LE VIE DEL DESIGN sono infinite.
O quasi. Ma portano tutte
a Torino. Nel 2008 sarà
Torino la prima World Design Capital
della storia. Per un anno l’antica
capitale dei Savoia e degli Agnelli
metterà in fila un turbinio di appuntamenti
– oltre centottanta già
in calendario, destinati a crescere
ancora – dedicati al design, una delle
eccellenze del made in Italy, all'insegna
di una grande tema: Flexibility,
flessibilità. Sarà una vetrina,
ma anche laboratorio, centro studi,
luogo di incontri e di fibrillazioni e,
ovviamente, di esperimenti. Ed
esperimento è già la nomina stessa
della città, conferita il 30 settembre
2005 dall’Icsid, International Council
of Societies of Industrial Design,
l’associazione che raccoglie le più
importanti società del settore in
tutto il mondo, che non sono necessariamente
le più grandi.
La nomina premia non tanto la storia della città, che comunque ha saputo dire e dare cose importanti al design, quanto la sua reattività, la capacità di rinascere, se non dalle proprie ceneri, dalle rovine della crisi della vecchia identità industriale, che ha abbandonato per inventarsene una nuova, e anzi più di una. Nella decisione dell’Icsid ha avuto il suo peso il fatto che la rinascita è stata in sé un’operazione di design: realizzata a partire da una profonda riqualificazione architettonica e urbanistica, incardinata su grandi eventi, come le Olimpiadi invernali, che hanno portato soldi, turisti e attenzione internazionale in una città che, comunque, le maniche ha sempre saputo rimboccarsele. Lo ha dimostrato, nel frattempo, anche il rilancio della Fiat, che della storica identità industriale era il codice genetico.
Così Torino si è riscoperta capitale del Barocco, snodo di un sistema dove i turisti, dalle storiche attrazioni cittadine del Museo Egizio e della Mole, vengono invitati a scoprire le Alpi, le Langhe, i laghi, e sedotti con grandi vini e una cultura alimentare fatta non solo di tradizione, di agnolotti del plin e di bagna cauda, ma anche dell’innovazione di Slow Food e dell’Università di L’importanza del 2008 come anno del design è ben chiara ai torinesi. «È un riconoscimento a un settore storico della nostra economia» ha detto per esempio il sindaco Sergio Chiamparino, «ma anche a una realtà cui la città guarda per impostare il dopo Olimpiadi». Anche le grandi firme del design torinese concordano.
Dice Giorgio Giugiaro: «Lo spessore della nostra cultura umanistica, sociale e artistica, la valorizzazione dei giovani, le competenze diffuse che toccano l’intera filiera: sono questi i fattori che determinano la bontà del nostro design ». E Andrea Pininfarina, che rappresenta anche Confindustria, insiste «sull’importanza del design nel dare un valore aggiunto ai prodotti italiani e sul suo stretto legame con la ricerca e l’innovazione». Le vie del design sono quasi infinite: non era solo una citazione iperbolica. La prima cosa che salta agli occhi scorrendo l'impegnativo calendario, infatti, è la varietà di forme e applicazioni che il design ha sviluppato negli anni. Torino diventerà la meta e il banco di prova di un settore, o piuttosto di un modo di concepire le cose, dagli oggetti agli edifici, che disegna una Weltanschauung, un’idea integrata del mondo. In fondo, il disagio che proprio gli addetti ai lavori, i designer, i professori universitari, gli architetti, provano quando devono dare una definizione di design dimostra che la parola è andata ben oltre il significato originale di «progetto», per sconfinare nella moda e nell’arte.
Come spiegare altrimenti, infatti, appuntamenti come il convegno Elettrodomestici 2050, in programma ma ad aprile, la mostra-convegno Book Design Space in collaborazione con la Fiera Internazionale del libro, la mostra di Canelli, in provincia di Asti (perché l’anno non investe solo Torino, ma il Piemonte), sull’enomeccanica piemontese, il workshop di settembre dedicato al design digitale, gli abiti- scultura di Roberto Capucci e le armature dei samurai del museo fiorentino Stibbert in arrivo tra settembre e dicembre, la mostra floreale di marzo Flower design e gli appuntamenti dedicati al food design e allo sport.
Il programma (vedi sul sito), messo a punto dal comitato organizzatore (Comune, Regione, Fondazione Crt e Università) con il comitato scientifico, è stato poi realizzato dalla struttura diretta da Paola Zini, economista specializzata in strategie dello sviluppo applicate al territorio. Si punta a ottenere cose che restino, come è accaduto con le Olimpiadi. Come il Design Center, destinato a diventare una struttura permanente. E mentre l’anno che verrà è anticipato da qualche assaggio, come la mostra di dipinti di Le Corbusier, che definì Torino «la più incantevole delle città», si approssima la grande notte di Capodanno, che sarà anche cerimonia di apertura per Torino capitale mondiale del design
La nomina premia non tanto la storia della città, che comunque ha saputo dire e dare cose importanti al design, quanto la sua reattività, la capacità di rinascere, se non dalle proprie ceneri, dalle rovine della crisi della vecchia identità industriale, che ha abbandonato per inventarsene una nuova, e anzi più di una. Nella decisione dell’Icsid ha avuto il suo peso il fatto che la rinascita è stata in sé un’operazione di design: realizzata a partire da una profonda riqualificazione architettonica e urbanistica, incardinata su grandi eventi, come le Olimpiadi invernali, che hanno portato soldi, turisti e attenzione internazionale in una città che, comunque, le maniche ha sempre saputo rimboccarsele. Lo ha dimostrato, nel frattempo, anche il rilancio della Fiat, che della storica identità industriale era il codice genetico.
Così Torino si è riscoperta capitale del Barocco, snodo di un sistema dove i turisti, dalle storiche attrazioni cittadine del Museo Egizio e della Mole, vengono invitati a scoprire le Alpi, le Langhe, i laghi, e sedotti con grandi vini e una cultura alimentare fatta non solo di tradizione, di agnolotti del plin e di bagna cauda, ma anche dell’innovazione di Slow Food e dell’Università di L’importanza del 2008 come anno del design è ben chiara ai torinesi. «È un riconoscimento a un settore storico della nostra economia» ha detto per esempio il sindaco Sergio Chiamparino, «ma anche a una realtà cui la città guarda per impostare il dopo Olimpiadi». Anche le grandi firme del design torinese concordano.
Dice Giorgio Giugiaro: «Lo spessore della nostra cultura umanistica, sociale e artistica, la valorizzazione dei giovani, le competenze diffuse che toccano l’intera filiera: sono questi i fattori che determinano la bontà del nostro design ». E Andrea Pininfarina, che rappresenta anche Confindustria, insiste «sull’importanza del design nel dare un valore aggiunto ai prodotti italiani e sul suo stretto legame con la ricerca e l’innovazione». Le vie del design sono quasi infinite: non era solo una citazione iperbolica. La prima cosa che salta agli occhi scorrendo l'impegnativo calendario, infatti, è la varietà di forme e applicazioni che il design ha sviluppato negli anni. Torino diventerà la meta e il banco di prova di un settore, o piuttosto di un modo di concepire le cose, dagli oggetti agli edifici, che disegna una Weltanschauung, un’idea integrata del mondo. In fondo, il disagio che proprio gli addetti ai lavori, i designer, i professori universitari, gli architetti, provano quando devono dare una definizione di design dimostra che la parola è andata ben oltre il significato originale di «progetto», per sconfinare nella moda e nell’arte.
Come spiegare altrimenti, infatti, appuntamenti come il convegno Elettrodomestici 2050, in programma ma ad aprile, la mostra-convegno Book Design Space in collaborazione con la Fiera Internazionale del libro, la mostra di Canelli, in provincia di Asti (perché l’anno non investe solo Torino, ma il Piemonte), sull’enomeccanica piemontese, il workshop di settembre dedicato al design digitale, gli abiti- scultura di Roberto Capucci e le armature dei samurai del museo fiorentino Stibbert in arrivo tra settembre e dicembre, la mostra floreale di marzo Flower design e gli appuntamenti dedicati al food design e allo sport.
Il programma (vedi sul sito), messo a punto dal comitato organizzatore (Comune, Regione, Fondazione Crt e Università) con il comitato scientifico, è stato poi realizzato dalla struttura diretta da Paola Zini, economista specializzata in strategie dello sviluppo applicate al territorio. Si punta a ottenere cose che restino, come è accaduto con le Olimpiadi. Come il Design Center, destinato a diventare una struttura permanente. E mentre l’anno che verrà è anticipato da qualche assaggio, come la mostra di dipinti di Le Corbusier, che definì Torino «la più incantevole delle città», si approssima la grande notte di Capodanno, che sarà anche cerimonia di apertura per Torino capitale mondiale del design