Quando, all'inizio del secolo scorso, i Francesi fondarono Ouarzazate come avamposto della Legione Straniera nel profondo Sud del Marocco, non immaginavano certo di aver gettato le basi per la nascita della nuova Hollywood marocchina. Il primo a scoprirne il fascino esotico fu il regista Joseph von Sternberg, che vi ambientò Morocco, pellicola cult in bianco e nero con una conturbante Marlène Dietrich, consacrando così questa regione di casbah millenarie e oasi rigogliose alle porte del deserto come la location ideale per kolossal a sfondo storico.
E nei dintorni non si contano le oasi e i villaggi diventati dépendance temporanee degli studios. In fondo, perché mai costruire palazzi e città di cartone quando si hanno a disposizione decine di locations più vere del vero? A cominciare dalla casbah di Ait-Ben-Haddou, la più famosa delle antiche cittadelle fortificate d'argilla costruite secoli fa dalle popolazioni berbere del grande sud marocchino per difendersi dalle scorrerie dei predoni del deserto. Difficile immaginare scenografia più suggestiva di questo labirinto di terra rossa cotta al sole addossato a una collina da cui svettano palme e torrette merlate. Orson Wells la trovò perfetta come sfondo per il suo Sodoma e Gomorra. Poi arrivarono le troupe di Lawrence d'Arabia, dell'Ultima Tentazione di Cristo e de Il The nel Deserto. Insomma, una location da Oscar, è il caso di dirlo, anche se ormai praticamente abbandonata, ma che intanto si è aggiudicata l'inserimento nel Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.
A differenza di Ait-Ben-Haddou, Taourirt, la casbah di Ouarzazate, invece ferve di vita, botteghe di artigiani e negozietti di tappeti e bijoux berberi. Era la residenza preferita del Glaoui, il pascià di Marrakech, l'ultimo grande feudatario del Maghreb. Si possono visitare gli appartamenti con i soffitti in legno di cedro in cui risiedeva con la sua favorita, appena restaurati, e poi girovagare tra le ruelles assolate invase da bimbi vocianti. Tutt'intorno si estende la città moderna costruita dai Francesi in posizione strategica per controllare i traffici dei nomadi del deserto. Per millenni la casbah è stata infatti una tappa obbligata lungo la via carovaniera che collegava Marrakech e Timbuctu: un itinerario diventato quasi leggendario, che oggi si può in parte percorrere seguendo la Strada delle Mille Casbah che si snoda lungo il corso del Drâa, un fiume bizzarro, che dapprima scorre in superficie per poi insabbiarsi e riapparire dal nulla dopo 800 chilometri, in prossimità dell'Atlantico.
L'avventura ha inizio sui tornanti mozzafiato del Djebel Sagho, un massiccio dell'Anti-Atlante aspro e roccioso che culmina nel passo di Tizi-n-tinififft. Il paesaggio è a dir poco lunare e l'ultima cosa che ci si aspetterebbe di trovare è un'oasi verde e rigogliosa. Ad Agdz la strada si immerge nello sconfinato palmeto della valle del Drâa, duecento chilometri ombreggiati da qualcosa come due milioni di palme da cui emergono di tanto in tanto le maestose architetture color ocra delle casbah dove la vita scorre a ritmi ancestrali. Villaggi remoti, spesso in rovina, il cui fascino senza tempo non è però sfuggito a produttori e registi.
E' il caso dello Ksar (un insieme di casbah) di Tamnougalte, già scelto da Bernardo Bertolucci per alcuni ciak de Il the nel deserto e riconoscibile anche come sfondo di alcune scene de Le Crociate. Ed è certamente merito della ribalta del cinema se oggi nella cittadella è in corso un grandioso progetto di salvaguardia finalizzato al restauro degli edifici più antichi, come la moschea e il mausoleo del marabut, che risalgono al XVII secolo. A Tamegroute si sosta invece per visitare la zaouïa, una delle più antiche biblioteche del deserto del Nord d'Africa, stipata di manoscritti, testi sacri e trattati scientifici vecchi di secoli, provenienti dalla Persia, dall'Arabia, dall'Etiopia, giunti fin qui insieme ai carichi preziosi di oro, tessuti e spezie delle carovane trans-sahariane dirette a Zagora, "la porta del deserto". Un tempo, il viaggio a dorso di cammello da qui a Timbuctu durava 52 giorni esatti, come precisa il murale riverniciato di recente alle porte della città.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035337]]Oggi molto meno, ma per ritrovare l'atmosfera di quei tempi basta fare un salto al souk di Zagora, tuttora frequentato dai discendenti delle tribù nomadi che fondarono la città nel XIII secolo. Oltre ad acquistare i prodotti delle oasi, tra cui i datteri dolci come miele, al souk si può fare incetta di tappeti, monili d'argento e le tipiche ceramiche berbere verniciate di verde. Se invece non è giorno di mercato (che si tiene solo mercoledì e domenica), si può curiosare nella Boutique Touareg, praticamente una caverna di Alì Babà stipata di ogni mercanzia di fronte all'hotel Tinsouline. Ancora una manciata di chilometri ed ecco Mhamid, quasi al confine con l'Algeria, ultimo vero avamposto della civiltà prima del mare di sabbia del Sahara che inghiotte le acque del Drâa. E anche la strada. Da qui in poi si prosegue soltanto in 4x4 o a dorso di dromedario, destinazione le dune di Chigaga, quasi al confine con l'Algeria, le più spettacolari e selvagge del Marocco, ancora poco battute dai turisti. Protetto dalle dune alte fino a 300 metri c'è un piccolo campo tendato permanente, dove si dorme sotto le stelle.
E nei dintorni non si contano le oasi e i villaggi diventati dépendance temporanee degli studios. In fondo, perché mai costruire palazzi e città di cartone quando si hanno a disposizione decine di locations più vere del vero? A cominciare dalla casbah di Ait-Ben-Haddou, la più famosa delle antiche cittadelle fortificate d'argilla costruite secoli fa dalle popolazioni berbere del grande sud marocchino per difendersi dalle scorrerie dei predoni del deserto. Difficile immaginare scenografia più suggestiva di questo labirinto di terra rossa cotta al sole addossato a una collina da cui svettano palme e torrette merlate. Orson Wells la trovò perfetta come sfondo per il suo Sodoma e Gomorra. Poi arrivarono le troupe di Lawrence d'Arabia, dell'Ultima Tentazione di Cristo e de Il The nel Deserto. Insomma, una location da Oscar, è il caso di dirlo, anche se ormai praticamente abbandonata, ma che intanto si è aggiudicata l'inserimento nel Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.
A differenza di Ait-Ben-Haddou, Taourirt, la casbah di Ouarzazate, invece ferve di vita, botteghe di artigiani e negozietti di tappeti e bijoux berberi. Era la residenza preferita del Glaoui, il pascià di Marrakech, l'ultimo grande feudatario del Maghreb. Si possono visitare gli appartamenti con i soffitti in legno di cedro in cui risiedeva con la sua favorita, appena restaurati, e poi girovagare tra le ruelles assolate invase da bimbi vocianti. Tutt'intorno si estende la città moderna costruita dai Francesi in posizione strategica per controllare i traffici dei nomadi del deserto. Per millenni la casbah è stata infatti una tappa obbligata lungo la via carovaniera che collegava Marrakech e Timbuctu: un itinerario diventato quasi leggendario, che oggi si può in parte percorrere seguendo la Strada delle Mille Casbah che si snoda lungo il corso del Drâa, un fiume bizzarro, che dapprima scorre in superficie per poi insabbiarsi e riapparire dal nulla dopo 800 chilometri, in prossimità dell'Atlantico.
L'avventura ha inizio sui tornanti mozzafiato del Djebel Sagho, un massiccio dell'Anti-Atlante aspro e roccioso che culmina nel passo di Tizi-n-tinififft. Il paesaggio è a dir poco lunare e l'ultima cosa che ci si aspetterebbe di trovare è un'oasi verde e rigogliosa. Ad Agdz la strada si immerge nello sconfinato palmeto della valle del Drâa, duecento chilometri ombreggiati da qualcosa come due milioni di palme da cui emergono di tanto in tanto le maestose architetture color ocra delle casbah dove la vita scorre a ritmi ancestrali. Villaggi remoti, spesso in rovina, il cui fascino senza tempo non è però sfuggito a produttori e registi.
E' il caso dello Ksar (un insieme di casbah) di Tamnougalte, già scelto da Bernardo Bertolucci per alcuni ciak de Il the nel deserto e riconoscibile anche come sfondo di alcune scene de Le Crociate. Ed è certamente merito della ribalta del cinema se oggi nella cittadella è in corso un grandioso progetto di salvaguardia finalizzato al restauro degli edifici più antichi, come la moschea e il mausoleo del marabut, che risalgono al XVII secolo. A Tamegroute si sosta invece per visitare la zaouïa, una delle più antiche biblioteche del deserto del Nord d'Africa, stipata di manoscritti, testi sacri e trattati scientifici vecchi di secoli, provenienti dalla Persia, dall'Arabia, dall'Etiopia, giunti fin qui insieme ai carichi preziosi di oro, tessuti e spezie delle carovane trans-sahariane dirette a Zagora, "la porta del deserto". Un tempo, il viaggio a dorso di cammello da qui a Timbuctu durava 52 giorni esatti, come precisa il murale riverniciato di recente alle porte della città.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035337]]Oggi molto meno, ma per ritrovare l'atmosfera di quei tempi basta fare un salto al souk di Zagora, tuttora frequentato dai discendenti delle tribù nomadi che fondarono la città nel XIII secolo. Oltre ad acquistare i prodotti delle oasi, tra cui i datteri dolci come miele, al souk si può fare incetta di tappeti, monili d'argento e le tipiche ceramiche berbere verniciate di verde. Se invece non è giorno di mercato (che si tiene solo mercoledì e domenica), si può curiosare nella Boutique Touareg, praticamente una caverna di Alì Babà stipata di ogni mercanzia di fronte all'hotel Tinsouline. Ancora una manciata di chilometri ed ecco Mhamid, quasi al confine con l'Algeria, ultimo vero avamposto della civiltà prima del mare di sabbia del Sahara che inghiotte le acque del Drâa. E anche la strada. Da qui in poi si prosegue soltanto in 4x4 o a dorso di dromedario, destinazione le dune di Chigaga, quasi al confine con l'Algeria, le più spettacolari e selvagge del Marocco, ancora poco battute dai turisti. Protetto dalle dune alte fino a 300 metri c'è un piccolo campo tendato permanente, dove si dorme sotto le stelle.