Caravaggio: vita di genio
di Maria Paola QuagliaLa regia è di Angelo Longoni, la fotografia del premio Oscar Vittorio Storaro, mentre a impersonare il pittore lombardo è Alessio Boni, anche lui lombardo, anche lui bergamasco. Anche se sul bergamasco di Caravaggio ci sono dei dubbi: c’è chi ipotizza che la nascita, in quel del 29 settembre 1571, non avvenne …
La regia è di Angelo Longoni, la fotografia del premio Oscar Vittorio Storaro, mentre a impersonare il pittore lombardo è Alessio Boni, anche lui lombardo, anche lui bergamasco. Anche se sul bergamasco di Caravaggio ci sono dei dubbi: c’è chi ipotizza che la nascita, in quel del 29 settembre 1571, non avvenne a Caravaggio, località della bergamasca conosciuta anche per il suo santuario di S.Maria del Fonte, bensì a Milano nella parrocchia di S.Stefano in Brolo. Di contro c’è chi obietta che esiste un documento dove il pittore dichiara che il suo luogo di nascita è proprio Caravaggio «Carraca oppido vulgo de Caravagio in Longobardis natus».
Fatto è che a Milano il Merisi trascorre gli anni della giovinezza e appena tredicenne lo troviamo a bottega di un pittore all’epoca di grido, Simone Peterzano, allievo di Tiziano. Un biografo del ‘600, Giulio Mancini, annota che Caravaggio «studiò in fanciullezza per 4 o 5 (un Colonna), che aveva fatto della sua residenza di Palazzo Madama un centro intellettuale. Qui nasce il grande artista. Nascono le grandi tele, complesse, con la luce, le penombre e lo sfondo buio, i volti sofferenti, il forte naturalismo. Nascono i capolavori delle chiese romane di S.Luigi dei Francesi e di S.Maria del Popolo. «Un modo di dipingere anticonformista: la gente si vedeva vera, riconosceva le proprie emozioni», osserva Boni.
Ma, nonostante il successo, la natura violenta del pittore ha il sopravvento: non solo malmena a Palazzo Madama un nobile ospite del Cardinale, cosa che gli costa il soggiorno nelle carceri romane di Tor di Nona; non solo ferisce un notaio, per amore di una donna, ed è costretto a una breve fuga a Genova, ma addirittura, a Roma, a Campo Marzio, per una rissa scoppiata durante il gioco della pallacorda, uccide un uomo. Condannato alla decapitazione, Caravaggio è costretto a un’ulteriore fuga: prima a Palestrina e Zagarolo, quindi a Napoli. Ancora un periodo prolifico in cui tra l’altro dipinge la Madonna del Rosario nella Chiesa dei Domenicani. Nel 1607 Michelangelo Merisi va a Malta.
L'obiettivo? Quello di diventare cavaliere per ottenere l’immunità e aver salva la vita. Stava quasi per riuscirci quando l’ennesima rissa con un ca- anni in Milano, con diligenza ancorché, di quando in quando, facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande». Già. Le stravaganze di Caravaggio. Se vogliamo chiamarle così. Sarebbe forse meglio definirle irrequietezze, irascibilità, rabbie indomabili.
Una sregolatezza che è l’altro lato del genio. Pare che la tappa successiva, Roma, nel 1592, sia una prima fuga a causa di un probabile omicidio che Michelangelo Merisi avrebbe commesso quell’anno. I primi tempi romani furono duri: pochi soldi, lavoro di poca soddisfazione. Quindi l’apprendistato in botteghe di mediocre fama dove però Caravaggio apprende quella velocità d’esecuzione alla quale è dovuta la grande produzione di capolavori in appena un paio di decenni. Successivamente, dal Cavalier d’Arpino, uno dei pittori in voga nella committenza romana, imparò a dipingere quel nuovo genere che verrà chiamato Natura morta. Si mette in proprio e inizia un periodo di vita sregolata, con denunce per fatti di violenza, male frequentazioni, un’aria tanto “vissuta” se è vero che il quadro il Bacchino malato della Galleria Borghese, rappresenta proprio il pittore, già malato di malaria. «D’altronde erano tempi duri, violenti », commenta Alessio Boni, che per interpretare Caravaggio ha studiato a fondo sia il pittore che il periodo storico, «tempi in cui saper usare la spada faceva la differenza tra la vita e la morte.
Per entrare nel personaggio ho dovuto imparare a tirar di spada con un grande maestro della scherma, Renzo Musumeci Greco che tiene corsi per attori di tutto il mondo. Ho imparato non il fioretto galante ottocentesco, ma la spada pesante seicentesca, la postura con il baricentro basso, il modo di camminare che è uno stare in guardia continuo». E il maestro Musumeci Greco, che nel film interpreta il maestro del Caravaggio, rincara: «Nel film ci sono sei duelli e Alessio ha sempre combattuto senza controfigure». Ma torniamo a Michelangelo Merisi che nel frattempo incontra il suo primo grande protettore, il Cardinal Francesco Maria del Monte (un Colonna), che aveva fatto della sua residenza di Palazzo Madama un centro intellettuale.
Qui nasce il grande artista. Nascono le grandi tele, complesse, con la luce, le penombre e lo sfondo buio, i volti sofferenti, il forte naturalismo. Nascono i capolavori delle chiese romane di S.Luigi dei Francesi e di S.Maria del Popolo. «Un modo di dipingere anticonformista: la gente si vedeva vera, riconosceva le proprie emozioni», osserva Boni. Ma, nonostante il successo, la natura violenta del pittore ha il sopravvento: non solo malmena a Palazzo Madama un nobile ospite del Cardinale, cosa che gli costa il soggiorno nelle carceri romane di Tor di Nona; non solo ferisce un notaio, per amore di una donna, ed è costretto a una breve fuga a Genova, ma addirittura, a Roma, a Campo Marzio, per una rissa scoppiata durante il gioco della pallacorda, uccide un uomo. Condannato alla decapitazione, Caravaggio è costretto a un’ulteriore fuga: prima a Palestrina e Zagarolo, quindi a Napoli. Ancora un periodo prolifico in cui tra l’altro dipinge la Madonna del Rosario nella Chiesa dei Domenicani. Nel 1607 Michelangelo Merisi va a Malta. L’obiettivo?
Quello di diventare cavaliere per ottenere l’immunità e aver salva la vita. Stava quasi per riuscirci quando l’ennesima rissa con un ca- valiere di rango superiore gli procura il carcere, quello di S.Angelo a La Valletta. Ancora una fuga, rocambolesca: evade dal carcere e si rifugia in Sicilia. Altro periodo di calma: a Siracusa studia archeologia, conia il nome di Orecchio di Dionigi per la Grotta delle Latomie. Dipinge una pala d’altare per S.Lucia, Chiesa dedicata alla patrona di Siracusa. E dipinge ancora, a Messina, a Palermo. Alla fine dell’estate del 1609 torna a Napoli dove subisce l’affronto di sicari al soldo del suo rivale maltese all’uscita della locanda del Cerriglio, nei pressi di via Monteoliveto e rimane sfigurato. Alcuni lo danno per morto.
Ma Caravaggio ha ancora un viaggio da compiere. Arriva la notizia che Papa Paolo V sta preparando la revoca della sua condanna e parte, via mare, verso Roma. Viene fermato a Porto Ercole dal presidio spagnolo. In attesa dei documenti papali, viene colto da un attacco di malaria e muore, il 18 luglio 1610. Il lido desolato e malarico della Maremma toscana dove venne sepolto, diventa la sua ultima meta.