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Abruzzo, il derby della ceramica

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Rapino e Castelli sono due paesi dell'Abruzzo, il primo in provincia di Chieti e il secondo in quella di Teramo, che si possono accomunare in un unico destino: sono entrambi legati alla storia dei ceramisti che nei secoli passati hanno lasciato (e lasciano tuttora) un'eredità culturale enorme portata avanti da maestri validissimi.

Senza accendere inesistenti ed inutili antagonismi fra le due ridenti località, sarà nostra intenzione creare una sorta di derby della ceramica, in cui non ci saranno vinti e vincitori, ma piuttosto si tenderà a sottolineare le innumerevoli ragioni che spingono a visitarli.

Benché situati in due province differenti, Rapino e Castelli hanno nella ceramica un comune denominatore, anche se la notorietà dei prodotti, la lavorazione, la storia e l'identità cittadina "incisa" sulle ceramiche sono ben distinte; esiste comunque una certa affinità artistica fra castellani e rapinesi. Basti pensare che è stata proprio una nota famiglia di Castelli a portare a Rapino questa nobile arte intorno al 1816.

Per farci da guida e dirigere imparzialmente questo particolare derby, abbiamo scelto Pasquale Rodomonti, un vero arbitro internazionale di calcio, abruzzese doc, appassionato di storia e tradizioni locali. A lui il fischio d'inizio. "Sono due gioiellini che visito spesso e volentieri quando mi concedo una sosta e mi ritiro nella mia casa sotto il Gran Sasso a Poggio Umbrichio - confida Rodomonti- Rapino è un centro di origini antichissime noto sin dalla nascita per l'arte della ceramica, portata al massimo splendore dal castellano Fedele Cappelleti e da altri stimati ceramisti della sua famiglia.

Ma nei secoli la tradizione ceramista di Rapino ha avuto un calo, anche se negli ultimi tempi l'attività è in netta ripresa. Castelli al contrario ha avuto ed ha sempre nella ceramica un elemento primario d'identità cittadina. L'assetto urbano di Rapino rispecchia in pieno le caratteristiche dei paesi pedemontani: strade strette, saliscendi, con improvvisi sbocchi in inaspettate piazze.

Molto particolari sono i porticati che aprono la vista panoramica verso la Majella da una parte e verso la splendida e verdissima vallata che si estende fino al mare (a 30 km dal paese) dall'altra. Castelli invece si presenta al centro della Valle Siciliana, che si estende nell'area sud-est dell'Abruzzo teramano, su una sporgenza che, come un vero e proprio passaggio, desta una perenne sensazione di mancanza di equilibrio, alle pendici del monte Camicia.

Castelli ha poche case e si presenta più isolata, ha un ché di fiabesco, suggestivo, surreale; sembra dormiente, ma è solo una sensazione smentita dall'operosità dei suoi abitanti. Proprio la natura, ricca e abbondante di boschi, acqua ed argilla ha consentito ad una piccola comunità di sviluppare una tale attività creativa ed inventiva.

Sia gli abitanti di Castelli che di Rapino hanno impressa nel Dna una vena artistica e una creatività applicata alla ceramica, tramandata di generazione in generazione che, seppur tra alti e bassi, non si è mai assopita. Imbucarsi in qualche bottega nel momento della "creazione" può essere un'esperienza unica.

L'oggetto di ceramica nasce dalla preparazione e lavorazione dell'argilla, seguita dalla tornitura e dalla finitura dell'oggetto, con l'essiccazione nella "baracca". Poi c'è la depurazione dell'argilla, la forgiatura, la cottura (solitamente a 900 gradi) e infine la smaltatura.

Gli oggetti lavorati ad Rapino sono piatti, vasi, brocche, maioliche e i fischietti a forma di gallo. Le decorazioni più ricorrenti e note sono la rosa-spina, la rete e il fioraccio che contraddistinguono il simbolismo locale in un misto di natura e immaginazione. Molto particolari sono il blu (realizzato con tecnica variegata di pennello e spugnetta), gli uccellini, il fiordaliso e la margherita che sovente decorano i lavori locali.

A Castelli la produzione è nettamente superiore, quindi è più difficile percorrere una tipologia di decorazione standardizzata. Sono noti il "paesaggio" e il "fioraccio", ma le botteghe qui sono più numerose e gli artisti hanno una varietà di tipologie decorative superiore. Oggi gli stili utilizzati sono il compendiario (a mano libera), il barocco, il settecentesco e tanti altri.

Insomma, si trova un po' di tutto e si esportano in tutto il mondo scodelle, piatti, ciotole, tazze, coppe, fiasche, orcioli, anfore, targhe, ex voto. Basti pensare che le alzate e le crespine, i piatti e le targhe vengono spesso usate come sculture o dipinti a parete grazie all'enorme qualità artistica. La creatività delle ceramiche di Castelli ha invaso il campo estetico ben oltre la Penisola: vanno ricordate le mostre degli artisti locali in templi della cultura come il British Museum di Londra, il Metropolitan di New York, l'Ermitage di San Pietroburgo e tanti altri.

Le opere e le testimonianze lasciate dalle generazioni di ceramisti dei due paesi aiutano, più di un libro di storia, a comprendere la cultura locale. Castelli per esempio ha origini remotissime di bottegai. Il primo fu Orazio Pompei nel 1500, noto come il magister; successivamente intorno al 1650 si stimavano le splendide decorazioni di maioliche barocche di Francesco Grue, (da cui prende nome il noto Istituto d'arte di Castelli).

L'artigianato delle botteghe di ceramica risale invece al 1816, quando venne fondata la prima bottega dai "Bozzelli". Raffaele Bozzelli apprese questa arte da Stefano Cappelletti, discendente dai maiolicari castellani. Negli anni successivi sorsero altre botteghe: quella dei "Bontempo" (parente dei Bozzelli), quella dei "Vitacolonna" e quella dei "De Nardis".

Nella descrizione dei luoghi il nostro arbitro è parso equilibrato ed imparziale, ma avrà almeno una preferenza? "I due paesi, mi affascinano quasi in egual misura. Ma quando vado ad arbitrare le gare internazionali, da buon teramano, sono solito omaggiare i commissari internazionali di un tête-a- tête di ceramica di Castelli".

Castelli vedi nel sito

Rapino vedi nel sito