eagles. E si innamorano di questo villaggio della Baja California per le atmosfere relaxed, tra gallerie d'arte e nostalgie hippie
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"Allora è vera la storia della canzone?". La signora va di fretta e forse è stanca di rispondere alla domanda che le rivolgono tutti. Così si limita a storcere la bocca e ad alzare le sopracciglia, mimica evidente di un "credi anche tu a questa storia?". Lavora qui a Todos Santos dal 2002 quando l'Hotel California, ripulito e rinnovato, ha riaperto i battenti. Lei sostiene che gli Eagles non siano mai neppure passati da queste parti. Ma perché non continuare a pensarlo? Perché smettere di alimentare un mito che spinge in questo angolo di Baja California torme di americani in bermuda e infradito? Loro di solito all'Hotel California si limitano a una birra e a uscire con una bottiglia di tequila sotto braccio (quella col vetro blu) ma questa sera suonano i Flash Back e c'è aria di festa. Non c'è un tavolo libero.

Sono tutti qui: turisti di passaggio e pittori locali, surfisti, galleriste messicane e compratori dal doll…
"Allora è vera la storia della canzone?". La signora va di fretta e forse è stanca di rispondere alla domanda che le rivolgono tutti. Così si limita a storcere la bocca e ad alzare le sopracciglia, mimica evidente di un "credi anche tu a questa storia?". Lavora qui a Todos Santos dal 2002 quando l'Hotel California, ripulito e rinnovato, ha riaperto i battenti. Lei sostiene che gli Eagles non siano mai neppure passati da queste parti. Ma perché non continuare a pensarlo? Perché smettere di alimentare un mito che spinge in questo angolo di Baja California torme di americani in bermuda e infradito? Loro di solito all'Hotel California si limitano a una birra e a uscire con una bottiglia di tequila sotto braccio (quella col vetro blu) ma questa sera suonano i Flash Back e c'è aria di festa. Non c'è un tavolo libero.

Sono tutti qui: turisti di passaggio e pittori locali, surfisti, galleriste messicane e compratori dal dollaro facile. Alla band mancava il bassista e così in mezzo al palco (tutto statunitense) spicca Alberto Poli, 36 anni, bolognese: "Mi è scoppiato il mal di Baja tre anni fa", spiega in una pausa del concerto, "e così ho deciso di rimanere a vivere in Messico. Stile e ritmo di vita sono quelli che fanno per me". Alberto ha aperto un piccolo albergo, il Sole Caliente, quattro belle casette a due passi dal Pacifico nelle quali gli capita di ospitare anche registi e produttori hollywoodiani.

In una di queste alloggia Stefano, un ragazzo sardo che investe a Todos Santos nella costruzione di immobili. È lui, seduto al bancone del bar, che mi spiega come "i californiani stiano fuggendo da Los Angeles e San Diego dove i prezzi delle case sono aumentati troppo. Scendono nella Baja, acquistano terreno e si costruiscono le loro ville sul mare. E Todos Santos è una delle mete più richieste".

Perché proprio Todos Santos? Questo sonnolento villaggio di quattromila anime tagliato in due dal Tropico del Cancro gode di un microclima eccezionale. A due chilometri dal mare, è un'oasi rigogliosa circondata da palme e piante di avocado dove l'acqua scende dalla vicina sierra La Laguna. Per questo, abbandonata la caotica Cabo San Lucas invasa da ragazzotti americani in preda al "trip messicano" (fenomeno che risale ai tempi del proibizionismo per il quale appena superato il confine gli yankee si sentono legittimati a ubriacarsi e a fare casino), Todos Santos è diventata la nuova San Diego South: la (discreta) residenza di artisti e creativi, di produttori e musicisti (Bono Vox per esempio, Peter Gabriel, Flea dei Red Hot Chili Pepper) che vengono qui appena possono.

Per godere di quel clima da frontiera - i ritmi lenti, le strade non asfaltate, le spiagge deserte - che non è mai scomparso del tutto. Diciamo la verità: anche se non è più come un tempo (quando in Baja California si rifugiavano criminali di ogni risma), qui il fumo costa ancora poco e la polizia qualche volta chiude un occhio. Così questa zona è diventata da anni il buen retiro di vecchi hippie americani che non hanno mai abbandonato l'idea di vivere come negli anni Sessanta. Magari dando lezioni di surf come fa Billy alla spiaggia della Pastora (più spartana dell'elegante e un po' fighetta Los Cherritos, dove il bar espone Harley-Davidson e schermi al plasma), o come il mitico Chris McElroy che quando non è annebbiato dall'alcol costruisce ancora splendide tavole da surf. O come Barney e Cristina che vivono in roulotte e insegnano a una schiera di ragazzini un po' sbandati a lavorare il legno.

E poi ci sono loro, gli artisti, l'anima creativa di Todos Santos. C'è Noé Barrera Madrid che di solito dipinge per strada, in calle Hidalgo, e ama talmente Modigliani che una sua donna dal collo lungo se l'è messa perfino sul biglietto da visita. C'è Abram E. Perez Dominguez che fa il commesso in un negozio di alimentari ma appena i clienti se ne vanno tira fuori i pennelli e inizia a lavorare. C'è Charles Stewart da Toledo (Ohio), classe 1922, che vive con la moglie lungo calle Centenario e quando non riposa riceve volentieri gli ospiti ai quali ama raccontare che i suoi schizzi astratti sono stati acquistati nientemeno che dall'attore Anthony Quinn (mi spiega che la sua intera opera è stata microfilmata dal Museum of Fine Arts di Houston).

Ispirati alla realtà sono i quadri del trentenne Ezra Katz, con i suoi pescatori e gli scorci di Todos Santos e i Volkswagen Kombi carichi di surf che scendono all'alba verso le spiagge. Ezra aveva dipinto tre galline su una porta che dà su calle Topete e quando Magda Valpiani ha deciso di aprire il suo nuovo ristorante proprio lì, nella casa di una vecchia curandera, lo ha chiamato proprio così: Tre Galline. "Avevo appena aperto una trattoria a Salò", spiega Madga seduta nell'ampio cortile insieme al marito Angelo, "quando il 24 novembre 2004 il terremoto me la distrusse completamente. Ero disperata ma come a volte succede il dramma si è trasformato in opportunità. E ci siamo ricordati di un vecchio sogno, quello di trasferirsi in Baja".

A Todos Santos vivono una trentina di italiani, quasi tutti pensionati. Come la zia di Alberto che è arrivata qui con il marito diversi anni fa e stasera è ospite al party dei vicini americani. Veranda sul mare, lasagne e vino rosso a buffet, facce nuove che continuano a entrare dalla porta sul retro accolte dai sorrisi della padrona di casa. C'è anche qualche artista e il più casual di tutti, magliettina e braghe corte, è Michael Cope. Michael, 56 anni, è arrivato qui negli anni Ottanta e oggi la sua galleria in calle Topete è fra le più visitate. Anche grazie alle opere del giovane Eric Ochoa, un talentuoso todosanteño che Michael ha plasmato costringendolo a disegnare due ore al giorno per diversi anni.

"I risultati si vedono", aggiunge Michael, "e ora iniziano ad arrivare commissioni milionarie dagli Stati Uniti". A Todos Santos, si è capito, l'arte è più che una semplice scusa per attirare turisti. Una ventina di gallerie sparse per il Paese ne caratterizzano la natura stessa e la grande Fiesta del Arte di febbraio catalizza appassionati da ogni parte del mondo. Perfino padre Sergio Rentería Sanchez non si limita soltanto a dire messa ma compone canzoni religiose che masterizza su cd e vende poi nella canonica della Iglesia de Nuestra Señora del Pilar. Qui, mi spiega, le grandi celebrazioni si tengono sia in spagnolo sia in inglese. "Il problema principale a Todos Santos? L'alcolismo", risponde secco. "Non abbiamo una biblioteca ma c'è un bar a ogni angolo di strada. E molti di quelli che vengono da noi per farsi curare sono statunitensi; i messicani il problema non lo accettano neppure...".

Da ragazzo a Milano, Ezio Colombo illustrava libri per la Rizzoli e frequentava il mitico bar Oreste, ritrovo milanese di artisti e sognatori. Essendo lui entrambe le cose, approdò a Cabo San Lucas quando ancora il villaggio puzzava di tonno; la sua diventò la prima pizzeria della Baja. Poi Cabo iniziò a popolarsi, Ezio se ne andò a dipingere gli indiani in New Mexico e tornato in Baja si trasferì a Todos Santos. "Vivevo in una casa sulla spiaggia con altri due amici, uno scultore e un poeta. Spesso ci si ritrovava la sera dalla Pilar, una grassa messicana che gestiva l'unico telefono a manovella del Paese".

La storia di Ezio, che oggi ha 63 anni, è la storia di Todos Santos. Perché dal telefono a manovella - quando "da qui i turisti passavano senza fermarsi", come dice Marcelito, 81 anni, una vita fra la pesca e la canna da zucchero - in quindici anni si è passati alla tv satellitare e al successo economico. Nell'89 Ezio fonda il Café Santa Fé, oggi considerato il migliore ristorante nel sud della Baja California. "L'altro giorno a mangiare c'era Peter Fonda, qualche mese fa Bon Jovi, ma sono venuti anche David Bowie, Bernardo Bertolucci, Diane Keaton, Joan Baez".

Che Todos Santos non diventerà Cabo San Lucas lo si capisce incontrando Ross, che viene da Santa Barbara in California e che vive qui da 22 anni. Stamattina se ne è andato a pescare al largo con un paio di amici. Un po' lo tiene, il pesce, e un po' lo vende alla cooperativa che in serata lo porterà al grande mercato di La Paz. "C'è un pesce fantastico qui, e onde alte per il surf. È tutto quello di cui abbiamo bisogno, io e i miei figli". E gli artisti? gli domando. Lei dipinge? "Artisti? Quali artisti?", mi risponde. "Ma io sono venuto qui a fare l'agricoltore...".

Rimini Mexico

Cabo San Lucas in 30 anni si è trasformato da villaggio di pescatori nella Cancun occidentale in una Rimini messicana presa d'assalto dai ragazzi americani che la invadono durante i break scolastici (primavera e autunno). Tutto iniziò a metà del '900 quando Abelardo Rodríguez, figlio di un ex presidente messicano, decise di attrarre qui le star hollywoodiane. In pochi anni diventarono affezionati del luogo John Wayne, Lucille Ball, Dustin Hoffman. E Cabos è diventata lentamente una enclave Usa popolata da enormi centri commerciali, fast food e disco. Dove l'ultima moda, oggi, dopo aver bevuto per tutta la sera, è sballare definitivamente con curiose gelatine verdi a base di vodka grandi come budini, tanto potenti da far vacillare in pochi secondi chi le ingurgita.

Nel 2003 Cabo è stata oggetto di un lungo restyling da 100 milioni di dollari e la festa di inaugurazione è coincisa con i 50 anni di John Travolta, volato qui con il suo aereo (a Cabo si arriva quasi sempre con lussuosi aerei privati da LA e San Diego). La maggior parte dei turisti oggi, affittata una stanza o una casa, trascorre le giornate lungo la vibrante spiaggia nord dove la musica è sparata a volume altissimo per poi trasferirsi in massa, la sera, nelle discoteche lungo calle Cardenas, dove i ragazzi mostrano i bicipiti abbronzati e le ragazze si (s)vestono alla Paris Hilton.

Un tipico itinerario della notte? Si inizia al Passion, disco soft del Melia San Lucas Hotel, poi si continua allo Zoo sul Boulevard Marina e si termina, dopo le due, all'El Squid Roe, all'angolo fra calle Cardena e Zaragoza, dove se volete potete assaggiare le famose gelatine alla vodka. Non cercatele, sarà la cameriera a offrirvele.

In partenza

- Voli
In Messico si vola a Cancun con Livingston (tel. 800.052832) da Malpensa e Fiumicino.
Da Cancun si raggiunge facilmente La Paz o Cabo San Lucas con Aeromexico o Mexicana. Da La Paz e Cabo San Lucas a Todos Santos ci sono, a pochi euro, comodi bus più volte al giorno.

- Dormire

Costruiti nel 2005 a duecento metri dal mare, i quattro appartamenti di Sole Caliente (tel. 0052.612.1368361; 100 euro al giorno) sono ampi e confortevoli, hanno tutti bagno e cucina autonomi e possono ospitare fino a quattro persone. Altro ottimo hotel è La Poza (tel. 0052.612. 1450400; doppia da 117 euro), una posada affacciata su una piccola laguna sul mare di proprietà di una coppia di svizzeri.
Il Todos Santos Inn (tel. 0052.612.1450040; doppia da 90 euro) è la splendida residenza ristrutturata di un antico barone dello zucchero di metà '800.

- Ristoranti
All'Hotel California (tel. 612.1450525) si può andare per dormire, per cenare nel bel ristorante o solo per bere qualcosa e assistere ai concerti all'aperto. Su calle Juarez per mangiare messicano fermatevi alla Fonda El Zaguán o proseguite 10 metri per entrare al Tre Galline (tel. 612.1450274).
Il Café Santa Fé è in calle Centenario di fronte alla chiesa (tel. 612.1450340) mentre l'ottima pizza del fiorentino Gianni Borghini si mangia al Giardino (tel. 612.1519874).

- Gallerie d'arte
Sono tutte a cinque minuti a piedi l'una dall'altra. Meritano una visita la galleria di Ezra Katz, quella di Michael Cope, quella di Charles Stewart, la Galera di Perla Garnica Duarte e anche quella di Rafael Brilanti che produce gioielli e monili.

- Informazioni
Ente per la promozione turistica del Messico: o nr verde 00800.112266. A Todos Santos procuratevi El calendario de Todos Santos, un mensile gratuito ricco di notizie e indirizzi.