Berlusconi si affida a Dio.“Ma anche la fortuna - dice - gioca un ruolo importante”. Nel giorno in cui il presidente del Consiglio chiede la fiducia alle camere io sto nell’aeroporto di Torino, dopo una astratta attesa sulle sedie quasi comode mi preparo a volare verso Roma. Ieri ha chiuso la fiera del libro, ultime presentazioni, ultimi incontri nella manifestazione più importante d’Europa per quel che riguarda i libri. Presento la carta d’identità, passo da un tunnel a soffietto e trovo posto sull’aereo. Su questo volo non danno il giornale. Qualche volta passano con bibite, caffè, salatini o biscotti. Su certi voli a basso costo te li fanno pagare. L’aereo si muove sulla pista.
L’hostess prende in mano i ferri del mestiere. Mostra la cintura di sicurezza da chiudere attorno alla vita. Dice di tenerla allacciata anche dopo il decollo. E’ per la nostra sicurezza. Poi mostra la maschera per l’aria. Non bisogna cercarla nell’alloggiamento sotto il sedile dove è riposto il giubbetto salvagente. La nostra riserva d’ossigeno cadrà naturalmente dall’aria scivolando fuori da uno scomparto posto sopra le nostre teste. Invece per il giubbetto ci si deve piegare sotto la poltrona, infilarlo e ricordarsi di tirare i laccetti che lo gonfieranno solo dopo l’uscita dal mezzo. Nel caso in cui non funzionasse il meccanismo la gentile signorina mima l’atto di soffiare nelle cannucce. Per i neonati ci sono anche culle di salvataggio e se non avessimo ben capito tutta la descrizione possiamo ripassare la lezione guardando le figure della scheda di sicurezza nella tasca davanti alle nostre ginocchia.
Da qualche parte dovrebbero esserci anche torce e fischietti per attirare l’attenzione in caso di atterraggio al buio e di rottura dell’impianto di illuminazione. E comunque si devono localizzare le uscite di sicurezza e in caso servisse ci si deve mettere a quattro zampe, seguire le strisce luminose sul pavimento e evacuare gattonando. Vedo che accanto alla scheda riassuntiva c’è un catalogo di oggetti costosi da comprare in volo, una rivista snob e il sacchetto dove vomitare.
Quel sacchetto riporta tutta la messa in scena alla concretezza del momento. E’ come se dichiarasse “se cade l’aereo non ti servirà gattonare lungo la via luminosa, né prendere aria per soffiare nelle cannucce. Se cadi da quest’altezza non ti salverà attaccarti alla maschera dell’ossigeno. Se c’è una turbolenza, la cosa migliore che ti può capitare e vomitare le lasagne del pranzo”. E infatti attorno a me vedo i passeggeri a testa bassa. Qualcuno legge il giornale, sfoglia la rivista snob o il catalogo di gingilli firmati, chiacchiera col vicino, dorme o prega. Qualcuno si affida a Dio, qualcuno alla fortuna. Qualcun altro a tutt’e due. Perché la signorina sorridente è efficace come il bacetto della mamma sul livido del bambino che è caduto dall’altalena. Consola, ma non basta.
E allora fa bene Berlusconi a affidarsi a Dio, a sperare nella fortuna. Qualcuno già vomita. Speriamo sia una leggera turbolenza, perché se l’aereo che sta pilotando è in caduta sarà difficile salvarsi.
L’hostess prende in mano i ferri del mestiere. Mostra la cintura di sicurezza da chiudere attorno alla vita. Dice di tenerla allacciata anche dopo il decollo. E’ per la nostra sicurezza. Poi mostra la maschera per l’aria. Non bisogna cercarla nell’alloggiamento sotto il sedile dove è riposto il giubbetto salvagente. La nostra riserva d’ossigeno cadrà naturalmente dall’aria scivolando fuori da uno scomparto posto sopra le nostre teste. Invece per il giubbetto ci si deve piegare sotto la poltrona, infilarlo e ricordarsi di tirare i laccetti che lo gonfieranno solo dopo l’uscita dal mezzo. Nel caso in cui non funzionasse il meccanismo la gentile signorina mima l’atto di soffiare nelle cannucce. Per i neonati ci sono anche culle di salvataggio e se non avessimo ben capito tutta la descrizione possiamo ripassare la lezione guardando le figure della scheda di sicurezza nella tasca davanti alle nostre ginocchia.
Da qualche parte dovrebbero esserci anche torce e fischietti per attirare l’attenzione in caso di atterraggio al buio e di rottura dell’impianto di illuminazione. E comunque si devono localizzare le uscite di sicurezza e in caso servisse ci si deve mettere a quattro zampe, seguire le strisce luminose sul pavimento e evacuare gattonando. Vedo che accanto alla scheda riassuntiva c’è un catalogo di oggetti costosi da comprare in volo, una rivista snob e il sacchetto dove vomitare.
Quel sacchetto riporta tutta la messa in scena alla concretezza del momento. E’ come se dichiarasse “se cade l’aereo non ti servirà gattonare lungo la via luminosa, né prendere aria per soffiare nelle cannucce. Se cadi da quest’altezza non ti salverà attaccarti alla maschera dell’ossigeno. Se c’è una turbolenza, la cosa migliore che ti può capitare e vomitare le lasagne del pranzo”. E infatti attorno a me vedo i passeggeri a testa bassa. Qualcuno legge il giornale, sfoglia la rivista snob o il catalogo di gingilli firmati, chiacchiera col vicino, dorme o prega. Qualcuno si affida a Dio, qualcuno alla fortuna. Qualcun altro a tutt’e due. Perché la signorina sorridente è efficace come il bacetto della mamma sul livido del bambino che è caduto dall’altalena. Consola, ma non basta.
E allora fa bene Berlusconi a affidarsi a Dio, a sperare nella fortuna. Qualcuno già vomita. Speriamo sia una leggera turbolenza, perché se l’aereo che sta pilotando è in caduta sarà difficile salvarsi.