di Lillian Li, Alison Dray-Novey, Haili Kong
Chi arriva a Pechino per la prima volta non proverà più l’emozione suscitata in tanti visitatori del passato dallo spettacolo dei suoi cieli limpidi e azzurri e dalle Colline Occidentali. Né sarà colto da un certo timore davanti alle sue mura e alle sue porte imponenti o rimarrà impressionato dalle tegole scintillanti della Città Proibita. Il cielo fosco ha, infatti, il color grigio dell’inquinamento pungente e solo di rado, dopo una giornata di forte vento, l’odierno visitatore potrà intravedere le Colline occidentali. Restano, inoltre, soltanto due o tre porte, assieme a tronconi di cinta muraria della città. La Città Proibita continua a essere nel centro della città ma, per giungervi, si è obbligati a percorrere viali intasati dal traffico e fiancheggiati da grattacieli. La conformazione fisica e spaziale della città è talmente mutata, negli ultimi venticinque anni, da assomigliare assai poco a quella del passato. Per le vecchie generazioni di abitanti di Pechino, e per chi abbia sensibilità per la storia e per la cultura, la scomparsa della vecchia Pechino con i suoi preziosi monumenti, esempio perfetto di progettazione urbana, è una grande perdita.
Il turista odierno, ciò nondimeno, percorrerà gli stessi itinerari consigliati, e farà il giro degli stessi luoghi storici dei visitatori del XIX e del XX secolo. Le cose «da vedere assolutamente» indicate dalle guide turistiche sono in linea generale le stesse di quelle raccomandate a suo tempo dalla Dumen jilue o dalla Cook’s Guide di Juliet Bredon: Città Proibita, Tempo del Cielo, Grande Muraglia, Tombe dei Ming. Per far compere è, invece, fondamentale una puntata al Liulichang. Disponendo di un po’ di tempo in più, si potranno visitare il Palazzo d’Estate (Yiheyuan), il Tempio dei Lama, i laghi Bei e Hou (Settentrionale e Nero), e fare acquisti nei negozi del centro commerciale Wangfujing. I governanti succedutisi dopo la caduta dei Qing hanno in genere riconosciuto l’importanza dei principali luoghi storici di Pechino. Per la sua identità ma anche quale attrattiva turistica. Come abbiamo visto, Yuan Shikai, primo presidente della repubblica, si riservò, in pratica, la Città Proibita; dagli anni Venti, tuttavia, alcuni palazzi furono aperti al pubblico. Nel periodo repubblicano e in quello comunista, la maggior parte delle dimore principesche è stata destinata a usi ministeriali, mentre numerose sedi di associazioni regionali (huiguan) e templi sono stati trasformati in scuole o uffici pubblici; quando non lasciati andare in rovina. Durante la Rivoluzione culturale, molti luoghi storici sono stati danneggiati dalle Guardie rosse e i resti dispersi. Con il boom economico degli anni Novanta, tuttavia, autorità e amministrazioni locali si sono sempre più fatte carico degli edifici antichi restaurandoli allo scopo di incrementare il turismo.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036968]]Con l’approssimarsi delle Olimpiadi, autorità centrali e locali si sono unitamente impegnate nell’opera di abbellimento dei siti più importanti. Nel 2006, il Tempio del Cielo, la Sala della Suprema Armonia (Taihedian), i padiglioni sulle pendici della Collina Panoramica (Jingshan), il lago Settentrionale (Beihai) e altri monumenti sono stati avvolti dalle impalcature per essere riparati e ridipinti. I vecchi musei sono stati modernizzati e nuovi musei sono stati creati per conservare le antichità. Più abitazioni di famosi personaggi del passato sono state restaurate per renderle accessibili al pubblico; così, oltre alle dimore del principe Gong e di Song Qingling (vedova di Sun Yat-sen e figura eminente del Partito comunista), si possono visitare quelle di scrittori e intellettuali celebri, come Lu Xun e Guo Moruo, o di star dell’opera come Mei Lanfang. Per ironia della storia, questo programma accelerato di conservazione del passato ha coinciso con il periodo di massima distruzione della città vecchia.
In un millennio di grandi cambiamenti, Pechino ha continuato ad attirare, per la sua importanza politica e per la sua centralità, migranti e visitatori dall’intero Paese e dall’estero. Repressione e controllo sono stati a loro volta una costante, sicché si può affermare che la città ha mantenuto nello stesso tempo un atteggiamento di apertura e di chiusura. All’inizio del XXI secolo, l’attrattiva di Pechino sembra, tuttavia, più grande che mai. Non sono più gli ambasciatori dei tributari, né i funzionari colti a giungere alla capitale, bensì uomini d’affari, intellettuali, artisti. La relazione di reciproca dipendenza tra potere e uomini di cultura, piuttosto burrascosa in passato, sembra oggi mostrare il suo lato positivo grazie al maggior sostegno all’istruzione superiore e alla ricerca; e a una politica più liberale nei confronti di artisti e scrittori. Il rapporto tra potere politico e uomini d’affari a sua volta tutt’altro che tranquillo in passato, appare oggi più collaborativo che antagonistico; nonostante questa collaborazione nasconda, talvolta, un sottofondo di collusione e di corruzione.
Una città internazionale con un’immagine internazionale che ha raggiunto e continuerà a richiedere un grado di apertura assai superiore che in passato. Pechino ha avuto origine da uno spazio architettonico che le è storicamente familiare. Musei, monumenti e zone protette sono in certo qual modo incorporazioni di questo passato. Gli attuali legami della città con il suo passato non sono, tuttavia, soltanto architettonici o spaziali e, in futuro, la sua identità sarà plasmata più dagli sviluppi culturali, sociali ed economici che dallo spazio fisico. Pechino continuerà a essere, ciò nondimeno, un museo del passato e una vetrina del presente, ma anche un palcoscenico nazionale e internazionale di grande visibilità sul quale si svolgono molteplici drammi. La scintillante Pechino del XXI secolo, con tutto il suo affollamento e il suo inquinamento, è città diversa dalla capitale imperiale che fu in passato; ma il suo dinamismo, e le sue contraddizioni, non si estingueranno con le Olimpiadi e, anzi, dureranno a lungo nel futuro.
Chi arriva a Pechino per la prima volta non proverà più l’emozione suscitata in tanti visitatori del passato dallo spettacolo dei suoi cieli limpidi e azzurri e dalle Colline Occidentali. Né sarà colto da un certo timore davanti alle sue mura e alle sue porte imponenti o rimarrà impressionato dalle tegole scintillanti della Città Proibita. Il cielo fosco ha, infatti, il color grigio dell’inquinamento pungente e solo di rado, dopo una giornata di forte vento, l’odierno visitatore potrà intravedere le Colline occidentali. Restano, inoltre, soltanto due o tre porte, assieme a tronconi di cinta muraria della città. La Città Proibita continua a essere nel centro della città ma, per giungervi, si è obbligati a percorrere viali intasati dal traffico e fiancheggiati da grattacieli. La conformazione fisica e spaziale della città è talmente mutata, negli ultimi venticinque anni, da assomigliare assai poco a quella del passato. Per le vecchie generazioni di abitanti di Pechino, e per chi abbia sensibilità per la storia e per la cultura, la scomparsa della vecchia Pechino con i suoi preziosi monumenti, esempio perfetto di progettazione urbana, è una grande perdita.
Il turista odierno, ciò nondimeno, percorrerà gli stessi itinerari consigliati, e farà il giro degli stessi luoghi storici dei visitatori del XIX e del XX secolo. Le cose «da vedere assolutamente» indicate dalle guide turistiche sono in linea generale le stesse di quelle raccomandate a suo tempo dalla Dumen jilue o dalla Cook’s Guide di Juliet Bredon: Città Proibita, Tempo del Cielo, Grande Muraglia, Tombe dei Ming. Per far compere è, invece, fondamentale una puntata al Liulichang. Disponendo di un po’ di tempo in più, si potranno visitare il Palazzo d’Estate (Yiheyuan), il Tempio dei Lama, i laghi Bei e Hou (Settentrionale e Nero), e fare acquisti nei negozi del centro commerciale Wangfujing. I governanti succedutisi dopo la caduta dei Qing hanno in genere riconosciuto l’importanza dei principali luoghi storici di Pechino. Per la sua identità ma anche quale attrattiva turistica. Come abbiamo visto, Yuan Shikai, primo presidente della repubblica, si riservò, in pratica, la Città Proibita; dagli anni Venti, tuttavia, alcuni palazzi furono aperti al pubblico. Nel periodo repubblicano e in quello comunista, la maggior parte delle dimore principesche è stata destinata a usi ministeriali, mentre numerose sedi di associazioni regionali (huiguan) e templi sono stati trasformati in scuole o uffici pubblici; quando non lasciati andare in rovina. Durante la Rivoluzione culturale, molti luoghi storici sono stati danneggiati dalle Guardie rosse e i resti dispersi. Con il boom economico degli anni Novanta, tuttavia, autorità e amministrazioni locali si sono sempre più fatte carico degli edifici antichi restaurandoli allo scopo di incrementare il turismo.
[[ge:rep-locali:repubblica:117036968]]Con l’approssimarsi delle Olimpiadi, autorità centrali e locali si sono unitamente impegnate nell’opera di abbellimento dei siti più importanti. Nel 2006, il Tempio del Cielo, la Sala della Suprema Armonia (Taihedian), i padiglioni sulle pendici della Collina Panoramica (Jingshan), il lago Settentrionale (Beihai) e altri monumenti sono stati avvolti dalle impalcature per essere riparati e ridipinti. I vecchi musei sono stati modernizzati e nuovi musei sono stati creati per conservare le antichità. Più abitazioni di famosi personaggi del passato sono state restaurate per renderle accessibili al pubblico; così, oltre alle dimore del principe Gong e di Song Qingling (vedova di Sun Yat-sen e figura eminente del Partito comunista), si possono visitare quelle di scrittori e intellettuali celebri, come Lu Xun e Guo Moruo, o di star dell’opera come Mei Lanfang. Per ironia della storia, questo programma accelerato di conservazione del passato ha coinciso con il periodo di massima distruzione della città vecchia.
In un millennio di grandi cambiamenti, Pechino ha continuato ad attirare, per la sua importanza politica e per la sua centralità, migranti e visitatori dall’intero Paese e dall’estero. Repressione e controllo sono stati a loro volta una costante, sicché si può affermare che la città ha mantenuto nello stesso tempo un atteggiamento di apertura e di chiusura. All’inizio del XXI secolo, l’attrattiva di Pechino sembra, tuttavia, più grande che mai. Non sono più gli ambasciatori dei tributari, né i funzionari colti a giungere alla capitale, bensì uomini d’affari, intellettuali, artisti. La relazione di reciproca dipendenza tra potere e uomini di cultura, piuttosto burrascosa in passato, sembra oggi mostrare il suo lato positivo grazie al maggior sostegno all’istruzione superiore e alla ricerca; e a una politica più liberale nei confronti di artisti e scrittori. Il rapporto tra potere politico e uomini d’affari a sua volta tutt’altro che tranquillo in passato, appare oggi più collaborativo che antagonistico; nonostante questa collaborazione nasconda, talvolta, un sottofondo di collusione e di corruzione.
Una città internazionale con un’immagine internazionale che ha raggiunto e continuerà a richiedere un grado di apertura assai superiore che in passato. Pechino ha avuto origine da uno spazio architettonico che le è storicamente familiare. Musei, monumenti e zone protette sono in certo qual modo incorporazioni di questo passato. Gli attuali legami della città con il suo passato non sono, tuttavia, soltanto architettonici o spaziali e, in futuro, la sua identità sarà plasmata più dagli sviluppi culturali, sociali ed economici che dallo spazio fisico. Pechino continuerà a essere, ciò nondimeno, un museo del passato e una vetrina del presente, ma anche un palcoscenico nazionale e internazionale di grande visibilità sul quale si svolgono molteplici drammi. La scintillante Pechino del XXI secolo, con tutto il suo affollamento e il suo inquinamento, è città diversa dalla capitale imperiale che fu in passato; ma il suo dinamismo, e le sue contraddizioni, non si estingueranno con le Olimpiadi e, anzi, dureranno a lungo nel futuro.