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L'amore nella città di Gabo

I luoghi del libro di Garcia Marquez e del film L'amore ai tempi del colera, ambientato a Cartagena. I Viaggi
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"VOLARONO BENE, molto basso… prima sui contrafforti delle creste innevate e poi sul vasto pelago della Ciénaga Grande. Dal cielo, come le vedeva Dio, videro le rovine dell’antichissima ed eroica città di Cartagena de Indias, la più bella del mondo, abbandonata dai suoi abitanti per il panico del colera dopo aver resistito a ogni tipo di assedio di inglesi e angherie di bucanieri per tre secoli. Videro le mura intatte, le erbacce delle strade, le fortificazioni divorate dalle viole del pensiero, i palazzi di marmo e gli altari d’oro…volarono sopra le palafitte delle Trojas de Catara, dipinte con colori da pazzi, con gabbie per allevare iguane da mangiare, e con grappoli di balsamina…volarono sull’oceano di ombre delle piantagioni di banani, il cui silenzio si innalzava fino a loro come un vapore letale…"

Con queste suggestive immagini Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel per la letteratura nel 1982, descrive la sua città d’…
"VOLARONO BENE, molto basso… prima sui contrafforti delle creste innevate e poi sul vasto pelago della Ciénaga Grande. Dal cielo, come le vedeva Dio, videro le rovine dell’antichissima ed eroica città di Cartagena de Indias, la più bella del mondo, abbandonata dai suoi abitanti per il panico del colera dopo aver resistito a ogni tipo di assedio di inglesi e angherie di bucanieri per tre secoli. Videro le mura intatte, le erbacce delle strade, le fortificazioni divorate dalle viole del pensiero, i palazzi di marmo e gli altari d’oro…volarono sopra le palafitte delle Trojas de Catara, dipinte con colori da pazzi, con gabbie per allevare iguane da mangiare, e con grappoli di balsamina…volarono sull’oceano di ombre delle piantagioni di banani, il cui silenzio si innalzava fino a loro come un vapore letale…"

Con queste suggestive immagini Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel per la letteratura nel 1982, descrive la sua città d’adozione, Cartagena, dove “Gabo” ha ambientato la maggior parte dei suoi romanzi. Le tante descrizioni della città che appaiono ne “L’amore ai tempi del colera” superano i limiti temporali della storia narrata nel romanzo; il libro inizia nel 1880 con i tre protagonisti adolescenti e si conclude nel 1930, quando ormai sono diventati anziani. Il periodo è quello delle guerre civili e delle stragi provocate dal colera, i cui sintomi spesso venivano confusi con quelli del “male d’amore”. Il libro è infatti un trattato sull’amore, ma anche una specie di guida magica per viaggiare in Colombia, un paese che unisce una modernità caotica e spesso pericolosa con una attenta conservazione delle zone antiche.

Nonostante Marquez fosse nato ad Aracataca un paesino costiero a 80 chilometri dalla capitale (Bogotà), è a Cartagena che si è fatto costruire una grande villa al centro della città, vicino al convento di Santa Clara, ed è qui che appena può ritorna, e dove è considerato un vero e proprio mito. Adesso il libro è diventato un film, diretto da Michael Newell e girato esclusivamente nei luoghi citati da Marquez. Nel cast Giovanna Mezzogiorno è Fermina Daza, la protagonista assoluta e l’unica attrice italiana di tutto il set.

La parte più antica di Cartagena, chiamata ciudad amurallada (città racchiusa tra le mura) è considerata dai ricchi colombiani come un luogo di vacanza, dove anche lo scultore Botero abitò per un periodo. Las murallas, cioè le mura della città vecchia costruite nel XVI secolo dagli spagnoli per difendere il porto dagli attacchi dei pirati e dagli inglesi, ancora oggi assolvono la loro funzione di proteggere il centro di Cartagena dalla speculazione e dalla confusione della città moderna. Le mura separano la parte della città con i palazzi coloniali, colorati, e le stradine silenziose, dalla parte più moderna, con i grattacieli e il caotico traffico presente in ogni grande città latinoamericana. La Tore del Reloj è l’ingresso principale delle mura, la Plaza de los Coches la via più movimentata (dove un tempo avveniva la tratta degli schiavi) e il palazzo delle torture dell’Inquisizione il pafuolazzo più bello.

Ed è in questi luoghi del centro, nelle piazzette col sottofondo del movimento delle carrozze (che non si sono mai estinte), i raffinati balconi, nelle chiese, che sentiamo maggiormente l’intensità e la poesia di quando leggiamo Marquez: "l'accompagnò a piedi attraverso la città vecchia, dove i loro passi risuonavano come ferri di cavallo sui selci. Spesso dai balconi aperti sfuggivano brani di voci fugaci, confidenze d’alcova, singulti d’amore ingigantiti dall’acustica da fantasmi e la fragranza calda dei gelsomini nelle stradine addormentate". Cartagena rivestiva una importanza strategica nei secoli scorsi ed oggi è considerata un gioiello del turismo in Colombia. La città si allunga per 14 chilometri lungo una meravigliosa costa caraibica; di giorno e di notte le grandi spiagge sono un costante viavai di giovani, venditori ambulanti, sportivi, fidanzati e turisti.

La città dal 1984 è patrimonio dell’Unesco cioè considerata un patrimonio dell’umanità e sottoposta a vincoli stringenti di tutela. Fondata nel 1533 da alcuni hidalgos spagnoli sulle rovine di un antico villaggio indio, in una baia davanti alle maggiori isole dei carabi, divenne molto presto il maggior porto del Sudamerica, e considerato la porta d’ingresso del Nuovo Mondo, la “Chiave delle Indie”: il più grande mercato di schiavi africani delle Americhe. Nel periodo in cui si svolge L’amore ai tempi del colera, un nuovo sobborgo di Cartagena, La Manga, era stato recentemente edificato; è qui che Fermina Daza e il marito, il dottor Urbino (che nel film di Newell è interpretato da Benjamin Bratt), vanno ad abitare. Una casa “grande e fresca”, in un quartiere borghese fuori dalle mura, descritto così’: “era un isola semidesertica, separata dal centro storico da un canale di acque verdi e coperta da macchie di arbusti che erano state rifugi di innamorati domenicali…Quel sobborgo tranquillo, con così belle tradizioni di amore, non fu invece molto propizio agli amori contrastati quando si trasformò in quartiere di lusso. Le strade erano polverose d’estate, fangose d’inverno e desolate per tutto l’anno, e le poche case erano nascoste fra giardini frondosi, con terrazze di mosaici al posto dei ricchi balconi di un tempo, come se fossero state fatte di proposito per scoraggiare gli innamorati furtivi”. L’architettura repubblicana e moresca di questo quartiere è particolarmente adatta al clima di questo luogo: palazzi con fontane e ampi cortili dove cercare refrigerio, grandi terrazze e giardini alberati alberati che raccolgono e mantengono l'aria fresca della notte.

D'inverno, in Colombia, fanno circa 30 gradi. E si trova in Colombia la catena montuosa costiera più alta del mondo, la Sierra Nevada. Fermina Daza ne L'amore ai tempi del colera viene portata all’inizio del libro nel "viaggio dell'oblio": "undici giorni a dorso di mula su per le cornici della Sierra Nevada, abbrutiti da un sole terso o bagnati dalle piogge orizzontali di ottobre, e quasi sempre col fiato sospeso da vapore soporifero dei precipizi". La protagonista, rapita dal padre per evitare il fidanzamento con Florentino Ariza (nel film Javier Bardem), arriva fino a Valledupar “l’allegro villaggio...c’erano lotte di galli nei patios, musiche di fisarmonica agli angoli delle strade, cavalieri su cavalli di buon sangue, razzi e campane”. Ancora oggi è possibile effettuare delle escursioni a piedi o a cavallo nella Sierra Nevada, ma rigorosamente organizzate e guidate.

Ma non è con questo film, in uscita a dicembre, che la Colombia di Gabo arriva nei nostri cinema; nel 1986 infatti Francesco Rosi girò il film Cronaca di una morte annunciata con Ornella Muti e Antony Delon. Il film venne girato a Mompòs, un villaggio della costa caraibica fondato nel 1530 e per molto tempo un porto rinomato. Quando gli chiesero perché avesse scelto Mompòs per girare Cronaca di una morte annunciata (nel libro infatti il dramma si svolge in un paese senza nome), Rosi rispose così: "è stata una delle più antiche città della Colombia, un paese sulle rive del fiume Rio Magdalena e presenta ancora oggi tracce di un’antica aristocrazia e ricchezza, che si sono poi perse con il passare degli anni". Mompòs infatti come scrive Marquez "era rimasta ai margini degli itinerari dei vapori per le incostanze del corso del fiume"; una città dai bellissimi palazzi e dove la vita riesce ad essere piu’ semplice. Facilmente si trovano case con le porte lasciate aperte e donne sulle sedie a dondolo che cercano refrigerio dall’aria che proviene dal fiume.

Mompòs si può raggiungere in aereo o in macchina, e è interessante da visitare per l’architettura moresca la chiesa di Santa Barbara. Tra i tanti luoghi incantevoli della Colombia non possiamo non menzionare il Rio Magdalena, che nei libri di Marquez, e nella storia colombiana è una importante via di comunicazione e spostamento: in Taccuino di cinque anni lo chiama “fiume della vita” e scrive “l’unico motivo per cui vorrei di nuovo essere un ragazzo è per viaggiare su un battello lungo il fiume Magdalena…nei periodi in cui la corrente era abbondante, il viaggio di risalita durava cinque giorni da Barranquilla a Puerto Salgar… I viaggi erano indugiosi e sorprendenti durante il giorno, e i passeggeri si sedevano sulle terrazze a guardar passare la vita.” E’ proprio nel finale di L’amore ai tempi del colera, quando Florentino Ariza e Fermina Daza, ormai anziani, riescono a coronare l’amore, che i due faranno una crociera su un battello per il fiume.

Il battello aveva issato la bandiera gialla del colera e, isolati dal resto del mondo “né lui né lei potevano immaginarsi in un’altra casa diversa dalla cabina, inseriti in una vita che sarebbe stata estranea per loro per sempre.” Purtroppo però la Colombia oltre ad essere così spettacolare e magica, intensa e allegra. è anche, per il viaggiatore, una nazione molto pericolosa. Per chi desidera alcune comodità e tranquillità, è certamente un posto sconsigliato. Essendo, come è noto, afflitta da gravi problemi di povertà, narcotraffico, microcriminalità, movimenti guerriglieri, e delinquenza comune, in alcune zone il nostro Ministero addirittura sconsiglia di effettuare viaggi. Nelle città piu’ turistiche come Cartagena e S. Marta è bene non addentrarsi da soli, (a meno che non si è esperti del luogo) specialmente la sera nei quartieri periferici e piu’ isolati (come il barrio Nelson Mandela) per non correre rischi