Quando sei un ragazzino pensi di vivere in un complotto. Pensi che le persone intorno a te vivano e agiscano in funzione della tua esistenza. Persino quelli che passano per la strada, quelli che ti guardano per un attimo e se ne vanno. Anche quelli che non ti vedono, anche quelli che stanno sullo sfondo. Io quando ero ragazzino pensavo di vivere nel complotto e provavo a riconoscere i passanti.
La donna grassa che prende il gelato e finge di concentrarsi sul pistacchio che si scioglie, la grossa leccatrice si nasconde dietro una lotta impari contro il caldo estivo sbrodolandosi di verde zuccheroso. Mi pare di essermela vista passare accanto almeno una decina di volte in questi anni. Forse il mese scorso era una tabaccaia dalla quale mio padre ha comprato sigarette e saponetta, forse aspettava l’autobus al Policlinico quando sono andato a fare il vaccino per l’allergia. Forse la sua stazza è un mascheramento, è lardo di gomma piuma. Forse è addirittura un uomo, è un bigliettaio del tram coi baffi finti o la testa rasata. Mi stanno distraendo con questa lottatrice di sumo e intanto gli altri mi guardano, mi studiano, mi indicano col dito. Migliaia di persone arruolate per farmi credere di vivere una vita vera e invece è il “complotto”.
E mio padre e mia madre? Erano artefici o vittime del complotto? Anche loro mi indicavano parlando sottovoce con la finta grassona che si toglieva la cellulite sintetica dietro un’edicola dei giornali pronta a cambiare ruolo? Oppure erano ignari della grande macchinazione? Poi abbiamo fatto un viaggio, siamo andati fino in Svizzera dai parenti emigrati. Chilometri di autostrada, dialetti diversi, panorami mai visti. Anche le montagne fanno parte del complotto? Saranno fatte di carta pesta o di cemento armato? Mi pare di riconoscere qualcosa anche lungo questa autostrada del sole.
Per esempio gli autogrill sono tutti uguali e chi se l’è inventati era un complottante senza fantasia. Ma costruire intere città solo per farmi cascare in un tranello deve essere stata una faticaccia. Tra Roma e Locarno ci sta tutta un’Italia fatta di case, paesi, chiese, piazze, trattorie, negozi, giardini, discariche, stabilimenti balneari. Diamo per buono che la natura sia precedente al grande complotto, ma le opere in muratura da casa mia al Colosseo sono fatte dagli uomini. Perché questa grande cospirazione? Non era ancora il tempo dei programmi televisivi che ingabbiano i deficienti nelle case dei Grandi Fratelli, non era nemmeno il tempo di Truman Show. E poi io non pensavo di essere in diretta televisiva.
Pensavo a un gioco. E quando sentivo i grandi dire “non è possibile, non può essere vero” perché avevano assistito a un episodio straordinario, avevano ricevuto una notizia sconvolgente o avevano letto un articolo di giornale su qualche terremoto, guerra o mirabolante accadimento, io gli avrei detto “non vi sembra possibile perché infatti non lo è! È solo un gioco”. Il Giappone rinnova la patente a un automobilista di 102 anni, un tedesco di 81 anni è a capo del più potente monoteismo planetario e un uomo di 72 anni guiderà l’Italia. Se si tratta ancora di un gioco, almeno svecchiamo i giocatori.
La donna grassa che prende il gelato e finge di concentrarsi sul pistacchio che si scioglie, la grossa leccatrice si nasconde dietro una lotta impari contro il caldo estivo sbrodolandosi di verde zuccheroso. Mi pare di essermela vista passare accanto almeno una decina di volte in questi anni. Forse il mese scorso era una tabaccaia dalla quale mio padre ha comprato sigarette e saponetta, forse aspettava l’autobus al Policlinico quando sono andato a fare il vaccino per l’allergia. Forse la sua stazza è un mascheramento, è lardo di gomma piuma. Forse è addirittura un uomo, è un bigliettaio del tram coi baffi finti o la testa rasata. Mi stanno distraendo con questa lottatrice di sumo e intanto gli altri mi guardano, mi studiano, mi indicano col dito. Migliaia di persone arruolate per farmi credere di vivere una vita vera e invece è il “complotto”.
E mio padre e mia madre? Erano artefici o vittime del complotto? Anche loro mi indicavano parlando sottovoce con la finta grassona che si toglieva la cellulite sintetica dietro un’edicola dei giornali pronta a cambiare ruolo? Oppure erano ignari della grande macchinazione? Poi abbiamo fatto un viaggio, siamo andati fino in Svizzera dai parenti emigrati. Chilometri di autostrada, dialetti diversi, panorami mai visti. Anche le montagne fanno parte del complotto? Saranno fatte di carta pesta o di cemento armato? Mi pare di riconoscere qualcosa anche lungo questa autostrada del sole.
Per esempio gli autogrill sono tutti uguali e chi se l’è inventati era un complottante senza fantasia. Ma costruire intere città solo per farmi cascare in un tranello deve essere stata una faticaccia. Tra Roma e Locarno ci sta tutta un’Italia fatta di case, paesi, chiese, piazze, trattorie, negozi, giardini, discariche, stabilimenti balneari. Diamo per buono che la natura sia precedente al grande complotto, ma le opere in muratura da casa mia al Colosseo sono fatte dagli uomini. Perché questa grande cospirazione? Non era ancora il tempo dei programmi televisivi che ingabbiano i deficienti nelle case dei Grandi Fratelli, non era nemmeno il tempo di Truman Show. E poi io non pensavo di essere in diretta televisiva.
Pensavo a un gioco. E quando sentivo i grandi dire “non è possibile, non può essere vero” perché avevano assistito a un episodio straordinario, avevano ricevuto una notizia sconvolgente o avevano letto un articolo di giornale su qualche terremoto, guerra o mirabolante accadimento, io gli avrei detto “non vi sembra possibile perché infatti non lo è! È solo un gioco”. Il Giappone rinnova la patente a un automobilista di 102 anni, un tedesco di 81 anni è a capo del più potente monoteismo planetario e un uomo di 72 anni guiderà l’Italia. Se si tratta ancora di un gioco, almeno svecchiamo i giocatori.