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Thailandia

I nostri primi
dieci anni

Un compleanno importante che festeggiamo con i viaggi dei personaggi della cultura e dello spettacolo. Inizia Arbore a Phuket. In edicola su I Viaggi

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TRENT'ANNI FA una coppia di amici mi invitò a partecipare ad un viaggio in Oriente. Destinazione Thailandia. 'Sarà un viaggio all'insegna della comodità e del lusso', mi dissero entusiasti, 'andremo a Phuket e lì alloggeremo in un albergo di categoria 5 stelle, per non parlare di eccellenti ristoranti, barche a vela, bar e locali per divertirsi'. Accettai con piacere, anche se un pochino spaventato da un viaggio che mi pareva troppo da jet-set. Ma quando giunsi a Phuket sulla spiaggia di Nai Harn capì che i miei amici erano dei gran burloni.

Sull'arenile infatti, trovai sette-otto poverissimi micro bungolaw costruiti su delle palafitte. All’interno un tavolaccio per dormire. E, a completare il quadro, totale assenza di elettricità e di servizi igienici. Ovviamante rimasi completamente sconcertato e nelle prime 24 ore pensai più volte di tornare al più presto in Italia e alla civiltà. Ma, per fortuna, non lo feci. Al secondo giorno gli amici mi presero da parte e mi sollecitarono a godermi una vacanza 'diversa'. Mi guardai intorno e mi resi conto che ero finito in un posto per 'viaggiatori', vale a dire abitanti del mondo, senza una lira, che giravano il pianeta con una zaino di tela sulle spalle.

Di fronte a me cominciò a delinerasi un soggiorno in Oriente completamente 'hippy'. Iniziai così a darmi da fare. Andai al mercato di Phuket e comprai quello che ritenevo l’occorrente per sopravvivere: una coperta per il giaciglio in legno, una lampada ad acetilene, una pila elettrica per riuscire a tornare nel bungalow, un piccolissimo specchio per farmi la barba. Poi dovetti affrontare il problema più grave: con bagni alla turca e acqua dell’orcio dovevo trovare una soluzione per l'igiene personale. E allora inventai la teoria dei cinque secchi. Un secchio d’acqua per il water. Un secondo secchio per il bidet. Un terzo per lavarmi il viso. Un quarto per la pulizia dei denti. E un quinto per la rasatura della barba.
L'intera operazione igienica con i cinque secchi occupava un'ora della giornata. La mia trasformazione in un esperto 'viaggiatore hippy' era praticamente già avvenuta. Le scarpe vennero completamente dimenticate e, a piedi nudi, la sabbia bianchissima bagnata da un mare indescrivibile divenne la mia patria. Mi abituai talmente a vivere scalzo e con il solo costume da bagno che dopo quindici giorni, al termine della vacanza, non volevo più andare via, non riuscivo più a separarmi dal 'sunset', dal tramonto, il nome con cui la spiaggia di Nai Harn, orientata a Occidente, era stata battezzata dai viaggiatori europei, australiani, americani. Senza rendermene conto appieno avevo fatto lì, nella lontana Thailandia, un’esperienza decisiva. A quarant’anni capii che si può vivere con pochissimo, in una condizione quasi anteriore alla civiltà.

E questo mi rafforzò enormemente, perché mi fece sentire più libero, più autonomo da tutti i legacci della vita quotidiana. Negli anni a seguire la mia identità di uomo occidentale ha ovviamente preso il sopravvento. Continuo a viaggiare molto e continuo a coltivare una mia antica passione: lo shopping globale, dagli oggetti kitsch alle prelibatezze gastronomiche, dall’antiquariato fino ai tessuti e all'abbigliamento.

Sono, insomma, figlio della mia cultura e del mio tempo. Tuttavia, non dimenticherò mai l'incanto della Thailandia, della spiaggia di Nai Harn e del suo tramonto