Chi disegna il paradiso?
di Virginio BriatoreResort firmati nelle isole private. Atolli artificiali trasformati in oasi urbane. Un boom per pochi. Dweb
Da sempre gli umani desiderano costruirsi un paradiso, ma non uno qualsiasi: il proprio. Non un paradiso da due soldi che vada bene per tutti, ma uno extralusso che sia riservato a pochi. Da qualche anno è scoppiato il boom e i modelli di Paradiso ormai si inseguono, aumentandosi da soli le stellette al merito come i generali sulle rive del Congo. Il modello di gran lunga più ambito si chiama isola privata.
In alcune di queste come l'isola Skorpios degli Onassis o come quella di Paolo Bertoleoni, mitico "Re di Tavolara" (oggi proprietà di una famiglia romana) vi si accede solo su invito, nelle altre solo con credit card, modello oro. Di isole paradisiache, bandite al pubblico che non sia privato, ne esistono molte migliaia e la società leader pare sia la tedesca Vladi Private Islands che ne ha recensite oltre 12mila, vendute circa duemila e ne affitta chissà quante. Circa 200 delle più spendibili sono raccolte in un volume intitol…
In alcune di queste come l'isola Skorpios degli Onassis o come quella di Paolo Bertoleoni, mitico "Re di Tavolara" (oggi proprietà di una famiglia romana) vi si accede solo su invito, nelle altre solo con credit card, modello oro. Di isole paradisiache, bandite al pubblico che non sia privato, ne esistono molte migliaia e la società leader pare sia la tedesca Vladi Private Islands che ne ha recensite oltre 12mila, vendute circa duemila e ne affitta chissà quante. Circa 200 delle più spendibili sono raccolte in un volume intitol…
Da sempre gli umani desiderano costruirsi un paradiso, ma non uno qualsiasi: il proprio. Non un paradiso da due soldi che vada bene per tutti, ma uno extralusso che sia riservato a pochi. Da qualche anno è scoppiato il boom e i modelli di Paradiso ormai si inseguono, aumentandosi da soli le stellette al merito come i generali sulle rive del Congo. Il modello di gran lunga più ambito si chiama isola privata.
In alcune di queste come l'isola Skorpios degli Onassis o come quella di Paolo Bertoleoni, mitico "Re di Tavolara" (oggi proprietà di una famiglia romana) vi si accede solo su invito, nelle altre solo con credit card, modello oro. Di isole paradisiache, bandite al pubblico che non sia privato, ne esistono molte migliaia e la società leader pare sia la tedesca Vladi Private Islands che ne ha recensite oltre 12mila, vendute circa duemila e ne affitta chissà quante. Circa 200 delle più spendibili sono raccolte in un volume intitolato Luxury Private Islands, edito da Teneues, nell'apposita collana di libri che iniziano tutti con la parola luxury.
L'imbattibile primato del paradiso più costoso del globo spetta a Dubai, dove dopo quattro anni di lavori e 14 miliardi di dollari è nata la prima vera isola dei famosi, la "Palma di Dubai", l'isola artificiale a più alta densità di vip di tutto il mondo: 600 ville superlusso (ma c'è chi dice siano mille, chi tremila) vendute quasi tutte a sceicchi, star hollywoodiane, calciatori e miliardari annoiati di tutto il pianeta. Un'isoletta privata con un pubblico di 60mila residenti, 32 alberghi e 50mila persone di "servizio" (potenziali futuri discepoli di Al Qaeda) a cui pare se ne debbano aggiungere entro il 2015 altre due o tre in un crescendo rossiniano di verità faraoniche e miti del bengodi.
Ma se il reame dello sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, ispirato al libro dell'architetto Robert Venturi, Learning from Las Vegas, si fonda sul brutto, goffo, esagerato e kitch purché "world class" (ovvero da Guinness dei primati), il secondo progetto di isola privata attualmente più costoso, 1 miliardo di dollari, si basa sul gusto, la ricercatezza, l'eleganza e un certo nascondimento. Situata 35 miglia a sud delle Bahamas, a sole 575 miglia da Miami, nel protettorato inglese delle Turks and Caicos Islands, Dellis Cay è un'isola deserta destinata a popolarsi nei prossimi anni di vacanzieri estimatori dell'archittettura e del design d'avanguardia. Queste almeno sono le intenzioni del suo simpatico proprietario, il dottor Cem Kinay, un ex medico ospedaliero turco che negli anni ha costruito e poi venduto un impero turistico e che ora si lancia in una nuova sfida: trovare abbastanza miliardari disposti a comprare casa o a passare le vacanze in un paradiso caraibico, firmato da alcune delle più note archistar del pianeta.
La prima star a esibirsi sul set messo a disposizione da madre natura sarà Piero Lissoni e proprio nel suo studio il dottor Cem ha presentato il progetto durante la settimana milanese del design. Essere il primo è sia un onore che una responsabilità e Piero Lissoni dice: "Ho 20 persone in studio che da un anno lavorano solo a questo progetto e ci sono molte sfide da superare, come ad esempio i venti che soffiano a 250 km orari. Per questo motivo i punti dell'isola edificabili verranno innalzati di tre metri, in modo da ospitare tutte le infrastrutture nel seminterrato".
La piccola isola si estende per 226 ettari e resterà per oltre metà di proprietà della Corona inglese, mentre il fronte mare, di 6.270 metri, sarà edificato quasi tutto. Dalla foto aerea si vede che il progetto di Lissoni sta iniziando e si sa che dovrebbe essere pronto nel 2009, completo del Mandarin Oriental Hotel da 52 suites (25 medie, 25 grandi e 2 mega) più 17 ville da cinque o sei stanze da letto.
In contemporanea nascerà la spa con laghetto di Kengo Kuma, poi negli anni a venire, in un cantiere che semplice e silenzioso non pare, saranno edificate le ville di David Copperfield e Kengo Kuma, le palafitte di Carl Ettensperger e Shigeru Ban e infine l'hotel, il porto e il faro di Zaha Hadid, sino a raggiungere le 154 case, le 124 ville e gli Hotel-residence, ovvero circa 350 unità abitative. A quel punto sarà difficile, su un'isoletta che si gira a piedi in un'ora, restare appartati. Ma non sarà certo il sogno di solitudine a guidare gli abitanti di questo speciale paradiso, ma un bisogno di lusso condiviso, acclamato, riconosciuto.
Un lusso né desiderabile né odioso ma che va capito in quanto "tema di transito", come suggerisce Patrizia Calefato, sociolinguista, docente alla facoltà di Scienza della comunicazione a Bari, nel suo saggio Lusso (Meltemi, 2003). Un tema che attraverso le sue meraviglie e i suoi obbrobri estetici, uniti a contraddizioni di ogni tipo (quale essere l'incubatore dei futuri sanculotti), aggiunge un altro codice al complesso linguaggio dell'esistenza contemporanea. Un argomento antico quanto la miseria degli umani e che quindi in fondo è rassicurante, consolante e permette a ognuno di recitare la sua parte: protagonisti, invidiosi, detrattori del lusso. Resta il consiglio, praticabile ancora per poco e non senza fatica, di trascorrere qualche giorno e soprattutto qualche notte su un'isoletta mite, priva di abitanti e dei loro artifici, per vivere - un attimo almeno - la sensazione che ebbe A.A. Milne, il padre di Winnie the Pooh, quando da bambino arrivò su una calda spiaggia deserta e si sdraiò di fronte alle onde lucenti, da solo, con il mento tra le mani e pensò. "Non c'è nessun altro al mondo e il mondo è stato fatto per me". (A.A. Milne, When We Were Very Young, Paperbacks).
In alcune di queste come l'isola Skorpios degli Onassis o come quella di Paolo Bertoleoni, mitico "Re di Tavolara" (oggi proprietà di una famiglia romana) vi si accede solo su invito, nelle altre solo con credit card, modello oro. Di isole paradisiache, bandite al pubblico che non sia privato, ne esistono molte migliaia e la società leader pare sia la tedesca Vladi Private Islands che ne ha recensite oltre 12mila, vendute circa duemila e ne affitta chissà quante. Circa 200 delle più spendibili sono raccolte in un volume intitolato Luxury Private Islands, edito da Teneues, nell'apposita collana di libri che iniziano tutti con la parola luxury.
L'imbattibile primato del paradiso più costoso del globo spetta a Dubai, dove dopo quattro anni di lavori e 14 miliardi di dollari è nata la prima vera isola dei famosi, la "Palma di Dubai", l'isola artificiale a più alta densità di vip di tutto il mondo: 600 ville superlusso (ma c'è chi dice siano mille, chi tremila) vendute quasi tutte a sceicchi, star hollywoodiane, calciatori e miliardari annoiati di tutto il pianeta. Un'isoletta privata con un pubblico di 60mila residenti, 32 alberghi e 50mila persone di "servizio" (potenziali futuri discepoli di Al Qaeda) a cui pare se ne debbano aggiungere entro il 2015 altre due o tre in un crescendo rossiniano di verità faraoniche e miti del bengodi.
Ma se il reame dello sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, ispirato al libro dell'architetto Robert Venturi, Learning from Las Vegas, si fonda sul brutto, goffo, esagerato e kitch purché "world class" (ovvero da Guinness dei primati), il secondo progetto di isola privata attualmente più costoso, 1 miliardo di dollari, si basa sul gusto, la ricercatezza, l'eleganza e un certo nascondimento. Situata 35 miglia a sud delle Bahamas, a sole 575 miglia da Miami, nel protettorato inglese delle Turks and Caicos Islands, Dellis Cay è un'isola deserta destinata a popolarsi nei prossimi anni di vacanzieri estimatori dell'archittettura e del design d'avanguardia. Queste almeno sono le intenzioni del suo simpatico proprietario, il dottor Cem Kinay, un ex medico ospedaliero turco che negli anni ha costruito e poi venduto un impero turistico e che ora si lancia in una nuova sfida: trovare abbastanza miliardari disposti a comprare casa o a passare le vacanze in un paradiso caraibico, firmato da alcune delle più note archistar del pianeta.
La prima star a esibirsi sul set messo a disposizione da madre natura sarà Piero Lissoni e proprio nel suo studio il dottor Cem ha presentato il progetto durante la settimana milanese del design. Essere il primo è sia un onore che una responsabilità e Piero Lissoni dice: "Ho 20 persone in studio che da un anno lavorano solo a questo progetto e ci sono molte sfide da superare, come ad esempio i venti che soffiano a 250 km orari. Per questo motivo i punti dell'isola edificabili verranno innalzati di tre metri, in modo da ospitare tutte le infrastrutture nel seminterrato".
La piccola isola si estende per 226 ettari e resterà per oltre metà di proprietà della Corona inglese, mentre il fronte mare, di 6.270 metri, sarà edificato quasi tutto. Dalla foto aerea si vede che il progetto di Lissoni sta iniziando e si sa che dovrebbe essere pronto nel 2009, completo del Mandarin Oriental Hotel da 52 suites (25 medie, 25 grandi e 2 mega) più 17 ville da cinque o sei stanze da letto.
In contemporanea nascerà la spa con laghetto di Kengo Kuma, poi negli anni a venire, in un cantiere che semplice e silenzioso non pare, saranno edificate le ville di David Copperfield e Kengo Kuma, le palafitte di Carl Ettensperger e Shigeru Ban e infine l'hotel, il porto e il faro di Zaha Hadid, sino a raggiungere le 154 case, le 124 ville e gli Hotel-residence, ovvero circa 350 unità abitative. A quel punto sarà difficile, su un'isoletta che si gira a piedi in un'ora, restare appartati. Ma non sarà certo il sogno di solitudine a guidare gli abitanti di questo speciale paradiso, ma un bisogno di lusso condiviso, acclamato, riconosciuto.
Un lusso né desiderabile né odioso ma che va capito in quanto "tema di transito", come suggerisce Patrizia Calefato, sociolinguista, docente alla facoltà di Scienza della comunicazione a Bari, nel suo saggio Lusso (Meltemi, 2003). Un tema che attraverso le sue meraviglie e i suoi obbrobri estetici, uniti a contraddizioni di ogni tipo (quale essere l'incubatore dei futuri sanculotti), aggiunge un altro codice al complesso linguaggio dell'esistenza contemporanea. Un argomento antico quanto la miseria degli umani e che quindi in fondo è rassicurante, consolante e permette a ognuno di recitare la sua parte: protagonisti, invidiosi, detrattori del lusso. Resta il consiglio, praticabile ancora per poco e non senza fatica, di trascorrere qualche giorno e soprattutto qualche notte su un'isoletta mite, priva di abitanti e dei loro artifici, per vivere - un attimo almeno - la sensazione che ebbe A.A. Milne, il padre di Winnie the Pooh, quando da bambino arrivò su una calda spiaggia deserta e si sdraiò di fronte alle onde lucenti, da solo, con il mento tra le mani e pensò. "Non c'è nessun altro al mondo e il mondo è stato fatto per me". (A.A. Milne, When We Were Very Young, Paperbacks).