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A Taos tra i fantasmi

Nel New Mexico che catturò un gruppo di intellettuali americani e l'irrequieto D.H. Lawrence. Dove "le stelle ululano come coyote lontani, dietro la luna" : Su Dweb
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Da studente, a Cambridge, un inverno avevo affittato una stanza nella casa di un bibliofilo. Nei momenti di noia passavo in rassegna tutti i suoi libri e una sera mi capitò in mano un testo di D.H. Lawrence che non conoscevo. Lo aprii a caso. "In questo freddo, le stelle ululano come coyote lontani, dietro la luna", vi si leggeva. "E i pini fanno piccoli rumori, repentini e furtivi, come se stessero spostandosi. E il posto brulica di fantasmi. Ma quando uno è abituato ai propri fantasmi, per quanto essi non siano così numerosi, diventano parte della propria famiglia, ma il legame è più forte di quello del sangue. Sono questi i fantasmi di cui si ha più nostalgia, quei fantasmi, quelli delle Montagne Rocciose... poiché fa freddo, dovrei avere il chiaro di luna ...".

Era la prosa di Lawrence con tutta la sua forza. Scoprii che raccontava del suo ranch in New Mexico. Il libro era Mornings in Mexico, Mattine Messicane (1…
Da studente, a Cambridge, un inverno avevo affittato una stanza nella casa di un bibliofilo. Nei momenti di noia passavo in rassegna tutti i suoi libri e una sera mi capitò in mano un testo di D.H. Lawrence che non conoscevo. Lo aprii a caso. "In questo freddo, le stelle ululano come coyote lontani, dietro la luna", vi si leggeva. "E i pini fanno piccoli rumori, repentini e furtivi, come se stessero spostandosi. E il posto brulica di fantasmi. Ma quando uno è abituato ai propri fantasmi, per quanto essi non siano così numerosi, diventano parte della propria famiglia, ma il legame è più forte di quello del sangue. Sono questi i fantasmi di cui si ha più nostalgia, quei fantasmi, quelli delle Montagne Rocciose... poiché fa freddo, dovrei avere il chiaro di luna ...".

Era la prosa di Lawrence con tutta la sua forza. Scoprii che raccontava del suo ranch in New Mexico. Il libro era Mornings in Mexico, Mattine Messicane (1927). Qualcosa accadde allora. I caratteri sembrarono sollevarsi di vari centimetri dalla pagina. L'inchiostro riluceva. Fuori pioveva. Rami secchi pendevano gocciolanti sotto un denso cielo opprimente. Che stavo facendo disanimato nella piovosa Inghilterra, sempre in ritardo con i miei saggi? C'erano altri luoghi, con montagne che si stendevano sotto un cielo terso e coyote e pini, e un chiaro di luna da bere. Un giorno... mi dissi.

Quel giorno arrivò otto anni più tardi, quando partii per il New Mexico per scrivere su Lawrence. Da allora ci sono tornato molte volte, e ora ci abito. C'è qualcosa di magico nella prima veduta che si ha della Mesa di Taos quando si viaggia verso nord da Santa Fe, su per lo stretto canyon del Rio Grande. Una serie ininterrotta di curve ampie porta sull'orlo di un precipizio dal quale improvvisamente si apre una vista su uno spazio aperto e spoglio, attraversato da una nebbiosa gola che ricorda la Rift Valley africana. Dieci miglia più in là sorge una catena di montagne scure e imponenti. Uno dei monti più alti, il brullo Taos, siede come avvitato per protesta alla pianura. Ai suoi piedi, sparpagliata e risplendente al sole, si estende la città di Taos. Sarebbe impossibile vivere per mille anni ai piedi di questa montagna, come hanno fatto gli indiani pueblo di Taos, e non arrivare a vederla come una sentinella.

Questo è il motivo, per certi aspetti, che portò qui i pittori che colonizzarono la zona ai primi del '900. Per dirla con le parole di uno di loro, Maynard Dixon: "Non si può discutere con le montagne del deserto. E se uno ci ha vissuto abbastanza a lungo, come gli indiani, non vorrai mai farlo. Hanno qualcosa che per noi è molto più reale di tanti stili artistici importati". Ecco il credo dei modernisti americani che si raccolsero in gruppi a Taos ai primi del secolo scorso: Taos sarebbe stata una fonte del nuovo americanismo nell'arte, un'alternativa inesauribile all'Europa. Ma Taos affascinava anche gli europei. Lawrence, Aldous Huxley, Carl Jung e Leopold Stokowski sono solo alcuni degli artisti e pensatori che trovarono il modo di arrivarci. E chi li spinse a venire fu una pioniera americana.

È dai piedi del monte Taos che Mabel Dodge Luhan - ereditiera, patrocinatrice delle arti, editorialista, promotrice (e vittima) della psicanalisi e animatrice dei salotti culturali - pianificò la rinascita della civiltà occidentale. Mabel si era trasferita a Taos nel 1917 e si era innamorata non soltanto del posto, ma anche di Tony Lujan (più tardi anglicizzato in Luhan), un capo dei pueblo vicini. Aveva lasciato il secondo marito, si era sposata con Tony e aveva ingrandito la casa nella periferia del villaggio, trasformandola in un fantasioso castello di adobe (chiamato da Dennis Hopper, che lo acquistò e vi abitò negli anni Settanta, il Palazzo di Fango). Poi aveva iniziato a invitare schiere di personaggi della cultura. L'idea era di presentare loro la cultura indiana, che lei riteneva essere la cura per l'alienata e dissociata umanità moderna. Oggi la casa è un museo, una locanda e santuario della letteratura allo stesso tempo.

Si possono apprezzare ancora gli animali e le figure geometriche che Lawrence dipinse nel '22 per proteggere la privacy di Mabel in uno dei bagni e i pavimenti di legno sui quali hanno camminato Ansel Adams, Alfred Stieglitz, Georgia O'Keeffe. Con i suoi camini kiva (tipici dell'architettura pueblo) e le lucide librerie di legno, la casa è una strana combinazione di malleabilità del fango e di casa della campagna inglese perfetta per un racconto di Agatha Christie. Madame Luhan aveva messo gli occhi su D.H. Lawrence in particolare, perché vedeva in lui il suo perfetto portavoce. Si era data da fare chiedendo ad amici di intercedere per lei e aveva persino mandato alla moglie di Lawrence, Frieda, una collana intrisa di irresistibile magia indiana. I suoi piani funzionarono e Lawrence arrivò a Taos nel 1922. Ma i rapporti con la coppia si guastarono rapidamente e allora lei li spedì a un ranch che possedeva tra le montagne a circa 17 miglia a nord di Taos e glielo regalò.

Lawrence soggiornò qui tre volte tra il 1922 e il 1925, ma in totale in New Messico trascorse solo 11 mesi. Il ranch era in realtà poco affine a quel Sudovest indiano che lui andava inseguendo e più vicino al mondo dei cowboy. Le tre vecchie capanne di tronchi e tavole scuri, i tetti bassi e le porte di tavole di legno grezze assomigliano più al rifugio di uno di quei vecchi personaggi dei western: il rude uomo bianco montanaro. E a custodire la proprietà è proprio un uomo così, tanto libero e indipendente che preferisce restare anonimo. "Quel che è poco, ma sicuro, è che io e lui non saremo mai andati d'accordo", esordisce parlando di Lawrence. "Picchiava le donne. Frieda sapeva che tipo era. Era come una madre per lui". E il vecchio non conosceva solo Frieda Lawrence, ma anche la Luhan e Dorothy Brett, un'aristocratica pittrice inglese che inseguiva Lawrence in giro per il mondo. "Sì, se la faceva con tutte e tre le donne".

Lawrence aveva buoni motivi per venire in New Mexico. Per anni aveva sognato di fondare una comunità utopica che si sarebbe chiamata Rananim e sperava di farlo qui. Era anche un uomo irrequieto e ciò che lui chiamava il suo "pellegrinaggio selvaggio", la sua ricerca in lungo e in largo per il mondo di una civiltà in grado di rispondere ai bisogni spirituali dell'umanità era forse in parte la ricerca di un buon clima. Il New Mexico, diversamente dal Texas e dalla California, accoglieva volentieri i malati di tubercolosi. L'aria di montagna secca e pulita era esattamente ciò che il medico gli aveva prescritto.

Lady Brett nella casetta accanto e Lawrence e Frieda in quella principale è stato il massimo avvicinamento di Rananim alla realtà: tre europei ritiratisi in una montagna a nord di Taos. Qui Lawrence non soltanto scrisse sotto il grande pino immortalato più tardi da Georgia O'Keeffe in The Lawrence Tree (L'albero di Lawrence), ma cominciò anche a cimentarsi nella pittura, firmando le sue tele "Lorenzo" (oggi sono conservate nel La Fonda Hotel che si affaccia sulla piazza di Taos). Nel 1935, cinque anni dopo la morte del marito, Frieda Lawrence trovò il modo di far arrivare le sue ceneri al ranch a Taos, dove aveva cominciato a costruire un mausoleo. Sembra che lei e Mabel avessero due idee diverse su come disporre delle sue ceneri. La Luhan sosteneva che Lawrence le avrebbe volute sparse, mentre la moglie, che morirà a Taos nel 1956, preferiva conservarle in un sacrario. Si dice che alla fine della discussione Frieda abbia rovesciato l'urna in un mucchio di cemento fresco, garantendo così che i resti finissero nel monumento che stava preparando. Il messaggio della Luhan al mondo ebbe per certi versi successo. Fu lei a collocare Taos, dove è morta nel 1962, nelle mappe dei principali centri del modernismo americano. È sorprendente come un posto così piccolo e lontano abbia attratto nel XX secolo figure tanto importanti del mondo dell'arte. Nel frattempo, la psicanalisi si è diffusa come lei voleva. E nel periodo in cui vi abitò Hopper negli anni Settanta, la vecchia casa continuò a ospitare celebrity della controcultura, tra i quali Bob Dylan e Leonard Cohen. C'è qualcosa di eccentrico nel dichiarare il proprio amore per una terra che non è la propria, il tipo di situazione che interessava gli esteti edoardiani. Ma ci sono alcuni posti, come la Provenza e Venezia, per esempio, il cui potere sull'immaginario è tale da dare luogo a una sorta di amore, un amore che a quanto pare può colpire le persone in ogni luogo, anche nella piovosa Inghilterra. Il nord del New Mexico è un posto così. Quando gli amici mi chiedono perché ho scelto di vivere in New Mexico, non so rispondere senza richiamarmi a Lawrence. Forse è passato di moda, ma è stato lui ad aprire la strada non solo riguardo alla letteratura, ma anche riguardo alla geografia. Sono molti gli europei che hanno seguito i suoi passi. A volte sembra che sia stato Lawrence a trasformare quel remoto angolo del mondo che è Taos in un angolo di Europa. Sarà pure stato un inguaribile irrequieto, ma capisco il disappunto di mia madre per il suo aver lasciato Taos. Come diceva Lawrence: "Sono questi i fantasmi di cui si ha più nostalgia, quei fantasmi, quelli delle Montagne Rocciose, che non vanno mai oltre la boscaglia. Io conosco loro, loro conoscono me: andiamo d'accordo". (© 2007 The New York Times) INFOFILE - arrivare L'aeroporto di Albuquerque è ben servito dalle principali linee aeree. Da qui a Taos, con un'auto a noleggio sono due ore e mezzo verso nord. - Dove dormire La Mabel Dodge Luhan House (240 Morada Lane, Taos; www.mabeldodgeluhan.com) è aperta tutto l'anno come bed & breakfast. Non c'è tv né telefono, alcune stanze hanno un bagno comune e nella casa padronale alcune delle scale sono molto ripide e strette. Nella dependance, la sistemazione è più moderna, ma sia che soggiorniate nell'una o nell'altra parte della Casa potrete godervi l'incredibile buffet della colazione nella vecchia sala da pranzo. Le camere vanno dai 95 ai 220 dollari. La Fonda Hotel (sulla piazza di Taos, www.lafondataos.com) ha alcuni pezzi originali del mobilio dipinti da D. H. Lawrence e qui si possono ammirare i suoi quadri. Le camere costano tra i 159 e i 229 dollari. - Pasti e bar Joseph's Table (505-751-4512, www.josephstable.com) si è trasferito qualche anno fa dal suo locale originale che consisteva in un buco nella roccia distante qualche miglio di autostrada, al pianterreno di La Fonda. La fama di essere uno dei migliori ristoranti del Sudest si è amplificata dopo il trasloco. Una cena per due arriva a costare facilmente 100 dollari senza vino e mancia. Ma da non perdere.
Un altro ristorante molto frequentato è il Taos Pizza Out Back, un posto accogliente e intimo, vecchio, malandato e pieno di fascino, poco lontano dal centro, con pizze originali e favolose zuppe a prezzi ragionevoli. - Cosa leggere Il libro di Mabel Luhan Edge of Taos Desert: An Escape to Reality (Ai margini del deserto di Taos: una fuga nella realtà) e quello di Lawrence Mornings in Mexico che parla sia del Messico tradizionale sia del Sudovest degli Usa.