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PONTEDERA

PONTEDERA. De Chirico, l'amore per l'enigma

Opere inedite e importanti ritrovamenti per ripercorrere le tappe salienti del percorso creativo di un artista che, insieme a Picasso, è stato il maggiore protagonista del Novecento

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Si svolge fino al 28 giugno presso il Museo Piaggio «Giovanni Alberto Agnelli» di Pontedera, la mostra Giorgio de Chirico. L’enigma nella pittura. Trentacinque opere, fra capolavori noti (Cavallo e cavaliere del 1934-35, Castello di Rapallo del 1948, Le Muse Inquietanti del 1960-62, Piazza d’Italia del 1962) e importanti ritrovamenti (Cavalli scalpitanti presso il mare, 1950).

La mostra ruota intorno al tema dell’enigma, come è stato per l’intera vicenda artistica di Giorgio de Chirico, la cui esistenza, sin dall’adolescenza, è caratterizzata da tre episodi che segneranno profondamente il suo destino: la nascita a Volos, in Grecia, nel 1888; la morte del padre quando non ha ancora compiuto sedici anni; l’arrivo a Monaco di Baviera, dopo un breve soggiorno in Italia, e il decisivo incontro con la pittura di Arnold Böcklin.

Et quid amabo nisi quod aenigma est? E’ il sommo principio dechirichiano: il senso nascosto delle cose per un artista filosofo che pensa per immagini, perché anche le più comuni e le più semplici di esse, viste da un’altra angolatura, risultano per lui fonte di mistero. Tutta la pittura di De Chirico, a cominciare dai primi quadri «di sapore böckliniano», risalta per una esigenza ben precisa: rendere visibile l’invisibile. Il bisogno di raccontare se stesso attraverso la rappresentazione di luoghi o fatti che hanno caratterizzato la ricca quanto instabile vicenda umana; e anche il ricorso periodico al mito asseconda questa necessità. In questo senso, il paesaggio rimane il genere più costante nella sua opera: sia che ne occupi il primo piano o ne costruisca il fondale (I romani in Britannia, del 1953).

Gli enigmi che De Chirico dipinge appartengono tutti alla propria esistenza. Stupisce il modo in cui riesce a tradurre in immagini fatti che riguardano la sua storia individuale, siano essi esclusivi o del tutto ordinari. Molti i luoghi deserti (Cavaliere in un paese, del 1949), a significare la solitudine, umana ed artistica, del Grande Metafisico, che diventa ora il Veggente, ora il Filosofo, ora il Cavaliere errante, fino a mostrarsi in curiosi costumi nella fase barocca del più torrido isolamento. Si susseguono le stagioni, ma permane la vocazione metafisica di questo principe isolato anche quando muta lo stile della pittura (Archeologi, del 1965-75, e Gladiatori, del 1971), perché, come ci teneva a dire lui stesso, non è il soggetto, bensì il tono proprio della pittura a rendere metafisica un’opera.

In contemporanea con l’esposizione che il Museo Piaggio «Giovanni Alberto Agnelli» dedica a Giorgio de Chirico, Pontedera ospita anche la mostra La lunga ombra del Metafisico. Maestri del Novecento in rapporto all’opera e alla figura di Giorgio de Chirico, allestita presso l’Associazione A.F.R.A.M.- Galleria Il Germoglio, in programma sempre fino al 28 giugno che raccoglie alcuni capolavori di maestri fra i quali De Pisis, Sironi, Xavier e Antonio Bueno, Rosai, Soffici e Fiume.

Ingresso gratuito. Da mercoledì a sabato, dalle 10 alle 18. Domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18

APPUNTAMENTO: Giorgio de Chirico. L’enigma nella pittura
DOVE: Museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”, Pontedera (Pisa)
QUANDO: fino al 28 giugno
INFO: 0587/57282 - 53354
www.museopiaggio.it