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Belleville Val bene un locale

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Era Charles Trenet, il cantante col berretto, il sorriso felice, le braccia aperte come per afferrare una rondine e l'immancabile garofano rosso all'occhiello che tra gli anni Cinquanta e Sessanta cantava "Ménilmontant...c'est là que j'ai laissé mon coeur... c'est là che j'viens retrouver mon âme...". Le parole amorevoli e malinconiche erano dedicate al vecchio quartiere di Mesnil Montemps, oggi Ménilmontant, da lui frequentato e amato per le atmosfere fumose dei bar, delle caves e delle strade. Salivano qui e nel vicino quartiere di Belleville anche Edith Piaf, Yves Montand e Maurice Chevalier lasciandosi alle spalle la capitale chic e la ville lumiére dei quartieri à la page perché da queste parti Parigi assumeva nuove forme e colori, profumava di un'umanità diversa e più autentica. Oggi queste stesse strade dai nomi singolari e musicali come la rue Oberkampf, la rue des Cascades, la rue des Pyrenées, la rue Julien Lacroix e ovviamente la place Ménilmontant e la rue de Belleville so…
Era Charles Trenet, il cantante col berretto, il sorriso felice, le braccia aperte come per afferrare una rondine e l'immancabile garofano rosso all'occhiello che tra gli anni Cinquanta e Sessanta cantava "Ménilmontant...c'est là que j'ai laissé mon coeur... c'est là che j'viens retrouver mon âme...". Le parole amorevoli e malinconiche erano dedicate al vecchio quartiere di Mesnil Montemps, oggi Ménilmontant, da lui frequentato e amato per le atmosfere fumose dei bar, delle caves e delle strade. Salivano qui e nel vicino quartiere di Belleville anche Edith Piaf, Yves Montand e Maurice Chevalier lasciandosi alle spalle la capitale chic e la ville lumiére dei quartieri à la page perché da queste parti Parigi assumeva nuove forme e colori, profumava di un'umanità diversa e più autentica. Oggi queste stesse strade dai nomi singolari e musicali come la rue Oberkampf, la rue des Cascades, la rue des Pyrenées, la rue Julien Lacroix e ovviamente la place Ménilmontant e la rue de Belleville sono diventate il nuovo fulcro della popolazione branchées, alla moda, punto di ritrovo dei giovani, crocevia di un melting pot di razze dal Mediterraneo.

Le strade hanno un fascino esotico e accattivante e lungo la rue Oberkampf o il canale St. Martin si concentrano i locali di tendenza dei giovani che tra un "moijto", un "black russian" e i concerti di musica dal vivo trascorrono le loro serate. Verso Belleville invece, durante il giorno, salgono signore e ragazzi alla ricerca di specialità alimentari dal mondo o di acquisti a poco prezzo nelle botteghe orientali, dove comprare un paio di guanti o di jeans è certamente economico. Ma alla sera nelle stesse strade non è difficile trovare coppie o gruppi di amici che si avventurano nei dedali alla ricerca di un ristorante vietnamita, giapponese o alsaziano.

Quella di questi quartieri è la Parigi delle spezie in vetrina, della scoperta dei caffè vecchi e nuovi, dei locali fumosi dove si ordina ancora un "verre de rouge", dell'ambiente multietnico nonché l'epicentro della vulcanica azione dei romanzi di Daniel Pennac che, trasferitosi a Belleville nel 1970, ha fatto di questo quartiere la patria di Benjamin Malaussène, il personaggio celebre dei suoi racconti. Tra le novità di questo arrondissement ci sono anche i due parchi immersi nel verde, il Parc de Belleville e il Parc des Buttes-Chaumont, rinati a nuova vita dopo anni di abbandono. Dalla Rue Piat si arriva in cima al Parc de Belleville, una tranquilla e ordinata oasi verde, da dove si gode una vista spettacolare sulla città.

Non è difficile qui alla "Maison de L'Air" incontrare mamme che visitano mostre o esposizioni e bambini che partecipano ai laboratori creativi dalle 13.30 alle 17.30 (il sabato la domenica e i giorni festivi dalle 13.30 alle 18.30; 0033-1-43284763 chiuso il lunedì). Più su, poco prima della Città della Scienza della Villette, crocevia scientifico della Parigi moderna, passeggiare nei 23 ettari del Parc des Buttes-Chaumont che un tempo erano addirittura una discarica pubblica rinati grazie al progetto dell'architetto Alphand, è come accostarsi ad un'altra faccia di Parigi.
La stessa metropoli ancora oggi fatta di "ciné, de bal musette, des chansons et des garçons" che nel 1954 Yves Montand cantava nel valzer intitolato proprio..."Rue de Belleville".

Daniel Pennac. Personaggi di un mondo reale e immaginario Cosa sta succedendo nel mercato della droga parigino? Come mai gli anziani abitanti del quartiere Belleville sono diventati accaniti consumatori di stupefacenti? Perché un colpo di pistola ha trasformato un uomo in un fiore? Perché i bambini sono costretti a immaginarsi adulti? C'è una risposta alla terra rotonda? Questi e altri enigmi irreali sono nascosti nei romanzi di Daniel Pennac, scrittore cult amato da una folta schiera di accaniti lettori. È proprio nel quartiere di Belleville che lo scrittore ambienta, in un rapporto costante tra finzione e immaginario, i suoi personaggi da favola come i bambini, o quelli di una umanità straordinaria come il famoso Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio. Da insegnante di lettere che leggeva i romanzi in classe ad alta voce in un liceo del quartiere, Pennac passa al mestiere di scrittore di storie metaforiche e convinto sostenitore della multietnicità nei romanzi che lo hanno reso famoso come "Il paradiso degli orchi", "La prosivendola", "La fata carabina", "Il signor Malaussène". L'autore mescola odori, sapori, storie reali di vita o inventate in quel melting-pot che da sempre è Belleville: qui quotidianamente vivono l'uno accanto all'altro arabi, francesi, ebrei, africani e maghrebini e nei suoi romanzi, così come nella realtà, vince la cultura dell'incontro.