Profumi speziati, facciate in legno dipinto, una piazza verde che ricorda la campagna. Quanto basta per creare un piccolo paradiso nel cuore di Parigi. Ha fascino il quartiere di St. Marthe, nel 10 Arrondissement, a metà strada tra l'ambitissimo (e ormai radical chic) canale St. Martin e Belleville, il quartiere reso celebre dai romanzi di Pennac, con le sue case popolari e le sue comunità ebraica, islamica, cinese, turca, africana, francese. Percorrendo rue St. Marthe in direzione dell'omonima piazza, l'impressione è di trovarsi in un angolo di Mediterraneo: intonaci coloratissimi, muri scrostati, gente per la strada: una Parigi inedita, lontana tanto dall'architettura haussmanniana quanto dal "côté" cartolina di Montmartre. Un angolo di relax fatto di cortili/giardino nascosti dietro le abitazioni ai lati della strada: una particolarità del quartiere, assieme ai tanti atelier di scultura e ceramica che animano i piani terreni.
Al n. 4 un luogo emblema: la Rotîsserie (la Rosticceria). A pranzo è una trattoria a buon mercato, a cena, ristorante "cooperativo", con tavoloni di legno e spirito no-profit: ogni sera un'associazione propone un menu fisso a 10 euro da destinarsi allo sviluppo di un progetto culturale o sociale. Per palati più globali, St. Marthe offre una vasta scelta: Tierra del Fuego, al n. 6 (tel. 01.42.39.46.21), propone ottimi piatti tradizionali cileni, accompagnati dai vini dell'enoteca di Gonzalo. Qualche metro più in là, al n. 23, da Jambo (tel. 01.42.45.46.55), piatti tipici ruandesi in un ambiente dal design etnico-minimal. Consigliato: lo spezzatino di manzo alla banana . Per gli affezionati della cucina francese, invece, sulla piazza varie opzioni: per l'aperitivo c'è Panier con la sua atmosfera vintage, fatta di interni rosso mattone, insegne sbiadite e tappezzeria anni Settanta.
Accanto, il bistrot Le Sainte Marthe (tel. 01.44.84.36.96) è celebre per i suoi filetti di manzo, mentre il ristorante L'art H (tel. 01.53.19.04.14) propone ricette fusion e musica rock. Non solo per i suoi ristoranti esotici, il quartiere resta l'emblema del métissage d'Oltralpe: francesi, africani, maghrebini e qualche sudamericano convivono in una zona giovane e ospitale. Alcuni rappers dell'ultima ora discutono animatamente, mentre i parigini bene riempiono i tavoli dei caffè in piazza. Al n. 10, lo stilista della Guyana Sadio Bee adatta i tessuti della sua terra ai tagli occidentali mentre Joanna DeLys (www.jd-barocca.com), creatrice di splendidi gioielli vagamente rétro, ha aperto la propria boutique al n. 27. Chiara Deffane è un'elegante signora di origini algerine. Da sempre in prima linea per la salvaguardia del quartiere, è da tutti considerata come l'angelo custode di St. Marthe, in cui vive da più di 30 anni. Lei lo sintetizza così: "Nel quartiere convivono persone delle più diverse estrazioni sociali. St. Marthe è la Francia dell'ospitalità e dell'integrazione, la Francia che ho sempre sognato, quella che mi ha accolto quando fuggivo da una difficile condizione femminile".
Al n. 4 un luogo emblema: la Rotîsserie (la Rosticceria). A pranzo è una trattoria a buon mercato, a cena, ristorante "cooperativo", con tavoloni di legno e spirito no-profit: ogni sera un'associazione propone un menu fisso a 10 euro da destinarsi allo sviluppo di un progetto culturale o sociale. Per palati più globali, St. Marthe offre una vasta scelta: Tierra del Fuego, al n. 6 (tel. 01.42.39.46.21), propone ottimi piatti tradizionali cileni, accompagnati dai vini dell'enoteca di Gonzalo. Qualche metro più in là, al n. 23, da Jambo (tel. 01.42.45.46.55), piatti tipici ruandesi in un ambiente dal design etnico-minimal. Consigliato: lo spezzatino di manzo alla banana . Per gli affezionati della cucina francese, invece, sulla piazza varie opzioni: per l'aperitivo c'è Panier con la sua atmosfera vintage, fatta di interni rosso mattone, insegne sbiadite e tappezzeria anni Settanta.
Accanto, il bistrot Le Sainte Marthe (tel. 01.44.84.36.96) è celebre per i suoi filetti di manzo, mentre il ristorante L'art H (tel. 01.53.19.04.14) propone ricette fusion e musica rock. Non solo per i suoi ristoranti esotici, il quartiere resta l'emblema del métissage d'Oltralpe: francesi, africani, maghrebini e qualche sudamericano convivono in una zona giovane e ospitale. Alcuni rappers dell'ultima ora discutono animatamente, mentre i parigini bene riempiono i tavoli dei caffè in piazza. Al n. 10, lo stilista della Guyana Sadio Bee adatta i tessuti della sua terra ai tagli occidentali mentre Joanna DeLys (www.jd-barocca.com), creatrice di splendidi gioielli vagamente rétro, ha aperto la propria boutique al n. 27. Chiara Deffane è un'elegante signora di origini algerine. Da sempre in prima linea per la salvaguardia del quartiere, è da tutti considerata come l'angelo custode di St. Marthe, in cui vive da più di 30 anni. Lei lo sintetizza così: "Nel quartiere convivono persone delle più diverse estrazioni sociali. St. Marthe è la Francia dell'ospitalità e dell'integrazione, la Francia che ho sempre sognato, quella che mi ha accolto quando fuggivo da una difficile condizione femminile".