«Non ci siamo mai sposati, perchè da sempre siamo innamorati solamente del Monte Beigua». Scherzano Emilio ed Enrico Parodi, classe 1937, due gemelli “identici” non solo fisicamente ma anche nel modo di pensare, ma è certo che davvero amano profondamente quella montagna, tanto da vantare il record di ascensioni sulla sua cima, la più alta (1287 metri) della costa ligure tra Savona e Genova. Da quando ragazzini facevano parte degli Scout, poi durante il periodo lavorativo (entrambi insegnanti), fino ad oggi, vi sono saliti 2300 volte, per un totale di oltre 70 mila chilometri di sentieri (quasi due volte la lunghezza dell’equatore) e 3000 chilometri di dislivello superati.
E in maniera costante, con il sole, la pioggia, la nebbia, la neve, di giorno, di sera, senza mai perdersi perchè, come sono soliti dire, "le bussole possono sbagliare, i Parodi no". Un record che è destinato ad aumentare, perché i due settantenni di Varazze (paese marino alle pendici del Beigua), tuttora raggiungono il monte, due o tre volte la settimana. « Da giovani per arrivare in alto, impiegavamo due ore e mezzo, ora purtroppo a causa dell’età, occorrono almeno tre ore e mezzo, a volte anche quattro ore, ma una volta lassù giriamo ancora per i vari sentieri per altro tempo».
Nessuno come loro conosce a memoria le piante e i fiori che crescono tra i dirupi o nelle piane (il giglio di San Giovanni, la viola Bertoloni, l’Asfodelo, il Narciso o la minuscola drosera, una specie floristica carnivora, tipica delle torbiere di alta quota, le cui foglie sono coperte di peli vischiosi). Nessuno riesce, con altrettanta facilità, ad individuare in mezzo alle rocce i caprioli, i cinghiali, i daini, o a distinguere gli uccelli, in base alle traiettorie che disegnano nel cielo (sono 83 le specie segnalate nel Beigua, soprattutto i rapaci diurni, come il biancone, l’aquila reale, il codirossone, il succiacapre; per questo il parco è stato dichiarato “zona di protezione speciale” per gli uccelli migratori e si può praticare il birdwatching).
E’ questa la terra della biodiversità (per la sua particolare collocazione a cavallo dello spartiacque appenninico) e della geodiversità (l’area protetta più vasta della Liguria) riconosciuta come Geoparco internazionale nell’ambito della Rete Europea dei Geoparchi, sotto l’egida dell’Unesco (www.parcobeigua.it; telefono: 010-8590300; molte le possibilità escursionistiche e didattiche per le scuole e le famiglie; per visite guidate, Drosera Società Cooperative, Ilaria - telefono: 333-9831166 www.drosera.it). Un’ampia distesa (8715 ettari e dieci comuni a cavallo tra le province di Genova e Savona), con il mare della riviera a fare da sfondo, dove perdere lo sguardo, grazie anche ad uno sbuffo di maestrale che svela l’orizzonte e la Corsica al largo. [[ge:rep-locali:repubblica:117036340]]«Non ci si annoia mai in questi luoghi – continuano i Parodi – perchè ogni angolo riserva una sorpresa. Ovunque, è un susseguirsi di crinali montuosi, rupi scoscese e affioramenti rocciosi, vaste praterie e zone umide, fitte foreste di faggi, roveri e castagni, pinete a pino marittimo e spruzzi qua e là di vegetazione mediterranea. E ancora un alternarsi di numerosi resti paletnologici che testimoniano come le selve del Beigua fossero frequentate già in epoca preistorica. Alla fine si può essere stanchi nel corpo, ma riposati e ricaricati nello spirito».
Per chi ama fare lunghe passeggiate, senza particolari difficoltà, ci sono, all’interno del Parco e nelle aree limitrofe, oltre 500 chilometri da percorrere, con sentieri ben curati e segnalati, lungo la dorsale montuosa e le vallate. Alcuni tracciati sono supportati da pannelli e materiali divulgativi, ideati e voluti dall’Ente Parco, che permettono di scoprire curiosità su tutti gli elementi naturalistici, storici e culturali con i quali si viene a contatto. Zaino in spalla si possono poi raggiungere diversi geositi dall’impatto visivo spettacolare come i profondi canyon e gli arditi pinnacoli della val Gargassa. O “i fiumi di pietra” (blockstream), così chiamati perchè le pietre sono ancora in movimento, nei settori di crinale del Parco (nelle località Torbiera del Laione, Prariondo, Pian Fretto) che testimoniano i processi geomorfologici avvenuti in ambiente periglaciale.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036342]]Ma come presi da improvvisa nostalgia per il mare, i monti ad un certo punto si avvicinano alla costa fino quasi a riflettersi direttamente nello specchio d’acqua, dal riflesso dorato. Accade nell’Alta Via dei Monti liguri (www.altaviadeimontiliguri.it), un lungo sentiero che unisce Ventimiglia alla confluenza delle Valli del Fiume Magra e che attraversa, con tre tappe (la numero 19 Passo del Giovo Prariondo; la numero 20 Prariondo-Faiallo e la 21 Faiallo–Passo del Turchino), tutto il territorio del parco del Beigua, da ovest ad est, lungo i dolci saliscendi di un’ampia dorsale. Il fruscio del vento fra i rami degli alberi, col suo andare e venire, sembra voler imitare il rumore delle onde.
L’Alta Via è un habitat ideale per gli appassionati di trekking, mountain bike ed equitazione. Ed è anche il punto più panoramico del Beigua, come ricordano i gemelli Parodi. «La nostra immagine più bella è il tratto di Alta Via tra il Beigua ed il Faiallo, vicino alle vette del Rama e del Reixa. Si vedono da un lato il Monte Rosa e il Cervino, dall’altro la Corsica e l’isola del Giglio. E’ un’emozione essere di fronte a questo mondo così naturale ma che ha il sapore di magia. Qui il cielo e il mare sembrano sfiorarsi e fondersi in un’unica tonalità di blu. Gli aerei, scendendo bassi per atterrare, sembrano navigare e le navi sembrano volare».
E in maniera costante, con il sole, la pioggia, la nebbia, la neve, di giorno, di sera, senza mai perdersi perchè, come sono soliti dire, "le bussole possono sbagliare, i Parodi no". Un record che è destinato ad aumentare, perché i due settantenni di Varazze (paese marino alle pendici del Beigua), tuttora raggiungono il monte, due o tre volte la settimana. « Da giovani per arrivare in alto, impiegavamo due ore e mezzo, ora purtroppo a causa dell’età, occorrono almeno tre ore e mezzo, a volte anche quattro ore, ma una volta lassù giriamo ancora per i vari sentieri per altro tempo».
Nessuno come loro conosce a memoria le piante e i fiori che crescono tra i dirupi o nelle piane (il giglio di San Giovanni, la viola Bertoloni, l’Asfodelo, il Narciso o la minuscola drosera, una specie floristica carnivora, tipica delle torbiere di alta quota, le cui foglie sono coperte di peli vischiosi). Nessuno riesce, con altrettanta facilità, ad individuare in mezzo alle rocce i caprioli, i cinghiali, i daini, o a distinguere gli uccelli, in base alle traiettorie che disegnano nel cielo (sono 83 le specie segnalate nel Beigua, soprattutto i rapaci diurni, come il biancone, l’aquila reale, il codirossone, il succiacapre; per questo il parco è stato dichiarato “zona di protezione speciale” per gli uccelli migratori e si può praticare il birdwatching).
E’ questa la terra della biodiversità (per la sua particolare collocazione a cavallo dello spartiacque appenninico) e della geodiversità (l’area protetta più vasta della Liguria) riconosciuta come Geoparco internazionale nell’ambito della Rete Europea dei Geoparchi, sotto l’egida dell’Unesco (www.parcobeigua.it; telefono: 010-8590300; molte le possibilità escursionistiche e didattiche per le scuole e le famiglie; per visite guidate, Drosera Società Cooperative, Ilaria - telefono: 333-9831166 www.drosera.it). Un’ampia distesa (8715 ettari e dieci comuni a cavallo tra le province di Genova e Savona), con il mare della riviera a fare da sfondo, dove perdere lo sguardo, grazie anche ad uno sbuffo di maestrale che svela l’orizzonte e la Corsica al largo. [[ge:rep-locali:repubblica:117036340]]«Non ci si annoia mai in questi luoghi – continuano i Parodi – perchè ogni angolo riserva una sorpresa. Ovunque, è un susseguirsi di crinali montuosi, rupi scoscese e affioramenti rocciosi, vaste praterie e zone umide, fitte foreste di faggi, roveri e castagni, pinete a pino marittimo e spruzzi qua e là di vegetazione mediterranea. E ancora un alternarsi di numerosi resti paletnologici che testimoniano come le selve del Beigua fossero frequentate già in epoca preistorica. Alla fine si può essere stanchi nel corpo, ma riposati e ricaricati nello spirito».
Per chi ama fare lunghe passeggiate, senza particolari difficoltà, ci sono, all’interno del Parco e nelle aree limitrofe, oltre 500 chilometri da percorrere, con sentieri ben curati e segnalati, lungo la dorsale montuosa e le vallate. Alcuni tracciati sono supportati da pannelli e materiali divulgativi, ideati e voluti dall’Ente Parco, che permettono di scoprire curiosità su tutti gli elementi naturalistici, storici e culturali con i quali si viene a contatto. Zaino in spalla si possono poi raggiungere diversi geositi dall’impatto visivo spettacolare come i profondi canyon e gli arditi pinnacoli della val Gargassa. O “i fiumi di pietra” (blockstream), così chiamati perchè le pietre sono ancora in movimento, nei settori di crinale del Parco (nelle località Torbiera del Laione, Prariondo, Pian Fretto) che testimoniano i processi geomorfologici avvenuti in ambiente periglaciale.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036342]]Ma come presi da improvvisa nostalgia per il mare, i monti ad un certo punto si avvicinano alla costa fino quasi a riflettersi direttamente nello specchio d’acqua, dal riflesso dorato. Accade nell’Alta Via dei Monti liguri (www.altaviadeimontiliguri.it), un lungo sentiero che unisce Ventimiglia alla confluenza delle Valli del Fiume Magra e che attraversa, con tre tappe (la numero 19 Passo del Giovo Prariondo; la numero 20 Prariondo-Faiallo e la 21 Faiallo–Passo del Turchino), tutto il territorio del parco del Beigua, da ovest ad est, lungo i dolci saliscendi di un’ampia dorsale. Il fruscio del vento fra i rami degli alberi, col suo andare e venire, sembra voler imitare il rumore delle onde.
L’Alta Via è un habitat ideale per gli appassionati di trekking, mountain bike ed equitazione. Ed è anche il punto più panoramico del Beigua, come ricordano i gemelli Parodi. «La nostra immagine più bella è il tratto di Alta Via tra il Beigua ed il Faiallo, vicino alle vette del Rama e del Reixa. Si vedono da un lato il Monte Rosa e il Cervino, dall’altro la Corsica e l’isola del Giglio. E’ un’emozione essere di fronte a questo mondo così naturale ma che ha il sapore di magia. Qui il cielo e il mare sembrano sfiorarsi e fondersi in un’unica tonalità di blu. Gli aerei, scendendo bassi per atterrare, sembrano navigare e le navi sembrano volare».