Fiesta sulla Rive Gauche
di Valentina GrippoDa Ernest Hemingway a Gertrude Stein, da James Joyce ai grandi autori francesi dell’Ottocento: ecco un breve itinerario attraverso i luoghi della Ville Lumière dove vivevano e lavoravano gli scrittori. I Viaggi
IN VIAGGIO nella Parigi letteraria, sulle tracce
dei grandi scrittori che dalla capitale francese si
fecero adottare, non può che partire da Hemingway,
che di Parigi scrisse in abbondanza, anche
talvolta prendendo le distanze dai suoi conterranei
venuti a cercare gloria e cultura a basso prezzo
nella capitale europea e dagli artisti da bar, dicendo che «fin dai
cari, vecchi tempi in cui Baudelaire portava al guinzaglio un’aragosta
scarlatta (…) non si è mai scritta una poesia decente nei caffè
parigini».
Dai caffè, alle librerie, alle sale di lettura, non c’è città che abbia amato le lettere più della Ville Lumière. E gli scrittori hanno ricambiato la passione, eleggendola a propria dimora, e raccontandola nei propri romanzi. Ad esempio negli anni Venti del Novecento, quando frotte di scrittori provenienti in primo luogo dagli Stati Uniti ma anche dal resto d’Europa, si accalcarono nelle vie della capitale francese, tra Place de la Contrescar…
Dai caffè, alle librerie, alle sale di lettura, non c’è città che abbia amato le lettere più della Ville Lumière. E gli scrittori hanno ricambiato la passione, eleggendola a propria dimora, e raccontandola nei propri romanzi. Ad esempio negli anni Venti del Novecento, quando frotte di scrittori provenienti in primo luogo dagli Stati Uniti ma anche dal resto d’Europa, si accalcarono nelle vie della capitale francese, tra Place de la Contrescar…
IN VIAGGIO nella Parigi letteraria, sulle tracce
dei grandi scrittori che dalla capitale francese si
fecero adottare, non può che partire da Hemingway,
che di Parigi scrisse in abbondanza, anche
talvolta prendendo le distanze dai suoi conterranei
venuti a cercare gloria e cultura a basso prezzo
nella capitale europea e dagli artisti da bar, dicendo che «fin dai
cari, vecchi tempi in cui Baudelaire portava al guinzaglio un’aragosta
scarlatta (…) non si è mai scritta una poesia decente nei caffè
parigini».
Dai caffè, alle librerie, alle sale di lettura, non c’è città che abbia amato le lettere più della Ville Lumière. E gli scrittori hanno ricambiato la passione, eleggendola a propria dimora, e raccontandola nei propri romanzi. Ad esempio negli anni Venti del Novecento, quando frotte di scrittori provenienti in primo luogo dagli Stati Uniti ma anche dal resto d’Europa, si accalcarono nelle vie della capitale francese, tra Place de la Contrescarpe e il Pantheon, tra i caffè di Montmartre e il lungo Senna. Autori come Henry James e Gertrude Stein, F. Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway, Henry Miller e Edith Wharton, James Joyce e John Dos Passos, vennero in cerca di quel milieu perfetto per uno scrittore, composto da libertà di pensiero, azione e anticonformismo, spesso non accettate nei loro Paesi d’origine. Ancora oggi, partendo dalla Rive Gauche, nella parte a sud della Senna, nel piccolo triangolo a cavallo tra il 6°, il 7° e il 14° Arrondissement, è possibile in pochi metri ritrovare le tracce di questi scrittori che vivevano spesso scambiandosi ospitalità e improvvisando cenacoli intellettuali nell’abitazione di qualcuno del gruppo, come accadde con la casa di Gertrude Stein in Rue de Fleurs, divenuta presto un riferimento per la vita culturale parigina dell’epoca, ed eleggendo a propria residenza diurna uno dei caffè del lungofiume.
Ernest Hemingway abitava sulla Rive Gauche, al 74 di Rue Cardinal Lemoine. Viveva con la moglie in un piccolo appartamento bohémien, a pochi passi dalla Senna, e ogni giorno si recava in una mansarda in Rue Descartes per completare la stesura di Fiesta. Si perdeva in lunghe passeggiate a bordo della Senna, scartabellando tra gli espositori dei bouquinistes, i venditori di libri di seconda mano che ancora oggi fanno bella mostra di sé sul lungo fiune. A pochi passi da casa sua, c’è una delle abitazioni dove visse James Joyce. È al 71 della stessa Rue Cardinal Lemoine, in un passaggio oggi chiuso al pubblico, dove portò a compimento L’Ulisse, ospite di un amico, prima di traslocare in una delle sue tante abitazioni parigine, visto che nella sue permanenza ventennale a Parigi fece più di quindici traslochi, passando dalle monocamere della prima epoca alle abitazioni più borghesi degli ultimi anni. Poco distante c’è Rue des Beaux Arts: una piccola via che al numero 13 ospita L'Hotel, una residenza dove la storia della letteratura è passata a più riprese. Nel 1900 fu qui che trascorse un periodo e morì Oscar Wilde; nel 1925 ci abitò Thomas Wolfe e in tempi più recenti, tra il 1977 e il 1984, fu scelto da Jorge LuisBorges come residenza nelle sue frequenti visite alla capitale francese.
Se si attraversa il ponte, oltre che godere della magnifica vista del fiume dall’Ile Saint Louis si può arrivare alla deliziosa Quai d'Anjou, dove, al numero 29, William Bird ed Ezra Pound fondarono la Three Mountains Press. Poche case più in là, al 37, abitava John DosPassos. Lasciata l’isola, per cercare di respirare l’aria che dovevano respirare i grandi della letteratura, camminate lungo il fiume in direzione di Saint Germain de Pres. Proprio di fronte alla chiesa dell’XI secolo, mentre dall’altra parte della strada vi osserva pensosa la statua di Diderot, potete visitare i due caffè che sono stati tra i raduni preferiti degli intellettuali: il Cafè de Flore e le Deux Magots. Pur avendo perso parte del loro fascino, non si può non rimanere incantati ad immaginare, seduti ai tavolini nell’aria fumosa del locale o all’aperto nei bei tavolini sul marciapiede, Verlaine, Rimbaud e Mallarmé, che discutono di poesia. O André Gide, Prévert, Hemingway, Sartre e Simone de Beauvoir con sigaretta in bocca e taccuino, per citare solo alcuni tra quelli che frequentavano questo locale.
Ma Parigi è la capitale del libro non solo per la storia della letteratura. Lo è anche perché è il punto di ritrovo dei bibliofili di ogni epoca, per i suoi archivi, per le biblioteche, per il suo Centro Nazionale del Libro con il Cafè des Lettres, per le Fiere del Libro tra cui il Salon du Livre, per i caffè letterari, per le piccole librerie tematiche e le grandi catene esportate in tutto il mondo, per le commistioni tra libro e altre forme d’arte e per il suo Prix Goncourt, che riesce a essere uno tra i premi letterari più ambiti al mondo, nonostante riconosca al vincitore un premio in denaro inferiore ai dieci euro.
Dai caffè, alle librerie, alle sale di lettura, non c’è città che abbia amato le lettere più della Ville Lumière. E gli scrittori hanno ricambiato la passione, eleggendola a propria dimora, e raccontandola nei propri romanzi. Ad esempio negli anni Venti del Novecento, quando frotte di scrittori provenienti in primo luogo dagli Stati Uniti ma anche dal resto d’Europa, si accalcarono nelle vie della capitale francese, tra Place de la Contrescarpe e il Pantheon, tra i caffè di Montmartre e il lungo Senna. Autori come Henry James e Gertrude Stein, F. Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway, Henry Miller e Edith Wharton, James Joyce e John Dos Passos, vennero in cerca di quel milieu perfetto per uno scrittore, composto da libertà di pensiero, azione e anticonformismo, spesso non accettate nei loro Paesi d’origine. Ancora oggi, partendo dalla Rive Gauche, nella parte a sud della Senna, nel piccolo triangolo a cavallo tra il 6°, il 7° e il 14° Arrondissement, è possibile in pochi metri ritrovare le tracce di questi scrittori che vivevano spesso scambiandosi ospitalità e improvvisando cenacoli intellettuali nell’abitazione di qualcuno del gruppo, come accadde con la casa di Gertrude Stein in Rue de Fleurs, divenuta presto un riferimento per la vita culturale parigina dell’epoca, ed eleggendo a propria residenza diurna uno dei caffè del lungofiume.
Ernest Hemingway abitava sulla Rive Gauche, al 74 di Rue Cardinal Lemoine. Viveva con la moglie in un piccolo appartamento bohémien, a pochi passi dalla Senna, e ogni giorno si recava in una mansarda in Rue Descartes per completare la stesura di Fiesta. Si perdeva in lunghe passeggiate a bordo della Senna, scartabellando tra gli espositori dei bouquinistes, i venditori di libri di seconda mano che ancora oggi fanno bella mostra di sé sul lungo fiune. A pochi passi da casa sua, c’è una delle abitazioni dove visse James Joyce. È al 71 della stessa Rue Cardinal Lemoine, in un passaggio oggi chiuso al pubblico, dove portò a compimento L’Ulisse, ospite di un amico, prima di traslocare in una delle sue tante abitazioni parigine, visto che nella sue permanenza ventennale a Parigi fece più di quindici traslochi, passando dalle monocamere della prima epoca alle abitazioni più borghesi degli ultimi anni. Poco distante c’è Rue des Beaux Arts: una piccola via che al numero 13 ospita L'Hotel, una residenza dove la storia della letteratura è passata a più riprese. Nel 1900 fu qui che trascorse un periodo e morì Oscar Wilde; nel 1925 ci abitò Thomas Wolfe e in tempi più recenti, tra il 1977 e il 1984, fu scelto da Jorge LuisBorges come residenza nelle sue frequenti visite alla capitale francese.
Se si attraversa il ponte, oltre che godere della magnifica vista del fiume dall’Ile Saint Louis si può arrivare alla deliziosa Quai d'Anjou, dove, al numero 29, William Bird ed Ezra Pound fondarono la Three Mountains Press. Poche case più in là, al 37, abitava John DosPassos. Lasciata l’isola, per cercare di respirare l’aria che dovevano respirare i grandi della letteratura, camminate lungo il fiume in direzione di Saint Germain de Pres. Proprio di fronte alla chiesa dell’XI secolo, mentre dall’altra parte della strada vi osserva pensosa la statua di Diderot, potete visitare i due caffè che sono stati tra i raduni preferiti degli intellettuali: il Cafè de Flore e le Deux Magots. Pur avendo perso parte del loro fascino, non si può non rimanere incantati ad immaginare, seduti ai tavolini nell’aria fumosa del locale o all’aperto nei bei tavolini sul marciapiede, Verlaine, Rimbaud e Mallarmé, che discutono di poesia. O André Gide, Prévert, Hemingway, Sartre e Simone de Beauvoir con sigaretta in bocca e taccuino, per citare solo alcuni tra quelli che frequentavano questo locale.
Ma Parigi è la capitale del libro non solo per la storia della letteratura. Lo è anche perché è il punto di ritrovo dei bibliofili di ogni epoca, per i suoi archivi, per le biblioteche, per il suo Centro Nazionale del Libro con il Cafè des Lettres, per le Fiere del Libro tra cui il Salon du Livre, per i caffè letterari, per le piccole librerie tematiche e le grandi catene esportate in tutto il mondo, per le commistioni tra libro e altre forme d’arte e per il suo Prix Goncourt, che riesce a essere uno tra i premi letterari più ambiti al mondo, nonostante riconosca al vincitore un premio in denaro inferiore ai dieci euro.