✕

La Repubblica della felicità

Uzupio, quartiere di Vilnius, è un'utopia realizzata: si è dichiarato indipendente dalla Lituania e vive di arte e pace. Con una costituzione particolare. Dweb
3 minuti di lettura
Uzupio oggi è un vero Art Incubator con idee e progetti culturali precisi. Fino a ieri invece era più che altro un paradosso politico, cresciuto poco lontano dal cuore di Vilnius. Un'idea brillante e socialmente utile che tentava di trasformare un quartiere degradato, racchiuso tra le curve liquide del piccolo fiume Vilnia, in un micro-stato ideale collegato al resto del mondo da sette ponti.

La Repubblica di Uzupio fu un'idea nata per gioco il 1 aprile del 2000, data scelta per segnalare la goliardia dell'iniziativa. Un gruppo di residenti della zona, a quei tempi ancora pericolosa e piena di problemi, decise di formare un governo e dichiarare l'indipendenza dalla Lituania per riprendersi l'anima del rione e trasformarlo in un luogo creativo, positivo, dove far crescere tranquilli i bambini e liberare i sogni degli adulti. Un gruppo di idealisti e professionisti scrisse una costituzione di 41 articoli (che si trova incisa su una lastra di ottone luccicante in via Paupio…
Uzupio oggi è un vero Art Incubator con idee e progetti culturali precisi. Fino a ieri invece era più che altro un paradosso politico, cresciuto poco lontano dal cuore di Vilnius. Un'idea brillante e socialmente utile che tentava di trasformare un quartiere degradato, racchiuso tra le curve liquide del piccolo fiume Vilnia, in un micro-stato ideale collegato al resto del mondo da sette ponti.

La Repubblica di Uzupio fu un'idea nata per gioco il 1 aprile del 2000, data scelta per segnalare la goliardia dell'iniziativa. Un gruppo di residenti della zona, a quei tempi ancora pericolosa e piena di problemi, decise di formare un governo e dichiarare l'indipendenza dalla Lituania per riprendersi l'anima del rione e trasformarlo in un luogo creativo, positivo, dove far crescere tranquilli i bambini e liberare i sogni degli adulti. Un gruppo di idealisti e professionisti scrisse una costituzione di 41 articoli (che si trova incisa su una lastra di ottone luccicante in via Paupio vicino alla piazza principale). Fu un successo immediato. Arrivarono delegazioni dal resto d'Europa, persino il Dalai Lama venne in visita e il sindaco di Bogotà si è presentato di recente con lo scopo dichiarato di importare il modello di pace sociale anche nella sua difficile città.

"La novità è che l'eco della neorepubblica sta scemando", dice Darius Cepas, 40 anni, pizzetto, occhi azzurri e primogenito in braccio. "Chi ha inventato la Repubblica ha esaurito entusiasmo e tempo a disposizione; e da qualche mese gli unici a far girare davvero le cose siamo noi del centro. Stiamo cercando finanziamenti europei, ma non è facile...". Darius l'ho incrociato un sabato mattina passeggiando davanti al laboratorio/rifugio, fulcro delle attività della Repubblica. Ero sceso dalla via centrale di Vilnius (in ristrutturazione fino al 2009), verso la bella chiesa ortodossa della Santa Madre di Dio e il ponte vicino al quale è piantato il cartello di "Uzupio Res Publica". Appena oltre la terrazza di legno dell'Uzupio Kavine, una taverna sul fiume dalla posizione invidiabile ma dal servizio da dimenticare, i murales e i ragazzi neobohémien segnalavano l'entrata nel quartiere. Darius stava lì, con la faccia sorridente e il maglione nero da teatrante a chiacchierare con Giedrius Bagdonas, oggi direttore dell'Incubator, pittore residente a Uzupio da 12 anni. "Oramai i noveau rich hanno scoperto il quartiere e i prezzi delle case stanno schizzando alle stelle", racconta Giedrius, il direttore. "Ma sono i giovani artisti che hanno capito quello che vogliamo fare davvero. Al di là delle utopie repubblicane, qui si viene a imparare, a insegnare, a passare del tempo in modo creativo, anche solo guardando un quadro o una foto".

Il rumore di una motosega squarcia il mezzogiorno. Marius Dalia, fotografo, pittore, regista, viaggiatore e artigiano del legno, sta preparando un quintale di assi nel cortile dietro al centro. Lui ha dipinto i murales più belli ed è stato anche tra i fondatori della Repubblica. "Ci stiamo occupando sempre meno di politica e Stato", esordisce. "È una cosa noiosa, dopo un po'; meglio aggiustare un mobile, dipingere un quadro e fare felici i ragazzi che vengono qui ogni giorno a vedere come si usa un programma di foto-ritocco al computer o si organizza una mostra". Campanellini e candele compaiono intanto nella sala esposizioni principale del centro, la Galera, attivo dal 1995. Scialle di seta e sari del Rajastan hanno coperto i quadri; del tè al gelsomino fuma sui fornelli.

Daina e un paio di sue amiche stanno per iniziare la loro performance di danze indiane. Arriva un gruppetto di persone, parte la musica, sorrisi di incoraggiamento e attenzione assoluta. Mezz'ora di contorsioni hindu e cinque biscotti alla crema più tardi mi trovo a far due chiacchiere con le ragazze sul ponte di legno di fronte al centro. "Io studio e lavoro, ma nel weekend organizzo sessioni di danze del Kerala per divertirmi, esprimermi e condividere il calore della cultura indiana con chi ne sente il bisogno", dice Daina e accenna qualche passo facendo tintinnare i braccialetti al polso e le collane. Poco più in là ci sono un ragazzo che insegna Tai Chi e un altro che si esercita con la katana, la spada giapponese. C'è chi guarda, chi beve, chi impara, chi si fa i fatti suoi.

Con Darius andiamo a svegliare Daiva Lusaitè, una delle pittrici più in vista del momento a Vilnius. Tra una sigaretta e l'altra, sfoggiando un paio di pantofole coperte di fiori rossi da far invidia al miglior Warhol, racconta che ora sta smettendo di dipingere per dedicarsi alla danza orientale e al volontariato. "Vado spesso in una clinica dove si curano persone con forti depressioni e gravi problemi psicomotori. Funziona benissimo: la musica e la danza aiutano a mettere in moto meccanismi di autoguarigione insospettabili".

Nel suo atelier, tra simboli esoterici, statuette indiane e un compagno che si è appena alzato dal letto e ciondola con la barba lunga da una stanza all'altra, guardiamo insieme fuori dalla finestra. "Qui ci sentiamo liberi di essere quello che vogliamo. Chi viene qui a vivere stabilmente o anche solo a passare un pomeriggio, è il benvenuto, sempre. Ci rispettiamo a vicenda e scegliamo se condividere tutto o niente a seconda dell'umore e di come percepiamo le vibrazioni reciproche.

E ce ne stiamo in pace con tutti". Leggete gli articoli della Costituzione di Uzupio (leggi). E capirete il perché.