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Con gli occhi della musica

Michael Nyman, uno dei massimi esponenti della musica minimalista, racconta i suoi viaggi attraverso le sue foto. Raccolte in un libro. I Viaggi
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Anche Michael Nyman, uno tra gli artisti più attivi ed eclettici della scena internazionale contemporanea, ha un sogno nel cassetto: abbandonare la musica per dedicarsi alla fotografia. Lo ha rivelato in anteprima alla Fiera del Libro di Torino durante la presentazione dell’album fotografico Sublime pubblicato da Volumina, editore torinese di libri d’arte capace di coinvolgere in progetti multimediali artisti come Peter Greenaway, David Cronenberg, Atom Egoyan. Dopo un piccolo e prezioso concerto a commento di una selezione di scatti che ricordano il minimalismo pop di Gilbert & George - gesti ripetitivi, riflessi improvvisi, volti di persone, dettagli di strade, edifici e paesaggi notturni di grandi e piccole città scoperte durante le tournee che lo hanno portato in giro per il mondo.

Nyman si racconta a Viaggi di Repubblica: «Ho acquistato la mia prima macchina fotografica nel maggio 2003. Ero a Singapore a provare una nuova partitura - Melody Wa…
Anche Michael Nyman, uno tra gli artisti più attivi ed eclettici della scena internazionale contemporanea, ha un sogno nel cassetto: abbandonare la musica per dedicarsi alla fotografia. Lo ha rivelato in anteprima alla Fiera del Libro di Torino durante la presentazione dell’album fotografico Sublime pubblicato da Volumina, editore torinese di libri d’arte capace di coinvolgere in progetti multimediali artisti come Peter Greenaway, David Cronenberg, Atom Egoyan. Dopo un piccolo e prezioso concerto a commento di una selezione di scatti che ricordano il minimalismo pop di Gilbert & George - gesti ripetitivi, riflessi improvvisi, volti di persone, dettagli di strade, edifici e paesaggi notturni di grandi e piccole città scoperte durante le tournee che lo hanno portato in giro per il mondo.

Nyman si racconta a Viaggi di Repubblica: «Ho acquistato la mia prima macchina fotografica nel maggio 2003. Ero a Singapore a provare una nuova partitura - Melody Waves- con la Singapore Chinese Orchestra. Ho un debole per gli oggetti tecnologici e non ho resistito. Ho scelto una Leica Digilux 2. Da quel momento ho cominciato a fare fotografie e non ho più smesso». «Non so dire se esista una vera e propria correlazione tra la musica e la fotografia», continua il compositore inglese. «Per qualcuno i miei scatti sono “musicali” perché realizzati prima o dopo un concerto. Io non ci vedo una genesi “musicale” precisa. Ma vivo di musica. Comporre per me è un lavoro, un obbligo, mentre fare fotografie è un piacere personale. Mi sento libero di fare ciò che voglio. Gli scatti sono per me una specie di diario visivo. Non ho mai tenuto un diario durante i miei viaggi. Non amo scri- vere, mi piace osservare, esplorare ciò che mi sta intorno. Per questo cerco di restituire in uno scatto ciò che attira la mia attenzione. A ogni clic corrisponde una visione personale in cui cerco di rubare per l’eternità un dettaglio che ha colpito la mia immaginazione. Possono essere i grattacieli di Barcellona o gli oggetti abbandonati nelle strade di New York, un dettaglio di scarpe o i passanti visti dalla mia stanza d’albergo a Mantova. Oggi, guardando quelle immagini sul libro, ci vedo dentro cose diverse da quelle che avevano attirato la mia attenzione come fotografo.

Il musicista ha girato il mondo e visto tanti Paesi: «Ho molto amato il Messico. Ci sono stato lo scorso febbraio per montare un video e in quel Paese abbagliato dal sole, sono finalmente riuscito a rilassarmi lavorando. Del Messico amo le persone, i colori, lo Yukatan, Mérida, Ticul, Felipe Carrillo Puerto e Città del Messico. Immensa, coloratissima come la sua gente che lavora in locali fatiscenti a temperature roventi. Mi piacerebbe comprare casa lì. In fondo da Londra, in aereo, sono poco più di sei ore di volo. Ma non c’è solo il Messico. Mi sono innamorato delle luci notturne di Hong Kong e di Atene, una città incredibile, dove in un bar sono arrivato a scattare 150 foto a una coppia che parlava. E poi c’è l’Italia... sono legato sentimentalmente a Venezia. Qui ho formato il mio primo gruppo, la Campiello Band, alla fine degli anni ’70, per eseguire le musiche di uno spettacolo di Goldoni. L’anno scorso mi è capitato di risentire quelle registrazioni e mi sono detto: perché non accompagnarle visivamente con una serie di immagini veneziane? La serie di fotografie nelle calli è nata così.

Amo Mantova e Torino, una città con cui ho un rapporto speciale. Ci sono stato parecchie volte. Un giorno ho anche fotografato tutte le vetrine di piazza Vittorio... una delle più grandi piazze europee. E poi c’è la Reggia di Venaria in Piemonte, per la quale ho composto un brano musicale». Fra le metropoli preferite c’è Londra, la città dove il compositore e critico musicale è nato nel 1944: «Il viaggio visivo di Sublime comincia e termina lì. Le immagini che ho scelto per l'apertura e la chiusura del volume sono londinesi. La sequenza iniziale e quella finale sono scattate a Islington, quartiere a nord di Londra, non lontano da casa mia. La sequenza finale dell’autobus, invece, è atipica per me.

Mi ero appostato per fotografare qualcosa che sapevo sarebbe accaduto: volevo raccontare l’ultima corsa della linea 38. Su quel bus ha viaggiato un pezzo della mia vita. Da ragazzo lo prendevo per andare in centro, nel quartiere dei teatri e dei cinema dove ho visto la mia prima opera lirica. Ho sentito la necessità di registrare l’ultima corsa del vecchio Regent prima che fosse rottamato e sostituito da quegli osceni Mercedes. Faccio il musicista e non avevo mai pensato di fare foto. Poi ho visto alcuni libri d’arte realizzati con amici come Peter Greenaway e David Cronenberg pubblicati da Volumina, un piccolo studio creativo torinese che progetta libri d’arte. Ho incontrato l’editore Domenico De Gaetano e insieme abbiamo iniziato a lavorare con il team di giovani grafici sulla selezione delle foto. L’impaginazione è stata fatta tra Londra e Torino». Il titolo Sublime, come racconta Nyman, è nato per caso: «Il sogno di ogni fotografo è trovarsi nel luogo giusto al momento giusto. A me è capitato nella mia città, una mattina a Upper Street.

Lì ho potuto fotografare in sequenza un processo semplice: un uomo che piazza le lettere della parola “Sublime” in un cartellone pubblicitario. È stata una premonizione. Susan Sontag diceva che le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento, perché sono una precisa fetta di tempo anziché un flusso. Ecco, per me ogni fotografia è un momento privilegiato, trasformato in un piccolo oggetto che possiamo conservare e rivedere. Per sempre»