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Francia

Tutte le anime di Parigi

Nelle sale il film Paris di Cédric Klapisch. Lungo Senna, Belleville, i Giardini del Palais Royal, il Pont Neuf. Le geografia di uno straordinario meltin pot. I Viaggi

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PARIGI VAL BENE un altro film. Un'altra sbirciatina, soprattutto se a farla sono gli occhi di chi la ama, ci vive e la interpreta. Perché le mappe non distinguono tra baguette normali o tradition, quelle di frumento puro impastate a mano dai fornai, fiore all'occhiello delle boulangerie cittadine. Non spiegano la bellezza di andare d'inverno al mercato sotto casa dove il pescivendolo di fiducia pulisce la sua mercanzia tra i fiocchi di neve e le biciclette si inseguono tra le avenue da quando i marciapiedi sono stati allargati a discapito delle automobili. “Paris” di Cédric Klapisch è tutto questo questo e anche di più. E' un viaggio nel suo ventre fiero e orgoglioso, velato di malinconia ma sempre rabbioso e reattivo, in cui fermentano storia e storie che rivelano dietro l'altezzosità dei suoi cittadini il sentimento di un amore puro che vuole cerebrarla e preservarla nel contempo. Ogni personaggio rappresenta uno spicchio di Parigi, ogni storia si interseca, come nel melting pot tipico della città, e ogni attore che lo impersona (regista incluso) ci abita e ha una sua lista di luoghi che predilige. Ci sono panettieri e fruttivendoli, architetti all'avanguardia e signore che lavorano nella moda. Juliette Binoche è Elise, assistente sociale single madre di tre bimbi che nel suo ufficio aiuta clochard e immigrati, per lo più africani, ad integrarsi nella città trovandogli lavoro e casa. Anche a Parigi infatti, la città che naviga e non affonda - Fluctuat nec mergitur, questo il suo motto - approdano clandestini sbarcati in Francia su barconi improvvisati come a Lampedusa, che talvolta si inabissano in mare e altre, come per uno dei personaggi minori, hanno maggiore fortuna. Elise lavora in un team di sole donne e donne sole che si lamentano del carovita con la paura di “finire nelle banlieu”, costrette ad abbandonare i bistrot tanto amati. Per Juliette Binoche attrice, la perdita più grande sarebbe quella di non poter più passeggiare sul lungo Senna. “E' quello il mio posto preferito, di notte e di giorno. Le luci, il fiume, i ponti, l'idea di essere fuori dalla corrente”. Inscindibilmente legata al suo lavoro, ama alla follia il Pont Neuf, dove girò un film nel '91, o il Pont des Arts, altra location di un film, “Rendez-vous”, che la vide protagonista. E quando attraversa il Pont Marie penso sempre al suo psichiatra che ha lo studio lì vicino. Nel film Elise ha un fratello, Pierre (Romain Duris), ballerino del Moulin Rouge - dove non si esibiscono solo danzatrici avvenenti bordate di piume - che scopre di essere malato di cuore. Non può più uscire di casa per paura dello stress, ma non rinuncia alla sua città passando i pomeriggi in balcone, osservandola vivere e inventando storie sui passanti che segue nelle loro case senza tende perché siamo in nord Europa e la luce è poca. Per lui Elise va al mercato e sceglie tra le clementine che vengono dalla Corsica, Libano e Israele. Nella vita privata Duris adora Belleville, lo stesso quartiere dove Daniel Pennac ha ambientato la saga di Malaussène. “Una zona sempre piena di gente - racconta l'attore - affollata di supermarket cinesi, caffè anonimi e al tempo stesso così importanti, con la straordinaria veduta di Parigi e un magnifico parco”. Già, i parchi, la Parigi en plein air con i suoi giardini francesi, diversi da quelli inglesi, giapponesi o italiani, dove si può passeggiare tra gli alberi dei giardini del Palais Royal, o in quelli dove gruppi silenziosi si ritrovano a volteggiare delicatamente con gambe e braccia esercitandosi all'alba nel Tai Chi. Seduto in terrazza, Pierre rincorre con lo sguardo Laetitia, giovane studentessa che ha una relazione con Roland Verneuil (Fabrice Luchini), il suo professore della Sorbona. Roland ha la sua cattedra di storia in una maestosa aula ad anfiteatro rivestita di intarsi lignei della prestigiosa università. Conduce anche un trasmissione tv in cui racconta Parigi recandosi nel seicentesco Hotel Pimodan dai vasti saloni dove a metà dell'Ottocento si riuniva il Club des Haschischins, o club dei fumatori di hashish, di cui facevano parte Théophile Gautier, Charles Baudelaire e Honoré de Balzac che lì fumavano le loro porzioni di paradiso. O nelle catacombe della capitale francese, 11 mila metri quadrati di cunicoli sotterranei che sette anni prima della rivoluzione furono adibiti a cimitero sostituendo quelli del centro. Zeppi di cadaveri delle vittime di pestilenze ed epidemie, a forza di inumazioni avevano superato di più di due metri il livello della strada. Le ossa dei morti furono spostate lì, impilate una sull'altra con dovizia e macabro senso artistico. La leggenda vuole che nel 1793 ci si avventurò un tal Philibert Aspairt senza più riuscire a trovare la via d'uscita. Il suo cadavere fu scoperto solo 11 anni dopo e in una delle gallerie in cui si perse venne eretta una lapide in sua memoria visibile ancora oggi. Luchini, sette volte candidato ai César, una vittoria, adora la metropolitana “e specialmente il suo odore. A parte questo non ho un luogo preferito. La cosa meravigliosa di Parigi è che non c'è mai un solo posto che può essere isolato dagli altri, tutta la città è movimento. La amo profondamente proprio perché non ho preferenze”. Cédric Klapisch dietro la macchina da presa riprende tutto e tutti perché “Parigi è una rete di interconnessioni. Per farle un ritratto devi muoverti in tutte le direzioni, rispettandone la complessità”. Anche lui ama il lungo Senna e ha un debole per l'Ile saint-Louis. “Parigi è un posto in cui puoi perderti - spiega - è la sua forma frammentata che ne fa emergere il lato più vitale e dinamico”. Nelle ultime inquadrature del film il ballerino ammalato è in taxi verso verso l'ospedale in cui subirà un rischioso trapianto di cuore. C'è una manifestazione - la Parigi rabbiosa che non molla mai - e l'auto allunga il percorso attraversando tutta la città. Sotto i suoi occhi sfilano Place de la Bastille, Notre Dame, Place de la Concorde e Pierre non può che sorridere felice guardando la cosa più bella da vedere prima (forse) di morire.