Vicoli, tetti spioventi, case à colombages dai colori tenui e dalle decorazioni geometriche, chiese gotiche dai campanili aguzzi: dove poteva trovare Flaubert un'ambientazione, più romantica e forse soffocante, per la sua Madame Bovary? Oggi le vie del centro storico di Rouen non evocano più i tragici destini femminili che hanno popolato tanti romanzi dell'800, né vi aleggia il soffocante torpore provinciale di qualche racconto di Maupassant.
La vivibilità, la qualità della vita, sono i nuovi emblemi di una città che si scrolla di dosso vecchie memorie e pensa al futuro: nella piazza del Vecchio Mercato della moderna capitale normanna, nel punto dove morì Giovanna d'Arco, spunta ora una chiesa sghemba, rossastra, ingentilita dalle vetrate cinquecentesche della distrutta Saint-Vincent.
A Flaubert la città dedica la sua architettura più avveniristica: un ponte sulla Senna, con due piloni a farfalla che reggono, con tiranti d'acciaio, la campata mobile (una delle più alte al mondo e la più lunga in Europa). Il ponte è stato inaugurato quest'anno in occasione dell'Armada, la quinquennale kermesse nautica che raduna a Rouen - e lungo il centinaio di chilometri di fiume che la separano dall'Atlantico - alcune delle più belle imbarcazioni a vela del mondo.
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Nelle aspettative, l'opera di ingegneria accelererà il processo di riconquista da parte dei cittadini dei 10 chilometri di banchine del porto di Rouen: in seguito alle distruzioni della guerra, il porto fu consegnato alle attività commerciali e industriali più a valle. Ma negli ultimi anni magazzini e depositi in disuso sono stati riadattati, i moli tirati a lucido, le banchine rimesse a nuovo: un progetto comune a tante città portuali d'antica tradizione, soprattutto in Gran Bretagna, dove i docks di alcune città sono diventati quartieri alla moda, centri della vita notturna.
Un processo che a Rouen stenta ancora a decollare, ma che ha già cominciato a ricucire la frattura tra città e fiume: in riva al tratto cittadino della Senna riappaiono skaters, joggers, coppie d'innamorati, famiglie. C'è anche un Museo Marittimo (quai Emile Duchemin), che ricostruisce la storia di quello che per secoli è stato il primo porto francese. La facciata della Cattedrale di Rouen fa da schermo all'evento Cattedrale di Monet ai Pixel: qui fino a fine settembre, le gigantografie dei quadri che il pittore dedicò al tempio cittadino, vengono proiettate.
Il volto gotico di Rouen va cercato altrove però, ad esempio nell'atrio di Saint-Maclou (usato come lazzaretto durante l'epidemia di peste del 1348), la cui luce ampia si incupisce sotto i teschi e gli ossari scolpiti in legno, in una danza macabra che sembra uscire da una fantasmagoria medievale. Oppure nelle architetture, tutte pinnacoli e guglie, archi e rosoni, del medioevale Palazzo di Giustizia appena restaurato. E ancora nella spettacolare vista che si gode dal campanile del Vecchio Orologio, simbolo di Rouen.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037767]] Negli angoli più nascosti di Rouen, tra le linee dell'Abbaziale di Saint-Ouen, uno dei più importanti monasteri benedettini di Normandia, e il sontuoso portale della chiesa di Saint-Maclou, si coglie il carattere gentile e insieme scontroso di una città dall'anima provinciale che accoglie però alcuni dei più alti tesori dell'arte e della cultura francese. Più che i pezzi rari del Museo della Ceramica, che documenta l'evoluzione delle faiences rouennaises, o la collezione del Musée des Beaux Arts (con Caravaggio, Pussin, Degas, Monet, Corot, Duchamp) incuriosiscono le pitture e le stampe, i quaderni e i sussidiari, i banchi e le cattedre del Museo Nazionale dell'Educazione, che racconta l'evoluzione del sistema pedagogico negli ultimi secoli.
Il Museo Flaubert è il più singolare della città. Non è dedicato a Gustave (nonostante vi sia conservata la sua camera natale) quanto a suo padre, primario chirurgo nel vecchio ospedale. Raccoglie strumenti chirurgici, letti da corsia che accoglievano fino a 6 ammalati, statue di santi guaritori, trattati di medicina, formaline anatomiche di criminali in stile lombrosiano.
La vivibilità, la qualità della vita, sono i nuovi emblemi di una città che si scrolla di dosso vecchie memorie e pensa al futuro: nella piazza del Vecchio Mercato della moderna capitale normanna, nel punto dove morì Giovanna d'Arco, spunta ora una chiesa sghemba, rossastra, ingentilita dalle vetrate cinquecentesche della distrutta Saint-Vincent.
A Flaubert la città dedica la sua architettura più avveniristica: un ponte sulla Senna, con due piloni a farfalla che reggono, con tiranti d'acciaio, la campata mobile (una delle più alte al mondo e la più lunga in Europa). Il ponte è stato inaugurato quest'anno in occasione dell'Armada, la quinquennale kermesse nautica che raduna a Rouen - e lungo il centinaio di chilometri di fiume che la separano dall'Atlantico - alcune delle più belle imbarcazioni a vela del mondo.
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Nelle aspettative, l'opera di ingegneria accelererà il processo di riconquista da parte dei cittadini dei 10 chilometri di banchine del porto di Rouen: in seguito alle distruzioni della guerra, il porto fu consegnato alle attività commerciali e industriali più a valle. Ma negli ultimi anni magazzini e depositi in disuso sono stati riadattati, i moli tirati a lucido, le banchine rimesse a nuovo: un progetto comune a tante città portuali d'antica tradizione, soprattutto in Gran Bretagna, dove i docks di alcune città sono diventati quartieri alla moda, centri della vita notturna.
Un processo che a Rouen stenta ancora a decollare, ma che ha già cominciato a ricucire la frattura tra città e fiume: in riva al tratto cittadino della Senna riappaiono skaters, joggers, coppie d'innamorati, famiglie. C'è anche un Museo Marittimo (quai Emile Duchemin), che ricostruisce la storia di quello che per secoli è stato il primo porto francese. La facciata della Cattedrale di Rouen fa da schermo all'evento Cattedrale di Monet ai Pixel: qui fino a fine settembre, le gigantografie dei quadri che il pittore dedicò al tempio cittadino, vengono proiettate.
Il volto gotico di Rouen va cercato altrove però, ad esempio nell'atrio di Saint-Maclou (usato come lazzaretto durante l'epidemia di peste del 1348), la cui luce ampia si incupisce sotto i teschi e gli ossari scolpiti in legno, in una danza macabra che sembra uscire da una fantasmagoria medievale. Oppure nelle architetture, tutte pinnacoli e guglie, archi e rosoni, del medioevale Palazzo di Giustizia appena restaurato. E ancora nella spettacolare vista che si gode dal campanile del Vecchio Orologio, simbolo di Rouen.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037767]] Negli angoli più nascosti di Rouen, tra le linee dell'Abbaziale di Saint-Ouen, uno dei più importanti monasteri benedettini di Normandia, e il sontuoso portale della chiesa di Saint-Maclou, si coglie il carattere gentile e insieme scontroso di una città dall'anima provinciale che accoglie però alcuni dei più alti tesori dell'arte e della cultura francese. Più che i pezzi rari del Museo della Ceramica, che documenta l'evoluzione delle faiences rouennaises, o la collezione del Musée des Beaux Arts (con Caravaggio, Pussin, Degas, Monet, Corot, Duchamp) incuriosiscono le pitture e le stampe, i quaderni e i sussidiari, i banchi e le cattedre del Museo Nazionale dell'Educazione, che racconta l'evoluzione del sistema pedagogico negli ultimi secoli.
Il Museo Flaubert è il più singolare della città. Non è dedicato a Gustave (nonostante vi sia conservata la sua camera natale) quanto a suo padre, primario chirurgo nel vecchio ospedale. Raccoglie strumenti chirurgici, letti da corsia che accoglievano fino a 6 ammalati, statue di santi guaritori, trattati di medicina, formaline anatomiche di criminali in stile lombrosiano.