Ore 06,00 del mattino: la giornata nell'Oasi faunistica del Biviere di Lentini comincia presto. Siamo a circa 50 chilometri a nord- ovest di Siracusa e, in un cicaleccio crescente di versi, frulli d'ali e cinguettii varii sparsi nell’aria ancora trasparente dell’alba, si apre un nuovo giorno. In questo lembo di Sicilia sud orientale, dalle latitudini semi-africane, le stagioni offrono sempre momenti solenni. Basta scrutare la superficie del lago, incassato e silenzioso tra ettari di agrumeti, per scoprirlo: tra un volo di cormorani e un passaggio di aironi, spiccano le grandi ali bianche bordate di nero. Un volteggio elegante via via più in basso e oplà, mamma cicogna plana sul grande nido in mezzo all’acqua, da dove spuntano le testoline di quattro pulcini affamati.
Identica scena a pochi metri di distanza, con una coppia alle prese con altri cuccioli, in un susseguirsi di lieti eventi. Cicogne che portano cicogne? Proprio sì. Eppure la malaria negli anni '30 portò alla bonifica della zona e al prosciugamento dell’intero lago. Solo negli anni ’70 si decise di ripristinare il bacino, per venire incontro alle esigenze agricole della zona. Da allora la vegetazione e la fauna palustre hanno ripreso il sopravvento. Risultato: ripristino delle condizioni ambientali ideali, abbondanza di cibo, isolamento dai centri abitati, tranquillità assoluta, dal momento che il lago è oggi protetto da una diga di contenimento ed è accessibile solo se si è autorizzati. Alla prima cicogna di passaggio verso il nord Europa non deve essere sembrato vero: quell’autogrill di 127 milioni di metri cubi d’acqua, lungo la sua areovia, valeva proprio la pena provarlo. Dal ’92, anno dei primi tentativi, sono ben 10 le coppie che nidificano stabilmente nell’Oasi faunistica del Biviere di Lentini, assieme ad altre 10 distribuite nelle zone limitrofe. Unico intervento dell’uomo (protezione dell’area a parte): l’installazione di strutture sopraelevate dove permettere agli animali di costruire, rametto per rametto, i loro enormi nidi di un metro e mezzo di circonferenza. Ma le simpatiche bestiole non si fanno certo problemi: tralicci dell’alta tensione in mezzo ai campi, o silos abbandonati, vanno benissimo lo stesso.
Ma cosa spinge questi animali a spiccare il volo per migliaia di chilometri due volte l’anno? E quali sono le loro caratteristiche? Prima di tutto, la cicogna è un robusto trasvolatore, capace di coprire distanze anche di 12.000 chilometri e poi, come tutti gli uccelli migratori, con l’arrivo del caldo si sposta nelle zone più fresche per riprodursi con il clima più adatto. E quando le giornate si allungano capisce che deve partire. A guidarla una specie di piccolo magnete, posto sulla testa, che indica la direzione esatta. I flussi verso il Nord cominciano verso marzo e terminano in maggio: ecco perché la cicogna è sempre stata considerata di buon augurio in tutta Europa. Con lei arriva la primavera e i nuovi nati. E non è un caso che i nidi vengano fatti spesso sui comignoli: la fuliggine residua dell’inverno contribuisce ad tenere lontani infatti i parassiti dal nido. I pulcini, in genere 4 o 5, vengono nutriti da entrambi i genitori con rane, lucertole, piccoli roditori, imboccandoli. Sarà fondamentale, durante eventuali bird watching, non intimorirli: possono cadere dai nidi, rimettere per lo spavento o spezzarsi le ali nel tentare di fuggire. Solo verso agosto che, assieme ai genitori, prenderanno la rotta africana. Il Biviere, insomma, è un’oasi ferma nel tempo, da ammirare lungo i suoi 15 chilometri di sponde in rispettoso silenzio. Ciò che occorre è solo un potente binocolo, un buonpaio di scarpe e tanta pazienza.
Identica scena a pochi metri di distanza, con una coppia alle prese con altri cuccioli, in un susseguirsi di lieti eventi. Cicogne che portano cicogne? Proprio sì. Eppure la malaria negli anni '30 portò alla bonifica della zona e al prosciugamento dell’intero lago. Solo negli anni ’70 si decise di ripristinare il bacino, per venire incontro alle esigenze agricole della zona. Da allora la vegetazione e la fauna palustre hanno ripreso il sopravvento. Risultato: ripristino delle condizioni ambientali ideali, abbondanza di cibo, isolamento dai centri abitati, tranquillità assoluta, dal momento che il lago è oggi protetto da una diga di contenimento ed è accessibile solo se si è autorizzati. Alla prima cicogna di passaggio verso il nord Europa non deve essere sembrato vero: quell’autogrill di 127 milioni di metri cubi d’acqua, lungo la sua areovia, valeva proprio la pena provarlo. Dal ’92, anno dei primi tentativi, sono ben 10 le coppie che nidificano stabilmente nell’Oasi faunistica del Biviere di Lentini, assieme ad altre 10 distribuite nelle zone limitrofe. Unico intervento dell’uomo (protezione dell’area a parte): l’installazione di strutture sopraelevate dove permettere agli animali di costruire, rametto per rametto, i loro enormi nidi di un metro e mezzo di circonferenza. Ma le simpatiche bestiole non si fanno certo problemi: tralicci dell’alta tensione in mezzo ai campi, o silos abbandonati, vanno benissimo lo stesso.
Ma cosa spinge questi animali a spiccare il volo per migliaia di chilometri due volte l’anno? E quali sono le loro caratteristiche? Prima di tutto, la cicogna è un robusto trasvolatore, capace di coprire distanze anche di 12.000 chilometri e poi, come tutti gli uccelli migratori, con l’arrivo del caldo si sposta nelle zone più fresche per riprodursi con il clima più adatto. E quando le giornate si allungano capisce che deve partire. A guidarla una specie di piccolo magnete, posto sulla testa, che indica la direzione esatta. I flussi verso il Nord cominciano verso marzo e terminano in maggio: ecco perché la cicogna è sempre stata considerata di buon augurio in tutta Europa. Con lei arriva la primavera e i nuovi nati. E non è un caso che i nidi vengano fatti spesso sui comignoli: la fuliggine residua dell’inverno contribuisce ad tenere lontani infatti i parassiti dal nido. I pulcini, in genere 4 o 5, vengono nutriti da entrambi i genitori con rane, lucertole, piccoli roditori, imboccandoli. Sarà fondamentale, durante eventuali bird watching, non intimorirli: possono cadere dai nidi, rimettere per lo spavento o spezzarsi le ali nel tentare di fuggire. Solo verso agosto che, assieme ai genitori, prenderanno la rotta africana. Il Biviere, insomma, è un’oasi ferma nel tempo, da ammirare lungo i suoi 15 chilometri di sponde in rispettoso silenzio. Ciò che occorre è solo un potente binocolo, un buonpaio di scarpe e tanta pazienza.