Viaggi

Piemonte

Le colline di Coppi

Da Avolasca a S.Alosio fino a Castellania dove c'è il museo del celebre ciclista. Un paesaggio ancora intatto tra boschi, vallate e borghi medievali. I Viaggi

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In una locanda di un paesino sulle prime alture che si incontrano andando da Milano verso il mare, verso Genova e la Liguria, alcune persone, quasi tutte oltre i sessanta, stanno giocando a carte, gridando a turno come per sfidarsi a fare di meglio, a buttar giù dei numeri più alti. Sul tavolo, tra le carte sparse, ci sono dei bicchieri e una bottiglia di vino rosso, di barbera o di dolcetto. Vitigni che, in questa regione di colline fatte di marne e argille a cui si aggrappano coraggiosi i filari di vite, prende alle volte un sapore speciale, quasi magico e solare. Ad un tratto uno dei giocatori, alzando lo sguardo per un istante, si ferma a fissare una grande foto appesa al muro, un po’ consumata dal tempo, quasi un poster o un quadro in bianco e nero. Più di uno sguardo dei presenti allora, come per un riverente omaggio, fissa adesso il volto di quella foto, magro e spigoloso, con la fatica e la determinazione disegnati sul viso e nello sguardo. “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco celeste ed il suo nome è Fausto Coppi”, sussurra con rispetto uno dei giocatori, ripetendo un telecronaca in diretta dal passato e abbassando nuovamente gli occhi sulle sue carte. Un’altra voce lo segue: “Io mi ricordo quando passava, qui davanti a questa osteria, per andare a lavorare sempre in bicicletta o per allenarsi prima delle gare… È nato qui vicino, era uno di noi e non ci ha mai deluso o dimenticato: questa era la sua terra, la terra del Grande Airone che volava in bicicletta”.

Sono colline dolcissime, queste del tortonese, in provincia di Alessandria, fatte di vigne antiche e di calanchi d’argilla capaci di sfrangiare i boschi sui loro pendii. Se ne stanno tranquille tra Milano ed il mare, poco interessate ai fatti e alla nebbia della pianura: qui c’è ancora tanto da fare e da riscoprire e tante buone cose da far crescere. Fuori dalla locanda, ad attendere alcuni dei giocatori ancora intorno al tavolo, alcune biciclette se ne stanno appoggiate al muro: da queste parti non ci si preoccupa nemmeno di chiudere la porta di casa la notte... figuriamoci legare la bici con la catena. Certo, tra le moderne mountain-bike che oggi girano anche su queste strade di campagna e le famose biciclette del grande campione, ce ne sono di differenze: il tempo e gli avanzamenti tecnologici ci hanno portato telai in leghe leggere, cambi dei rapporti sofisticati e precisi come orologi, accessori e materiali derivati da ricerche d’avanguardia.

Si può raggiungere il paese dove si trova la casa natale del grande campione anche percorrendo, a piedi o in mountain bike, una bella strada sterrata che attraversa il bosco e i prati, tra Avolasca e S.Alosio. Da Avolasca, dopo la salita per raggiungere il bosco, la strada prosegue tra castagni, robinie e vecchi faggi senza grandi dislivelli. Da un’apertura del foglia e che dà sulla vallecola sottostante si può scorgere il minuscolo abitato di Sarizzola ed i calanchi di argilla che gli fanno da sfondo, come un elegante drappeggio, in velluto grigio chiaro.

Più lontano, all’orizzonte, la catena delle Alpi, con le cime più alte ancora bianche di neve, fà da perfetto contrappunto per lasciar spaziare ancora di più lo sguardo. Uscendo finalmente dalla macchia alberata, spesso si incrociano gruppetti di pernici rosse che pedinano veloci a nascondersi tra il fogliame basso o qualche coniglio che aspetta quasi l’ultimo momento a scansarsi. Quando la strada si allarga e scende in tornanti un po’ più ampi: è il momento di cambiare rapporti e controllare la corsa coi freni. Si riguadagna l’asfalto raggiungendo S.Alosio e, poco oltre, appena abbandonato questo minuscolo borgo, si può salire per la ripidissima stradina che permette di raggiungere una coppia di costruzioni che sopravvivono da un lontano passato e che riescono ad inserirsi con armonia e grande fascino in questo contesto naturale: sono le due torri medioevali di S. Alosio che svettano eleganti, una in fianco all’altra, tra la Val Borbera e la Val Ossona.

Da secoli infatti, in queste terre di confine tra la grande pianura ed il mare, si incontrano, sui rilievi e sui dossi, nei punti con la migliore visibilità sul territorio circostante, decine di manieri, torri e castelli, molti dei quali hanno resistito al degrado e all’incuria dei secoli per giungere fino a noi come austera e silente testimonianza di ben altri momenti storici. Queste costruzioni fortificate sparse sul territorio avevano sicuramente una finalità abitativa e difensiva ma si pensa anche fossero usate, grazie alle loro posizioni dominanti, come postazioni per trasmettere a distanza segnali che si potevano vedere da una torre all’altra. Il panorama che si gode da quassù è delicato e dolcissimo, coi campi ingialliti dal fieno sparso ad asciugare ed i boschi verde cupo che rendono i pendii delle colline più sinuosi e selvaggi. Scendendo fino al paese di Castellania si incontra il piccolo museo che raccoglie i cimeli della vita, da uomini e da campioni, del grande Fausto e del fratello Serse, grande ciclista anche lui, forse solo meno famoso e ancora più sfortunato del Grande Airone dalla maglia bianca e celeste.

Poco più a valle, girando a destra al passo che ha preso il nome dal grande campione, si può raggiungere la cooperativa Valli Unite di Costa Vescovato: un bellissimo e riuscitissimo esempio di rilancio sostenibile dell’agricoltura e dell’allevamento nelle aree marginali, compiuto e portato avanti da un gruppo di amici, determinati e sognatori, ormai da diversi decenni. Al fornitissimo spaccio della cooperativa si possono acquistare insaccati, carne, barattoli di conserve e di miele, tutto di produzione organica, e si chiedono consigli su quali sono i vini, sempre prodotti con cura e passione da questa cantina o dalle tante altre della zona, che meglio si abbinano ai prodotti locali o alle ricette tipiche della zona. Da questa costa della collina scende la nuova pista ciclabile che, come un elegante tappeto rosso, conduce fino al nuovo ponte sul torrente Ossona, appena costruito proprio per i cicloturisti. Risalendo verso la cresta che divide la Val Ossona dalla Val Grue, si raggiunge e si può passare la notte ad Avolasca.

Se si ha infine la fortuna di avere più giorni per scoprire senza fretta i Colli Tortonesi, scavalcando colline e raggiungendo nuove vallate, nuovi colori e nuovi sapori, si può allora dirigersi verso la vicina Val Curone ed il bel borgo medioevale di San Sebastiano, il centro più importante della vallata, con le coloratissime case affacciate lungo il fiume: un altro esempio degli influssi della ormai vicinissima Liguria e quasi una sfida, di tinte e di colori, alle teorie di case colorate di Camogli o di Portofino.

Garbagna
Nel borgo dell’artigianato del mobile
In molti, anche al di fuori dei confini regionali, conoscono, almeno di fama, il borgo di Garbagna. Il suo nome viene infatti spesso associato all’artigianato del mobile per l’alto numero di restauratori e mobilieri che qui si sono raccolti e operano ancora oggi, innovando, creando e facendo tendenza oppure riproducendo e restaurando mobili antichi ispirandosi alle linee ed al gusto di un tempo. Un mestiere, questo del restauratore, che spesso raggiunge i canoni della forma artistica, coniugando magicamente abilità manuale ed esperienza, passione ed estro, studio e ricerca e che ha portato il nome di Garbagna ad essere conosciuto anche nei ricchi salotti di Genova, Torino e Milano. Le tecniche di lavorazione si basano spesso su antichi strumenti costruiti decenni or sono e sfruttano materiali naturali come cere purissime, colori all'acqua, colle vegetali e lacche naturali. Un'altra caratteristica è il rapporto coi loro clienti, più vicina a quella che sussiste tra vecchi conoscenti ed amici con la stessa passione per le belle cose e per i mobili di pregio, che il distaccato rapporto tra venditore ed acquirente. È più un legame schietto che rimanda a quello che si creava un tempo quando il contadino portava al falegname il proprio legname perchè gli costruisse i mobili per la figlia che andava a maritarsi. Un'arte ed una passione antica che oggi sa esprimersi ai massimi livelli grazie alla passione e all'inventiva degli artigiani del legno della Val Grue e della Val Curone.
Castellania
Il museo del grande airone
Castellania è un minuscolo borgo, sorvegliato da due torri medioevali e adagiato sulle colline sopra Tortona, divenuto famosissimo per aver dato i natali, nel 1919, a Fausto Coppi che rappresenta, ancora oggi a oltre quaranta anni dalla sua morte, l’uomo simbolo del ciclismo italiano, capace di unire ed entusiasmare un intero Paese che usciva distrutto dal secondo conflitto mondiale. Quattro volte Campione del Mondo, vincitore di ben cinque edizioni del Giro d’Italia e di due Tour de France, questo sportivo entrato nel mito non ha mai lasciato le dolci colline tortonesi che sono state la sua palestra per i duri allenamenti in bicicletta. Oggi riposa, assieme al fratello Serse anch’egli ciclista di fama internazionale, presso il mausoleo all’entrata del paese mentre, a breve distanza, è possibile visitare il museo casa natale di Fausto Coppi.
MUSEO CASA COPPI (visitabile il sabato, 14.30-18.30) via F.Coppi 2, _ 0143.744907 a Castellania www.faustocoppi.it, [email protected] Centro documentazione Fausto Serse Coppi, Castellania: 0131.811219