A volte viaggiare può essere pericoloso. Se i viaggi-avventura organizzati riservano qualche rischio, la frontiera estrema del turismo è un'altra: visitare i cosidetti paesi canaglia, quelli di cui le cronache raccontano guerre, attentati, repressione. Dall'Afganistan all'Iraq, davvero per pochissimi temerari, a Iran, Libia, Corea del Nord, Birmania, sono molte le terre 'pericolose' ma affascinanti per la loro storia e i tesori naturali e architettonici, che dal turismo potrebbero ottenere enormi benefici.
Tony Wheeler, fondatore insieme alla moglie Maureen della celebre collana di guide turistiche Lonely Planet, racconta in Bad Lands (Edt, pp. 324, 16,50 euro) i suoi viaggi, le sue esperienze e gli incontri in nove di questi paesi.
Per alcune delle nazioni scelte, l'inserimento tra le 'bad lands' a un primo impatto sembra forzata. Secondo quello che Wheeler si diverte a definire "il suo Evil Meter™", dei nove paesi da lui prescelti fanno parte anche l'Albania "perché ha offerto l'affascinante esempio di una minuscola e singolare dittatura che per decenni ha tagliato fuori il paese da tutto il mondo circostante, imponendo costi considerevoli alla popolazione"; la Birmania "perché è sempre citata come un esempio raccapricciante di violazioni dei diritti umani"; Cuba "perché gli Stati Uniti non fanno che chiedere ad alta voce da più di cinquant'anni, con pessimi risultati, un cambio di regime"; e l'Arabia Saudita "in quanto terra che, grazie al suo malgoverno, nutre folte schiere di terroristi - e quel che è peggio, terroristi ricchi!".
L'autore stesso, consapevole che la sua selezione può disorientare, aggiunge una postfazione in cui cita altri paesi che potrebbero meritare l'appellativo di 'bad lands': Somalia, Zimbabwe, Colombia, Haiti, Papua Nuova Guinea, Siria e la coppia Israele-Palestina (che ovviamente non sono due stati).
Sgombrato il campo dagli equivoci, cominciano i resoconti di viaggio: Wheeler visita l'antica città di Herat in Afghanistan e il monte Paekdu in Corea del Nord, discutendo con gli abitanti del posto e con improbabili guide, riflette sulla storia di ciascun paese e mette alla prova i luoghi comuni che lo riguardano. Un libro piacevole, tra la ricostruzione storica e il reportage, per conoscere un lato del mondo ignorato dal turismo, in alcuni casi per giustificata prudenza.
Tony Wheeler, fondatore insieme alla moglie Maureen della celebre collana di guide turistiche Lonely Planet, racconta in Bad Lands (Edt, pp. 324, 16,50 euro) i suoi viaggi, le sue esperienze e gli incontri in nove di questi paesi.
Per alcune delle nazioni scelte, l'inserimento tra le 'bad lands' a un primo impatto sembra forzata. Secondo quello che Wheeler si diverte a definire "il suo Evil Meter™", dei nove paesi da lui prescelti fanno parte anche l'Albania "perché ha offerto l'affascinante esempio di una minuscola e singolare dittatura che per decenni ha tagliato fuori il paese da tutto il mondo circostante, imponendo costi considerevoli alla popolazione"; la Birmania "perché è sempre citata come un esempio raccapricciante di violazioni dei diritti umani"; Cuba "perché gli Stati Uniti non fanno che chiedere ad alta voce da più di cinquant'anni, con pessimi risultati, un cambio di regime"; e l'Arabia Saudita "in quanto terra che, grazie al suo malgoverno, nutre folte schiere di terroristi - e quel che è peggio, terroristi ricchi!".
L'autore stesso, consapevole che la sua selezione può disorientare, aggiunge una postfazione in cui cita altri paesi che potrebbero meritare l'appellativo di 'bad lands': Somalia, Zimbabwe, Colombia, Haiti, Papua Nuova Guinea, Siria e la coppia Israele-Palestina (che ovviamente non sono due stati).
Sgombrato il campo dagli equivoci, cominciano i resoconti di viaggio: Wheeler visita l'antica città di Herat in Afghanistan e il monte Paekdu in Corea del Nord, discutendo con gli abitanti del posto e con improbabili guide, riflette sulla storia di ciascun paese e mette alla prova i luoghi comuni che lo riguardano. Un libro piacevole, tra la ricostruzione storica e il reportage, per conoscere un lato del mondo ignorato dal turismo, in alcuni casi per giustificata prudenza.