Esplorare il Chiapas
Pino CacucciIl Parco ecologico del Sumidero è rivolto a un turismo ecologico. Si raggiunge in barca attraversando il fiume Grijalva. Qui si ritrovano testimonanze archeologiche della civiltà Maya.
città maya di Palenque, uno dei siti archeologici più affascinanti e misteriosi del Messico. Ci arrivò nel 1837 insieme al pittore Frederick Catherwood. La città, che era stata una delle più grandi e ricche del Chiapas, raggiunse il massimo splendore tra il 600 e l'800 d.C. Misteriosamente, forse per una catastrofe ambientale o una guerra, la città subì dopo il regno Chan-Balum un declino e l'abbandono totale (X secolo d.C.).
Molte furono le spedizioni che si avvicinarono alla mitica città avvolta dalla giungla che qualcuno definì parte di Atlantide o dell'antico Egitto. Cortés arrivò a 40 km dalle sue rovine; nel 1773 padre Ordoñez y Aguilar la raggiunse guidato da alcuni indigeni; nel 1831, sulla scia del successo di un libro pubblicato nel 1822 in Gran Bretagna dedicato all'archeologia messicana, il conte de Waldeck visse tra le rovine per 2 anni. Fu l'americano John Lloyd Stephens (1805-1852), grande viaggiatore, autore dei libri "Episodi di viaggio in Egitto, Arabia e Terra Santa…
Molte furono le spedizioni che si avvicinarono alla mitica città avvolta dalla giungla che qualcuno definì parte di Atlantide o dell'antico Egitto. Cortés arrivò a 40 km dalle sue rovine; nel 1773 padre Ordoñez y Aguilar la raggiunse guidato da alcuni indigeni; nel 1831, sulla scia del successo di un libro pubblicato nel 1822 in Gran Bretagna dedicato all'archeologia messicana, il conte de Waldeck visse tra le rovine per 2 anni. Fu l'americano John Lloyd Stephens (1805-1852), grande viaggiatore, autore dei libri "Episodi di viaggio in Egitto, Arabia e Terra Santa…
città maya di Palenque, uno dei siti archeologici più affascinanti e misteriosi del Messico. Ci arrivò nel 1837 insieme al pittore Frederick Catherwood. La città, che era stata una delle più grandi e ricche del Chiapas, raggiunse il massimo splendore tra il 600 e l'800 d.C. Misteriosamente, forse per una catastrofe ambientale o una guerra, la città subì dopo il regno Chan-Balum un declino e l'abbandono totale (X secolo d.C.).
Molte furono le spedizioni che si avvicinarono alla mitica città avvolta dalla giungla che qualcuno definì parte di Atlantide o dell'antico Egitto. Cortés arrivò a 40 km dalle sue rovine; nel 1773 padre Ordoñez y Aguilar la raggiunse guidato da alcuni indigeni; nel 1831, sulla scia del successo di un libro pubblicato nel 1822 in Gran Bretagna dedicato all'archeologia messicana, il conte de Waldeck visse tra le rovine per 2 anni. Fu l'americano John Lloyd Stephens (1805-1852), grande viaggiatore, autore dei libri "Episodi di viaggio in Egitto, Arabia e Terra Santa" (1837), "Episodi di viaggio in Grecia, Turchia, Russia e Polonia (1838), "Episodi di viaggio in America Centrale, Yucatan, Chiapas (1841), a compiere i primi scavi con rigore scientifico a Palenque.
Stephens era stato nominato ambasciatore per l'America Centrale dal presidente Usa Van Buren. Oltre alle splendide rovine della città, consigliamo l'interessante Museo de Sitio de Palenque, da poco restaurato, a 2 km dal centro degli scavi, con circa 700 pezzi esposti. Tra Chiapas e TabascoTra le località di Catazajá e Emiliano Zapata - in Messico sono molte le città con questo nome, e anche qui sorge un museo dedicato all'eroe della Revolución - si estende una laguna formata dal Río Usumacinta al confine tra Chiapas e Tabasco, che costituisce una delle più grandi riserve protette di volatili, dove nidificano anche i pellicani "borregón", tra i più grossi della specie.
La laguna è raggiungibile da Palenque in mezz'ora, poi i barcaioli portano i viandanti nei pressi di isole e isolotti da cui si levano in volo nubi di pellicani L'orgoglio dei MayaUna civiltà con 2600 anni di storia la cui cultura vive ancora Venditori di ciambelle con la pelle cotta dal sole, guidatori di autobus con divise troppo larghe. Donne che camminano dondolando su scarpe di una moda estranea, ragazze scalze vestite con costumi coloratissimi e senza tempo che allattano i bambini per la strada, incuranti dei passanti. Sono i moderni Maya, i discendenti di una civiltà che ha almeno 2600 anni ed ha resistito, al contrario di molte altre distrutte dai bianchi o relegate in riserve senza speranza, rimanendo nelle terre dove diede vita ad una delle più affascinanti e misteriose culture d'America.
Il Chiapas, insieme allo Yucatan, al Guatemala, al nord Belize e all'Honduras occidentale, costituiva il grande territorio dei Maya diviso in tanti piccoli regni indipendenti, fatti di città-stato, che raggiunsero il massimo splendore tra il 250 e il 900 dopo Cristo. I Maya, come è noto, svilupparono una civiltà avanzatissima con ampie conoscenze astronomiche, un sistema matematico, un calendario legato ai cicli della luna e del sole, una architettura complessa che non usava l'arco e la volta, una lingua con scrittura geroglifica e uno sport molto simile al basket con campi da gioco in ogni città. Chi visita il Chiapas può riconoscere l'orgoglio e il desiderio di indipendenza dei discendenti dei Maya nell'autonomia amministrativa che il governo centrale messicano ha loro concesso. Un turista in visita nei numerosissimi villaggi del Chiapas che avesse voglia di scattare senza fastidi foto (è sconsigliato usare la macchina fotografica nelle chiese durante le cerimonie), deve chiedere l'autorizzazione ai capivillaggio, una sorta di sindaci. Questi rilasciano una dichiarazione in lingua locale, molto spesso redatta a mano su fogli di quaderno, con scrittura incerta, con la quale si possono fare riprese o fotografare liberamente, ben accettati dalla popolazione. I dialetti parlati oggi dagli eredi dei Maya sono moltissimi, uno dei più comuni nel Chiapas è lo "tzotzil".
Anche l'antica religione locale ha trovato fin dall'arrivo del Cattolicesimo una forma di convivenza e integrazione. È molto comune trovare nelle chiese dei villaggi sciamani che officiano con le loro pratiche antichissime davanti a fedeli che venerano anche statue di santi cristiani e accettano le benedizioni del prete. Accade spesso che i santi vengano ruotati sul loro piedistallo, verso le pareti delle chiese, come se fossero in castigo, per non aver protetto gli abitanti del villaggio da qualche calamità naturale. Il "castigo" finisce con il ritorno della normalità e le statue vengono ricollocate nella posizione originale. Sono interessanti, nell'antica religione Maya, i punti di contatto con l'astronomia. C'era un dio Sole (che diventava dio giaguaro quando calavano le tenebre), una dea Luna, una divinità per Venere. La Terra era considerata piatta e quadrata con quattro angoli di diverso colore. C'era anche un mondo sotterraneo, legato alla morte e alla paura.
Molte furono le spedizioni che si avvicinarono alla mitica città avvolta dalla giungla che qualcuno definì parte di Atlantide o dell'antico Egitto. Cortés arrivò a 40 km dalle sue rovine; nel 1773 padre Ordoñez y Aguilar la raggiunse guidato da alcuni indigeni; nel 1831, sulla scia del successo di un libro pubblicato nel 1822 in Gran Bretagna dedicato all'archeologia messicana, il conte de Waldeck visse tra le rovine per 2 anni. Fu l'americano John Lloyd Stephens (1805-1852), grande viaggiatore, autore dei libri "Episodi di viaggio in Egitto, Arabia e Terra Santa" (1837), "Episodi di viaggio in Grecia, Turchia, Russia e Polonia (1838), "Episodi di viaggio in America Centrale, Yucatan, Chiapas (1841), a compiere i primi scavi con rigore scientifico a Palenque.
Stephens era stato nominato ambasciatore per l'America Centrale dal presidente Usa Van Buren. Oltre alle splendide rovine della città, consigliamo l'interessante Museo de Sitio de Palenque, da poco restaurato, a 2 km dal centro degli scavi, con circa 700 pezzi esposti. Tra Chiapas e TabascoTra le località di Catazajá e Emiliano Zapata - in Messico sono molte le città con questo nome, e anche qui sorge un museo dedicato all'eroe della Revolución - si estende una laguna formata dal Río Usumacinta al confine tra Chiapas e Tabasco, che costituisce una delle più grandi riserve protette di volatili, dove nidificano anche i pellicani "borregón", tra i più grossi della specie.
La laguna è raggiungibile da Palenque in mezz'ora, poi i barcaioli portano i viandanti nei pressi di isole e isolotti da cui si levano in volo nubi di pellicani L'orgoglio dei MayaUna civiltà con 2600 anni di storia la cui cultura vive ancora Venditori di ciambelle con la pelle cotta dal sole, guidatori di autobus con divise troppo larghe. Donne che camminano dondolando su scarpe di una moda estranea, ragazze scalze vestite con costumi coloratissimi e senza tempo che allattano i bambini per la strada, incuranti dei passanti. Sono i moderni Maya, i discendenti di una civiltà che ha almeno 2600 anni ed ha resistito, al contrario di molte altre distrutte dai bianchi o relegate in riserve senza speranza, rimanendo nelle terre dove diede vita ad una delle più affascinanti e misteriose culture d'America.
Il Chiapas, insieme allo Yucatan, al Guatemala, al nord Belize e all'Honduras occidentale, costituiva il grande territorio dei Maya diviso in tanti piccoli regni indipendenti, fatti di città-stato, che raggiunsero il massimo splendore tra il 250 e il 900 dopo Cristo. I Maya, come è noto, svilupparono una civiltà avanzatissima con ampie conoscenze astronomiche, un sistema matematico, un calendario legato ai cicli della luna e del sole, una architettura complessa che non usava l'arco e la volta, una lingua con scrittura geroglifica e uno sport molto simile al basket con campi da gioco in ogni città. Chi visita il Chiapas può riconoscere l'orgoglio e il desiderio di indipendenza dei discendenti dei Maya nell'autonomia amministrativa che il governo centrale messicano ha loro concesso. Un turista in visita nei numerosissimi villaggi del Chiapas che avesse voglia di scattare senza fastidi foto (è sconsigliato usare la macchina fotografica nelle chiese durante le cerimonie), deve chiedere l'autorizzazione ai capivillaggio, una sorta di sindaci. Questi rilasciano una dichiarazione in lingua locale, molto spesso redatta a mano su fogli di quaderno, con scrittura incerta, con la quale si possono fare riprese o fotografare liberamente, ben accettati dalla popolazione. I dialetti parlati oggi dagli eredi dei Maya sono moltissimi, uno dei più comuni nel Chiapas è lo "tzotzil".
Anche l'antica religione locale ha trovato fin dall'arrivo del Cattolicesimo una forma di convivenza e integrazione. È molto comune trovare nelle chiese dei villaggi sciamani che officiano con le loro pratiche antichissime davanti a fedeli che venerano anche statue di santi cristiani e accettano le benedizioni del prete. Accade spesso che i santi vengano ruotati sul loro piedistallo, verso le pareti delle chiese, come se fossero in castigo, per non aver protetto gli abitanti del villaggio da qualche calamità naturale. Il "castigo" finisce con il ritorno della normalità e le statue vengono ricollocate nella posizione originale. Sono interessanti, nell'antica religione Maya, i punti di contatto con l'astronomia. C'era un dio Sole (che diventava dio giaguaro quando calavano le tenebre), una dea Luna, una divinità per Venere. La Terra era considerata piatta e quadrata con quattro angoli di diverso colore. C'era anche un mondo sotterraneo, legato alla morte e alla paura.