Viaggi

Nord America

Il Canada delle meraviglie

Nella British Columbia, la provincia canadese più occidentale che si affaccia sull'Oceano Pacifico. Un paesaggio straordinario e una natura incontaminata. I Viaggi

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Pensate ad un raffinato resort di lusso in stile poor elegance. Immaginatevi un’ottima cucina naturale, ideale per rimodulare la nostra dieta e liberare il nostro organismo da sostanze dannose. Insieme sognate le possibilità offerte da un moderno centro benessere per ritemprarsi e prendersi cura del proprio corpo con massaggi di diversi generi, thalasso terapia, trattamenti con erbe curative, idromassaggi con acqua di mare e poi la possibilità di praticare molte delle attività sportive all’aria aperta capaci di riavvicinarci alla natura: dalle passeggiate a cavallo nella foresta al kayak da mare, dalla pesca mosca alle escursioni col binocolo al collo per osservare gli animali selvatici nel loro ambiente. Bene, pensate ad un resort di questo tipo, immerso nella foresta primigenia della British Columbia, la provincia canadese più occidentale che si affaccia sull’Oceano Pacifico, e spogliatelo quindi delle sue mura.

Immaginate solo spaziose ed eleganti tende in cotone impermeabile sparpagliate all’ombra di tsughe e di abeti millenari, di sitka spruce e di cedri rossi odorosi di resina e alti fino a settanta, ottanta metri, come in un vero avamposto tendato di fine Ottocento. Immaginatevi dentro ad una di queste tende, arredata con mobili d’epoca, semplici ma raffinati, riscaldata da una modernissima stufa a gas telecontrollata elettronicamente e pensatevi adagiati placidamente su un grazioso letto in ferro battuto, sotto un soffice piumino mentre siete cullati dall’ovattato stormire delle fronde. Sopra di voi solo il telo bianco dove danzano le ombre e le luci mosse dagli alti rami delle conifere e fuori profumo di legno e foglie bagnate, passerelle tra una tenda e l’altra, scoiattoli intenti a far provviste ed il rumore del fiume poco lontano.

Questo fiume si chiama Bedwell e raccoglie le fredde acque che arrivano dalle montagne innevate dello Stratchona Provincial Park, posto al centro di Vancouver Island. Sfocia in un inlet, una sorta di piccolo fiordo, completamente circondato da una foresta speciale: la continental rain forest o “foresta pluviale temperata”, ormai molto rara sul nostro pianeta, ma un tempo diffusa lungo le coste pacifiche del nord e sud america ed in Nuova Zelanda.

Verso l’autunno, quando banchi di salmoni ritornano negli inlet per risalire le acque di ogni piccolo o grande fiume di questa costa canadese, spinti dall’irrefrenabile impulso della riproduzione, anche gli orsi, siano essi neri o grizzly, ritornano a frequentare assiduamente queste aree e non sarà raro davvero che, mentre ci dirigiamo verso la “tenda ristorante” del nostro “resort-avamposto”, si veda un black bear buttarci un’occhiata mentre supera il nostro accampamento per raggiungere il fiume sottostante e rimpinzarsi di salmoni freschi e, per lui, piuttosto facili da catturare. Ma anche agli ospiti di questo “eco-resort” sono serviti salmoni appena pescati o halibut, una sorta di grossa sogliolona frequente in queste fredde acque canadesi, preparati secondo la modern natural cuisine dello chef Timothy May che sa cucinare il pesce della regione in diverse decine di modi differenti ma che sostiene si debbano servire pietanze ricavate solo da prodotti e alimenti locali mantenuti il più possibili vicini al loro stato originario e conservati per il minor tempo possibile. Ostriche e aragoste pescate poco lontano dal resort o il pesce freschissimo appena scottato al vapore sono sul menu ogni giorno accompagnati da spezie ed erbette della foresta, salse deliziose e leggerissime ricavate da antiche ricette indiane e dai vini californiani, australiani e cileni della fornitissima cantina.

E’ questa del “Clayoquot Wilderness Outpost”, campo tendato di lusso nella foresta di Vancouver Island, una soltanto delle raffinate, ricercate e talvolta originali proposte per conoscere ed immergersi nella possente natura della costa occidentale canadese. Non molto lontano da questo avamposto da lontano far-west nordamericano galleggia, ben ancorato a pochi metri dalla terraferma, quella che un tempo era destinata ad essere una chiatta per il trasporto del carbone ed oggi è diventata invece un lussuoso albergo a più piani, con suite e balconi con vista su un’incantevole e placida baia, riparata dagli affronti sprezzanti del vento dell’Oceano da una fitta cortina di abeti.

A pochi passi dal resort le rocce della montagna sono state scolpite e riarrangiate abilmente per accogliere i locali di una moderna spa, perfettamente inserita nell’ambiente naturale circosante con l’uso sapiente di legni e materiali della zona, e per valorizzare una cascata preesistente che oggi è alimentata da acqua marina moderatamente riscaldata che offre una sorta di eco-jacuzzi ambientata tra le rocce della costa. Con l’acqua calda che ci massaggia le spalle, immersi poco sopra il livello del mare circostante, non è raro sentire le grida acute delle aquile dalla testa bianca che si lanciano in picchiata per pescare proprio davanti al lodge nel mezzo della baia e vederle quindi riprendere il volo con vigorosi battiti d’ala e con un carnoso salmone tra gli artigli delle zampe. A nord di Vancouver City e della Sunshine Coast, tra le placide e recondite acque di un piccolo inlet, è annidato invece il Knight Inlet Lodge, che si raggiunge con un paio di ore di volo in idrovolante. Famoso soprattutto come una delle migliori località per l’osservazione degli orsi grizzly e delle orche, entrambe le specie richiamate in questa zona dalla grande abbondanza di salmoni dei mesi autunnali, accoglie i suoi ospiti in graziosi cottage di legno e li culla dolcemente col lento movimento delle acque interne dell’inlet. Qui si può essere accompagnati in entusiasmanti escursioni in barca o kayak da mare finalizzate all’osservazione dei plantigradi intenti alla pesca del salmone o occupati a brucare, come fossero caprette dalla pelliccia fulva, le erbe necessarie ad integrare la loro dieta quasi esclusivamente a base di pesce.

Anche l’incontro con le orche, i delfini più grossi e forse più intelligenti, che si spostano in piccoli branchi familiari e che difficilmente lasciano scampo ai copiosi banchi di pesci, regala emozioni che, non raramente, restano indimenticabili. Accompagnata dal lieve sciabordio delle pagaie che accarezzano l’acqua, la punta affusolata ed elegantemente rialzata dei kayak da mare fende la superficie dell’acqua, scura come lava liquida, impenetrabile e freddissima, ma ben più ricca di vita delle acque cristalline dei tropici o dei caraibi.
Se così non fosse, se non fossero cioè presenti in sospensione in queste acque nutrimenti ed organismi microscopici in grandissima quantità, non si potrebbe creare quella catena alimentare di così vaste proporzioni capace di sostenere persino i grandi mammiferi marini come le balene che vivono e si nutrono lungo questo tratto di costa. Solo quando l’acqua diventa più bassa, avvicinandoci alla spiaggia, le sue tonalità scure si attenuano lasciando intravvedere gli inaspettati vivissimi colori di stelle marine dalle forme quasi improbabili. Uno spettacolo di colori sottomarini che ravviva la pacatezza delle tonalità circostanti propria delle rocce e della vegetazione lungocosta.

Poco più al largo, quasi nel mezzo del fiordo, ecco spuntare le alte pinne di un branco di orche, di un pod, cioè un gruppo famigliare che in autunno si spinge dal mare aperto fino all’interno degli stretti e dei golfi della costa. Così un un gruppetto di mammiferi bipedi intelligenti che spingono pagaiando le loro imbarcazioni super leggere e supertecnologiche in kevlar e alluminio sono ora circondati da altri mammiferi, altrettanto intelligenti, che tagliano e sfiorano la superficie marina con maggior eleganza e sicuramente meno sforzo. In pochi attimi le rotte delle imbarcazioni si intersecano con quelle del branco di questi grossi delfini bianchi e neri dalla famelica fama e con le pinne più alte di un uomo seduto nella sua canoa. Ora, forse solo per alcuni istanti, si può provare a cogliere, da questo confronto e da questa momentanea vicinanza, la sfuggente idea di perfezione in un essere vivente... ma non si riferisce all’uomo con la pagaia in mano.