SETTE CINESI in una scatola di scarpe costruiscono scarpe. Il primo dice non è vero che è una scatola di scarpe. Non è vero che ci possiamo entrare sette. Il secondo gli risponde che ho saputo di quattordici cinesi infilati in un pacchetto fiammiferi che facevano fiammiferi. Il terzo aggiunge pure che ce n’erano ventuno in un ditale facevano le dita di una mano con ventuno dita. Il quarto gli ricorda di un quartiere che viveva dentro tappo rovesciato in un bicchiere. Il quinto sorride e gli pare che ne ha visti almeno diecimila sotto un'unghia. Il sesto guarda e sorride felice. Il settimo pensa ma non dice.
SETTE CINESI in una scatola di scarpe lucidano scarpe. Sarebbe bello averle pure noi di queste scarpe lucidate dice il secondo al primo. Andarcene a passeggio questa scatola nel luccichio abbagliante della scarpa dice il quarto al terzo. Scarpe da ballo lucide coppale per fermarsi e ballare dice il sesto al quinto mentre ci pensa e sorride felice. Il settimo pensa dice. Sette cinesi costruiscono scarpe mentre passano i giorni. Io sono il lunedì che apre la settimana, primo. Io il martedì disgrazia del tempo che non passa, il secondo. Io sono abituato a stare quasi mezzo a questo stretto mare di giorni come quello che vede la terra dalla nave ma non può dire 'terra!' perché è soltanto il porto che ha lasciato ma ci vorrebbe tornare, il terzo. E il quarto è un giovedì di mezzo, mezzo nel cammino della vita, la grafite per la matita. Il quinto è un venerdì poco santo, venerdì ma cammina sicuro, una mano sul fianco, una mano sul muro. Il sesto è un sabato che è bava di e trabocca dal quadro, scivola verso la cornice. Il settimo pensa ma non dice.
SETTE CINESI addormentati in una scatola di scarpe sognano scarpe. L’avete mai visto un piede? È una specie di scarpa senza lacci. È una suola senza tacco, è un trucco. Pelle opaca che non puoi lucidare, un cuoio scolorito, un guanto di dita tutte uguali che non si può sfilare. È come la scimmia per l'essere umano, una sottomarca della mano. E per fortuna che dio creò scarpa per vestire i piedi nudi, che trasformò lo scalzo piede in mocassino, come si cambia l'acqua Cos’è un piede? Un selvaggio senza fede, dicono in coro. Verrà quel giorno che anche i barbari si saranno ricreduti. Quel dì tutti sapranno che la scarpa non è solo per camminare, ma pure per star seduti. ridono i cinesi schiacciati tra la scatola e le scarpe e il coperchio che gli pesa sulla testa come un bassissimo soffitto. Ridono in sei, il settimo sta zitto.
SETTE CINESI in una scatola di scarpe costruiscono scarpe. Uno si piega, l'altro si spezza. Uno si è già accontentato, il quarto lavora e non si ricorda quand’è che cominciato. Il quinto invece non c'ha mai pensato. Il sesto guarda e sorride felice, però lavora sodo perché suo personaggio è stato scritto in questo modo. Il settimo non dice e adesso smette pure di pensare, di lavorare perché lui dentro a una scatola ci era già stato, e prima di quella in un’altra. E prima in ancora. Passato di scatola in scatola come in un gioco cinese, che però in Cina non è un gioco.
SETTE CINESI in una scatola di scarpe lucidano scarpe. Sarebbe bello averle pure noi di queste scarpe lucidate dice il secondo al primo. Andarcene a passeggio questa scatola nel luccichio abbagliante della scarpa dice il quarto al terzo. Scarpe da ballo lucide coppale per fermarsi e ballare dice il sesto al quinto mentre ci pensa e sorride felice. Il settimo pensa dice. Sette cinesi costruiscono scarpe mentre passano i giorni. Io sono il lunedì che apre la settimana, primo. Io il martedì disgrazia del tempo che non passa, il secondo. Io sono abituato a stare quasi mezzo a questo stretto mare di giorni come quello che vede la terra dalla nave ma non può dire 'terra!' perché è soltanto il porto che ha lasciato ma ci vorrebbe tornare, il terzo. E il quarto è un giovedì di mezzo, mezzo nel cammino della vita, la grafite per la matita. Il quinto è un venerdì poco santo, venerdì ma cammina sicuro, una mano sul fianco, una mano sul muro. Il sesto è un sabato che è bava di e trabocca dal quadro, scivola verso la cornice. Il settimo pensa ma non dice.
SETTE CINESI addormentati in una scatola di scarpe sognano scarpe. L’avete mai visto un piede? È una specie di scarpa senza lacci. È una suola senza tacco, è un trucco. Pelle opaca che non puoi lucidare, un cuoio scolorito, un guanto di dita tutte uguali che non si può sfilare. È come la scimmia per l'essere umano, una sottomarca della mano. E per fortuna che dio creò scarpa per vestire i piedi nudi, che trasformò lo scalzo piede in mocassino, come si cambia l'acqua Cos’è un piede? Un selvaggio senza fede, dicono in coro. Verrà quel giorno che anche i barbari si saranno ricreduti. Quel dì tutti sapranno che la scarpa non è solo per camminare, ma pure per star seduti. ridono i cinesi schiacciati tra la scatola e le scarpe e il coperchio che gli pesa sulla testa come un bassissimo soffitto. Ridono in sei, il settimo sta zitto.
SETTE CINESI in una scatola di scarpe costruiscono scarpe. Uno si piega, l'altro si spezza. Uno si è già accontentato, il quarto lavora e non si ricorda quand’è che cominciato. Il quinto invece non c'ha mai pensato. Il sesto guarda e sorride felice, però lavora sodo perché suo personaggio è stato scritto in questo modo. Il settimo non dice e adesso smette pure di pensare, di lavorare perché lui dentro a una scatola ci era già stato, e prima di quella in un’altra. E prima in ancora. Passato di scatola in scatola come in un gioco cinese, che però in Cina non è un gioco.