VIA SIRACUSA, mezzogiorno, domenica. L’auto scivola dal civico 50, lasciandosi alle spalle via Libertà e si inoltra per le strade del centro tagliando per scorciatoie note solo ai palermitani. Sembra dirigersi verso la Cattedrale di cui già si scorgono le cupole. La meta è invece una strada semideserta costeggiata da baracche in lamiera. Dal veicolo, parcheggiato come capita, scende un uomo, statura alta, capelli arruffati. Entra deciso in una baracca e si mette a confabulare con una figura che rimane in penombra; che sia "il barone"? Dopo una breve trattativa l'uomo esce con aria soddisfatta: ha con sé un vasetto di ceramica decorata e un manifesto pubblicitario di una birra anni Sessanta.
Nascono così i libri e le mostre di Enzo Sellerio, fotografo e editore in Palermo: frutto di periodici blitz al Mercato delle pulci di via Papireto (per via di un laghetto di papiri), inesauribile miniera di antiquariato e modernariato siciliani. A Enzo brillano gli occhi ricordando quella brillante ("centomila lire") spedizione quando aprì una cassa e saltarono fuori, a migliaia, le matrici in carta traforata degli stampini di ottone che marcavano le cassette dei limoni in partenza dalla Sicilia per il mondo; ne vennero un libro, Dove fiorisce il limone e la scorsa primavera una variopinta mostra From Palermo to America, dedicata all’iconografia vapubblicitaria degli agrumi dell’isola.
Un'altra volta, una raccolta di cartoline del 1913 ("278 per diecimila lire") fa tremare le mani al collezionista, quando nota una busta arancione col timbro del Ministero degli Esteri. "Era del marchese di San Giuliano, quel ministro che permise all’Italia di passare dalla Triplice Alleanza all'Intesa: aveva appena perduto la moglie e il figlio e scriveva alla nuora, che abitava in palazzo San Giuliano a Catania, queste cartoline a puntate, con fotografie di avvenimenti mondani o internazionali. Ne ho fatto due libri". Il Mercato di via Papireto spunta dietro la Cattedrale sul finire degli anni Quaranta. Il ragazzo Enzo, precoce re delle pulci ("andavo a cercare la roba vecchia ai bastioni di Via Volturno") abitava a trecento metri da lì, nella casa paterna (padre palermitano, madre ebrea bielorussa ) che si deciderà a lasciare solo nel 1963 per prendere moglie, "ho fatto tutto tardi, anche a fotografare ho cominciato a ventotto anni, prima seguivo il partito comunista": lei è Elvira Giorgianni, figlia del prefetto di Ragusa, bella e acuta.
A cementare l'unione è la Palermo dei cinema, dei teatri, dei concerti, ma sono soprattutto le frequenti incursioni al mercatino, di giorno per vedere, la sera per contrattare, nel gusto comune per quel certo demodé che diventerà subito lo stile speciale di casa Sellerio. Enzo minimizza: «Con lo sventramento del centro storico negli anni ’60 e ’70 il Liberty te lo tiravano dietro, noi ci siamo espansi al collezionismo minore in varie direzioni, ceramica popolare, pittura su vetro, mobili thonet, giocattoli rari», arredata per intero alle pulci è la prima abitazione di via Segesta, set di un folgorante scatto domestico del fotografo siciliano, "Mia figlia Olivia sorpresa dalla madre mentre cerca di salire abusivamente nello studio del padre. Palermo, 1967". Il quartiere Libertà nasce a cavallo del secolo intorno all’omonimo viale con l’apporto del genio del Liberty Ernesto Basile, che scelse la traversale via Siracusa per costruire il suo personale Villino Ada; e proprio in quella via Elvira e Enzo si stabiliscono in pianta stabile, casa e ufficio, quando nel 1969, con l’incoraggiamento di Leonardo Sciascia e la liquidazione di Elvira che abbandona il suo impiego alla Regione Sicilia, danno vita alle edizioni Esse, poi Sellerio.
E dopo la separazione coniugale e editoriale (Enzo pubblica d’arte e fotografia, Elvira la narrativa e i saggi), mitigata dalla condivisione in via Siracusa dello stesso pianerottolo (i due non smetteranno mai di consultarsi, litigare e decidere insieme), mobili e oggetti sparsi qui o là si contendono i ricordi; come il memorabile acquisto del 1965, quella consolle «che però era una caricatura della consolle, con due scimmie al posto dei leoni», o quell’altro, puro stile Impero, «ma di quando conquistammo l’Africa Orientale...». Deprecando il degrado della Vucciria, Enzo Sellerio parte alla volta dell’immancabile appuntamento domenicale, il mercatino di Piazza Marina, dove lo ritroviamo a frugare nello stesso polveroso scatolone, testa a testa con il figlio Antonio, fantasioso young manager dell'azienda materna, laureato alla Bocconi, fanciullezza in via Siracusa "fuori e dentro la casa editrice col pallone sporco di terra".
La sua ultima preda da bancarella è un noir di Boileau e Narcejac, I vedovi, già in collana (La memoria, n. 680). Antonio è assiduo frequentatore di questo mercatino, abitando nella stessa Piazza Marina, nota anche per il ficus magnolia dai rami che scendono attorcigliandosi fino a diventare radici. Lui invece sta per traslocare: ha comprato, in Piazza Magione, insieme a un gruppo di amici il Palazzo Sambuca sventrato dalle bombe del 1943, "il più grande restauro privato di Palermo del Dopoguerra", precisa con orgoglio; e intanto sfila da un mucchio di libri un dimenticato giallo di Scerbanenco. Lasciamo un meditabondo Antonio Sellerio passeggiare sulle orme dei suoi antenati ottocenteschi che percorrevano in carrozza i viali del Foro Italico, fresco della bonifica che ha restituito a questo porto, chiuso a tre lati dalla montagna, l’unico contatto con il mare. Perché per vedere il mare vero di Palermo bisogna arrivare a Mondello.
E incontrare Olivia, che da bambina firmava senza incertezze "Olivia Sellerio Palermo", che conosce dieci lingue ma è la sola in famiglia a parlare il dialetto della sua terra. Olivia racconta. Del suo mare, che può anche non vederlo mai ma deve sapere di avere l’acqua intorno. Di quando i Sellerio facevano il trasloco a Mondello: si scendeva quando finiva la scuola, si saliva con la scuola, con certe pentole e certi copriletti avanti e indietro per quei sette chilometri, finché non si decisero a prendere in affitto per tutto l’anno la villa immersa nel Liberty, sede distaccata della collezione Sellerio di giocattoli di latta, che adesso è la sua casa. Olivia racconta. Di come Mondello impigrisce e fagocita. Dell'atmosfera da Belle Epoque che ancora vi si respira, e dell'aria pulita, dove fino a un secolo fa c’era la malaria; così, anche se continuano a divorarti le zanzare, quando piove giri in canoa e i topi si mangiano i fili del telefono, lei non smette di ritornarci, nelle pause delle tournée in giro per il mondo.
Perché la splendente Olivia, nata tra i libri (è una sua creatura la libreria Sellerio di Mondello) dieci anni fa ha scelto la musica e da allora trionfalmente compone e canta, melodie jazz innestate con il canto popolare siciliano. E racconta.Di quando i genitori la prendevano a scuola per portarla a fare il giro "delle pulci", o a fare il giro delle foto del padre, il grande Enzo che ha smesso di fotografare perché questa Sicilia non gli appartiene più: Olivia ama specialmente quella “dell’uomo con l’asinello che va verso il mare".
Intanto, l’imprendibile Donna Elvira ha fatto una solitaria apparizione al mercato del Capo, da lei prediletto, prima di dileguarsi verso il suo rifugio nella campagna paterna, dall’altra parte dell'isola.
Nascono così i libri e le mostre di Enzo Sellerio, fotografo e editore in Palermo: frutto di periodici blitz al Mercato delle pulci di via Papireto (per via di un laghetto di papiri), inesauribile miniera di antiquariato e modernariato siciliani. A Enzo brillano gli occhi ricordando quella brillante ("centomila lire") spedizione quando aprì una cassa e saltarono fuori, a migliaia, le matrici in carta traforata degli stampini di ottone che marcavano le cassette dei limoni in partenza dalla Sicilia per il mondo; ne vennero un libro, Dove fiorisce il limone e la scorsa primavera una variopinta mostra From Palermo to America, dedicata all’iconografia vapubblicitaria degli agrumi dell’isola.
Un'altra volta, una raccolta di cartoline del 1913 ("278 per diecimila lire") fa tremare le mani al collezionista, quando nota una busta arancione col timbro del Ministero degli Esteri. "Era del marchese di San Giuliano, quel ministro che permise all’Italia di passare dalla Triplice Alleanza all'Intesa: aveva appena perduto la moglie e il figlio e scriveva alla nuora, che abitava in palazzo San Giuliano a Catania, queste cartoline a puntate, con fotografie di avvenimenti mondani o internazionali. Ne ho fatto due libri". Il Mercato di via Papireto spunta dietro la Cattedrale sul finire degli anni Quaranta. Il ragazzo Enzo, precoce re delle pulci ("andavo a cercare la roba vecchia ai bastioni di Via Volturno") abitava a trecento metri da lì, nella casa paterna (padre palermitano, madre ebrea bielorussa ) che si deciderà a lasciare solo nel 1963 per prendere moglie, "ho fatto tutto tardi, anche a fotografare ho cominciato a ventotto anni, prima seguivo il partito comunista": lei è Elvira Giorgianni, figlia del prefetto di Ragusa, bella e acuta.
A cementare l'unione è la Palermo dei cinema, dei teatri, dei concerti, ma sono soprattutto le frequenti incursioni al mercatino, di giorno per vedere, la sera per contrattare, nel gusto comune per quel certo demodé che diventerà subito lo stile speciale di casa Sellerio. Enzo minimizza: «Con lo sventramento del centro storico negli anni ’60 e ’70 il Liberty te lo tiravano dietro, noi ci siamo espansi al collezionismo minore in varie direzioni, ceramica popolare, pittura su vetro, mobili thonet, giocattoli rari», arredata per intero alle pulci è la prima abitazione di via Segesta, set di un folgorante scatto domestico del fotografo siciliano, "Mia figlia Olivia sorpresa dalla madre mentre cerca di salire abusivamente nello studio del padre. Palermo, 1967". Il quartiere Libertà nasce a cavallo del secolo intorno all’omonimo viale con l’apporto del genio del Liberty Ernesto Basile, che scelse la traversale via Siracusa per costruire il suo personale Villino Ada; e proprio in quella via Elvira e Enzo si stabiliscono in pianta stabile, casa e ufficio, quando nel 1969, con l’incoraggiamento di Leonardo Sciascia e la liquidazione di Elvira che abbandona il suo impiego alla Regione Sicilia, danno vita alle edizioni Esse, poi Sellerio.
E dopo la separazione coniugale e editoriale (Enzo pubblica d’arte e fotografia, Elvira la narrativa e i saggi), mitigata dalla condivisione in via Siracusa dello stesso pianerottolo (i due non smetteranno mai di consultarsi, litigare e decidere insieme), mobili e oggetti sparsi qui o là si contendono i ricordi; come il memorabile acquisto del 1965, quella consolle «che però era una caricatura della consolle, con due scimmie al posto dei leoni», o quell’altro, puro stile Impero, «ma di quando conquistammo l’Africa Orientale...». Deprecando il degrado della Vucciria, Enzo Sellerio parte alla volta dell’immancabile appuntamento domenicale, il mercatino di Piazza Marina, dove lo ritroviamo a frugare nello stesso polveroso scatolone, testa a testa con il figlio Antonio, fantasioso young manager dell'azienda materna, laureato alla Bocconi, fanciullezza in via Siracusa "fuori e dentro la casa editrice col pallone sporco di terra".
La sua ultima preda da bancarella è un noir di Boileau e Narcejac, I vedovi, già in collana (La memoria, n. 680). Antonio è assiduo frequentatore di questo mercatino, abitando nella stessa Piazza Marina, nota anche per il ficus magnolia dai rami che scendono attorcigliandosi fino a diventare radici. Lui invece sta per traslocare: ha comprato, in Piazza Magione, insieme a un gruppo di amici il Palazzo Sambuca sventrato dalle bombe del 1943, "il più grande restauro privato di Palermo del Dopoguerra", precisa con orgoglio; e intanto sfila da un mucchio di libri un dimenticato giallo di Scerbanenco. Lasciamo un meditabondo Antonio Sellerio passeggiare sulle orme dei suoi antenati ottocenteschi che percorrevano in carrozza i viali del Foro Italico, fresco della bonifica che ha restituito a questo porto, chiuso a tre lati dalla montagna, l’unico contatto con il mare. Perché per vedere il mare vero di Palermo bisogna arrivare a Mondello.
E incontrare Olivia, che da bambina firmava senza incertezze "Olivia Sellerio Palermo", che conosce dieci lingue ma è la sola in famiglia a parlare il dialetto della sua terra. Olivia racconta. Del suo mare, che può anche non vederlo mai ma deve sapere di avere l’acqua intorno. Di quando i Sellerio facevano il trasloco a Mondello: si scendeva quando finiva la scuola, si saliva con la scuola, con certe pentole e certi copriletti avanti e indietro per quei sette chilometri, finché non si decisero a prendere in affitto per tutto l’anno la villa immersa nel Liberty, sede distaccata della collezione Sellerio di giocattoli di latta, che adesso è la sua casa. Olivia racconta. Di come Mondello impigrisce e fagocita. Dell'atmosfera da Belle Epoque che ancora vi si respira, e dell'aria pulita, dove fino a un secolo fa c’era la malaria; così, anche se continuano a divorarti le zanzare, quando piove giri in canoa e i topi si mangiano i fili del telefono, lei non smette di ritornarci, nelle pause delle tournée in giro per il mondo.
Perché la splendente Olivia, nata tra i libri (è una sua creatura la libreria Sellerio di Mondello) dieci anni fa ha scelto la musica e da allora trionfalmente compone e canta, melodie jazz innestate con il canto popolare siciliano. E racconta.Di quando i genitori la prendevano a scuola per portarla a fare il giro "delle pulci", o a fare il giro delle foto del padre, il grande Enzo che ha smesso di fotografare perché questa Sicilia non gli appartiene più: Olivia ama specialmente quella “dell’uomo con l’asinello che va verso il mare".
Intanto, l’imprendibile Donna Elvira ha fatto una solitaria apparizione al mercato del Capo, da lei prediletto, prima di dileguarsi verso il suo rifugio nella campagna paterna, dall’altra parte dell'isola.