La cultura è alla spina
di C. Longo BifanoQui la birra è molto di più di una bevanda, fa parte della storia nazionale. In ogni birreria antica sono passati letterati, politici, artisti. Ecco un itinerario dei migliori locali. I Viaggi
A meno di vent'anni dalla rivoluzione di velluto, Praga ha perso gran parte del fascino che incantava il viaggiatore. Eppure, basta l'odore del luppolo più buono del mondo, un bicchiere di birra eccellente e un pretzel croccante per riconciliarsi con una cultura e una tradizione che sembrano essere impermeabili ai cambiamenti della storia. Per i Cechi la birra è il tesoro nazionale, il "pane liquido" che costa poco più di un caffè e meno dell'acqua. Il giro di Praga attraverso la piva (birra) non può non cominciare da piazza Venceslao a pochi metri dalla quale si trova U Pinkasu, dal nome del fondatore, il marinaio Pinkas che, dopo aver gustato un bicchiere di Pilsner, nel 1843, decise di abbandonare il mare e di mettere su una piccola mescita. Si dice che, nonostante le dimensioni ridotte, da Pinkasu si spillino 6000 ettolitri l'anno: merito dei clienti che riescono a mandar giù fino a 10 pinte a sera della celebre birra, servita non pastorizzata e priva di gas.
A scorrere il libro…
A scorrere il libro…
A meno di vent'anni dalla rivoluzione di velluto, Praga ha perso gran parte del fascino che incantava il viaggiatore. Eppure, basta l'odore del luppolo più buono del mondo, un bicchiere di birra eccellente e un pretzel croccante per riconciliarsi con una cultura e una tradizione che sembrano essere impermeabili ai cambiamenti della storia. Per i Cechi la birra è il tesoro nazionale, il "pane liquido" che costa poco più di un caffè e meno dell'acqua. Il giro di Praga attraverso la piva (birra) non può non cominciare da piazza Venceslao a pochi metri dalla quale si trova U Pinkasu, dal nome del fondatore, il marinaio Pinkas che, dopo aver gustato un bicchiere di Pilsner, nel 1843, decise di abbandonare il mare e di mettere su una piccola mescita. Si dice che, nonostante le dimensioni ridotte, da Pinkasu si spillino 6000 ettolitri l'anno: merito dei clienti che riescono a mandar giù fino a 10 pinte a sera della celebre birra, servita non pastorizzata e priva di gas.
A scorrere il libro degli ospiti si scopre che vi si diedero appuntamento gli epigoni del risveglio nazionale ceco, seguiti, all'inizio del '900, dagli indipendentisti (tra cui il futuro primo presidente della Repubblica, T.G.Masaryk) e più tardi dagli animatori della Rivoluzione di Velluto. Seguendo i loro passi si può arrivare al numero 30 di Vodickova e attraversare come loro lo splendido passaggio Lucerna fino a risbucare sulla Piazza Venceslao, dove il 24 novembre del 1989 i nostri parlarono dal balcone di palazzo Melantrich davanti ad un milione di persone.
Sempre in via Vodickova, al 20, si trova la Novomestsky Pivovar, un labirintico birrificio sotterraneo che risale al Medioevo dove si serve birra non filtrata. Andando verso Staré Mesto, inevitabile il passaggio in piazza della Città Vecchia, affollata allo scoccare dell'ora da turisti con i visi all'insù nella contemplazione dell'Orologio Astronomico del 1410. Procedendo in direzione del Ponte Carlo, ecco un altro autentico "circolo della birra", situato al 17 di Husova in un edificio del '300 sormontato da una tigre dorata che dà il nome alla birreria, U Zlateho Tygra.
È un luogo affollato, frequentato da intellettuali e politici che resiste alle lusinghe dei turisti. Tra gli avventori abituali, indimenticabile lo scrittore Bohumil Hrabal scomparso nel '97, che in questo luogo continua ad essere venerato insieme ai suoi libri (La tendenza alle sbornie e al comunismo, La cittadina dove il tempo si è fermato). A pochi metri, nella grande cappella di Betlemme della fine del '300, Jan Hus diede il via alla sua predicazione e al movimento che da lui prende il nome. Continuando per Na Perstyne, si arriva a U Medvídku (Piccolo Orso), una fabbrica del 1466 che oggi vanta una piccola produzione di birra semi-scura. Siamo a due passi dalla Moldava e dal Teatro Nazionale, altro simbolo dell'irredentismo ceco.
Poco distante, in Kemenkova, c'è il celebre U Fleku, una delle più antiche birrerie della città di cui però, a parte l'ottima birra scura (lezak) e la splendida architettura, si è persa gran parte dell'atmosfera a scapito del folklore vacanziero. Il nostro viaggio culturale per birrerie si spinge a est dell'enorme Piazza Carlo, al numero 40 della quale si troverebbe la casa di Faust che, secondo la leggenda, vendette l'anima al diavolo.
Tra pozioni e magie, in Jecná ecco la Pivovarsky Dum, un birrificio che propone sperimentazioni: la birra allo champagne e alle ciliege. In Na Bojisti si trova l'Hostinec U Kalicha (Il Calice) frequentato dallo scrittore Jaroslav Hasek e ora a lui dedicato con, sui muri, i graffiti dei suoi personaggi. Delle atmosfere raccontate nelle avventure de Il Buon soldato Sc'vèik, feroce satira antimilitarista pubblicata subito dopo la Grande guerra, restano solo i ricordi, quando il luogo era sordido e fumoso, vi lavorava un vero Palivec e si aggirava una signora Müller in carne ed ossa che però non era la domestica del protagonista ma la padrona del bordello al piano di sopra. Per alcuni aspetti la vita di Hasek si incrocia con quella del contemporaneo concittadino Kafka che dalle birrerie si tenne sempre a distanza pur discendendo da un ricco produttore di birra. Un'ultima contaminazione birro-letteraria ci attende dall'altra parte della Moldava, in Malá Strana (Piccola Città), al numero 20 di Letenskà, dove sorge il convento di S.Tommaso.
Nel 1352 i monaci cominciarono a produrre una birra per la famiglia reale così buona che il poeta Jan Neruda (a cui poi il cileno Pablo "rubò" il cognome) ebbe a dire che dopo due pinte del convento si era pronti per vendere l'anima al diavolo. Oggi, di quella che fu la più antica fabbrica di birra di Praga e importante cenacolo culturale (oltre a Neruda vi bevvero assiduamente il poeta Macha, lo scrittore Arbes e molti altri) restano tre sale molto suggestive in cui si serve una scura appositamente prodotta.
Sempre legata al nome di Neruda e ai suoi Racconti di Malá Strana (1878), è un'altra hospode (locanda), la Baráãnická rychta, in Trziste, dietro Nerudova, nata alla fine dell'Ottocento e punto di ritrovo dei difensori delle tradizioni ceche. Oggi è un fumoso punto di ritrovo con musica dal vivo e ottimi piatti di carne cotti, neanche a dirlo, nella piva.
A scorrere il libro degli ospiti si scopre che vi si diedero appuntamento gli epigoni del risveglio nazionale ceco, seguiti, all'inizio del '900, dagli indipendentisti (tra cui il futuro primo presidente della Repubblica, T.G.Masaryk) e più tardi dagli animatori della Rivoluzione di Velluto. Seguendo i loro passi si può arrivare al numero 30 di Vodickova e attraversare come loro lo splendido passaggio Lucerna fino a risbucare sulla Piazza Venceslao, dove il 24 novembre del 1989 i nostri parlarono dal balcone di palazzo Melantrich davanti ad un milione di persone.
Sempre in via Vodickova, al 20, si trova la Novomestsky Pivovar, un labirintico birrificio sotterraneo che risale al Medioevo dove si serve birra non filtrata. Andando verso Staré Mesto, inevitabile il passaggio in piazza della Città Vecchia, affollata allo scoccare dell'ora da turisti con i visi all'insù nella contemplazione dell'Orologio Astronomico del 1410. Procedendo in direzione del Ponte Carlo, ecco un altro autentico "circolo della birra", situato al 17 di Husova in un edificio del '300 sormontato da una tigre dorata che dà il nome alla birreria, U Zlateho Tygra.
È un luogo affollato, frequentato da intellettuali e politici che resiste alle lusinghe dei turisti. Tra gli avventori abituali, indimenticabile lo scrittore Bohumil Hrabal scomparso nel '97, che in questo luogo continua ad essere venerato insieme ai suoi libri (La tendenza alle sbornie e al comunismo, La cittadina dove il tempo si è fermato). A pochi metri, nella grande cappella di Betlemme della fine del '300, Jan Hus diede il via alla sua predicazione e al movimento che da lui prende il nome. Continuando per Na Perstyne, si arriva a U Medvídku (Piccolo Orso), una fabbrica del 1466 che oggi vanta una piccola produzione di birra semi-scura. Siamo a due passi dalla Moldava e dal Teatro Nazionale, altro simbolo dell'irredentismo ceco.
Poco distante, in Kemenkova, c'è il celebre U Fleku, una delle più antiche birrerie della città di cui però, a parte l'ottima birra scura (lezak) e la splendida architettura, si è persa gran parte dell'atmosfera a scapito del folklore vacanziero. Il nostro viaggio culturale per birrerie si spinge a est dell'enorme Piazza Carlo, al numero 40 della quale si troverebbe la casa di Faust che, secondo la leggenda, vendette l'anima al diavolo.
Tra pozioni e magie, in Jecná ecco la Pivovarsky Dum, un birrificio che propone sperimentazioni: la birra allo champagne e alle ciliege. In Na Bojisti si trova l'Hostinec U Kalicha (Il Calice) frequentato dallo scrittore Jaroslav Hasek e ora a lui dedicato con, sui muri, i graffiti dei suoi personaggi. Delle atmosfere raccontate nelle avventure de Il Buon soldato Sc'vèik, feroce satira antimilitarista pubblicata subito dopo la Grande guerra, restano solo i ricordi, quando il luogo era sordido e fumoso, vi lavorava un vero Palivec e si aggirava una signora Müller in carne ed ossa che però non era la domestica del protagonista ma la padrona del bordello al piano di sopra. Per alcuni aspetti la vita di Hasek si incrocia con quella del contemporaneo concittadino Kafka che dalle birrerie si tenne sempre a distanza pur discendendo da un ricco produttore di birra. Un'ultima contaminazione birro-letteraria ci attende dall'altra parte della Moldava, in Malá Strana (Piccola Città), al numero 20 di Letenskà, dove sorge il convento di S.Tommaso.
Nel 1352 i monaci cominciarono a produrre una birra per la famiglia reale così buona che il poeta Jan Neruda (a cui poi il cileno Pablo "rubò" il cognome) ebbe a dire che dopo due pinte del convento si era pronti per vendere l'anima al diavolo. Oggi, di quella che fu la più antica fabbrica di birra di Praga e importante cenacolo culturale (oltre a Neruda vi bevvero assiduamente il poeta Macha, lo scrittore Arbes e molti altri) restano tre sale molto suggestive in cui si serve una scura appositamente prodotta.
Sempre legata al nome di Neruda e ai suoi Racconti di Malá Strana (1878), è un'altra hospode (locanda), la Baráãnická rychta, in Trziste, dietro Nerudova, nata alla fine dell'Ottocento e punto di ritrovo dei difensori delle tradizioni ceche. Oggi è un fumoso punto di ritrovo con musica dal vivo e ottimi piatti di carne cotti, neanche a dirlo, nella piva.