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PARLA IL REGISTA

La vitale malinconia della città

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"Ho deciso di girare un film su Parigi quando Londra è stata scelta per le olimpiadi del 2012. L'ho fatto per reazione. Dicevano che Parigi era stata scartata perché non è più di moda, che è una città morta”. Un atto d'amore quello di Cédric Klapisch, regista di “Paris”, che nella capitale francese abita e vive da sempre.

“Parigi e i parigini godono di una una cattiva reputazione. Sono considerati snob, presuntuosi, formali ed antipatici oltre che scorbutici”, spiega. Eppure, nonostante questa apparente scontrosità, nella città e in chi la abita alberga una “perenne malinconia” legata ad un sentimento di “costante insoddisfazione” che, secondo Klapisch, si sviluppa in un modo “per affrontare la vita e reagire, senza rassegnarsi mai, alle cose che accadono”.

E ricorda la rivoluzione del 1789, la Comune, la Liberazione e il Maggio del '68. Una tristezza feconda che si tramuta in rabbia, esplosione di vitalità. Che fa di Parigi una città “inesauribile”.