Il tour da Trakai a Liepaja
Il viaggio tocca una serie di località e luoghi che sono la testimonianza della tragedia che più di 60 anni fa colpì il continente europeo
Il tour tocca luoghi, probabilmente poco noti, ma che comunque rappresentano ancora testimonianze profonde della tragedia che investì il continente europeo oltre sessant’anni fa, durante il nazismo.
Trakai È conosciuta soprattutto per l'omonimo lago nel quale, sopra un'isola, sorge un castello del 1300 più volte ricostruito. Dal 1397 ospita una piccola comunità di caraimi di origine turca. I “karaimi, caraiti o karaiti” sono un popolo di ceppo e lingua turca affine ai tatari (gruppo etnico di origine turcica dell'Europa dell'est e dell'Asia Centrale) originario della Crimea e aderente al Karaismo. Che è una variante religiosa dell'Ebraismosorto tra l'8° e 9° secolo in Mesopotamia, allora terra di conquista degli arabi musulmani. La nuova religione fu fortemente influenzata dall'Islam e ne accolse una delle fondamentali critiche mosse dal Corano all'Ebraismo: l'aver abbandonato il rigoroso monoteismo delle orig…
Trakai È conosciuta soprattutto per l'omonimo lago nel quale, sopra un'isola, sorge un castello del 1300 più volte ricostruito. Dal 1397 ospita una piccola comunità di caraimi di origine turca. I “karaimi, caraiti o karaiti” sono un popolo di ceppo e lingua turca affine ai tatari (gruppo etnico di origine turcica dell'Europa dell'est e dell'Asia Centrale) originario della Crimea e aderente al Karaismo. Che è una variante religiosa dell'Ebraismosorto tra l'8° e 9° secolo in Mesopotamia, allora terra di conquista degli arabi musulmani. La nuova religione fu fortemente influenzata dall'Islam e ne accolse una delle fondamentali critiche mosse dal Corano all'Ebraismo: l'aver abbandonato il rigoroso monoteismo delle orig…
Il tour tocca luoghi, probabilmente poco noti, ma che comunque rappresentano ancora testimonianze profonde della tragedia che investì il continente europeo oltre sessant’anni fa, durante il nazismo.
Trakai È conosciuta soprattutto per l'omonimo lago nel quale, sopra un'isola, sorge un castello del 1300 più volte ricostruito. Dal 1397 ospita una piccola comunità di caraimi di origine turca. I “karaimi, caraiti o karaiti” sono un popolo di ceppo e lingua turca affine ai tatari (gruppo etnico di origine turcica dell'Europa dell'est e dell'Asia Centrale) originario della Crimea e aderente al Karaismo. Che è una variante religiosa dell'Ebraismosorto tra l'8° e 9° secolo in Mesopotamia, allora terra di conquista degli arabi musulmani. La nuova religione fu fortemente influenzata dall'Islam e ne accolse una delle fondamentali critiche mosse dal Corano all'Ebraismo: l'aver abbandonato il rigoroso monoteismo delle origini, che era stato ripreso anche dallo stesso Maometto, per "degenerare" nella pluralità delle interpretazioni rabbiniche. Gli aderenti al Caraismo rifiutarono ogni scrittura successiva alla Torah - il Talmud, i Vangeli, il Corano - e avviarono una vasta opera missionaria, che si estese dall'Africa mediterranea alle coste del Mar Nero. Qui venne accolta soprattutto dai popoli di lingua turca (i Caraimi).
Attualmente nel mondo si contano circa trentamila caraiti; la maggior parte vive in Israele (venti-venticinquemila tra Ramla, Ashdod e Be'er Sheva), ma piccole comunità sono presenti anche ad Anversa, New York e Boston. Un caso a sé è rappresentato dai Caraimi di Trakai, appunto, etnicamente e linguisticamente turchi, insediati in Lituania fin dal 1300 ed è considerata, benché ridotta a poche centinaia di persone, la più rilevante.
Nel 1397 il granduca di Lituania, Vytautas il Grande, era a capo di uno Stato esteso dal Mar Baltico al Mar Nero. In cerca di soldati fidati per rafforzare il proprio esercito, li trovò tra i caraimi e portò con sé quattrocento famiglie a Trakai, presso Vilnius, dove sorgeva una delle principali fortezze del Granducato. La comunità, persa con il tempo la propria funzione militare, si stabilì efinitivamente nella nuova patria, dando vita a Trakai a un'originale architettura; le loro case di legno, a un piano, presentano ancora oggi tutte rigorosamente tre finestre sulla facciata: «Una per Dio, una per la famiglia, una per il granduca Vytautas». A tre finestre è anche la kenessa di Trakai, tempio del loro culto caraista.
Nel corso dei secoli la comunità subì, oltre a vere e proprie persecuzioni, una forte tendenza all'assimilazione da parte della maggioranza cristiana che li circondava, fino a quanto, nel corso dell'Ottocento, non riuscirono a ottenere dall'Impero zarista il riconoscimento della loro specificità (1863). Questo atto - che suggellò la loro aspirazione ad essere considerati non ebrei, secondo un criterio religioso, ma turchi, secondo un criterio etnico- linguistico - non fu tuttavia sufficiente a evitare loro le discriminazioni zariste, specie durante il periodo di intensa slavizzazione condotto tra l’800 e il 900.
Il riconoscimento del fatto che i caraimi non fossero di religione ebraica, li mise però al riparo dalla Shoah. Quando, durante la Seconda guerra mondiale, i tedeschi occuparono la Lituania, fecero anche propria la catalogazione russa che considerava i caraimi turchi, e non ebrei. La piccola comunità di Trakai poté così, al di là di isolati episodi di collaborazionismo, soccorrere la grande minoranza giudaica lituana: nascondendo ebrei, facendoli passare per caraimi, aiutandoli nella fuga. Qualche centinaio di caraimi furono arruolati dalla Wehrmacht e nell'ausiliaria Legione tatara. Al momento dell'occupazione sovietica della Lituania, nel 1944, le autorità comuniste censirono 6357 caraimi rimasti. In epoca post-bellica alla piccola comunità fu risparmaita la deportazione di massa che colpì altre minoranze etniche dell'Urss, ma non un processo, in gran parte anche spontaneo, di assimilazione. Lo studio condotto dal Dipartimento statistico lituano nel 1997 ha registrato 257 caraimi.
Panerai
Lo sterminio in questa città è avvenuto nel contesto dell'Olocausto e riguardò l’eliminazione della popolazione ebraica della città lituana di Vilnius. Il nome deriva da una località collinare distante circa dieci chilometri dal centro della capitale lituana, Paneriai – appunto – che sorge nei pressi della ferrovia Vilnius-Varsavia. Dopo l'annessione della Lituania da parte dell'Unione Sovietica, effettuata nel quadro del Patto Molotov-Ribbentrop, che prevedeva la spartizione dell'Europa orientale in due sfere di influenza, le autorità sovietiche iniziarono la costruzione di grandi depositi di carburante per i vicini aeroporti militari di Vilnius. I lavori di costruzione vennero interrotti nel 1941, in seguito alla invasione tedesca dei territori sovietici. Tra il luglio 1941 e l'agosto 1944, Paneriai divenne un luogo di eccidi che, alla fine, contarono più di 100.000 vittime, per la maggior parte ebrei, provenienti dalla vicina città di Vilnius. Le esecuzioni vennero portate a termine dagli Einsatzgruppen (composti da appartenenti alle SS e all' SD) tedeschi aiutati da una unità della locale polizia lituana, la Ypatingasis Bûrys. Le vittime venivano solitamente denudate, portate sull'orlo di profonde fosse e uccise con un colpo alla nuca. Il massacrò ebbe inizio nel luglio del 1941, quando una speciale unità dell'Einsatzkommando 9 radunò 5.000 ebrei di Vilnius e li uccise a Paneriai. Successivi eccidi, spesso promossi dalla polizia lituana, ebbero luogo durante l'estate e l'autunno: alla fine dell'anno oltre 40.000 ebrei erano stati uccisi a Paneriai.
Il numero totale delle vittime fino alla fine del 1944 si aggira dalle 70.000 alle 100.000. In seguito alle esumazioni post-belliche operate dalle forze sovietiche del 2° Fronte bielorusso, circa l'80% delle vittime fu di origine ebraica e proveniente dalle vicine città polacche e lituane, mentre il restante era composto da membri dell'intellighenzia e dell'esercito polacco, inclusi circa 7.500 prigionieri di guerra uccisi nel 1941. Nelle ultime fasi del massacro vennero uccisi anche un piccolo numero di vittime di altre nazionalita: russi, zingari e comunisti lituani. Le uccisioni di Paneriai sono attualmente motivo di indagine ed approfondimento per la sezione di Danzica dell'Istituto polacco del Ricordo nazionale (in polacco: Instytut Pami¿ci Narodowej, IPN).
All'avvicinarsi delle truppe sovietiche nel 1943, le autorità tedesche cercarono di nascondere le atrocità commesse: un'unità di 80 internati del vicino campo di concentramento di Stutthof fu trasferita ed incaricata di esumare i corpi per poi bruciarli. Le ceneri vennero miscelate con sabbia e reinterrate. Dopo sei mesi di lavoro, il 19 aprile 1941, l'unità di internati riuscì a fuggire e 11 sopravvissero per raccontare ciò che era successo. Il luogo del massacro è oggi ricordato da un memoriale dedicato alle vittime dell'Olocausto e da un piccolo museo.
Liepaja
È una città della Lettonia, sul Mar Baltico. Nel 1935 vi abitavano 7.379 ebrei. I tedeschi occuparono la città il 29 giugno 1941. Il 5 luglio 1941 venne ordinato agli ebrei di indossare la stella gialla sugli abiti e vennero adibiti ai lavori forzati. Tutti i giorni gli ebrei di sesso maschile tra i 16 ed i 60 anni dovevano recarsi nella piazza del paese per essere inviati al lavoro. Diversi di loro vennero condotti nella locale prigione. Coloro che non si presentarono venne rastrellati nelle vie delle città e nelle case. Nelle giornate dell'8 e del 9 luglio tutti i prigionieri ebrei - circa un centinaio - vennero condotti sulla spiaggia e fucilati. Alla fine del mese venne svolto un secondo massacro con le stesse modalità su scala più larga. Circa un centinaio di ebrei morirono in questa prima fase.
Nell'agosto 1941 venne ordinato agli ebrei di costituire uno Judenrat gli eccidi cessarono e i raduni giornalieri vennero sospesi verso ottobre. Iniziarono invece le confische di oggetti di valori e la cacciata delle famiglie ebraiche dalle loro case. Il cosiddetto Consiglio degli Anziani (Altestenrat) costituito per ordine tedesco aveva come presidente un uomo d'affari chiamato Izraelit. Il suo vice era un avvocato, un tale Kagansky. La comunità aveva anche una sua casa di riposo per anziani, l'Ospedale Linat Tsedek.
I tedeschi continuarono tuttavia ad uccidere tutti i giorni. Secondo un rapporto della SD locale tra il 22 settembre ed il 13 dicembre 1941 erano stati uccisi 658 ebrei, per la maggior parte "inabili al lavoro". Nel novembre 1941 un altro rapporto informava che in città rimanevano vivi 3.890 ebrei. Il 13 dicembre 1941 l'SD ordinò agli ebrei di rimanere in casa il 15 ed il 16 dicembre. Vennero emessi circa 350 nuovi permessi di lavoro per gli operai specializzati impiegati presso gli uffici di polizia, per qualche artigiano ritenuto essenziale alla produzione per l'esercito, ai rappresentanti dell'Altensrat e al personale dell'ospedale. Nella notte del 14 dicembre la polizia lettone rastrellò gli ebrei nelle loro case e li condusse in prigione. Soltanto coloro che avevano ricevuto i nuovi permessi di lavoro furono rilasciati insieme alle loro famiglie. Tutti gli altri vennero fatti marciare sino a Skeden, un villaggio di pescatori a nord di Liepaja. Il massacro iniziò al mattino del 15 dicembre e proseguì sino al pomeriggio del 17.
Furono massacrati 2.731 ebrei, uomini, donne e bambini e 23 "comunisti". In una lettera del 3 gennaio 1942 indirizzata dal comandante delle SS e della polizia di Liepaja al suo collega di Livland scriveva: " L'esecuzione degli ebrei eseguita durante quel periodo costituisce tuttora l'argomento del giorno per la popolazione locale. La sorte degli ebrei viene compianta intensamente e si possono sentire solo poche voci positive relative all'eliminazione degli ebrei.
Nel febbraio e nell'aprile 1942 vennero ripetute le fucilazioni a Skeden. Morirono 805 (secondo altre fonti 829) ebrei, altri 22 riuscirono a fuggire. Ciò che era rimasto della comunità ebraica fu confinata in una dozzina di appartamenti in città che divennero il ghetto di Liepaja. L'8 ottobre 1943 i tedeschi decisero di liquidare il ghetto. Gli abitanti vennero arrestati e condotti al campo di Kaiserwald presso Riga. Nel tragitto 11 ebrei riuscirono a rifugiarsi presso un contadino, un tal Saduls che aveva preparato un bunker sotterraneo per ospitarli. Gli ebrei nascosti ricevevano cibo in cambio di piccoli lavori. Rimaserocosì nascosti sino al 9 maggio 1945 quando le truppe sovietiche liberarono la città. Erano rimasti vivi soltanto venti o trenta ebrei, la comunità ebraica di Liepaja non esisteva più.
Trakai È conosciuta soprattutto per l'omonimo lago nel quale, sopra un'isola, sorge un castello del 1300 più volte ricostruito. Dal 1397 ospita una piccola comunità di caraimi di origine turca. I “karaimi, caraiti o karaiti” sono un popolo di ceppo e lingua turca affine ai tatari (gruppo etnico di origine turcica dell'Europa dell'est e dell'Asia Centrale) originario della Crimea e aderente al Karaismo. Che è una variante religiosa dell'Ebraismosorto tra l'8° e 9° secolo in Mesopotamia, allora terra di conquista degli arabi musulmani. La nuova religione fu fortemente influenzata dall'Islam e ne accolse una delle fondamentali critiche mosse dal Corano all'Ebraismo: l'aver abbandonato il rigoroso monoteismo delle origini, che era stato ripreso anche dallo stesso Maometto, per "degenerare" nella pluralità delle interpretazioni rabbiniche. Gli aderenti al Caraismo rifiutarono ogni scrittura successiva alla Torah - il Talmud, i Vangeli, il Corano - e avviarono una vasta opera missionaria, che si estese dall'Africa mediterranea alle coste del Mar Nero. Qui venne accolta soprattutto dai popoli di lingua turca (i Caraimi).
Attualmente nel mondo si contano circa trentamila caraiti; la maggior parte vive in Israele (venti-venticinquemila tra Ramla, Ashdod e Be'er Sheva), ma piccole comunità sono presenti anche ad Anversa, New York e Boston. Un caso a sé è rappresentato dai Caraimi di Trakai, appunto, etnicamente e linguisticamente turchi, insediati in Lituania fin dal 1300 ed è considerata, benché ridotta a poche centinaia di persone, la più rilevante.
Nel 1397 il granduca di Lituania, Vytautas il Grande, era a capo di uno Stato esteso dal Mar Baltico al Mar Nero. In cerca di soldati fidati per rafforzare il proprio esercito, li trovò tra i caraimi e portò con sé quattrocento famiglie a Trakai, presso Vilnius, dove sorgeva una delle principali fortezze del Granducato. La comunità, persa con il tempo la propria funzione militare, si stabilì efinitivamente nella nuova patria, dando vita a Trakai a un'originale architettura; le loro case di legno, a un piano, presentano ancora oggi tutte rigorosamente tre finestre sulla facciata: «Una per Dio, una per la famiglia, una per il granduca Vytautas». A tre finestre è anche la kenessa di Trakai, tempio del loro culto caraista.
Nel corso dei secoli la comunità subì, oltre a vere e proprie persecuzioni, una forte tendenza all'assimilazione da parte della maggioranza cristiana che li circondava, fino a quanto, nel corso dell'Ottocento, non riuscirono a ottenere dall'Impero zarista il riconoscimento della loro specificità (1863). Questo atto - che suggellò la loro aspirazione ad essere considerati non ebrei, secondo un criterio religioso, ma turchi, secondo un criterio etnico- linguistico - non fu tuttavia sufficiente a evitare loro le discriminazioni zariste, specie durante il periodo di intensa slavizzazione condotto tra l’800 e il 900.
Il riconoscimento del fatto che i caraimi non fossero di religione ebraica, li mise però al riparo dalla Shoah. Quando, durante la Seconda guerra mondiale, i tedeschi occuparono la Lituania, fecero anche propria la catalogazione russa che considerava i caraimi turchi, e non ebrei. La piccola comunità di Trakai poté così, al di là di isolati episodi di collaborazionismo, soccorrere la grande minoranza giudaica lituana: nascondendo ebrei, facendoli passare per caraimi, aiutandoli nella fuga. Qualche centinaio di caraimi furono arruolati dalla Wehrmacht e nell'ausiliaria Legione tatara. Al momento dell'occupazione sovietica della Lituania, nel 1944, le autorità comuniste censirono 6357 caraimi rimasti. In epoca post-bellica alla piccola comunità fu risparmaita la deportazione di massa che colpì altre minoranze etniche dell'Urss, ma non un processo, in gran parte anche spontaneo, di assimilazione. Lo studio condotto dal Dipartimento statistico lituano nel 1997 ha registrato 257 caraimi.
Panerai
Lo sterminio in questa città è avvenuto nel contesto dell'Olocausto e riguardò l’eliminazione della popolazione ebraica della città lituana di Vilnius. Il nome deriva da una località collinare distante circa dieci chilometri dal centro della capitale lituana, Paneriai – appunto – che sorge nei pressi della ferrovia Vilnius-Varsavia. Dopo l'annessione della Lituania da parte dell'Unione Sovietica, effettuata nel quadro del Patto Molotov-Ribbentrop, che prevedeva la spartizione dell'Europa orientale in due sfere di influenza, le autorità sovietiche iniziarono la costruzione di grandi depositi di carburante per i vicini aeroporti militari di Vilnius. I lavori di costruzione vennero interrotti nel 1941, in seguito alla invasione tedesca dei territori sovietici. Tra il luglio 1941 e l'agosto 1944, Paneriai divenne un luogo di eccidi che, alla fine, contarono più di 100.000 vittime, per la maggior parte ebrei, provenienti dalla vicina città di Vilnius. Le esecuzioni vennero portate a termine dagli Einsatzgruppen (composti da appartenenti alle SS e all' SD) tedeschi aiutati da una unità della locale polizia lituana, la Ypatingasis Bûrys. Le vittime venivano solitamente denudate, portate sull'orlo di profonde fosse e uccise con un colpo alla nuca. Il massacrò ebbe inizio nel luglio del 1941, quando una speciale unità dell'Einsatzkommando 9 radunò 5.000 ebrei di Vilnius e li uccise a Paneriai. Successivi eccidi, spesso promossi dalla polizia lituana, ebbero luogo durante l'estate e l'autunno: alla fine dell'anno oltre 40.000 ebrei erano stati uccisi a Paneriai.
Il numero totale delle vittime fino alla fine del 1944 si aggira dalle 70.000 alle 100.000. In seguito alle esumazioni post-belliche operate dalle forze sovietiche del 2° Fronte bielorusso, circa l'80% delle vittime fu di origine ebraica e proveniente dalle vicine città polacche e lituane, mentre il restante era composto da membri dell'intellighenzia e dell'esercito polacco, inclusi circa 7.500 prigionieri di guerra uccisi nel 1941. Nelle ultime fasi del massacro vennero uccisi anche un piccolo numero di vittime di altre nazionalita: russi, zingari e comunisti lituani. Le uccisioni di Paneriai sono attualmente motivo di indagine ed approfondimento per la sezione di Danzica dell'Istituto polacco del Ricordo nazionale (in polacco: Instytut Pami¿ci Narodowej, IPN).
All'avvicinarsi delle truppe sovietiche nel 1943, le autorità tedesche cercarono di nascondere le atrocità commesse: un'unità di 80 internati del vicino campo di concentramento di Stutthof fu trasferita ed incaricata di esumare i corpi per poi bruciarli. Le ceneri vennero miscelate con sabbia e reinterrate. Dopo sei mesi di lavoro, il 19 aprile 1941, l'unità di internati riuscì a fuggire e 11 sopravvissero per raccontare ciò che era successo. Il luogo del massacro è oggi ricordato da un memoriale dedicato alle vittime dell'Olocausto e da un piccolo museo.
Liepaja
È una città della Lettonia, sul Mar Baltico. Nel 1935 vi abitavano 7.379 ebrei. I tedeschi occuparono la città il 29 giugno 1941. Il 5 luglio 1941 venne ordinato agli ebrei di indossare la stella gialla sugli abiti e vennero adibiti ai lavori forzati. Tutti i giorni gli ebrei di sesso maschile tra i 16 ed i 60 anni dovevano recarsi nella piazza del paese per essere inviati al lavoro. Diversi di loro vennero condotti nella locale prigione. Coloro che non si presentarono venne rastrellati nelle vie delle città e nelle case. Nelle giornate dell'8 e del 9 luglio tutti i prigionieri ebrei - circa un centinaio - vennero condotti sulla spiaggia e fucilati. Alla fine del mese venne svolto un secondo massacro con le stesse modalità su scala più larga. Circa un centinaio di ebrei morirono in questa prima fase.
Nell'agosto 1941 venne ordinato agli ebrei di costituire uno Judenrat gli eccidi cessarono e i raduni giornalieri vennero sospesi verso ottobre. Iniziarono invece le confische di oggetti di valori e la cacciata delle famiglie ebraiche dalle loro case. Il cosiddetto Consiglio degli Anziani (Altestenrat) costituito per ordine tedesco aveva come presidente un uomo d'affari chiamato Izraelit. Il suo vice era un avvocato, un tale Kagansky. La comunità aveva anche una sua casa di riposo per anziani, l'Ospedale Linat Tsedek.
I tedeschi continuarono tuttavia ad uccidere tutti i giorni. Secondo un rapporto della SD locale tra il 22 settembre ed il 13 dicembre 1941 erano stati uccisi 658 ebrei, per la maggior parte "inabili al lavoro". Nel novembre 1941 un altro rapporto informava che in città rimanevano vivi 3.890 ebrei. Il 13 dicembre 1941 l'SD ordinò agli ebrei di rimanere in casa il 15 ed il 16 dicembre. Vennero emessi circa 350 nuovi permessi di lavoro per gli operai specializzati impiegati presso gli uffici di polizia, per qualche artigiano ritenuto essenziale alla produzione per l'esercito, ai rappresentanti dell'Altensrat e al personale dell'ospedale. Nella notte del 14 dicembre la polizia lettone rastrellò gli ebrei nelle loro case e li condusse in prigione. Soltanto coloro che avevano ricevuto i nuovi permessi di lavoro furono rilasciati insieme alle loro famiglie. Tutti gli altri vennero fatti marciare sino a Skeden, un villaggio di pescatori a nord di Liepaja. Il massacro iniziò al mattino del 15 dicembre e proseguì sino al pomeriggio del 17.
Furono massacrati 2.731 ebrei, uomini, donne e bambini e 23 "comunisti". In una lettera del 3 gennaio 1942 indirizzata dal comandante delle SS e della polizia di Liepaja al suo collega di Livland scriveva: " L'esecuzione degli ebrei eseguita durante quel periodo costituisce tuttora l'argomento del giorno per la popolazione locale. La sorte degli ebrei viene compianta intensamente e si possono sentire solo poche voci positive relative all'eliminazione degli ebrei.
Nel febbraio e nell'aprile 1942 vennero ripetute le fucilazioni a Skeden. Morirono 805 (secondo altre fonti 829) ebrei, altri 22 riuscirono a fuggire. Ciò che era rimasto della comunità ebraica fu confinata in una dozzina di appartamenti in città che divennero il ghetto di Liepaja. L'8 ottobre 1943 i tedeschi decisero di liquidare il ghetto. Gli abitanti vennero arrestati e condotti al campo di Kaiserwald presso Riga. Nel tragitto 11 ebrei riuscirono a rifugiarsi presso un contadino, un tal Saduls che aveva preparato un bunker sotterraneo per ospitarli. Gli ebrei nascosti ricevevano cibo in cambio di piccoli lavori. Rimaserocosì nascosti sino al 9 maggio 1945 quando le truppe sovietiche liberarono la città. Erano rimasti vivi soltanto venti o trenta ebrei, la comunità ebraica di Liepaja non esisteva più.