SCUSI, DOV’È ONCE?» potete chiedere ad un passante che, senza esitazioni, spiega il tragitto più breve per arrivare in questo quartiere di Buenos Aires che non compare su nessuna guida turistica o cartina geografica, né tra gli annunci dei giornali o delle agenzie immobiliari. Eppure Once esiste. Non è un quartiere fantasma, ma un’area vivace e multietnica che vive di commercio. Si scopre che il barrio-mercato che si cerca è indicato sulle mappe come Balvanera anche se tutti lo chiamano Once, l’abbreviazione di Once de septiembre (11 settembre), una data che non passa inosservata e che porta subito alla mente l’attentato delle Torri di Gemelle del 2001.
L’origine di questo nome però è molto più antica. È stato ufficializzato da un decreto del Governatore Pastor Obligado nel 1853 per denominare la Stazione del quartiere, una delle più grandi della città insieme a Retiro e Constitución che affaccia su Plaza Miserere, e il mercato che sorgeva nella stessa piazza.La data si riferisce al giorno in cui, nel 1852, il comandante Valentín Alsina guidò la rivoluzione contro il tiranno Justo José de Urquiza per ottenere la secessione di Buenos Aires.
Solo successivamente il nome è stato preso in prestito dagli abitanti della città ed è entrato nel gergo comune per denominare l'area di Balvanera, così chiamata in onore della Madonna venerata in Spagna nella regione della Rioja. Pochi oggi conoscono la sua origine. La maggior parte delle persone non se lo è neanche mai chiesto. Alcuni lo associano al Día del maestro (il giorno dell’insegnante), celebrazione voluta dalla Conferenza Interamericana di Educazione di Panama del 1943 per ricordare lo scrittore, pedagogo e politico Domingo Faustino Sarmiento, scomparso l’11 settembre del 1888, che fu Presidente dell’Argentina dal 1868 al 1874.
Con il passar del tempo il nome ha perso, strada facendo, il mese (septiembre) ed è diventato per tutti semplicemente Once. Una semplificazione che spinge a curiosare tra le strade di questo barrio dall’anima doppia: ebreo e cattolico, triste e incantato, luminoso e sudicio, per cercare le tracce di un mistero nascosto, di una storia nella storia, di una versione moderna del Santo Graal. Il nome Undici fa venire subito voglia di sbirciare nei libri di Kabalà, la sapienza mistica della Bibbia ebraica che, attraverso codici, simmetrie e parallelismi, scova il messaggio segreto delle combinazioni numeriche.
Secondo la numerologia, la cifra ripetuta “11” è il primo Numero Maestro capace di dominare l’intelligenza dell’uomo. È simbolo di forza spirituale e appartiene alle grandi menti, sia negli aspetti positivi, sia negativi. È il grande bene o il grande male. Rappresenta la conoscenza, l’intuizione, l’imposizione, l’obbligo. È simboleggiato dalla stella a undici punte. Nei Tarocchi è la carta della giustizia. Anche la somma della data 11 settembre porta a 11 (9+1+1) che per gli antichi ebrei era il numero di Lilith, la forza femminile serpentina che spinse Eva alla disobbedienza.
Non è un caso, forse, che Once sia abitato prevalentemente da ebrei. La prima ondata vi è approdata nel 1860 da Russia, Polonia, Romania, Austria, Lituania, Cecoslovacchia, Ucraina, Albania. Già nel 1906 il cinquantasei per cento degli ebrei arrivati in Argentina viveva qui e si occupava di commercio. Oggi gli ebrei di Buenos Aires sono circa duecentomila e hanno dato vita a un barrio dinamico, diverso dai “pogrom” di altre città. L’atmosfera non è quella del ghetto chiuso, soffocante e isolato dal resto della metropoli, anzi si respira allegria e multiculturalismo. L’area è affollata anche da coreani, peruviani e boliviani.
Il quartiere si sviluppa intorno a quattro arterie principali che formano un quadrato. È ricco di botteghe, ristoranti, bar. Il sacro e il profano convivono uno di fianco all’altro. Simboli e lingue si mescolano creando un melting-pot più familiare e intimo rispetto a quello del Nordamerica. Appare come uno spazio poetico duale fatto di tragedia e magia, concretezza e superstizione, affari e preghiera. Passeggiare tra le sue cuadras variopinte fa sentire in una Rayuela, il “gioco del mondo” narrato dallo scrittore argentino Julio Cortázar: cercare qualcosa senza sapere che cosa in un labirinto scomponibile.
La stessa sensazione si ha leggendo il libro Once dello scrittore Marcelo Birmajer, classe 1966, autore della sceneggiatura del film sul quartiere El abrazo partido (L’abbraccio spezzato) di Daniel Burman. Il primo enigma che Bjrmajer vuole svelare è proprio quello del nome. La sua conclusione lo porta ad affermare che a Once «ci sarà dato l’Undicesimo Comandamento: non una nuova proibizione, ma il modo per usare gli altri dieci, cosi finalmente potremmo metterli in pratica. Entusiasmato da questa possibilità', scrive 'non sono mai andato via dal mio quartiere.
Ho sperato, e spero ancora, che questo Undicesimo Comandamento sarà dato a un terreno incolto che non esiste più e che il mendicante cieco di un occhio che mi metteva paura quando era un bambino, lo leggerà a tutti noi con il suo occhio mancante'. Lasciando Once viene da chiedersi: 'Chissà in quale angolo del quartiere è nascosto l’Undicesimo Comandamento? Chissà sotto quale faccia è celato l’uomo con un occhio solo che ci svelerà il segreto?'
L’origine di questo nome però è molto più antica. È stato ufficializzato da un decreto del Governatore Pastor Obligado nel 1853 per denominare la Stazione del quartiere, una delle più grandi della città insieme a Retiro e Constitución che affaccia su Plaza Miserere, e il mercato che sorgeva nella stessa piazza.La data si riferisce al giorno in cui, nel 1852, il comandante Valentín Alsina guidò la rivoluzione contro il tiranno Justo José de Urquiza per ottenere la secessione di Buenos Aires.
Solo successivamente il nome è stato preso in prestito dagli abitanti della città ed è entrato nel gergo comune per denominare l'area di Balvanera, così chiamata in onore della Madonna venerata in Spagna nella regione della Rioja. Pochi oggi conoscono la sua origine. La maggior parte delle persone non se lo è neanche mai chiesto. Alcuni lo associano al Día del maestro (il giorno dell’insegnante), celebrazione voluta dalla Conferenza Interamericana di Educazione di Panama del 1943 per ricordare lo scrittore, pedagogo e politico Domingo Faustino Sarmiento, scomparso l’11 settembre del 1888, che fu Presidente dell’Argentina dal 1868 al 1874.
Con il passar del tempo il nome ha perso, strada facendo, il mese (septiembre) ed è diventato per tutti semplicemente Once. Una semplificazione che spinge a curiosare tra le strade di questo barrio dall’anima doppia: ebreo e cattolico, triste e incantato, luminoso e sudicio, per cercare le tracce di un mistero nascosto, di una storia nella storia, di una versione moderna del Santo Graal. Il nome Undici fa venire subito voglia di sbirciare nei libri di Kabalà, la sapienza mistica della Bibbia ebraica che, attraverso codici, simmetrie e parallelismi, scova il messaggio segreto delle combinazioni numeriche.
Secondo la numerologia, la cifra ripetuta “11” è il primo Numero Maestro capace di dominare l’intelligenza dell’uomo. È simbolo di forza spirituale e appartiene alle grandi menti, sia negli aspetti positivi, sia negativi. È il grande bene o il grande male. Rappresenta la conoscenza, l’intuizione, l’imposizione, l’obbligo. È simboleggiato dalla stella a undici punte. Nei Tarocchi è la carta della giustizia. Anche la somma della data 11 settembre porta a 11 (9+1+1) che per gli antichi ebrei era il numero di Lilith, la forza femminile serpentina che spinse Eva alla disobbedienza.
Non è un caso, forse, che Once sia abitato prevalentemente da ebrei. La prima ondata vi è approdata nel 1860 da Russia, Polonia, Romania, Austria, Lituania, Cecoslovacchia, Ucraina, Albania. Già nel 1906 il cinquantasei per cento degli ebrei arrivati in Argentina viveva qui e si occupava di commercio. Oggi gli ebrei di Buenos Aires sono circa duecentomila e hanno dato vita a un barrio dinamico, diverso dai “pogrom” di altre città. L’atmosfera non è quella del ghetto chiuso, soffocante e isolato dal resto della metropoli, anzi si respira allegria e multiculturalismo. L’area è affollata anche da coreani, peruviani e boliviani.
Il quartiere si sviluppa intorno a quattro arterie principali che formano un quadrato. È ricco di botteghe, ristoranti, bar. Il sacro e il profano convivono uno di fianco all’altro. Simboli e lingue si mescolano creando un melting-pot più familiare e intimo rispetto a quello del Nordamerica. Appare come uno spazio poetico duale fatto di tragedia e magia, concretezza e superstizione, affari e preghiera. Passeggiare tra le sue cuadras variopinte fa sentire in una Rayuela, il “gioco del mondo” narrato dallo scrittore argentino Julio Cortázar: cercare qualcosa senza sapere che cosa in un labirinto scomponibile.
La stessa sensazione si ha leggendo il libro Once dello scrittore Marcelo Birmajer, classe 1966, autore della sceneggiatura del film sul quartiere El abrazo partido (L’abbraccio spezzato) di Daniel Burman. Il primo enigma che Bjrmajer vuole svelare è proprio quello del nome. La sua conclusione lo porta ad affermare che a Once «ci sarà dato l’Undicesimo Comandamento: non una nuova proibizione, ma il modo per usare gli altri dieci, cosi finalmente potremmo metterli in pratica. Entusiasmato da questa possibilità', scrive 'non sono mai andato via dal mio quartiere.
Ho sperato, e spero ancora, che questo Undicesimo Comandamento sarà dato a un terreno incolto che non esiste più e che il mendicante cieco di un occhio che mi metteva paura quando era un bambino, lo leggerà a tutti noi con il suo occhio mancante'. Lasciando Once viene da chiedersi: 'Chissà in quale angolo del quartiere è nascosto l’Undicesimo Comandamento? Chissà sotto quale faccia è celato l’uomo con un occhio solo che ci svelerà il segreto?'