UN’ORA PRIMA DI UN concerto
Michael Nyman si siede nella poltrona al
centro del teatro o dell’Auditorium e
attende, in silenzio, l’arrivo del pubblico.
Cerca di capirne gli umori, i sorrisi, le
parole. Attraversa i suoi fans disorientati e
increduli con aria divertita, da menestrello
colto e sensibile. Stringe le mani di chi lo
riconosce poi a pochi minuti dall’inizio
del concerto se ne va, saltellando, nel suo
camerino. Più tardi sale sul palco, rotea la
bacchetta e la sua musica, fatta di
immagini, di città, di paesi vicini e terre
lontane, raggiunge con emozione il
pubblico di ascoltatori.
"Vivo di musica. Comporre per me è un lavoro, un obbligo, mentre fare fotografie è un piacere personale. Mi sento libero di fare ciò che voglio. Gli scatti sono per me una specie di diario visivo" sostiene il maestro. La sua musica in realtà racconta immagini (le colonne sonore di numerosi film stanno a dimostrarlo) e le sue immagini sembrano raccontare originali partiture musicali legate ai luoghi visitati e fotografati.
Dai viaggi, come dal pubblico dei suoi concerti, coglie le note giuste da collocare nel pentagramma delle sue opere. Lo fa nel rispetto del tempo, degli uomini e della vita.
"Vivo di musica. Comporre per me è un lavoro, un obbligo, mentre fare fotografie è un piacere personale. Mi sento libero di fare ciò che voglio. Gli scatti sono per me una specie di diario visivo" sostiene il maestro. La sua musica in realtà racconta immagini (le colonne sonore di numerosi film stanno a dimostrarlo) e le sue immagini sembrano raccontare originali partiture musicali legate ai luoghi visitati e fotografati.
Dai viaggi, come dal pubblico dei suoi concerti, coglie le note giuste da collocare nel pentagramma delle sue opere. Lo fa nel rispetto del tempo, degli uomini e della vita.