Fausto Coppi: l'atleta del secolo
Fausto Coppi, atleta del secolo. Nel ciclismo lo è stato. E poiché il ciclismo è gran parte dello sport europeo e, quindi, mondiale nonché la magna pars dello sport nazionale, è giusto che così sia. Di Fausto Coppi sono stato amico e ammiratore, secondo Gino Bartali "un tifoso però non dei peggiori". Dalla scomparsa di Fausto (2 gennaio 1960) i giorni hanno rincorso i giorni: e il tempo è trascorso con una velocità superiore a quella di un Coppi ben rodato. Del clan novese del campionissimo, che faceva capo a Cavanna, ho conservato qualche conoscenza. Incontro, spesso, Ettore Milano, il luogotenente, l'attor giovane della compagnia. E, all'opposto, raramente, Andrea Carrea, occupatissimo a rinfrescare per tasselli la sua casa. Vedo di sfuggita i figlioli di Coppi, Marina e Faustino. Con Milano, lo scudiero fedele, mi capita di rievocare le luci e le ombre del ciclismo perduto. Per evitare che il passato diventi più reale del presente, con il rischio di andare entrambi alla deriva, Mil…
Fausto Coppi, atleta del secolo. Nel ciclismo lo è stato. E poiché il ciclismo è gran parte dello sport europeo e, quindi, mondiale nonché la magna pars dello sport nazionale, è giusto che così sia. Di Fausto Coppi sono stato amico e ammiratore, secondo Gino Bartali "un tifoso però non dei peggiori". Dalla scomparsa di Fausto (2 gennaio 1960) i giorni hanno rincorso i giorni: e il tempo è trascorso con una velocità superiore a quella di un Coppi ben rodato. Del clan novese del campionissimo, che faceva capo a Cavanna, ho conservato qualche conoscenza. Incontro, spesso, Ettore Milano, il luogotenente, l'attor giovane della compagnia. E, all'opposto, raramente, Andrea Carrea, occupatissimo a rinfrescare per tasselli la sua casa. Vedo di sfuggita i figlioli di Coppi, Marina e Faustino. Con Milano, lo scudiero fedele, mi capita di rievocare le luci e le ombre del ciclismo perduto. Per evitare che il passato diventi più reale del presente, con il rischio di andare entrambi alla deriva, Milano ed io, ricordiamo i "giorni che furono", con molta misura. Conveniamo. Quel ciclismo dell' immediato dopoguerra, con Gino Io Ginettaccio Bartali, e il terzo uomo Magni e Bobet, Van Steenbergen, Koblet, Kubler, Van Looy, Anquetil eccetera eccetera è inimitabile. (da Mario Fossati)