Scrive Donatien Alphonse François de Sade, meglio conosciuto come il Marchese de Sade: «I dintorni di Napoli sono i più meravigliosi del mondo. La distruzione e il caos dei vulcani inclinano l'anima a imitare la mano criminale della natura...Noi somigliamo a questi vulcani e le persone virtuose alla monotona e desolata pianura piemontese». Ischia appartiene a pieno titolo al gruppo delle isole flegree, le isole “figlie” legittime del golfo di Napoli, come Procida, Vivara e Nisida. Capri no, quella ancorché situata nello stesso golfo, non viene compresa nell'arcipelago flegreo, in quanto appartenente ad un'altra area geologica.
Il nome flegreo deriva dalla comune appartenenza di queste isole all'area geologica dei Campi Flegrei, una vasta area vulcanica situata a nord-ovest di Napoli. Flegrei deriva dal greco flègo, cioè "brucio", "ardo". Nella zona sono tuttora riconoscibili almeno ventiquattro, tra crateri ed edifici vulcanici, alcuni dei quali impegnati in manifestazioni gassose effusive (area della Solfatara) o idrotermali (ad Agnano, Pozzuoli, Lucrino), causa del fenomeno del bradisismo, quel fenomeno cioè che consiste nel periodico abbassamento o innalzamento del suolo, che risulta lento sulla scala dei tempi umani (un centimetro ogni anno) ma molto veloce rispetto ai tempi geologici. Non è avvertibile in se stesso, ma riconoscibile visivamente lungo la riva del mare, mostrando la progressiva emersione o sommersione di edifici, coste, territori. Ischia, con i suoi 60.335 abitanti (dati 2007) è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna.
Dalla forma vagamente trapezoidale, l'isola dista 17.5 miglia da Napoli (circa 32 chilonetri è larga 10 km da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una linea costiera di 34 km e una superificie di circa 46,3 Kmq. Il monte più alto è l’Epomeo – 787 metri – proprio al centro dell'isola, che non è un vulcano ma il risultato del sollevamento di rocce vulcaniche avvenuto nel giro di circa 150.000 anni. L'attività vulcanica ad Ischia è stata caratterizzata da eruzioni non molto violenti e comunque avvenuti a grande distanza di tempo, l’uno dall’altro. Dopo le eruzioni in epoca greca e romana, l'ultima è avvenuta nel basso Medioevo, nel 1301, nel settore orientale dell'isola con una breve colata scivolata fino al mare. L’aspetto più noto di Ischia è senza dubbio quello terapeutico: le innumerevoli sorgenti termali, che sono circa cento, assieme alla famose "fumarole", quasi altrettante, fanno dell’isola uno dei centri termali più importanti del mondo. La sua storia è straordinariamente interessante, caratterizzata dal passaggio di molte civiltà, a cominciare da quella greca (fu la prima colonia italiana della Magna Grecia) per passare in seguito a quella romana, bizantina, normanna, sveva, angioina, aragonese, austriaca, solo per citare le più importanti. Purtroppo, molte testimonianze di questi periodi storici, specialmente di quelli più antichi, a causa di terremoti o eruzioni con il tempo sono state sommerse dal mare, ma comunque un vasto patrimonio artistico e culturale si può ancora ammirare, oltre che nel famoso Castello Aragonese, nei musei e soprattutto nelle chiese. Proprio queste ultime rappresentano un aspetto forse meno noto ma senz’altro rilevante dell'isola.
Nei sei municipi in cui è divisa Ischia – Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana, Barano d'Ischia – sono presenti infatti un numero incredibile di chiese, circa un centinaio, che testimoniano il diffuso e profondo sentimento religioso che è sempre stato presente tra gli abitanti del luogo. Te le trovi davanti all’improvviso queste chiese, piccole e grandi, in cima ad un monte, in fondo a una valle, anche in posti difficili da raggiungere o magari una attaccata all’altra lungo una strada, come se ogni piccolo nucleo di persone abbia sentito il bisogno di un luogo di culto personale. Una caratteristica curiosa di queste chiese è quella di avere acquisito, con il passare degli anni, più nomi oltre a quello originale.
Ne è un esempio la chiesa di Santa Maria delle Grazie, in Corso Vittoria Colonna, ad Ischia Porto, anche detta del Purgatorio o di San Pietro, fortemente voluta nel XVIII secolo da don Antonio Morali per gli abitanti di Villa Bagni, costretti fino ad allora a raggiungere la chiesa dei Frati Minori. Il suo nome originario di Santa Maria delle Grazie e delle Anime Purganti le fu dato in ricordo di un’antica cappella e per la tradizione che voleva fosse posto questo nome a ogni chiesa cimiteriale. Infatti tutto il piano sotto- stradale era adibito a cimitero comunale. Il nome di San Pietro, attribuito alla chiesa col passare del tempo, si deve invece alla presenza di una statuetta che lo raffigura nella cappella della Madonna delle Grazie, a cui gli abitanti del luogo per lo più pescatori erano molto devoti. Santa Maria delle Grazie, con la sua facciata tipicamente barocca di forma convessa ed il suo interno di forma ellittica, si differenzia dalla maggior parte delle chiese dell’isola e la sua cupola ricoperta di maioliche gialle e verdi spicca nel panorama visibile dalla spiaggia.
Continuando a percorrere Corso Vittoria Colonna, superato il piccolo Eremo di San Girolamo ora affidato alle Suore Figlie della Chiesa che contiene lo splendido dipinto della Madonna della Pace, si giunge al vicolo che conduce alla Cappella di Sant’Antonio a Mandra ed al Convento. Questo complesso del 1225, distrutto durante l’eruzione dell’Arso del 1301, fu ricostruito dagli isolani in onore del Santo che li aveva protetti, nel luogo preciso dove era arrivata la colata lavica nelle vicinanze del mare. La chiesa attuale fu terminata nel 1773 ed i portali conservano tutt’ora dei dipinti dell’epoca. Nell’interno a una sola navata sono conservate le spoglie di San Giovanni Giuseppe della Croce patrono dell’isola. Alla destra della chiesa si trova la Biblioteca Antoniana fondata nel 1919 da Monsignor Onofrio Buonocore che contiene circa 20 mila volumi.
A Lacco Ameno nella parte meridionale del Monte Vico dove ora sorge la chiesa di Santa Restituta già nel I secolo a.C. vi era un luogo di culto: un tempio romano dedicato ai Numi. Nel IV secolo d.C. vi fu eretta la prima basilica paleocristiana in onore di Restituta una martire cristiana di Cartagine, il cui corpo, miracolosamente intatto nonostante gli fosse stato dato fuoco, giunse in una barca sulla spiaggia di S.Montano a Lacco Ameno. La facciata attuale di stile neoclassico risale al 1910, mentre la torre edificata dai Carmelitani nel 1589 ora è sede degli Uffici Comunali. Annesso alla chiesa vi è un museo che si estende su due livelli con le stratificazioni dei vari edifici sacri e con testimonianze di duemila anni di storia. La chiesa del Soccorso o di Santa Maria della Neve a Forio è posta su un piccolo promontorio circondato per tre lati dal mare. Per la sua posizione strategica e soprattutto per la sua singolare architettura che riassume diversi stili, dal greco-bizantino, al moresco, al mediterraneo, è diventata simbolo di Ischia nel mondo ed è stata raffigurata non solo in dipinti e cartoline ma anche per alcuni anni in un francobollo. Il suo nome più famoso "del Soccorso" lo deve al fatto che anticamente durante le burrasche sul promontorio dove sorge venivano accesi dei grandi falò per segnalare gli scogli sottostanti. Proprio per questo motivo la chiesetta è piena di ex-voto in forma di navicelle portati dai marinai. Dal piazzale della chiesa in rare occasioni all’ora del tramonto è visibile all’orizzonte un raggio verde, un bagliore repentino che la leggenda dice porti un’immensa fortuna a chi riesce a scorgerlo.
La Chiesa di Santa Maria del Carmine, anche detta del Monte Carmelo a Serrara Fontana, sorse nel 1641 per volere della famiglia Iacono. Due sono le particolarità più interessanti di questa chiesa: l’arcata laterale sotto la quale passa la strada provinciale ed il campanile a tre livelli situato sopra il tunnel sottostante. Anche un altro motivo la rende fra le più caratteristiche di Ischia, la sua posizione strategica alla confluenza del valico a pochi passi da piazza Belvedere, con la vista su un panorama incredibile in cui spicca la vicina isola di Capri
Il nome flegreo deriva dalla comune appartenenza di queste isole all'area geologica dei Campi Flegrei, una vasta area vulcanica situata a nord-ovest di Napoli. Flegrei deriva dal greco flègo, cioè "brucio", "ardo". Nella zona sono tuttora riconoscibili almeno ventiquattro, tra crateri ed edifici vulcanici, alcuni dei quali impegnati in manifestazioni gassose effusive (area della Solfatara) o idrotermali (ad Agnano, Pozzuoli, Lucrino), causa del fenomeno del bradisismo, quel fenomeno cioè che consiste nel periodico abbassamento o innalzamento del suolo, che risulta lento sulla scala dei tempi umani (un centimetro ogni anno) ma molto veloce rispetto ai tempi geologici. Non è avvertibile in se stesso, ma riconoscibile visivamente lungo la riva del mare, mostrando la progressiva emersione o sommersione di edifici, coste, territori. Ischia, con i suoi 60.335 abitanti (dati 2007) è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna.
Dalla forma vagamente trapezoidale, l'isola dista 17.5 miglia da Napoli (circa 32 chilonetri è larga 10 km da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una linea costiera di 34 km e una superificie di circa 46,3 Kmq. Il monte più alto è l’Epomeo – 787 metri – proprio al centro dell'isola, che non è un vulcano ma il risultato del sollevamento di rocce vulcaniche avvenuto nel giro di circa 150.000 anni. L'attività vulcanica ad Ischia è stata caratterizzata da eruzioni non molto violenti e comunque avvenuti a grande distanza di tempo, l’uno dall’altro. Dopo le eruzioni in epoca greca e romana, l'ultima è avvenuta nel basso Medioevo, nel 1301, nel settore orientale dell'isola con una breve colata scivolata fino al mare. L’aspetto più noto di Ischia è senza dubbio quello terapeutico: le innumerevoli sorgenti termali, che sono circa cento, assieme alla famose "fumarole", quasi altrettante, fanno dell’isola uno dei centri termali più importanti del mondo. La sua storia è straordinariamente interessante, caratterizzata dal passaggio di molte civiltà, a cominciare da quella greca (fu la prima colonia italiana della Magna Grecia) per passare in seguito a quella romana, bizantina, normanna, sveva, angioina, aragonese, austriaca, solo per citare le più importanti. Purtroppo, molte testimonianze di questi periodi storici, specialmente di quelli più antichi, a causa di terremoti o eruzioni con il tempo sono state sommerse dal mare, ma comunque un vasto patrimonio artistico e culturale si può ancora ammirare, oltre che nel famoso Castello Aragonese, nei musei e soprattutto nelle chiese. Proprio queste ultime rappresentano un aspetto forse meno noto ma senz’altro rilevante dell'isola.
Nei sei municipi in cui è divisa Ischia – Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana, Barano d'Ischia – sono presenti infatti un numero incredibile di chiese, circa un centinaio, che testimoniano il diffuso e profondo sentimento religioso che è sempre stato presente tra gli abitanti del luogo. Te le trovi davanti all’improvviso queste chiese, piccole e grandi, in cima ad un monte, in fondo a una valle, anche in posti difficili da raggiungere o magari una attaccata all’altra lungo una strada, come se ogni piccolo nucleo di persone abbia sentito il bisogno di un luogo di culto personale. Una caratteristica curiosa di queste chiese è quella di avere acquisito, con il passare degli anni, più nomi oltre a quello originale.
Ne è un esempio la chiesa di Santa Maria delle Grazie, in Corso Vittoria Colonna, ad Ischia Porto, anche detta del Purgatorio o di San Pietro, fortemente voluta nel XVIII secolo da don Antonio Morali per gli abitanti di Villa Bagni, costretti fino ad allora a raggiungere la chiesa dei Frati Minori. Il suo nome originario di Santa Maria delle Grazie e delle Anime Purganti le fu dato in ricordo di un’antica cappella e per la tradizione che voleva fosse posto questo nome a ogni chiesa cimiteriale. Infatti tutto il piano sotto- stradale era adibito a cimitero comunale. Il nome di San Pietro, attribuito alla chiesa col passare del tempo, si deve invece alla presenza di una statuetta che lo raffigura nella cappella della Madonna delle Grazie, a cui gli abitanti del luogo per lo più pescatori erano molto devoti. Santa Maria delle Grazie, con la sua facciata tipicamente barocca di forma convessa ed il suo interno di forma ellittica, si differenzia dalla maggior parte delle chiese dell’isola e la sua cupola ricoperta di maioliche gialle e verdi spicca nel panorama visibile dalla spiaggia.
Continuando a percorrere Corso Vittoria Colonna, superato il piccolo Eremo di San Girolamo ora affidato alle Suore Figlie della Chiesa che contiene lo splendido dipinto della Madonna della Pace, si giunge al vicolo che conduce alla Cappella di Sant’Antonio a Mandra ed al Convento. Questo complesso del 1225, distrutto durante l’eruzione dell’Arso del 1301, fu ricostruito dagli isolani in onore del Santo che li aveva protetti, nel luogo preciso dove era arrivata la colata lavica nelle vicinanze del mare. La chiesa attuale fu terminata nel 1773 ed i portali conservano tutt’ora dei dipinti dell’epoca. Nell’interno a una sola navata sono conservate le spoglie di San Giovanni Giuseppe della Croce patrono dell’isola. Alla destra della chiesa si trova la Biblioteca Antoniana fondata nel 1919 da Monsignor Onofrio Buonocore che contiene circa 20 mila volumi.
A Lacco Ameno nella parte meridionale del Monte Vico dove ora sorge la chiesa di Santa Restituta già nel I secolo a.C. vi era un luogo di culto: un tempio romano dedicato ai Numi. Nel IV secolo d.C. vi fu eretta la prima basilica paleocristiana in onore di Restituta una martire cristiana di Cartagine, il cui corpo, miracolosamente intatto nonostante gli fosse stato dato fuoco, giunse in una barca sulla spiaggia di S.Montano a Lacco Ameno. La facciata attuale di stile neoclassico risale al 1910, mentre la torre edificata dai Carmelitani nel 1589 ora è sede degli Uffici Comunali. Annesso alla chiesa vi è un museo che si estende su due livelli con le stratificazioni dei vari edifici sacri e con testimonianze di duemila anni di storia. La chiesa del Soccorso o di Santa Maria della Neve a Forio è posta su un piccolo promontorio circondato per tre lati dal mare. Per la sua posizione strategica e soprattutto per la sua singolare architettura che riassume diversi stili, dal greco-bizantino, al moresco, al mediterraneo, è diventata simbolo di Ischia nel mondo ed è stata raffigurata non solo in dipinti e cartoline ma anche per alcuni anni in un francobollo. Il suo nome più famoso "del Soccorso" lo deve al fatto che anticamente durante le burrasche sul promontorio dove sorge venivano accesi dei grandi falò per segnalare gli scogli sottostanti. Proprio per questo motivo la chiesetta è piena di ex-voto in forma di navicelle portati dai marinai. Dal piazzale della chiesa in rare occasioni all’ora del tramonto è visibile all’orizzonte un raggio verde, un bagliore repentino che la leggenda dice porti un’immensa fortuna a chi riesce a scorgerlo.
La Chiesa di Santa Maria del Carmine, anche detta del Monte Carmelo a Serrara Fontana, sorse nel 1641 per volere della famiglia Iacono. Due sono le particolarità più interessanti di questa chiesa: l’arcata laterale sotto la quale passa la strada provinciale ed il campanile a tre livelli situato sopra il tunnel sottostante. Anche un altro motivo la rende fra le più caratteristiche di Ischia, la sua posizione strategica alla confluenza del valico a pochi passi da piazza Belvedere, con la vista su un panorama incredibile in cui spicca la vicina isola di Capri