A Faenza le botteghe artigiane sono una sessantina e tutte animate da una forte e radicata tradizione di creatività, legata alla produzione della maiolica. Sono vere e proprie palestre, dove prendono vita opere d'arte straordinarie, dove si fondono, sotto le mani di persone espertissime, elementi primordiali: acqua, terra, fuoco, metalli e minerali. A quanto pare, addirittura le armature dei nobili cavalieri faentini non erano di metallo ma "di maiolica fina" e questo la dice lunga sulla leggenda che annovera Faenza tra le città da considerare veri e propri musei a cielo aperto, dove il respiro della creatività artigiana si avverte in ogni cortile, in ogni piazza.
I mastri- ceramisti che lavorano ed espongono il proprio lavoro, e che poi raggiunge le case, i giardini e gli edifici pubblici di tutto il mondo, sono la testimonianza viva della lunga storia della ceramica di Faenza, che risale al Medioevo. Anche se per Faenza il periodo di massimo successo è stato il Rinascimento, quando l’arte della maiolica travalica le mura cittadine, si diffonde in tutta Italia e raggiunge la Francia, l’Olanda, l'Europa Orientale.
Era il tempo in cui non c’era famiglia di Faenza che non fosse coinvolta nella produzione di ceramiche. Si racconta addirittura che l’orgoglio dei loro prodotti era tanto forte che quando uno si rompeva, anziché gettarlo i faentini lo seppellivano, tanto che i sotterranei dei palazzi della città sarebbero ancora pieni di buchi per la continua ricerca di pezzi antichi di grande valore. Solo una visita alle botteghe di ceramica nella città vale il viaggio. Perché permette di conoscere laboratori dove si realizzano disegni antichi, ma anche modernissime botteghe dove invece si fanno esperimenti assolutamente d’avanguardia.
Insomma, la ceramica è il perno della città, tra laboratori artigiani, musei pubblici e privati; scuole dalle quali escono professionisti e artisti pronti per le industrie di tutto il mondo. Ma la città, tuttavia, può vantare anche un altro fiore all'occhiello. È palazzo Milzetti, esempio di equilibrio tra architettura, decorazione e arredo. Una splendida testimonianza del neoclassicismo italiano legato alla figura di Felice Giani. L'edificio è del 1792, quando Nicola Milzetti, padre di Francesco, ne affida la costruzione al Pistocchi, autore di molti edifici in Romagna, ideatore della pianta a forma di "L" dell’edificio. All’interno una ricca collezione di pitture, tutte a a tempera, che decorano le pareti e i soffitti delle sale, in un tripudio di colori vivaci, che sono riusciti a sopravvivere al tempo. Le sale sono quindici, fra il piano terra e il piano nobile: decorazioni pieni di soggetti allegorici, mitologici e storici, com'era diffuso in epoca neoclassica
I mastri- ceramisti che lavorano ed espongono il proprio lavoro, e che poi raggiunge le case, i giardini e gli edifici pubblici di tutto il mondo, sono la testimonianza viva della lunga storia della ceramica di Faenza, che risale al Medioevo. Anche se per Faenza il periodo di massimo successo è stato il Rinascimento, quando l’arte della maiolica travalica le mura cittadine, si diffonde in tutta Italia e raggiunge la Francia, l’Olanda, l'Europa Orientale.
Era il tempo in cui non c’era famiglia di Faenza che non fosse coinvolta nella produzione di ceramiche. Si racconta addirittura che l’orgoglio dei loro prodotti era tanto forte che quando uno si rompeva, anziché gettarlo i faentini lo seppellivano, tanto che i sotterranei dei palazzi della città sarebbero ancora pieni di buchi per la continua ricerca di pezzi antichi di grande valore. Solo una visita alle botteghe di ceramica nella città vale il viaggio. Perché permette di conoscere laboratori dove si realizzano disegni antichi, ma anche modernissime botteghe dove invece si fanno esperimenti assolutamente d’avanguardia.
Insomma, la ceramica è il perno della città, tra laboratori artigiani, musei pubblici e privati; scuole dalle quali escono professionisti e artisti pronti per le industrie di tutto il mondo. Ma la città, tuttavia, può vantare anche un altro fiore all'occhiello. È palazzo Milzetti, esempio di equilibrio tra architettura, decorazione e arredo. Una splendida testimonianza del neoclassicismo italiano legato alla figura di Felice Giani. L'edificio è del 1792, quando Nicola Milzetti, padre di Francesco, ne affida la costruzione al Pistocchi, autore di molti edifici in Romagna, ideatore della pianta a forma di "L" dell’edificio. All’interno una ricca collezione di pitture, tutte a a tempera, che decorano le pareti e i soffitti delle sale, in un tripudio di colori vivaci, che sono riusciti a sopravvivere al tempo. Le sale sono quindici, fra il piano terra e il piano nobile: decorazioni pieni di soggetti allegorici, mitologici e storici, com'era diffuso in epoca neoclassica