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La terra della memoria

Millenari olivastri che popolano coste e monti, nuraghi, grotte di rara bellezza: è l'Ogliastra, raccontata dallo scrittore Marcello Fois
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"La notte dell'eccidio la luna piena, grassa e sudata, se n'era stata appollaiata per ore sulla schiena delle montagne...Una luna antica che si era spalancata allo sguardo degli insonni. Così aveva iniziato a scialbare la campagna....Poi era passata in paese...Ah una luna maledetta! Che sussurrava sventure. Ma prima, anni prima di quella notte, in Ogliastra c'erano state notti e anche molte lune". Sotto il cielo di questo spicchio d'isola, che sembra verde, come olio appena spremuto, e giallo a tratti, al centro della costa centro orientale sarda (nella nuova, omonima provincia, stretta tra quella di Nuoro e quella di Cagliari), si svolgono le vicende che hanno ispirato Marcello Fois per il suo Memoria del Vuoto (Einaudi).

Si capisce subito che lo spettacolo della natura è uno dei protagonisti del libro, e non potrebbe essere altrimenti visto che è ambientato in un comprensorio che deve il suo nome, molto probabilmente, ai millenari Olivastri che ne pop…
"La notte dell'eccidio la luna piena, grassa e sudata, se n'era stata appollaiata per ore sulla schiena delle montagne...Una luna antica che si era spalancata allo sguardo degli insonni. Così aveva iniziato a scialbare la campagna....Poi era passata in paese...Ah una luna maledetta! Che sussurrava sventure. Ma prima, anni prima di quella notte, in Ogliastra c'erano state notti e anche molte lune". Sotto il cielo di questo spicchio d'isola, che sembra verde, come olio appena spremuto, e giallo a tratti, al centro della costa centro orientale sarda (nella nuova, omonima provincia, stretta tra quella di Nuoro e quella di Cagliari), si svolgono le vicende che hanno ispirato Marcello Fois per il suo Memoria del Vuoto (Einaudi).

Si capisce subito che lo spettacolo della natura è uno dei protagonisti del libro, e non potrebbe essere altrimenti visto che è ambientato in un comprensorio che deve il suo nome, molto probabilmente, ai millenari Olivastri che ne popolano le coste ed i monti. E in queste pagine si scopre un paesaggio che le parole faticano a contenere, così come infinitamente ampio appare l'orizzonte chiuso dalle montagne e dal mare. E' una terra che Fois non ha mai smesso di amare, anche se da anni vive a Bologna, e che ha celebrato scegliendo con cura maniacale ogni frase, per fare in modo che le parole fossero sempre cariche di suggestione, ma prive di ogni inutile retorica: "La mia anima - dice Fois - è rimasta in Sardegna. Mi piace sapere che qui la modernità ha trovato il cancello chiuso. Ci sono ancora le persone che si salutano per le strade. Ogni volta che torno in Ogliastra, sono colpito dall'affetto della gente, dall'abbraccio fraterno. Tutti si conoscono e parlano tra di loro. E i racconti sono impressi nella mia memoria, come quelli su Stocchino".

"Il libro - continua Fois - nasce da un'esperienza autobiografica a posteriori su qualcosa che mi è sempre stata raccontata. Stocchino era un mito in Sardegna, ma anche l'uomo nero che le mamme usavano come spauracchio. Mia nonna per farmi paura mi ripeteva "guarda che viene Stocchino a prenderti" e per me era l'orco. L'ho capito tardi che in realtà era una persona. Oggi rappresenta una vera leggenda tanto che durante le feste e le sagre popolari si vende la sua biografia in ottave". Fois, dunque, sa e sviscera, romanzandola, la storia di quel latitante, soprannominato "la tigre dell'Ogliastra" (il personaggio reale, nato a fine Ottocento, aveva nel cognome una "c" in meno), sulla cui testa il Duce mise la taglia più alta mai fissata su un brigante, duecentocinquantamila lire, tutto per spazzare via il banditismo in Sardegna. "...Stocchino è un pluriomicida latitante. "Eccidio in Ogliastra" hanno scritto i giornali: e "atto barbarico", e "carneficina", e "massacro", e "strage"..."



Nello stesso tempo ci mostra una terra molto bella anche se "dura da vivere" e questa "durezza" traspare anche dalla lingua che usa, dalla contrapposizione tra il dialetto e una lingua italiana ricercata. La Sardegna di Fois è un luogo dove uno sgarbo, anche piccolo, può portare ad inimicizie eterne, in cui un simbolo disegnato in terra scardina i destini di intere generazioni ed in cui gli agnelli cadono, letteralmente, dal cielo. Gli uomini e gli animali convivono non solo nella vita reale, ma anche nel linguaggio e nelle credenze: gli assassini hanno il cuore a forma di testa di lupo, i matti l'hanno a forma di testa di scimmia, i minorati a forma di testa di pesce. "Quel bambino ha il cuore a forma di testa di lupo, dice all'improvviso Anníca, c'ha il cuore spigoloso come quello degli assassini. Antioca [la mamma di Samuele] le punta il dito contro, ma lo sa che sta combattendo una battaglia già persa...".

Come non rimanere affascinati da una terra che forgia i cuori degli uomini in questo modo ed assegna loro un destino impossibile da cambiare? Per questo abbiamo deciso di seguire lo scrittore attraverso i luoghi che più ama, alla scoperta di tutto il fascino di una terra ancora intatta, dove la luce scolpisce ogni cosa e sembra avere qualcosa di magico: al mattino tende all'argento, di pomeriggio all'oro. E dove il tempo sembra non fermarsi: qui deve esserci l'elisir di lunga vita con il più alto numero di centenari, come zia Raffaella di Arzana (caratteristico paese di pastori e paese natale di Stocchino), che marcia verso i 109 anni (la zona è diventata un vero laboratorio per le ricerche sul DNA). Il paesaggio ha infinite facce, i boschi e il mare si tingono di colori ineguagliabili fino ai cupi riflessi bluastri del lago artificiale del Flumendosa. Le torri abbarbicate alle rocce sembrano sentinelle solitarie così come i complessi nuragici che immobili appaiono all'improvviso dietro una curva della strada e sembrano raccontare storie perse nella notte dei tempi.



Tra queste la più straordinaria è quella del nuraghe Serbìssi, 1500-1100 a. C., nel comune di Osini, costruito sopra una grotta al cui interno sono visibili i resti di un villaggio. Vi si arriva attraverso una lunga strada tra i boschi, in un paesaggio solitario, dove non si vede traccia umana per chilometri e chilometri. Pochi luoghi dell'Ogliastra possono dare l'idea di quale fosse l'ambiente in cui si muoveva Samuele Stocchino per la sua latitanza o per compiere le sue vendette. Per avere un ulteriore esempio basta andare a visitare il complesso archeologico di S'Arcu 'e is Forros, a Villagrande Strisaili, dove si trova il tempio nuragico più grande e meglio conservato di tutta la Sardegna. Si gira lo sguardo intorno a trecentosessanta gradi ed eccolo lì, intatto, il fascino selvaggio di questa terra contorta e indomabile come il ginepro secolare che cresce sulla mura del tempio.

Tutto il libro Memorie del Vuoto è fitto di riferimenti a questa geografia che sembra fatta di vuoti, e che solo la fantasia riesce a riempire, a dargli concretezza: il paese di Elìni (il più piccolo centro ogliastrino sia per numero di abitanti che per estensione di poco più di mille ettari), Arzana (con il complesso nuragico di "Ruinas" che in sardo vuol dire "rovina"), Tortolì con le sue sculture moderne "en plein air" (nel comune si trova il porto di Arbatax, uno degli scali con cui si accede alla Sardegna dal continente), tutti da esplorare senza fretta, anche a bordo del Trenino Verde (web). Un tempo trasportava pastori ed emigranti, oggi, con locomotiva diesel, "corre" da Mandras (Cagliari) per centosessanta chilometri tra una fitta boscaglia e le più alte montagne dell'isola, ripide salite e ampie vallate, infilando gallerie e attraversando le splendide gole del Flumendosa, su un ponte da brivido. Nel suo viaggio sfiora il "tacco" di Perda Liana, simbolo di questa terra, ed un altro dei rifugi prediletti da Stocchino.

Le strade deserte si srotolano sinuose in infinite curve, incontro a nascondigli ideali, in quelle che oggi sono attrazioni per viaggiatori smaliziati, come i "Tacchi di Ulassai", altipiani di roccia calcarea (la principale caratteristica morfologica della zona) che si ergono, come torri, sui monti circostanti. Un paesaggio carsico ammantato dalle chiome dei lecci e delle sughere. Alla base dei Tacchi si aprono le grotte "Su Marmuri", un grandioso spettacolo della natura che ha costruito sottoterra le sue cattedrali di pietra grazie alla forza indomabile dell'acqua (sono gestite dalla Cooperativa "Su Bullicciu" 0782-79859 che organizza anche escursioni naturalistiche). Ci si trova di fronte a "sculture" che sembrano scaturite dall'estro di un artista famoso: stalattiti intarsiate, gigantesche stalagmiti, laghetti serrati tra arabeschi di cristallo, lance di alabastro che pendono dalle volte maestose e numerose sale come la Sala dell'Organo, le cui concrezioni sono simili alle canne di questo strumento, la Sala del Cactus, così chiamata per presenza di due alte stalagmiti che ricordano le famose piante grasse esotiche. Anche il territorio circostante di Usassai è caratterizzato dai "taccus".

Il più originale è il complesso calcareo di "Su Casteddu 'e Jeni", con le sue guglie e spuntoni, alcuni dalle forme bizzarre come "Dante" che per il profilo umano col naso aquilino ricorda il poeta toscano. Ai confini dell'Ogliastra, dove questa declina già verso la Barbagia di Seulo, si trova Seui, circondato da alcuni degli ambienti naturali più poderosi di tutta l'isola. Qui Stocchino non giunse mai, ma chissà, forse avrebbe potuto, se lo avessero catturato lassù nei boschi. Perchè a Seui si trova il Carcere Spagnolo (del 1647), oggi inserito in un circuito museale di grande interesse. Visitando le strette e claustrofobiche celle, si può ben comprendere perchè Samuele Stocchino preferisse farsi ammazzare, piuttosto che catturare vivo! (info P.S.C. S'Eremigu, 0782-539002).

Il nostro viaggio non può che terminare a Lanusei, terra antica (abitata già 150 mila anni fa) con il magico e misterioso Bosco di Selene: c'è chi insinua che tra questa fitta vegetazione, Stocchino avesse uno dei suoi numerosi rifugi. Il bosco, oltre ad aree picnic e percorsi pedonali, è ricco di reperti archeologici, tra cui le due Tombe dei Giganti (per la visita: Cooperativa "La Nuova Luna", web, 0782-41051). L'Ogliastra, infine, è terra eccitante per i "climber", gli arrampicatori: belle pareti come Cala Luna (nel territorio di Baunei) o le pareti strapiombanti di Cala Goloritzè (vi si accede solo dal mare o dopo una passeggiata di oltre un'ora seguendo una mulattiera) con i massi color borotalco srotolati dalla falesia.