Viaggi

Dicono che è inciampato

Una domenica qualsiasi nell'autogrill di Badia al Pino. Il caffè, la sosta al bagno e un pericoloso cumulo di rifiuti. I Viaggi

2 minuti di lettura
CI FERMAVAMO a Badia al Pino. Era uno dei pochi autogrill che pareva un emporio di periferia con la sua vetrina piena di chincaglieria kitsch. Ci stavano le statuine di padre Pio e le palle di vetro con la neve finta. Ma chi è che se la compra 'sta robba? Nessuno. Infatti adesso quella casetta d'altri tempi è stata sostituita con uno scatolone di cemento. Meno folcloristico e più funzionale. Ma noi ci andavamo proprio per il folclore un po' burino da mercatino rionale. Quando fai settemila chilometri al mese incominci a conoscere l’autostrada come il tuo quartiere. Con Andrea Pesce, poeta fonico e navigatore, un po' ci scherziamo e un po' ci intristisce questa famigliarità con i fast food per turisti e camionisti.

BADIA AL PINO era troppo vicino a Roma per diventare la sosta del pranzo, ci prendevamo il caffè. E poi per problemi di stomaco avevamo smesso di mangiare pizza e panini. Così il pranzo è diventato quello di Montepulciano o Chianti. Magari Cantagallo vicino Bologna, gli autogrill col cavalcavia e il ristorante. Andrea ogni tanto varia la dieta. Io mi fermo solo davanti al carrello con le verdure. Carote, zucchine, rucola. Certe volte ci stanno i fagioli, raramente le rape rosse. Costa un po' meno di quattro euro e puoi riempire l’insalatiera. Io la carico il più possibile tanto che una volta me l’hanno fatta pagare come doppia porzione. Volete il caffè? Chiede la cassiera. La risposta cambia sempre. Certe volte ne prendiamo due, certe volte uno, certe volte un decaffeinato e uno normale...eccetera. Sul caffè noi italiani facciamo la differenza. Appoggiati al bancone dieci clienti diversi riuscirebbero a prendere dieci differenti caffè. A noi ci piace corto o basso o ristretto. Ogni zona d'Italia ci ha un modo diverso per dire che ne vuoi un po' meno della porzione standard.

POI SI VA AL GABINETTO, lavaggio mani e asciugatura all'attrezzo che sputa aria calda. Mi ci sono asciugato talmente tante volte che potrei anche dire la marca. Li produce quasi tutti un'azienda che sta a Trezzano sul Naviglio. Ne ha costruiti così tanti che con tutta quell'aria calda potrebbe asciugarlo quel naviglio. O forse è già asciutto, non lo so. A Trezzano non ci sono mai stato. Forse nemmeno l'asciugatore elettrico c'è passato mai. Forse viene dalla Cina dove ha asciugato il grande fiume Giallo. Prima di uscire ci tocca fare il tour attraverso gli espositori carichi di vini e aceti balsamici, salami e mortadelle. L’avete mai comprata la lonza ricoperta di pepe? Solo una volta ho visto uno che ce l’aveva in mano. Se l'era fregata. Io quando smetterò di andare in tournée me la comprerò. Poi montiamo sul furgone, facciamo pochi metri e ci fermiamo a fare gasolio. Al self-service costa meno. Striscio il bancomat, digito il codice e metto il timbro sulla carta-carburante. Andrea pulisce il vetro.

Ripartiamo. Prima di rientrare sull'autostrada sulla sinistra è pieno di sciarpe colorate. Buttiamo un occhio all’autogrill che sta dall’altra parte della strada. Sono almeno 50 metri. Ci sono i lavori in corso. Sul giornale c’era scritto che il poliziotto è montato su un cumulo di terra per sparare.
Dicono che è inciampato.