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Galapagos. La minaccia dell'inquinamento

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Poteva un simile paradiso naturalistico dirsi al sicuro, nonostante i vincoli di Parco Nazionale (dal 1959), di Riserva Marina (dal 2001) e di Patrimonio Unesco? Naturalmente no.Dopo le depredazione dei pirati che distrussero gran parte delle testuggini giganti e introdussero piante e animali estranei, oggi la difesa delle Galapagos deve affrontare molti problemi. Le piante indigene ammontavano a 500 specie endemiche, oggi se ne contano 700 di introdotte, tra cui la guava, gli agrumi, l’avocado. La minaccia maggiore viene dagli animali: capre, pecore, cavalli, asini devastano la vegetazione originaria, togliendo il cibo a iguane e testuggini; maiali, cani, gatti e ratti, saccheggiano le uova e i piccoli di molti rettili, dalle tartarughe alle iguane e di uccelli dai fringuelli alle sule. Nel mare, i danni vengono dalla pesca che saccheggia, per i mercati asiatici, i cetrioli di mare (oluturie) e uccide gli squali per strappare loro le pinne per l’assurda zuppa cinese. I bracconieri uccidono i leoni marini per la pelliccia. Poi l’inquinamento: il naufragio, nel 2001, della petroliera Jessica ha recato gravi danni alla fauna non solo marina e il riscaldamento climatico attiva reazioni incontrollabili nelle correnti. Infine, la popolazione: nel 1959 abitavano queste isole 2000 persone, oggi sono 40.000, con tutto ciò che ne consegue nei confronti della natura isolana. Anche il turismo e i battelli ad esso adibiti sono cresciuti e le conseguenze, nonostante le regole severe, si cominciano a vedere.