Viaggi

Dove tramonta il sole. Il Delta del Po

I commerci, le città e le leggende del Polesine dove passava l'antica "via dell'ambra"

4 minuti di lettura
Si scrive Delta e si legge Esperia, terra del tramonto. Così i greci identificavano questo luogo magico dove il Sole (detto anche Elio) concludeva quotidianamemente la corsa del suo carro di fuoco trainato da irrequieti cavalli. Ed Eridano (il fiume Po) era praticamente il letto dove il grande Dio si tuffava per dormire.

Un giorno Fetonte, figlio del Sole e di Climene, chiese a suo padre di poter guidare, almeno una volta, il fiammeggiante carro. Il Sole sulle prime si oppose, conoscendo le difficoltà che tale guida comportava, ma poi cedette. Fetonte, bramoso di dimostrare il proprio valore, si mise alla guida. Ma i cavalli si imbizzarrirono e facevano correre il carro qua e là per il cielo, con grande pericolo del pianeta terra che o bruciava per il troppo calore, o diventava gelido.

Fu allora che Zeus, impietosito verso gli uomini, vibrò un fulmine sul carro e Fetonte in fiamme precipitò nel fiume Eridano. Sul luogo accorsero le Eliadi, sorelle dell'infelice giovane, le quali tanto piansero l'amato fratello fino a che Zeus, commosso, le trasformò in pioppi e le loro lacrime in ambra splendente. Come in ogni luogo da favola, la leggenda si fonde un poco con la realtà.

Se il Po non è certamente il fiume presso cui si raccoglieva l'ambra, il suo Delta però era una zona nevralgica nei traffici commerciali della resina fossile, apprezzata per la bellezza e per il profumo. Nacque così la "via dell'ambra" che andava dai mari del Nord al Mediterraneo, passando attraverso il Polesine, delineato dai fiumi Po e Adige, ed è qui che i greci venivano a prelevarla.

Per via dell'ambra, dunque, deve intendersi soprattutto un grande flusso economico e commerciale, lungo il quale viaggiavano molti altri manufatti, materie prime e soprattutto idee e culture. Alcuni ritrovamenti di elementi d'ambra si conservano al Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo. Sono stati rinvenuti a Frattesina di Fratta Polesine, XII - XI secolo a. C. e testimoniano i rapporti tra le coste adriatiche e il mondo egeo. Il museo, gestito dal direttore scientifico Raffaele Peretto, ha sede nell'antico monastero olivetano di San Bartolomeo, uno dei più significativi complessi architettonici della città. Si fa notare il chiostro con l'antico pozzo centrale. Raccoglie prevalentemente materiali archeologici provenienti da raccolte effettuate, in anni diversi, nel medio e alto Polesine. Alla tradizionale sequenza di vetrine e reperti si affiancano ricostruzioni virtuali e installazioni multimediali. Una particolarità è data dalle riproduzioni degli oggetti posti nelle vetrine, tipo le frecce con la punta di selce. È Mauro Cesareto a ricostruire fedelemente i reperti esposti. Ciò fa si che tutti possano toccare con mano quello che è nel Museo. Non mancano ambientazioni scenografiche e plastici che coinvolgono il visitatore nella vita del passato, in cui l'acqua ha avuto un ruolo determinante. Del resto già il nome Polesine significa Terra che emerge dalle acque.

Ancora oggi questa zona non può essere capita se separata dalle sue acque (il Po, l'Adige, l'Adigetto), a volte amiche, a volte rovinose, ma quasi sempre fonte di economia e di fascino. Tanto che questa striscia di terra lunga cento chilometri e larga diciotto, è stata definita "la Mesopotamia d'Italia".

Rovigo ne è il cammeo, un gioiello dell'arte e della cultura che non è cambiata poi tanto dai tempi del Settecento, epoca della sua grande fioritura. Ci si perde in un labirinto di vicoli e stradine, tra palazzi, chiese e edifici che conservano ancora lo splendore antico. Si rimane colpiti dai numerosi scorci nascosti che la caratterizzano. Eppure Rovigo è poco conosciuta, spesso "soffocata" dalle città più grandi che la circondano come Ferrara, Venezia, Padova, ma non ha nulla da invidiare alle "grandi". Rovigo va assaporata a poco a poco, con i ritmi lenti tipici delle cittadine di provincia, per sorprendersi davvero di ogni angolo. Ogni passo è una scoperta. Ogni sguardo un incontro.

Una chicca è la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, meglio conosciuta con il nome di "Rotonda", per via della sua particolarissima forma ottagonale. È una delle poche chiese gestite da laici e di proprietà del Comune. Fu costruita nel 1594 con l'intento di conservare un'immagine della Madonna con in braccio il Bambino, ritenuta miracolosa. A guardarla da fuori, con le mura lineari, non si può immaginare quali tesori conserva, mentre una volta dentro il tutto è così ammagliante da far male quasi agli occhi: è il trionfo del barocco veneto. Potrebbe venire la tentazione di portarne via i tesori che si offrono tra le navate della copertura lignea, ma soprattutto a colpire sono le tele celebrative dei miracoli della Madonna, considerate una completa antologia della pittura veneta della fine del XVII secolo. Fra queste si distinguono alcune opere di Francesco Maffei, come la "Presentazione al Tempio". Particolari anche le tele che raffigurano la situazione idraulica del Polesine. Notevole l'organo costruito da Callido Di Venezia, nel 1861. E poi l'elegante campanile opera di Baldassarre Longhena.

La tappa successiva per l'arte è l'Accademia dei Concordi, nella piazza principale intitolata a Vittorio Emanuele. Vanta una Pinacoteca tra le più ricche del Veneto: conserva circa 500 opere di artisti come Bellini, Tiziano, Tintoretto, Tiepolo. La piazza presenta una disarmonia architettonica, per via delle diverse influenze a cui la città è stata sottoposta, ma questo non disturba. Nell'insieme diventa un altro elemento originale.

Spiccano il Palazzo Comunale, Roverella e Roncale. Attigua è Piazza Garibaldi con il Teatro Sociale, palcoscenico di un'intensa stagione lirica che quest'anno compie il 189 anno e festeggia anche i cento anni dalla ricostruzione del teatro dopo un incendio.

Città vivace, Rovigo si anima, sin dal primo pomeriggio, per lo shopping o il semplice struscio. Le vetrine sono la cronaca più elegante della provincia. Ovviamente non possono mancare quelle dedicate all'ambra. Il più noto, esperto e appassionato commerciante d'ambra è Fabrizio Menon proprietario della gioielleria Tarolo in pieno centro (tel. 0425/222858). Si può scegliere tra una collezione di pezzi straordinari che include collane, ciondoli, anelli.

All'ora dell'aperitivo l'appuntamento è al winebar Confidence (Via X luglio 17/a), il locale più alla moda. Thomas, il giovane proprietario, ha ideato persino il drink "lacrime d'ambra", dal gusto frizzante. I buongustai poi non disdegneranno la tavola. È il riso a farla da padrone, ma anche il pesce e la torta polesana, un piatto di origine rinascimentale ricco di canditi, fichi secchi e uva passa.

Insomma Rovigo ha tutte le carte in regola per entrare a pieno titolo nel circuito del grande sistema turistico. E sono tante le iniziative per cercare di uscire dall'isolamento. A cominciare dal nascente consorzio "Rovigo Città Turistica"(tel. 0425 474602) per promuovere la città d'arte e d'acque sia sui circuiti nazionali che su quelli internazionali, con diversi pacchetti turistici. Lo stesso Assessorato al Turismo del Comune si sta muovendo predisponendo un ricco calendario di iniziative che "attirino l'attenzione".

Lo sviluppo passa anche attraverso l'interporto con la navigabilità del Fissero-Tartaro-Canal Bianco, che farà si che la città diventi punto d'incontro e di raccordo tra l'est e l'ovest d'Italia. Rovigo sarà anche la città capofila per l'organizzazione del premio nazionale per la responsabilità sociale dell'imprese, in collaborazione con il Ministero del Welfare. Arte e economia, acqua e terra, l'una nell'altra in simbiosi assoluta. Un territorio ideale per l'unicità del paesaggio. Ideale per la qualità della vita.
Ecco perché il Dio Sole scelse proprio questi luoghi per ritemprarsi dopo le sue fatiche quotidiane.


COME SI ARRIVA
Da Milano: A13 per Bologna (con uscita a Rovigo o Boara), A4 per Venezia con uscita a Verona Sud e SS 434 fino a Rovigo. Treno: linea Venezia - Padova - Rovigo - Bologna