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Indonesia. Quell' isola che andava solo scoperta

La storia di Simona e Luca che per anni hanno cercato questo luogo incantato, Walea, dove ora c'è un resort incastonato nell'arcipelago indonesiano. I Viaggi
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L'hanno cercata per anni. Per anni hanno viaggiato per i mari indonesiani con ogni mezzo. Treni, auto, aerei, a piedi. Ma soprattutto la vita di Luca e Simona in quegli anni trascorreva a bordo di minuscoli prao. Poco più di una piroga, le barche a bilanciere indonesiane. Leggere, veloci, adatte a navigare su fondali anche molto esigui. Per anni cercavano il loro paradiso. Un luogo dove aprire un resort, dove accogliere i viaggiatori. Non come turisti, ma come ospiti. Lei, viene da una famiglia di ristoratori di alto livello. Lui, gestiva l'atelier di moda di famiglia. Entrambi sognavano il mare e i coralli. Si aggiravano nell'arcipelago delle isole Togian, al centro della grande isola di Sulawesi, all'interno di quella che sembra essere una grande "Y" disegnata sulla carta. Isole circondate da mangrovieti. Acque poco profonde e fangose.

Delusi, i nostri eroi, si stavano allontanando, costeggiando un'isola grande più o meno come la nostra Elba. Acqua liscia come uno specchio. Miglio…
L'hanno cercata per anni. Per anni hanno viaggiato per i mari indonesiani con ogni mezzo. Treni, auto, aerei, a piedi. Ma soprattutto la vita di Luca e Simona in quegli anni trascorreva a bordo di minuscoli prao. Poco più di una piroga, le barche a bilanciere indonesiane. Leggere, veloci, adatte a navigare su fondali anche molto esigui. Per anni cercavano il loro paradiso. Un luogo dove aprire un resort, dove accogliere i viaggiatori. Non come turisti, ma come ospiti. Lei, viene da una famiglia di ristoratori di alto livello. Lui, gestiva l'atelier di moda di famiglia. Entrambi sognavano il mare e i coralli. Si aggiravano nell'arcipelago delle isole Togian, al centro della grande isola di Sulawesi, all'interno di quella che sembra essere una grande "Y" disegnata sulla carta. Isole circondate da mangrovieti. Acque poco profonde e fangose.

Delusi, i nostri eroi, si stavano allontanando, costeggiando un'isola grande più o meno come la nostra Elba. Acqua liscia come uno specchio. Miglio dopo miglio sempre più blu. Tanto blu da apparire densa, metallica. Poi salti di delfini in lontananza, lo spruzzo di una balena. L'isola è rocciosa, alta, coperta di foreste. Le mangrovie si diradano. Lontane dalla riva appaiono le chiazze verdognole dei coralli. Ovunque reef di varie forme salivano fino in superficie, rendendo il mare simile a un labirinto. Un labirinto da attraversare in barca, una via indecifrabile, attraverso un mondo che non riesce ad affiorare, verso una meta che si desidera ma non si conosce. Questa la navigazione lungo le coste della grande isola che - poi lo sapranno - si chiama Walea. Lungo la costa, villaggi più o meno grandi. Poi una punta protesa sul mare, una striscia di sabbia candida e morbida a dividere la giungla dall'oceano, protetta da una barriera corallina. Era lì, il luogo sognato. Luca e Simona se ne accorsero subito.

Da quella spiaggia salparono per la lunga navigazione attraverso la complicata burocrazia indonesiana. Ci vollero due anni per ottenere i permessi, per poter tornare su quella punta protesa nel mare e iniziare la costruzione di un villaggio turistico. Ma forse è più esatto dire di una grande casa nella quale accogliere gli ospiti. Ottenuta la concessione, non rimaneva che mettersi al lavoro. Così, il primo passo fu la realizzazione del lungo pontile che supera i coralli e collega direttamente l'isola con il mare profondo. È questa la prima immagine che si ha di Walea: il reef corallino che cade verticale nell'abisso, come se una lama gigantesca l'avesse tagliato di netto.

Oltre la spiaggia, la giungla. Si, perché al momento di iniziare ad costruire i cottages sulla spiaggia, a Luca e Simona è mancato il coraggio di tagliare gli alberi. Così oggi le case sorgono al limite della foresta, con l'acqua del mare che nei momenti di alta marea tocca le scale di casa. Tanto su quest'isola le scarpe non servono, si cammina a piedi nudi su passerelle di legno che portano alla sala da pranzo o alla Spa affacciata sul tramonto. Walea è tutto lì. Un'isola nell'isola, oasi di serenità e silenzio. Lo spettacolo dei coralli, del mare sempre immobile, il pontile che si spinge nel blu. Il mare, sempre calmo, è il vero protagonista di un soggiorno in questo luogo, dove si trovano i coralli più belli e più vivi. Non si avvertono i segnali del riscaldamento globale, dello sbiancamento che alcuni anni fa ha distrutto parte delle barriere coralline del pianeta. Qui i reef sono ricchissimi, i giardini di madrepore addirittura sontuosi. Un paradiso. E per proteggerlo, Luca e Simona, assieme a Lele, il loro socio che si occupa delle immersioni, hanno voluto creare un parco marino. Hanno chiesto i permessi al governo, hanno redatto un regolamento e oggi sono loro a pagare gli stipendi dei poliziotti, le spese per la loro barca, per il loro vitto ed alloggio. E questo affinché facciano rispettare le regole.

I fondali di Walea sono straordinari. I subacquei si immergono direttamente dal pontile, scoprendo ogni giorno creature rarissime. Se poi ci si allontana un po', se si raggiungono in barca i reef di fronte all'isola, si può restare sbalorditi. I primi metri sono il regno dei coralli duri. Con le bombole, o solo con maschera e pinne, ci si trova a "sorvolare" distese di corallo che sembrano non finire mai, tra "nuvole" di piccoli pesci. Più giù, foreste di alcionari colorati. A Labuan sembra di essere in una foresta di alberi soffici dal colore arancio. Se ci si allontana, verso il canale di Gegolan, ci si avvicina al mare aperto. Qui si naviga su profondità insondabili dalle quali risalgono impressionanti dorsali coralline. Luoghi battuti da forti correnti, dove s'avvistano banchi di carangidi, barracuda, pesci-chirurgo. Oppure squali e tonni giganteschi. Sarebbe bello volare, per godere della bellezza di questo intricato labirinto di corallo. Si può invece solo salire sulla "Punta", un luogo magico dal quale si dominano i reef, le coste lontane di Sulawesi e di altre isole senza nome. Quassù, gli abitanti dei villaggi hanno costruito una piccola capanna di legno dove, secondo loro, ci vivono gli spiriti. Ci vanno spesso a portare omaggio, affacciati sullo spettacolo più bello che si possa immaginare