PER PARCHEGGIARE il furgone a Monte Porzio ho fatto tre volte il giro del paese. Piove ai Castelli Romani. Il navigatore mi segnala monumenti e carabinieri, ma di centri anziani non ne sa niente. Poi una donna con l’ombrello, mi fa "è quello lì, sotto alla lampadina". "Alle grida strazianti e dolenti di una folla che pan domandava, il feroce monarchico Bava gli affamati col piombo sfamò".
NELLA SALA ci stanno i vecchi. Adesso si deve dire anziani, ma quando vedo un pensionato che gioca a briscola e si beve il quartino mi pare più onesto chiamarlo "vecchio". In questi posti la vecchiaia è nobiltà. Mi prendo un decaffeinato. Ne bevo mezzo e il barista se lo porta subito via. Il caffè del dopolavoro si deve bere in fretta. Solo il bicchiere di vino te lo puoi gustare pure per tutto il pomeriggio. Dalla porta a vetri in fondo alla piccola sala arriva la voce di Giovanna Marini. "Furon mille i caduti innocenti sotto al fuoco degli armati caini e al furor dei soldati assassini "morte ai vili!" la plebe gridò".
NEL RETROBOTTEGA dei locali ci sta sempre la bisca, si gioca al picchetto e si sputtanano i soldi a poker, ma qui la sala nascosta è un teatro. "Il prezzo del pane era salito e la gente pativa la fame. C’erano tumulti e scontri" dice Giovanna mentre suona la chitarra seduta su un palchetto tra due pareti gialle e nere. Parla del 1898, la "protesta dello stomaco". A Milano venne proclamato lo stato d’assedio, il generale Bava Beccaris puntò i cannoni sulla folla e sparò. I morti furono più di 300, ma ufficialmente il numero dichiarato fu 80. I feriti non si contano, mentre gli arrestati furono centinaia. A quel solerte generale il re Umberto consegnò una medaglia per il servizio che aveva reso "alle istituzioni e alla civiltà" dice la motivazione. "Deh non rider sabauda marmaglia se il fucile ha domato i ribelli, se i fratelli hanno ucciso i fratelli, sul tuo capo quel sangue cadrà!" canta Giovanna. Infatti Gaetano Bresci, italiano che faceva il tessitore in America, tornò apposta per versare quel sangue reale e sparò al re in una sera d’estate. Venne chiuso in una celle di tre metri per tre, con le catene ai piedi. Pochi mesi dopo fu trovato morto. Resta il dubbio se fu suicidio o omicidio di stato. "Su piangete mestissime madri quando oscura discende la sera per i figli gettati in galera, per gli uccisi dal piombo fatal" così termina la canzone.
MA SU QUELLA medesima melodia settant’anni dopo vennero scritti altri versi dedicati a un altro anarchico. Uno che era stato arrestato per la prima di una triste serie di stragi e che, secondo il questore "improvvisamente ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto". Poi emerse che non c’entrava niente, ma intanto era volato dal quarto piano. E Giovanna Marini canta anche questa canzone nel retrobottega dell'osteria. Quella sera a Milano era caldo ma che caldo, che caldo faceva, "Brigadiere, apri un po' la finestra!", una spinta ... e Pinelli va giú.
NELLA SALA ci stanno i vecchi. Adesso si deve dire anziani, ma quando vedo un pensionato che gioca a briscola e si beve il quartino mi pare più onesto chiamarlo "vecchio". In questi posti la vecchiaia è nobiltà. Mi prendo un decaffeinato. Ne bevo mezzo e il barista se lo porta subito via. Il caffè del dopolavoro si deve bere in fretta. Solo il bicchiere di vino te lo puoi gustare pure per tutto il pomeriggio. Dalla porta a vetri in fondo alla piccola sala arriva la voce di Giovanna Marini. "Furon mille i caduti innocenti sotto al fuoco degli armati caini e al furor dei soldati assassini "morte ai vili!" la plebe gridò".
NEL RETROBOTTEGA dei locali ci sta sempre la bisca, si gioca al picchetto e si sputtanano i soldi a poker, ma qui la sala nascosta è un teatro. "Il prezzo del pane era salito e la gente pativa la fame. C’erano tumulti e scontri" dice Giovanna mentre suona la chitarra seduta su un palchetto tra due pareti gialle e nere. Parla del 1898, la "protesta dello stomaco". A Milano venne proclamato lo stato d’assedio, il generale Bava Beccaris puntò i cannoni sulla folla e sparò. I morti furono più di 300, ma ufficialmente il numero dichiarato fu 80. I feriti non si contano, mentre gli arrestati furono centinaia. A quel solerte generale il re Umberto consegnò una medaglia per il servizio che aveva reso "alle istituzioni e alla civiltà" dice la motivazione. "Deh non rider sabauda marmaglia se il fucile ha domato i ribelli, se i fratelli hanno ucciso i fratelli, sul tuo capo quel sangue cadrà!" canta Giovanna. Infatti Gaetano Bresci, italiano che faceva il tessitore in America, tornò apposta per versare quel sangue reale e sparò al re in una sera d’estate. Venne chiuso in una celle di tre metri per tre, con le catene ai piedi. Pochi mesi dopo fu trovato morto. Resta il dubbio se fu suicidio o omicidio di stato. "Su piangete mestissime madri quando oscura discende la sera per i figli gettati in galera, per gli uccisi dal piombo fatal" così termina la canzone.
MA SU QUELLA medesima melodia settant’anni dopo vennero scritti altri versi dedicati a un altro anarchico. Uno che era stato arrestato per la prima di una triste serie di stragi e che, secondo il questore "improvvisamente ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto". Poi emerse che non c’entrava niente, ma intanto era volato dal quarto piano. E Giovanna Marini canta anche questa canzone nel retrobottega dell'osteria. Quella sera a Milano era caldo ma che caldo, che caldo faceva, "Brigadiere, apri un po' la finestra!", una spinta ... e Pinelli va giú.