Viaggi

I viaggi della memoria

Churchill sotto il gelso

In viaggio da Fano a Spoleto, lungo le sponde del Metauro, dove lo statista inglese si fermò durante la seconda guerra mondiale. Che ormai è solo memoria di anziani. I Viaggi

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Churchill stava sotto il gelso. Guardava il Metauro. Era la fine d’agosto e in Italia faceva caldo. In tutto il corso della seconda guerra mondiale era la volta che stava più vicino ai colpi di cannone. I romani avevano sconfitto l’esercito di Cartagine da queste parti. Quando Asdrubale capì che non aveva speranze di vincere si buttò nella mischia per morire da eroe. E fece bene perché poi i romani lo decapitarono pure se era già morto e la sua testa venne recapitata al fratello. Una maniera efficace e sbrigativa per comunicargli il decesso.

Venti secoli più tardi Churchill guardava col binocolo le truppe che si muovevano in quel pezzo d’Italia dove avevano passeggiato gli elefanti antenati dei carri armati. Lui non sarebbe montato a cavallo brandendo la spada contro Kesserling, non era più il tempo che i re se ne andavano a fare la guerra per davvero. E manco c’aveva intenzione di perderla come successe ai fratelli cartaginesi. Bisognava sfondare la linea gotica che non presentava grosse fortificazioni come il vallo atlantico, ma era un intrigo di barriere naturali.

Il generale Alexander regalava sigarette a una famiglia di contadini dove c’era un uomo che parlava inglese perché era emigrato in America. Un soldato aveva portato la farina e la moglie di quello stava facendo le fettuccine. Oggi la mensa per gli ufficiali avrebbe offerto maccheroni marchigiani come rancio.

Erano giorni pesanti. Quattro anni prima la guerra era stata presentata come un’esperienza rapida, qualcosa che doveva durare il tempo di un lampo. Invece non finiva più e mo’ i tedeschi con gli alleati si sparavano come non s’era mai visto.

Il parroco di Montemaggiore nelle sue memorie scrive che l’artiglieria tedesca fece i primi morti il 22 agosto. Erano Silvio Occhialini di 34 anni e il figlio Gianmarco che ce n’aveva 3. Il pomeriggio del giorno appresso fu colpito anche Nino Finauri di 19 anni che si mise l’abito buono e scherzò “se oggi muoio, non avete bisogno di vestirmi”. Nello Iacchini c’aveva 25 anni e era un partigiano. Vide un cecchino tedesco che aspettava il passaggio di una fila di automezzi lungo la strada tra Saltara e Montemaggiore.

Lo scriveva pure il prete che quel giorno dopo tante bombe “giunsero qui in incognito, con macchine di gran lusso, distinte personalità” e incuriosisce come si possa viaggiare con l’auto blu e restare in “incognito”. Infatti il tedesco s’era appostato proprio in attesa della personalità quando fu disarmato da Iacchini.

L’offensiva inglese ci fu qualche giorno dopo. La contadina che aveva fatto la pasta a Churchill trovò un paio di cannoni che a forza di sparare erano esplosi. Dice che li vide aperti come bucce di banana. In quei giorni transitarono talmente tante motociclette, camion e carri armati che la polvere alzata aveva ricoperto le piante e le case. Finito l’andirivieni venne raccolta e mischiata all’acqua per farne una specie di calce e riparare i primi danni.

Oggi fa caldo come allora, ma almeno qui la guerra è una memoria di anziani. Ci fermiamo solo un attimo e poi ripartiamo su questa strada antica romana che è la Flaminia in viaggio da Fanum a Spoletium.