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Il fuoco tra i santi

Gli incendi di questa estate sul Gargano. Colpa dell'uomo o della natura che vuole suicidarsi?

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VIAGGIANDO in rete mi fermo nel sito di un comune pugliese.
Dice che "si invitano tutti i cittadini che abbiano subito danni derivanti dagli incendi a voler predisporre ed inoltrare idonea istanza intesa ad ottenere i benefici di legge di cui al seguito"e poi elenca i requisiti. Io c’ero in quei giorni dell’incendio. In mezzo al caldo di luglio io e Andrea Pesce lasciamo l’autostrada e andiamo verso il mare. Il giorno prima c’erano stati due morti, ottocento sfollati e quattromila evacuati dalle spiagge. E ora Andrea mi guida in quell’angolo di terra che abbiamo visto nelle immagini del satellite mentre due pennacchi di fumo si muovevano verso i Balcani.

Mi guida attraverso paesi che si chiamano col nome dei santi. Da San Severo a San Matteo, da San Marco in Lamis a San Giovanni Rotondo. Lungo la SS272 brucia una collina. Chiamo i pompieri e quello che risponde non ci ha la voce di un operatore di call center, uno che ti chiede “in cosa posso esserle utile?” e quando riattacchi ti augura una buona giornata. Questo è uno pratico. Mi chiede subito “può procedere lei?” e io gli rispondo che posso procedere perché la strada è ancora libera dalle fiamme. "Non ha capito -fa il vigile telefonista- può procedere lei… con una frasca? Noi non abbiamo più persone disponibili". MI SPIACE, sta bruciando il Gargano e io non posso procedere. Ci fermiamo al prossimo santo, Monte Sant’Angelo. Ci arriviamo per Maria Teresa Surianello che si occupa del teatro nella festa di Legambiente. Mi dice che il festival si chiama teatro civile e sul palco nel chiostro delle Clarisse dove farò lo spettacolo è montato un set di luci a basso consumo energetico.

È bello il chiostro e pure tutto il paese che gli sta intorno. È bello come tutto il Gargano, tutto il meridione, tutta l’Italia. Un paese antico e misurato nei colori e nelle forme, ma circondato da palazzotti che sembrano il solito parto dell’abuso edilizio e invece forse è tutto approvato con timbri e bolli come quel curioso ospedale di padre Pio al paese accanto e tutti l’alberghi e le trattorie intitolate al santo. Il paese meta di viaggi in pullman con visita al santuario, pranzo e pomeriggio con smercio di pentole gentilmente offerto dalla ditta che organizza il pellegrinaggio eno-culi-religioso.

MA QUI NEL chiostro è tutta un’altra storia. Pure Andrea mi dice che “qui dentro al borgo il teatro è veramente civile e la festa non deraglia dal binario dell’ecologia e della solidarietà. È tutt’intorno che ci sta il cemento che avanza e l’incendio che gli spiana la strada. Colpa delle istituzioni ignoranti e conniventi". E invece no, miei nobili lettori. Andrea Pesce stavolta ha sbagliato. Le istituzioni sono sagge e concrete. Infatti si sono mosse in fretta e come dicevo in apertura hanno invitato i cittadini a fare idonea istanza per accedere ai fondi. E per sfatare il mito della dolosità degli incendi nel comunicato hanno anche svelato che essi sono causati "dall’aumento delle temperature oltre i consueti limiti stagionali" e “da un lungo periodo di siccità".

Dunque è colpa della natura. Forse non è l’uomo a distruggerla, ma lei che prova a suicidarsi.