"L'estate ha l'odore dei tappeti puliti", dice Uula, mentre sta lavando una grande stuoia azzurra in un pesulantat, uno dei pontili galleggianti lungo il Merisatamanranta, il lungomare sud di Helsinki, di fronte all'isolotto di Unisaari. Nello stretto canale scivolano verso il mare aperto gli eleganti scafi in legno di tre Classe 6. A terra un cartello augura "buona giornata di lavaggio" e segnala la posizione delle altre aree attrezzate sul fronte del porto. Il lavaggio dei tappeti è uno dei riti dell'estate iperborea, quando il sole brilla per 20 ore e le ragazze sfoggiano shorts vertiginosi. "Sono funzionali", spiega Uula, sottolineando inconsciamente sia il rapporto fisiologico con la luce e la natura, sia il modo organico in cui si esprime.
Per il codice culturale finlandese la natura va vissuta in un rapporto simbiotico. Nelle lunghe giornate estive la popolazione di Helsinki affolla ogni spazio verde (un terzo della superficie cittadina), dove l'erba non è un elemento decorativo, ma qualcosa da calpestare o su cui adagiarsi. Si raduna nelle piccole spiagge cittadine dove il mare sembra assumere sfumature, se non temperature, mediterranee. Le piste ciclabili e pedonali sono percorse da gente in bici, che corre o passeggia con i bastoncini da nordic walking. E migliaia di barche (una ogni tre famiglie) incrociano la baia. È uno stile di vita che si manifesta anche nei mercati e nei caffè all'aperto, negli spettacoli, spesso molto raffinati, degli artisti di strada che si esibiscono sull'Esplanade, viale centrale e vetrina della città, così come nel numero di auto spider e cabrio (comprese diverse Ferrari) che sembra sproporzionato per un Paese dove la temperatura invernale tocca i meno 35.
[[ge:rep-locali:repubblica:117034311]]
Fino al 1988 la Finlandia ricadeva sotto l'influenza sovietica, cui era legata da un "Trattato di Amicizia, Cooperazione e Assistenza Reciproca" e che l'aveva contagiata in un'immagine grigia, uno scenario da film di spionaggio alla Le Carré. Forse non è un caso che la vendita di alcolici nei tavoli all'aperto dei locali sia stata legalizzata solo dal 1990. Dopo il crollo dell'Urss, infatti, la Finlandia si è orientata in modo sempre più rapido e deciso a Occidente (è entrata nell'Unione Europea nel 1995) e oggi materializza tutti gli stereotipi dei Paesi nordici. Un modello sociale di welfare garantisce un elevato standard di vita e secondo il World Economic Forum l'economia finlandese è la più competitiva. La nazione è percepita come la meno corrotta al mondo, quella con uno dei più alti indici di lettura, che istruisce più musicisti in percentuale di ogni altro Paese, dove la condizione femminile è tra le più avanzate (il presidente della repubblica, al suo secondo mandato, è una donna, Tarja Kaarina Halonen). "Siamo usciti dall'ombra dell'orso russo per assumere un ruolo più cosmopolita nella corrente europea", afferma il finlandese Max Jacobson, considerato uno dei più acuti diplomatici e osservatori politici del continente.
Probabilmente è anche per tutti questi motivi che la rivista Monocle, nuovo breviario di stile contemporaneo, ha classificato Helsinki al sesto posto tra le 20 città più vivibili al mondo (in testa c'è Monaco), prima di Sydney. Vicinanza non casuale. In un certo senso i finlandesi ricordano gli australiani, per il loro atteggiamento informale, decontratto. Helsinki, in particolare, appare una versione in scala ridotta e boreale di Sydney, nella sua intrinseca connessione con la natura e nell'attitudine così fisica e attiva dei suoi abitanti. "Siamo ben educati, istruiti, con minori differenze sociali della maggior parte delle altre capitali. La natura è splendida e la città sicura. Ci sono sempre più possibilità di divertimento e cultura", ha dichiarato orgoglioso il sindaco Jussi Pajunen. L'articolo di Monocle, tuttavia, mette in evidenza soprattutto gli aspetti di tendenza della città: il fashion, la scena artistica, i bar alla moda, i ristoranti che inevitabilmente propongono una cucina "new-finnish" con influenze asiatiche o mediterranee, le bancarelle di delicatessen nei mercati all'aperto, gli estesi spazi Wi-fi. Al tempo stesso si riscoprono i luoghi canonici della tradizione, come i caffè o gli alberghi stile vecchia Europa, rinnovati con gusto rétro.
Il tutto letteralmente pervaso di design: hotel, showroom, musei, locali, mostre, shop, centri di studio. Lo stesso "design district", definizione di marketing per costruire una sorta di itinerario turistico in centro, si estende in realtà su tutta la città. "Dal punto di vista del design tutto avviene a Helsinki. Tutto è design oriented", precisa Marianne Aav, direttrice del Design Museum. "È un fenomeno iniziato nel XIX secolo. Helsinki è stata un centro dell'Art Nouveau e quindi del funzionalismo. Forse perché la classe alta era ristretta e considerava ogni forma di modernismo un simbolo di status. Storicamente, poi, il design locale si è affermato come espressione del primo nazionalismo, dopo l'indipendenza del 1917". Oltre il design e i fenomeni di tendenza (che saranno celebrati durante la prossima design week, dal 14 al 23 settembre), c'è qualcosa di più profondo e antico, una cultura che potrebbe esercitare un ruolo di rilievo nel nuovo polo politico che si sta formando nel Baltico e potrebbe rappresentare una nuova via nella ricerca delle identità europee.
[[ge:rep-locali:repubblica:117034312]]
Di tale cultura si può prendere a simbolo il Kiasma, il museo d'arte contemporanea disegnato da Steven Holl, un architetto americano che nella sua attenzione alla luce, alla materia, alla funzione, si connette alla filosofia del finlandese Alvar Aalto, uno dei maggiori maestri della generazione post-razionalista. Il museo prende nome da "chiasmo, nel senso della disposizione incrociata attraverso la quale i nervi ottici si invertono per raggiungere l'emisfero del cervello. In questo caso è la stessa struttura dell'edificio che s'incrocia con l'ambiente circostante: "una forma spaziale dinamica, una sintesi di ambiente-palazzo e palazzo-ambiente" che deriva anch'essa dalla visione organica di Aalto, in cui l'architettura moderna include aspetti emotivi e psicologici.
[[ge:rep-locali:repubblica:117034309]] In termini più generali, questa visione in cui s'intersecano antico e moderno, natura e tecnologia, tradizione e ricerca, mente e spirito, è alla base di un interessante fenomeno della cultura finlandese - che sembra diffondersi in tutto il Nord Europa: lo shamanesimo, in alcuni casi definito punk-shamanism, soprattutto per indicarne le forme giovanili o d'avanguardia. "È un fenomeno specifico della cultura finlandese moderna. Implica una sorta di consapevolezza etnica, un profondo rapporto con la natura, ma deriva anche dall'apertura al resto del mondo, dalla dimensione del viaggio. Come se alla fine del cammino si giungesse a riscoprire le proprie radici", spiega Marianne Aav. "Si applica a tutti i campi della cultura. Nella musica techno, per esempio, ci sono gruppi come i Vartina che utilizzano strumenti della musica tradizionale, riprendono sonorità che vanno dalla Carelia alla Siberia". Il quartiere di Ruoholahteen, a ovest del centro, nella zona del porto mercantile e dei cantieri navali, è un territorio di sperimentazione di questa cultura. Completamente ristrutturato, è composto da quinte di edifici in cui si alternano forme post-moderne e reperti di archeologia industriale, abitazioni e uffici, dove i palazzi dell'Htc, l'Helsinki Trade Center, fanno da sfondo alla Cable Factory, una vecchia fabbrica di cavi ristrutturata come centro di laboratori artistici, spazi espositivi e didattici, istituzioni culturali e musei (della fotografia, del teatro, degli alberghi). Una struttura urbana, come in tutta la città, concepita a dimensione d'uomo, affinché anche visivamente si attivi un chiasmo con gli spazi naturali.
"In un certo senso i finlandesi sono shintoisti: adorano la natura. Potremmo essere il punto di partenza di una nuova Via della Seta", dice il ballerino e coreografo Tero Saarinen, uno dei più interessanti protagonisti della danza contemporanea (si esibirà in Italia con la sua compagnia nell'aprile 2008). "La danza è il riflesso del mistico spirito della foresta finnica, crea una forte connessione alla conoscenza ancestrale. Si guarda indietro per andare avanti". Saarinen, che nei suoi spettacoli utilizza tecnologie d'avanguardia, è un interprete di questa nuova cultura progressiva, che si sviluppa secondo un rito sciamanico di sintesi anziché attraverso contrapposizioni. "Non sono interessato alle nuove tecnologie in quanto tali, ma per quello che possono significare, quello che possono dare e quindi per il loro contenuto etico".
La tecnologia, nella nazione che investe di più al mondo in ricerca e sviluppo dopo la Svezia, è al centro dell'ennesimo chiasmo tra passato e futuro, tradizione ed evoluzione. La sua icona è l'azienda, il marchio che, è stato detto, "porta la Finlandia nel mondo e il mondo in Finlandia": Nokia, modello di economia tribale in un contesto global. Glocal: circa 850 milioni di persone al mondo usano un Nokia e il 90 per cento dell'azionariato è globale, ma la compagnia si focalizza in Finlandia per management, progetti e sede, un luminoso e funzionale gruppo di palazzi dai cristalli azzurri che si specchia nelle acque del fiordo di Espo, oltre il ponte che lo separa dal quartiere di Ruoholahteen. Anche questa cultura all'apparenza perfetta ha i suoi riti meno solari, letteralmente. Si celebrano soprattutto il sabato sera, quando un pubblico di giovani riempie i locali (con una predilezione per i bar Tex-Mex del centro), si allinea sui marciapiedi in lunghe code alle porte di pub e discoteche, consuma fiumi di birra Kulta e di Lonkero, il long drink più popolare, composto da gin e soda, alternati a bicchieri di Fisu, caramelle Fisherman's Friends sbriciolate nella vodka. I locali chiudono alle 4 del mattino, ma d'estate il rito continua fino all'alba nei giardini o sulla spiaggia di Hietaniemi, per concludersi poco prima delle 6, quando apre il caffè del mercato all'aperto di Kauppatori, in fondo all'Esplanade.
In molti casi lo spettacolo della nottata non è esaltante. "È un rito di passaggio", commenta filosoficamente Timo, un funzionario dell'Ente del Turismo, uomo colto e di altra generazione. Per i sociologi è una conseguenza del sisu, caratteristica dello spirito finnico che denota una dedizione assoluta a ogni impegno umano e sociale e che a sua volta determina lo spleen, il disagio esistenziale che affligge i popoli del nord ed è causa del loro primato negativo, i suicidi. La maggior parte non avviene durante le lunghe notti invernali, bensì nella giornata dal solstizio d'estate, quasi temendo la vita che rinasce. Scrive Arto Paasilinna, autore-culto in Finlandia, nel suo divertentissimo romanzo Piccoli suicidi tra amici: "Si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!".
Per il codice culturale finlandese la natura va vissuta in un rapporto simbiotico. Nelle lunghe giornate estive la popolazione di Helsinki affolla ogni spazio verde (un terzo della superficie cittadina), dove l'erba non è un elemento decorativo, ma qualcosa da calpestare o su cui adagiarsi. Si raduna nelle piccole spiagge cittadine dove il mare sembra assumere sfumature, se non temperature, mediterranee. Le piste ciclabili e pedonali sono percorse da gente in bici, che corre o passeggia con i bastoncini da nordic walking. E migliaia di barche (una ogni tre famiglie) incrociano la baia. È uno stile di vita che si manifesta anche nei mercati e nei caffè all'aperto, negli spettacoli, spesso molto raffinati, degli artisti di strada che si esibiscono sull'Esplanade, viale centrale e vetrina della città, così come nel numero di auto spider e cabrio (comprese diverse Ferrari) che sembra sproporzionato per un Paese dove la temperatura invernale tocca i meno 35.
[[ge:rep-locali:repubblica:117034311]]
Fino al 1988 la Finlandia ricadeva sotto l'influenza sovietica, cui era legata da un "Trattato di Amicizia, Cooperazione e Assistenza Reciproca" e che l'aveva contagiata in un'immagine grigia, uno scenario da film di spionaggio alla Le Carré. Forse non è un caso che la vendita di alcolici nei tavoli all'aperto dei locali sia stata legalizzata solo dal 1990. Dopo il crollo dell'Urss, infatti, la Finlandia si è orientata in modo sempre più rapido e deciso a Occidente (è entrata nell'Unione Europea nel 1995) e oggi materializza tutti gli stereotipi dei Paesi nordici. Un modello sociale di welfare garantisce un elevato standard di vita e secondo il World Economic Forum l'economia finlandese è la più competitiva. La nazione è percepita come la meno corrotta al mondo, quella con uno dei più alti indici di lettura, che istruisce più musicisti in percentuale di ogni altro Paese, dove la condizione femminile è tra le più avanzate (il presidente della repubblica, al suo secondo mandato, è una donna, Tarja Kaarina Halonen). "Siamo usciti dall'ombra dell'orso russo per assumere un ruolo più cosmopolita nella corrente europea", afferma il finlandese Max Jacobson, considerato uno dei più acuti diplomatici e osservatori politici del continente.
Probabilmente è anche per tutti questi motivi che la rivista Monocle, nuovo breviario di stile contemporaneo, ha classificato Helsinki al sesto posto tra le 20 città più vivibili al mondo (in testa c'è Monaco), prima di Sydney. Vicinanza non casuale. In un certo senso i finlandesi ricordano gli australiani, per il loro atteggiamento informale, decontratto. Helsinki, in particolare, appare una versione in scala ridotta e boreale di Sydney, nella sua intrinseca connessione con la natura e nell'attitudine così fisica e attiva dei suoi abitanti. "Siamo ben educati, istruiti, con minori differenze sociali della maggior parte delle altre capitali. La natura è splendida e la città sicura. Ci sono sempre più possibilità di divertimento e cultura", ha dichiarato orgoglioso il sindaco Jussi Pajunen. L'articolo di Monocle, tuttavia, mette in evidenza soprattutto gli aspetti di tendenza della città: il fashion, la scena artistica, i bar alla moda, i ristoranti che inevitabilmente propongono una cucina "new-finnish" con influenze asiatiche o mediterranee, le bancarelle di delicatessen nei mercati all'aperto, gli estesi spazi Wi-fi. Al tempo stesso si riscoprono i luoghi canonici della tradizione, come i caffè o gli alberghi stile vecchia Europa, rinnovati con gusto rétro.
Il tutto letteralmente pervaso di design: hotel, showroom, musei, locali, mostre, shop, centri di studio. Lo stesso "design district", definizione di marketing per costruire una sorta di itinerario turistico in centro, si estende in realtà su tutta la città. "Dal punto di vista del design tutto avviene a Helsinki. Tutto è design oriented", precisa Marianne Aav, direttrice del Design Museum. "È un fenomeno iniziato nel XIX secolo. Helsinki è stata un centro dell'Art Nouveau e quindi del funzionalismo. Forse perché la classe alta era ristretta e considerava ogni forma di modernismo un simbolo di status. Storicamente, poi, il design locale si è affermato come espressione del primo nazionalismo, dopo l'indipendenza del 1917". Oltre il design e i fenomeni di tendenza (che saranno celebrati durante la prossima design week, dal 14 al 23 settembre), c'è qualcosa di più profondo e antico, una cultura che potrebbe esercitare un ruolo di rilievo nel nuovo polo politico che si sta formando nel Baltico e potrebbe rappresentare una nuova via nella ricerca delle identità europee.
[[ge:rep-locali:repubblica:117034312]]
Di tale cultura si può prendere a simbolo il Kiasma, il museo d'arte contemporanea disegnato da Steven Holl, un architetto americano che nella sua attenzione alla luce, alla materia, alla funzione, si connette alla filosofia del finlandese Alvar Aalto, uno dei maggiori maestri della generazione post-razionalista. Il museo prende nome da "chiasmo, nel senso della disposizione incrociata attraverso la quale i nervi ottici si invertono per raggiungere l'emisfero del cervello. In questo caso è la stessa struttura dell'edificio che s'incrocia con l'ambiente circostante: "una forma spaziale dinamica, una sintesi di ambiente-palazzo e palazzo-ambiente" che deriva anch'essa dalla visione organica di Aalto, in cui l'architettura moderna include aspetti emotivi e psicologici.
[[ge:rep-locali:repubblica:117034309]] In termini più generali, questa visione in cui s'intersecano antico e moderno, natura e tecnologia, tradizione e ricerca, mente e spirito, è alla base di un interessante fenomeno della cultura finlandese - che sembra diffondersi in tutto il Nord Europa: lo shamanesimo, in alcuni casi definito punk-shamanism, soprattutto per indicarne le forme giovanili o d'avanguardia. "È un fenomeno specifico della cultura finlandese moderna. Implica una sorta di consapevolezza etnica, un profondo rapporto con la natura, ma deriva anche dall'apertura al resto del mondo, dalla dimensione del viaggio. Come se alla fine del cammino si giungesse a riscoprire le proprie radici", spiega Marianne Aav. "Si applica a tutti i campi della cultura. Nella musica techno, per esempio, ci sono gruppi come i Vartina che utilizzano strumenti della musica tradizionale, riprendono sonorità che vanno dalla Carelia alla Siberia". Il quartiere di Ruoholahteen, a ovest del centro, nella zona del porto mercantile e dei cantieri navali, è un territorio di sperimentazione di questa cultura. Completamente ristrutturato, è composto da quinte di edifici in cui si alternano forme post-moderne e reperti di archeologia industriale, abitazioni e uffici, dove i palazzi dell'Htc, l'Helsinki Trade Center, fanno da sfondo alla Cable Factory, una vecchia fabbrica di cavi ristrutturata come centro di laboratori artistici, spazi espositivi e didattici, istituzioni culturali e musei (della fotografia, del teatro, degli alberghi). Una struttura urbana, come in tutta la città, concepita a dimensione d'uomo, affinché anche visivamente si attivi un chiasmo con gli spazi naturali.
"In un certo senso i finlandesi sono shintoisti: adorano la natura. Potremmo essere il punto di partenza di una nuova Via della Seta", dice il ballerino e coreografo Tero Saarinen, uno dei più interessanti protagonisti della danza contemporanea (si esibirà in Italia con la sua compagnia nell'aprile 2008). "La danza è il riflesso del mistico spirito della foresta finnica, crea una forte connessione alla conoscenza ancestrale. Si guarda indietro per andare avanti". Saarinen, che nei suoi spettacoli utilizza tecnologie d'avanguardia, è un interprete di questa nuova cultura progressiva, che si sviluppa secondo un rito sciamanico di sintesi anziché attraverso contrapposizioni. "Non sono interessato alle nuove tecnologie in quanto tali, ma per quello che possono significare, quello che possono dare e quindi per il loro contenuto etico".
La tecnologia, nella nazione che investe di più al mondo in ricerca e sviluppo dopo la Svezia, è al centro dell'ennesimo chiasmo tra passato e futuro, tradizione ed evoluzione. La sua icona è l'azienda, il marchio che, è stato detto, "porta la Finlandia nel mondo e il mondo in Finlandia": Nokia, modello di economia tribale in un contesto global. Glocal: circa 850 milioni di persone al mondo usano un Nokia e il 90 per cento dell'azionariato è globale, ma la compagnia si focalizza in Finlandia per management, progetti e sede, un luminoso e funzionale gruppo di palazzi dai cristalli azzurri che si specchia nelle acque del fiordo di Espo, oltre il ponte che lo separa dal quartiere di Ruoholahteen. Anche questa cultura all'apparenza perfetta ha i suoi riti meno solari, letteralmente. Si celebrano soprattutto il sabato sera, quando un pubblico di giovani riempie i locali (con una predilezione per i bar Tex-Mex del centro), si allinea sui marciapiedi in lunghe code alle porte di pub e discoteche, consuma fiumi di birra Kulta e di Lonkero, il long drink più popolare, composto da gin e soda, alternati a bicchieri di Fisu, caramelle Fisherman's Friends sbriciolate nella vodka. I locali chiudono alle 4 del mattino, ma d'estate il rito continua fino all'alba nei giardini o sulla spiaggia di Hietaniemi, per concludersi poco prima delle 6, quando apre il caffè del mercato all'aperto di Kauppatori, in fondo all'Esplanade.
In molti casi lo spettacolo della nottata non è esaltante. "È un rito di passaggio", commenta filosoficamente Timo, un funzionario dell'Ente del Turismo, uomo colto e di altra generazione. Per i sociologi è una conseguenza del sisu, caratteristica dello spirito finnico che denota una dedizione assoluta a ogni impegno umano e sociale e che a sua volta determina lo spleen, il disagio esistenziale che affligge i popoli del nord ed è causa del loro primato negativo, i suicidi. La maggior parte non avviene durante le lunghe notti invernali, bensì nella giornata dal solstizio d'estate, quasi temendo la vita che rinasce. Scrive Arto Paasilinna, autore-culto in Finlandia, nel suo divertentissimo romanzo Piccoli suicidi tra amici: "Si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!".