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Polonia

Tour oltrecortina nella città dell'acciaio

Alla riscoperta dell'enorme quartiere operaio voluto da Stalin e dove lavorarono i più importanti architetti polacchi dal dopoguerra. Con visita guidata

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La città dell'utopia operaia, l'altra Cracovia atea che fu "benedetta" e finanziata da Stalin, costruita nel credo comunista dai migliori architetti di regime tutta intorno ai grandi forni delle gigantesche "acciaierie: ecco Nowa Huta, 10 chilometri a est di quel centro medievale (castello, cattedrale, piazza del mercato...) dichiarato dall'Unesco, nel 1978, patrimonio dell'Umanità. Sembra l'esatto opposto della visita "canonica" alla Cracovia delle chiese e della fede, la città di papa Wojtyla e di Santa Maria con il suo splendido polittico in legno a sei pannelli, il più grande d'Europa; quel tour che comprende la collina del Wawel, nelle stanze dei re, o l'itinerario tra sinagoghe e locali trendy del quartiere ebraico Kazimierz, per poi rimanere folgorati di fronte alla perfezione della "Dama con l'ermellino" di Leonardo (al Czartoryski).

Qui si parla, invece, del "Comunist tour", la riscoperta dell'archiettura comunista, del quartiere operaio costruito, subito dopo la guerra, per "punire" la Cracovia borghese, conservatrice e religiosa. L'industria pesante e la classe operaia, avanguardia del proletariato, se non ci sono, si creano. Per ricostruire la Polonia devastata dalla guerra serviva acciaio. Il "Padre di tutte le nazioni" lo pretendeva (e Stalin, in russo, significa, appunto acciaio). Il Presidium polacco con il presidente Boleslaw Bierut decretò così, nel maggio 1947, la creazione di una enorme industria dell'acciaio con giganteschi altiforni (ma che carbone e ferro dovevano essere lì importati, resta un dettaglio...), e centomila abitazioni per i lavoratori. La scelta del luogo cadde sulla Cracovia "conservatrice" (sebbene l'intellighentia della città fosse stata sempre schierata a sinistra) e in particolare nell'area più verde e simbolica: un piccolo villaggio, Mogila, accanto al duecentesco monastero Cistercense, dove da secoli i polacchi veneravano il "crocifisso miracoloso", che si salvò, unico e per questo "santo", dall'incendio devastante della metà del Quattrocento. Ma Mogila, in polacco, vuol dire "Tomba" e si associa a pensieri tetri: fu rinominata, dal Comitato Centrale del Partito, Nowa Huta, Nuova Acciaieria. La prima pietra fu posta il 23 giugno del 1949, il giorno dedicato all'eroina pagana Wanda, un richiamo all'ateismo contro i Santi cattolici. Così, appena possibile spuntava il suo nome: progetto Wanda, Stadio Wanda, Spaccio Wanda. Nel 1954 la grande fornace iniziò la produzione che si allargò nel 1965 fino a raggiungere negli anni Settanta oltre 6 milioni di tonnellate l'anno e 38mila lavoratori. Con conseguenze disatrose sull'ambiente circostante.

Cuore dela prima Nowa Huta è Plac Centralny, i cui edifici con i portici furono iniziati nel 1949: qui nel silenzio degli ampi spazi, si ode il rumore sferragliante dei tram che arrivano dal centro di Cracovia (linea 15, 4, e 22 costo del biglietto 2,5 zloty, 0,70 euro). Palazzi terminati prima del 1956, inizialmente basandosi su progetti anteguerra dell'architetto Franciszek Adamski, poi convertiti alla dottrina socialista. Facciate ampie, dalle proporzioni bilanciate e appartamenti spaziosi (i più invidiati rispetto a quelli costruiti all'epoca di Gomulka o Gierek). "È un peccato che la maestosa statua di Lenin che era stata posta al centro dell'emiciclo, sia stata abbattuta: non si poteva cambiare la testa, come si faceva all'epoca degli imperatori romani?", si lamenta nel suo libro Maciej Miezian , storico ed estimatore dell'architettura socialista. Ache il nome delle acciaierie nell''89 da Lenin divennero Tadeusz Sendzimir, in onore dell'americano d'origine polacca che per primo investì negli stabilimenti.

L'epopea della città nascente è tra finzione, realtà e propaganda. Canzoni, libri, poemi, film. "L'uomo di marmo" di Andrzej Wajda prende spunto dall'eroe della edificazione di Nowa Huta, Piotr Ozanski, che con la sua squadra pose in un solo giorno 34.728 mattoni nel costruire il block 2 al Miodosci project. Poi, per superarsi, nell'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre cercò di raggiungere quota 50 mila e si bruciò le mani con un mattone infiammato. Riuscì, con i suoi due compagni volontari, a posare 66.232 mattoni in otto ore! Storie d'esaltazione del socialismo, poi vennero gli eroi della libertà religiosa e dei diritti di sciopero e di parola. E siamo agli anni Ottanta, al crollo comunista, con il vento di Solidarnosc, con roccaforte, ironia della sorte, nelle acciaierie di Lenin, tra i portuali di Danzica e i minatori della Slesia.

Ora, non solo su libri di architettura, si rilancia la "città dell'ideologia", nel post comunismo del libero mercato. Il trentenne Mike, stanco di fare l'avvocato, s'inventa un business, "più vicino al mio carattere, pazzo e disinibito", racconta. Nasce così il "Communist Tour", uno dei tanti della sua organizzazione "Crazy Guides" (www.crazyguides.com). Immancabile la mitica Trabant, l'auto del Popolo (ma potreste scegliere una Polish Fiat 125 o la Soviet Lada 2107). Meno di tre ore per scoprire Nowa Huta e nel "Communist Tour Deluxe" anche visita "al tipico appartamento comunista anni Settanta" (tutti mobili d'annata recuperati, compresa la tv). A grande richiesta il "tipico operaio comunista" di Nowa Huta come guida personale: è Vieslav.

"Attualmente è il mio vicino", racconta ancora Mike, "ha 45 anni, un tipico lavoratore comunista, meccanico. Era disoccupato, così gli avevo offerto un impiego per pulire e riparare la mia auto, poi ho pensato fosse perfetto per presentare lo stile di vita e raccontare storie del vecchio mondo comunista ai turisti". Staordinario il "benvenuto comunista". Vieslav arriva con la Trabant all'aeroporto Giovanni Paolo II. Veste con la sua tuta e aspetta gli ospiti da portare in albergo. Appena arrivano offre vodka e pickles (cetriolini sott'aceto). Se volete c'è anche la banda: suonerà l'Internazionale. Comunisti di tutto il mondo, a Nowa Huta!