Viaggi

I VIAGGI DELLA MEMORIA

Maschi e femmine

Un'esplosione in diretta. La catarsi perfetta per tutti i mostri della televisione. Uccidere i morti per riconsegnare la vita ai vivi. I Viaggi

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IO MI IMMAGINO di vederli esplodere.
Maria De Filippi e Maurizio Costanzo, Pippo Baudo e Mike Bongiorno, Fiorello e Ferrara. Me li immagino che entrano in scena nel televisore degli italiani con il sorriso da contratto, lo stesso che costringe a sorridere il cassiere di Mc Donald's o gli animatori dei villaggi che dicono "buona giornata" anche quando non gliene frega niente.
Ci pensavo mentre vedevo "Maschi e femmine" su un canale televisivo che si prende in Puglia. E' un clone di "Uomini e donne", la trasmissione di Maria De Filippi. E' un'imitazione perfetta, infatti la conduttrice è un trans. Gli ospiti si corteggiano come attori delle compagnie dialettali che recitano la Locandiera. Senza crederci troppo, ma con la voglia di stare sul palcoscenico del teatro parrocchiale e mettersi in mostra mascherati davanti agli amici del paese.
La televisione fino a trent'anni fa era un circo spensierato più o meno come adesso, ma allora i professionisti catodici avevano doti tecniche superiori alla media. Non erano i migliori elementi della società, ma almeno si presentavano un po’ meglio di noi. Qualcuno era intonato, qualcun altro parlava un italiano da maestra elementare che non sbaglia un congiuntivo. Questo faceva della televisione un mezzo felicemente in bilico tra lo straordinario e il domestico. Chi era troppo bravo faceva la figura dell'antipatico, invece il brocco sarebbe sembrato un deficiente. Quei personaggi non erano né brocchi e né bravi, sembravamo noi quando facciamo bella figura. Noi panettieri o operai, casalinghe o contadini che ci facciamo un po' carini e ci prepariamo per il veglione di Capodanno. Ecco... la televisione di una volta era una specie di festa da ballo.
Oggi invece si è rivelata. Finalmente ha tolto trombette e cotillon e ha mostrato che in quel mondo che si misura in pollici non c'è niente di straordinario. Chi ci entra non mostra nulla di speciale, non è in grado di fare niente. Ci assomiglia, ma solo per mettere in luce il peggio di noi. E' sfacciatamente maschilista come un gruppetto di militari sdraiati sulle brande della camerata che chiacchierano in mutande, inutilmente qualunquista come vecchietti con la cirrosi al bar, allegramente distratta come le clienti del parrucchiere che spettegolano in attesa che l'acqua ossigenata e i bigodini trasformino la loro testa in una parrucca. La televisione ci ha sdoganato. Ci mostra che siamo fatti male, ma non possiamo farci niente e tantomeno dobbiamo provare un complesso di inferiorità. Ci dice "siamo mostri e siamo felici di esserlo". Allora io mi immagino di vederli esplodere.
I magnifici conduttori televisivi, me li immagino che entrano carichi di tritolo e scoppiano distruggendo la mostruosità. Una catarsi in diretta. Che dicano “è tutto finto. Maschi e femmine, uomini e donne, quiz e balletti sono mostri come quelli dei cartoni animati. E adesso li faremo scomparire per sempre”. Immagino l’esplosione, il televisore che scompare lasciando il tavolo libero per appoggiarci un cesto di frutta, una lampada o i piedi.
Un terrorismo al contrario con l’esplosivo che uccide i morti per riconsegnare la vita interamente ai vivi.