LA TRAMVIA si farà o non si farà? E soprattutto sfiorerà
il bellissimo Battistero, patrimonio Unesco? La
discussione tra i fiorentini è ancora accesa, così come
le polemiche tra chi non vuole che la linea, detta
“tram di Giotto”, invada il cuore della città e chi,
invece, ricorda che il tram nel centro storico è sempre
stato una presenza fissa e simbolica di Firenze. Ad avvalorare
quest’ultima tesi ci sono le testimonianze delle numerose
fotografie dei fratelli Alinari (Leopoldo, Romualdo e Giuseppe)
che del capoluogo toscano hanno riprodotto ogni angolo, negli
anni che vanno dal 1850 in poi. In una delle immagini si vede
“Via dei Pecori e il Campanile di Giotto” (del 1890) con ben in
evidenza la costruzione delle prime linee di tram che contribuirono
a fare di Piazza del Duomo, il centro della vita e della viabilità
cittadina.
Al di là della storia dei mezzi di trasporto, sfogliando il patrimonio Alinari, non si può non rimanere affascinati dalla magia del bianconero e pervasi da un pizzico di nostalgia per quell’atmosfera d’altri tempi. Come non rimanere colpiti e sognare di andare a Firenze di fronte alle foto dei monumenti, delle opere d’arte, dei paesaggi che l’industria Alinari ha divulgato nel mondo? Il lavoro dei tre fratelli è stato meticoloso. Tutto doveva essere perfetto, ad iniziare dalla luminosità. Si racconta che erano soliti aspettare per ore o addirittura giorni affinché la luce solare fosse quella giusta. Nell’insieme sono immagini che pur mute raccontano una storia. Istanti di anni fa da godere ancora. Una sorta di testamento, dove ogni persona, ogni scorcio, ogni dettaglio, affascina e arricchisce. Oggi ci si ferma a guardare Firenze dagli stessi punti dove si sono fermati i fotografi Alinari e si ha la sensazione che tutto sembra uguale.
Tra le più fotografate è la piazza di Santa Maria Novella con la facciata della Chiesa omonima, autentica espressione del Rinascimento italiano (al suo interno il "Crocifisso" di Giotto) e poco è cambiato da quando fu immortalata dagli Alinari. Ieri qualche carrozza spersa nell’immensa vastità, oggi un luogo internazionale con centinaia di turisti di diversa etnia ad ammirare incantati questa basilica che Michelangelo definiva affettuosamente “la mia sposa”. Firenze, del resto, si conferma la città europea più amata, tanto che per la quinta volta consecutiva ha ottenuto il primo posto nella graduatoria stilata dai lettori della prestigiosa rivista americana Condé Nast Traveller. Di fronte alla Basilica s’innalza la loggia dell’Ospedale di San Paolo, altro monumento più volte immortalato dagli Alinari dove, all’interno del Duecentesco complesso delle Leopoldine, è stato allestito il Mnaf, il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, un museo tematico che racconta i grandi trascorsi artistici della famiglia riconosciuta in Italia e all’estero come un mito in questo settore e, allo stesso tempo, i momenti più importanti della storia della fotografia. A pochi metri si trova l’antica Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella. Si possono acquistare profumi, creme, saponi e il pot-pourri di erbe e fiori dei colli fiorentini. Vale la pena entrare per rendersi conto della straordinaria sacralità offerta dagli splendidi saloni, decorati con affreschi trecenteschi.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035807]]Continuando a sfogliare, idealmente, il catalogo dei grandi professionisti del reportage visivo, si arriva in piazza della Signoria, in nulla mutata da come era stata riprodotta ai primi del 1900. Allora vibrava al rumore delle ruote degli "omnibus", le carrozze pubbliche, che conducevano i passeggeri alle Porte della città (San Gallo, Romana, alla Croce, San Frediano); quotidianamente, invece, è scossa dal frastuono dei visitatori che prendono d’assalto la statua del David di Michelangelo o la fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammanati. Ci si avventura poi tra le strette stradine fino al quartiere di Santa Croce. La sua piazzetta, appare ancora solitaria come tanti anni fa. E se, allora, lo scatto del fotografo racchiuse la bellezza nella semplicità di un bambino in posa vicino ad un carretto fermo al centro della piazza (per metà illuminata e per metà piena di ombre) nell’istantanea moderna il fascino è nel silenzio e nel rispetto verso un luogo sacro, la Chiesa di Santa Croce, che ospita i monumenti funebri dei più grandi nomi della storia, da Michelangelo a Galileo Galilei, da Rossini a Macchiavelli. La sacrestia è l’anticamera per l’accesso alla Scuola del Cuoio (tel 055/244533), un autentico laboratorio in cui si possono osservare da vicino gli artigiani intenti al lavoro. C’è il maestro pellettiere che taglia e rifinisce oggetti in pelle e c’è Francesca Gori che crea, completamente a mano, borse una diversa dall’altra. La stessa manualità, insieme allo spirito schietto e genuino, si ritrova tra gli artigiani di Oltrarno, che i fiorentini indicano come “Diladdarno”, un quartiere popolare non ancora contagiato dal turismo di massa (per tour guidati, Laura Gensini, tel 338-9795928; il sito). E quasi ci si ubriaca il cuore alla vista della gente che vi opera: hanno le mani che raccontano e tramandano antiche tecniche di lavorazione. Enrico Giannini è il mago della carta, alla quinta generazione. Nella sua bottega (via dei Velluti, 10/R) vende raffinati articoli di cartoleria. La sua eccellenza è la carta marmorizzata con decori fiorentini che diventano copertine degli album fotografici. Prima di raggiungere la zona, però, non si può non volgere uno sguardo alle arcate del Ponte Vecchio, ritrovo delle botteghe di orafi e argentieri, fin dal Cinquecento. E’ questo un’altra memoria degli Alinari così come il Piazzale Michelangelo. Pochi avventori un tempo, intenti ad ammirare una copia in bronzo del David. Nelle “riprese” moderne, invece, un via vai di pullman di giorno e numerose coppie alla sera: del resto una classifica europea sui luoghi di eccellenza per gli innamorati vede al decimo posto come ispiratore di passioni amorose proprio il panorama da questo slargo. Qualche metro più su e un altro paesaggio d’eccezione, visto dalla Chiesa romanica di San Miniato al Monte. Alla vista si apre il profilo di tutta la città: impossibile non lasciarsi tentare dal desiderio di racchiudere questo spettacolo, ieri come oggi, dentro "un click"
Al di là della storia dei mezzi di trasporto, sfogliando il patrimonio Alinari, non si può non rimanere affascinati dalla magia del bianconero e pervasi da un pizzico di nostalgia per quell’atmosfera d’altri tempi. Come non rimanere colpiti e sognare di andare a Firenze di fronte alle foto dei monumenti, delle opere d’arte, dei paesaggi che l’industria Alinari ha divulgato nel mondo? Il lavoro dei tre fratelli è stato meticoloso. Tutto doveva essere perfetto, ad iniziare dalla luminosità. Si racconta che erano soliti aspettare per ore o addirittura giorni affinché la luce solare fosse quella giusta. Nell’insieme sono immagini che pur mute raccontano una storia. Istanti di anni fa da godere ancora. Una sorta di testamento, dove ogni persona, ogni scorcio, ogni dettaglio, affascina e arricchisce. Oggi ci si ferma a guardare Firenze dagli stessi punti dove si sono fermati i fotografi Alinari e si ha la sensazione che tutto sembra uguale.
Tra le più fotografate è la piazza di Santa Maria Novella con la facciata della Chiesa omonima, autentica espressione del Rinascimento italiano (al suo interno il "Crocifisso" di Giotto) e poco è cambiato da quando fu immortalata dagli Alinari. Ieri qualche carrozza spersa nell’immensa vastità, oggi un luogo internazionale con centinaia di turisti di diversa etnia ad ammirare incantati questa basilica che Michelangelo definiva affettuosamente “la mia sposa”. Firenze, del resto, si conferma la città europea più amata, tanto che per la quinta volta consecutiva ha ottenuto il primo posto nella graduatoria stilata dai lettori della prestigiosa rivista americana Condé Nast Traveller. Di fronte alla Basilica s’innalza la loggia dell’Ospedale di San Paolo, altro monumento più volte immortalato dagli Alinari dove, all’interno del Duecentesco complesso delle Leopoldine, è stato allestito il Mnaf, il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, un museo tematico che racconta i grandi trascorsi artistici della famiglia riconosciuta in Italia e all’estero come un mito in questo settore e, allo stesso tempo, i momenti più importanti della storia della fotografia. A pochi metri si trova l’antica Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella. Si possono acquistare profumi, creme, saponi e il pot-pourri di erbe e fiori dei colli fiorentini. Vale la pena entrare per rendersi conto della straordinaria sacralità offerta dagli splendidi saloni, decorati con affreschi trecenteschi.
[[ge:rep-locali:repubblica:117035807]]Continuando a sfogliare, idealmente, il catalogo dei grandi professionisti del reportage visivo, si arriva in piazza della Signoria, in nulla mutata da come era stata riprodotta ai primi del 1900. Allora vibrava al rumore delle ruote degli "omnibus", le carrozze pubbliche, che conducevano i passeggeri alle Porte della città (San Gallo, Romana, alla Croce, San Frediano); quotidianamente, invece, è scossa dal frastuono dei visitatori che prendono d’assalto la statua del David di Michelangelo o la fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammanati. Ci si avventura poi tra le strette stradine fino al quartiere di Santa Croce. La sua piazzetta, appare ancora solitaria come tanti anni fa. E se, allora, lo scatto del fotografo racchiuse la bellezza nella semplicità di un bambino in posa vicino ad un carretto fermo al centro della piazza (per metà illuminata e per metà piena di ombre) nell’istantanea moderna il fascino è nel silenzio e nel rispetto verso un luogo sacro, la Chiesa di Santa Croce, che ospita i monumenti funebri dei più grandi nomi della storia, da Michelangelo a Galileo Galilei, da Rossini a Macchiavelli. La sacrestia è l’anticamera per l’accesso alla Scuola del Cuoio (tel 055/244533), un autentico laboratorio in cui si possono osservare da vicino gli artigiani intenti al lavoro. C’è il maestro pellettiere che taglia e rifinisce oggetti in pelle e c’è Francesca Gori che crea, completamente a mano, borse una diversa dall’altra. La stessa manualità, insieme allo spirito schietto e genuino, si ritrova tra gli artigiani di Oltrarno, che i fiorentini indicano come “Diladdarno”, un quartiere popolare non ancora contagiato dal turismo di massa (per tour guidati, Laura Gensini, tel 338-9795928; il sito). E quasi ci si ubriaca il cuore alla vista della gente che vi opera: hanno le mani che raccontano e tramandano antiche tecniche di lavorazione. Enrico Giannini è il mago della carta, alla quinta generazione. Nella sua bottega (via dei Velluti, 10/R) vende raffinati articoli di cartoleria. La sua eccellenza è la carta marmorizzata con decori fiorentini che diventano copertine degli album fotografici. Prima di raggiungere la zona, però, non si può non volgere uno sguardo alle arcate del Ponte Vecchio, ritrovo delle botteghe di orafi e argentieri, fin dal Cinquecento. E’ questo un’altra memoria degli Alinari così come il Piazzale Michelangelo. Pochi avventori un tempo, intenti ad ammirare una copia in bronzo del David. Nelle “riprese” moderne, invece, un via vai di pullman di giorno e numerose coppie alla sera: del resto una classifica europea sui luoghi di eccellenza per gli innamorati vede al decimo posto come ispiratore di passioni amorose proprio il panorama da questo slargo. Qualche metro più su e un altro paesaggio d’eccezione, visto dalla Chiesa romanica di San Miniato al Monte. Alla vista si apre il profilo di tutta la città: impossibile non lasciarsi tentare dal desiderio di racchiudere questo spettacolo, ieri come oggi, dentro "un click"